Si é quasi irrigidito davanti a me, mi tiene per la testa e accompagna i miei movimenti assecondandoli, dirigendoli, accarezzandomi.
Quando sento che é vicino all’orgasmo, accentuo il ritmo della succhiata, insisto sul movimento della mano, accarezzo intensamente i suoi testicoli e finalmente lo sento esplodere con un urlo soffocato simile al mio, mentre il suo corpo si torce nel piacere.
Il primo fiotto mi colpisce direttamente le tonsille, facendomi quasi soffocare; poi comincia a dilagare nella mia bocca, nella mia gola; ed io ingoio più e più volte; sembra un fiume in piena che non accenna a svuotarsi; alla fine, si calma e si assesta nella mia bocca, mentre io raccolgo fino alle ultime gocce il suo sperma caldo.
Restiamo alcuni attimi fermi, mentre lecco sapientemente la cappella e il foro d’uscita.
Poi Alberto si stacca, mi accarezza dolcemente il viso ed esce dal bagno.
In tutto quel tempo, non ci siamo scambiati una sola parola.
Mi lavo la vulva, mi asciugo ed esco; il mio slip é di nuovo nella cesta dove l’avevo lasciato.
Quello di poltrire a letto, la domenica mattina, é quasi un rito sacro, in casa nostra; per questo, mi sorprendo, svegliandomi verso le nove, di trovare vuoto il posto di Mario.
Mi avvio alla cucina con la segreta speranza di trovare il caffè già pronto; ma la cucina é desolatamente vuota e fredda.
Un biglietto in piena vista sul tavolo ‘Vado a pesca; ci vediamo a pranzo’ mi ricorda che ero stata avvisata di questa decisione che in certe stagioni dell’anno é assolutamente imprescindibile.
Vado alla cucina e metto su la macchinetta per il caffè.
Alberto arriva quasi in silenzio; avverto la sua presenza ma non mi volto a salutarlo; lui mi fa ‘ciao’, ma direttamente all’orecchio, in maniera dolce e carezzevole; mi avvinghia dalle spalle, afferrandomi le tette, una per mano, e preme il bacino contro il mio sedere.
Ho un fremito, ma istintivamente appoggio tutta la mia schiena al suo corpo.
“Pare che abbiamo la mattinata tutta per noi”
Sussurra con aria complice; e si spinge contro di me con intenzione, mentre le sue mani cercano i miei capezzoli sotto la leggera stoffa della vestaglia, unico divisorio tra me e lui.
Sento il membro che si gonfia tra le mie natiche ed un mare di pensieri mi attraversa di colpo la mente.
Tenere una verga in mano, accarezzarla, stimolarla ti dà un certo senso della dimensione; prenderla in bocca e ingoiarla per quanto possibile, te ne dà un’altra completamente diversa.
Ma sentirla gonfiarsi nel solco delle natiche mi fa provare un brivido quasi di timore; l’idea di quella mazza di carne che si apre la strada tra le mie viscere mi affascina e mi spaventa; temo di non reggere alla penetrazione di un corpo così grosso; ma mi sbaglio, e me ne sarei presto resa conto.
Alberto intanto comincia a solleticarmi con il membro fra le cosce e lo spinge verso le grandi labbra; per aiutarsi, porta una mano sul mio inguine, solleva la corta vestaglia e mi prende il clitoride fra le dita mentre l’asta si fa strada fra i peli della vulva, ancora frenata dal leggero tessuto; mi masturba rapidamente e sapientemente, baciandomi sul collo e sulla nuca; afferra la punta del membro tra le mie cosce e la porta direttamente a contatto con il clitoride; strofina per qualche momento ed io quasi urlo a quel primo, imprevisto orgasmo che mi sconvolge.
Il borbottio della caffettiera mi richiama alla realtà e, con gesto deciso, mi stacco e lo allontano per dedicarmi al caffè.
Facciamo colazione in silenzio e in fretta; lui mi ammira ostentatamente le tette ed io osservo compiaciuta, altrettanto ostentatamente, il bastone che si gonfia nei pantaloncini del pigiama.
Dopo il caffè, Alberto mi prende delicatamente per mano e mi guida alla mia camera; prima ancora che arriviamo al letto, mi ha già sfilato la vestaglia ed ha lasciato cadere il pantaloncino; mi giro verso di lui ed ammiro tutto il vigore del suo copro giovane e ben tenuto; ma, soprattutto, mi incanto di fronte al suo membro enorme e meraviglioso che si erge in tutta la potenza.
Mi abbraccia in silenzio, mi bacia a lungo sulla bocca; le nostre lingue si intrecciano e cominciano un balletto di risucchi che mi fanno cominciare a sbrodolare, mentre sento la sua verga premermi con forza sul bacino, quasi volesse aprirsi una nuova strada nel mio corpo.
Con delicatezza, mi fa cadere riversa sul letto e comincia a baciarmi e a lambirmi, prima sul viso e sul collo, poi giù verso le tette che lecca devotamente su tutta la superficie.
Arrivato ai capezzoli, si dedica a succhiarmeli con passione, prima uno poi l’altro, provocandomi continue fitte di piacere che mi fanno provare continui, piccoli orgasmi.
Poi scende lentamente verso il ventre e lo esplora minuziosamente con la lingua; le sue mani si intrecciano alle mie ed io non posso fare altro che inarcare la schiena e offrirgli il ventre, in preda a continui sobbalzi di piacere.
Mi prende le ginocchia e le porta verso l’alto, aprendole nel contempo per arrivare ad una visione piena e totale della mia vulva ormai bagnata; si solleva in ginocchio e abbassa la testa a leccarmi; i pochi attimi di attesa mi provocano sensazioni mai provate di piacere, per quella lingua che sta per farmi godere.
Lecca con perizia, prima l’interno delle cosce, poi le grandi labbra ed infine le piccole labbra, senza fretta, senza salti.
Arrivato al clitoride, lo prende delicatamente in bocca e comincia a succhiarlo come un grosso capezzolo; poi comincia a titillarlo come un piccolo membro; vampate di piacere mi aggrediscono dalle viscere più profonde e comincio ad agitarmi scompostamente; gli prendo la testa tra le mani e comincio a premere la bocca sui peli, sulla vulva, sul clitoride.
Sento il piacere montarmi ad ondate successive e quasi circolari, avverto l’orgasmo avvicinarsi con violenta irruenza; alla fine gli esplodo in bocca, senza curarmi di strozzare l’urlo che forse risuona per tutto l’isolato.
Alberto continua a leccarmi con dolcezza, quasi bevendo i miei umori con grande passione; rallenta progressivamente il ritmo della leccata, poi sostituisce alla lingua il dito medio e continua a titillarmi mentre si solleva a guardarmi.
La sua asta svetta prepotente tra le mie cosce ed io ora ho solo voglia di sentirmela dentro, di farmi sfondare fino a farmi male, di godere su quella mazza straordinaria e di sentirmi allagare dal suo sperma.
Allungo la mano verso il membro, lo prendo delicatamente tra le dita e lo accosto ai peli della vulva; ma Alberto non é d’accordo; sposta delicatamente la mia mano e comincia a risalire con le ginocchia il mio corpo fino a che il membro é tra le mie tette.
Anche se schiacciate nella posizione supina, sono comunque molto belle, piene e sode; il membro vi si sistema al centro e Alberto mi prende le mani per portarle sui seni ed invitarmi a stringere la carne intorno alla sua asta; lo faccio con piacere; e, mentre lui manda la verga su e giù nel solco, io accompagno il movimento strofinando i globi intorno all’asta e strofinandomi i capezzoli per accentuare il mio piacere.
La verga avanza fino a che i testicoli giungono in mezzo al solco ed a quel punto ho la cappella è a portata di labbra; quasi istintivamente, la saggio con la punta, le lecco a lungo e apro la bocca per lasciarla entrare.
Come aveva già fatto la sera prima, comincia a montarmi delicatamente in bocca; ed io cerco di farlo entrare al massimo, accompagnando con la lingua tutti i suoi movimenti; Alberto, intanto, mi ha infilato un dito nella vagina e continua a masturbarmi.
Credo di avere goduto almeno un paio di volte ancora; e lui deve essere ormai al limite, perché, di colpo, si solleva, mi sposta leggermente e prende respiro.
Ma é un amante instancabile e, dopo un poco, si piega ancora verso di me; é arrivato il momento tanto desiderato, ma anche un po’ temuto, di prendere in vagina quell’enorme mazza.
Davvero ho un certo timore; e lui se ne accorge, perché il suo sguardo diventa più dolce e i suoi gesti quasi più lenti.
Apre delicatamente, con un dito, le piccole labbra e accosta lentamente la cappella; ma sin dal primo approccio é chiaro che i miei timori erano assurdi; la mia vagina si spalanca, ormai grondante, e lo accoglie con spirali di piacere che mi travolgono il ventre e mi bruciavano il cervello; penetra dolcemente, per larga parte dell’asta; si abbassa su di me fino a coprirmi tutta col suo corpo e, con un’ultima spinta, entra fino ai testicoli.
Lancio un urlo, perché la punta ha urtato contro l’utero; Alberto si ferma, si ritrae un attimo, mi chiede scusa.
“Non pensavo che fossi ancora così chiusa e delicata.”
Mi dice; gli sorrido e l’accarezzo con dolcezza; comincia a cavalcarmi delicatamente; mi prende per i fianchi e mi spinge ad alzare il bacino per facilitare la penetrazione; poi le sue mani scivolano lungo le mie natiche e sento due dita che, contemporaneamente, mi premono l’ano; per me é una sensazione nuova e bellissima che raddoppia il piacere.
