Alberto
Me ne sto ad occhi aperti nel buio con la testa assolutamente vuota; Mario, al mio fianco, se ne sta bocconi e ronfa leggermente; ha appena svuotato i testicoli nella mia vagina, si è sdraiato ed ha preso immediatamente sonno.
Prendo dal comodino un fazzoletto e me lo infilo fra le gambe, per impedire che lo sperma scorra sul letto.
Non so se sono più annoiata, offesa o incavolata nera.
E’ sabato sera e, come da molto tempo avviene, Mario ha risolto il ‘rito’ della copula rapida e svogliata per abbandonarsi soddisfatto al sonno; non si è assolutamente preoccupato di sapere cosa avessi provato.
Ed io non so se essere disgustata o fuori dalla grazia di dio.
Non è mai stato un gigante, a letto, fin da quando lo conobbi.
All’inizio, davo la colpa alla recente separazione che lo aveva provato e stressato; e, in qualche modo, non andava male.
Poi è venuto a stare con noi suo figlio, trasferitosi per frequentare l’Università.
Mario spesso dà l’impressione di voler fare le cose nel massimo silenzio, per timore di essere udito da Alberto, che dorme nella stanza a fianco; ma le sue prestazioni si sono fatte sempre più rare, fino a ridursi al ‘rito del sabato sera’.
Invece suo figlio non ci risparmia nessuna delle sue prestazioni; ascoltare i rumori che vengono dall’altra stanza ogni volta che si tira dietro una ragazza, poche volte la stessa, è diventata una sorta di divertente alternativa alla mancanza di pratica sessuale.
Comincio ad essere stufa della situazione paradossale, ma, per pigrizia o per rassegnazione, non tocco mai l’argomento.
Stasera, però, sono particolarmente scocciata, soprattutto perché sento una voglia che mi monta tra le gambe e sono tentata, una volta tanto, di fare da sola.
Allontano l’idea e metto giù i piedi dal letto per andare in bagno.
Uscita nel corridoio, noto con sorpresa che la porta della camera vicina é solo accostata e che una fioca luce trapela dallo stipite; mi meraviglio, perché stasera Alberto é tornato da solo e, a rigor di logica, dovrebbe essere già addormentato.
Mi avvicino in silenzio alla porta e getto lo sguardo nella camera.
Il maledetto é steso, completamente nudo, sul letto davanti alla televisione e si mena il membro in una masturbazione lunga e meditata; nell’altra mano, stringe uno straccetto bianco che ogni tanto accosta alle narici per annusarlo.
Quello che mi colpisce immediatamente, e con violenza, é la dimensione inusitata del suo membro; almeno una volta e mezza quello di suo padre, un bastone di carne di oltre venti centimetri, con una circonferenza proporzionata, sormontato da una cappella gigantesca diventata viola nella tensione dell’eccitazione.
Manda la mano su e giù con delicatezza e decisione, assaporando con evidente godimento ogni piccolo movimento; ogni tanto annusa lo straccetto e se lo struscia sull’asta.
Dalla mia posizione, non riesco a vedere lo schermo, ma dalle reazioni si capisce che sta guardando un film porno e che ogni tanto, ad una scena particolare, si eccita di più.
Mi riscuoto dalla sorpresa e, badando a non fare il minimo rumore, mi dirigo al bagno.
Mi siedo sulla tazza e orino insieme tanto piscio e tantissimo sperma rimasto intrappolato nella vagina; allungando la mano verso il rotolo della carta, mi colpisce la cesta dei panni sporchi totalmente vuota; ero certa di aver depositato, prima di andare a letto, il mio slip del giorno; ma non c’é più.
Intuisco allora che cosa potesse essere lo straccetto che Alberto così golosamente annusava; il porco si masturba aspirando le mie mutande sporche e, forse, lo fa immaginando di fare sesso con me.
Mi trasferisco sul bidet per lavarmi e, appena appoggio la mano sulla vulva, sento il clitoride duro fino a dolermi.
Comincio a massaggiarmi, ma capisco subito che mi sto apertamente masturbando.
Chiudo gli occhi e comincio ad immaginarmi una copula come mai ne avevo fatte in vita mia; inutile dire che l’oggetto del desiderio diviene subito l’asta di Alberto, il mostro di carne che ho appena intravisto.
Nella mia fantasia si fa subito ancora più grosso e più duro; mentre mi massaggio le piccole labbra, lo sento tra le dita; mentre ne infilo due nella vulva, lo sento squarciarmi la vagina che mi penetra con violenza; mentre titillo il clitoride, lo sento andare e venire fino al collo dell’utero e sbatterci contro con sensazioni di dolorosa perdizione.
Sono completamente fuori dalla realtà, immersa nelle mie fantasticherie ad occhi chiusi.
Quando li riapro per una sensazione di rumore, mi trovo di fronte al viso l’oggetto dei miei sogni.
Non abbiamo l’abitudine di chiudere il bagno e sicuramente Alberto si é accorto di me e mi ha seguito.
Ora é lì, di fronte a me, col suo membro superbo eretto in tutta la sua potenza direttamente contro il mio viso; mi guarda in silenzio, con aria decisa e sembra attendere un mio gesto.
Allungo una mano, quasi trasognata, e lo tocco delicatamente; lo percorro con la punta delle dita in tutta la sua lunghezza e mi gusto le sensazioni di piacere che si trasmettono alla vagina mentre ne seguo le pieghe e le venuzze.
Stringo dolcemente le dita intorno all’asta e comincio a mandare la mano su e giù, mentre ne assaporo la vigoria e i palpiti; con l’altra mano vado a raccogliere i testicoli, due grosse prugne calde che accarezzo con sensazioni violente di piacere.
Mi appoggia una mano sulla nuca e comincia a guidare le mia testa verso il membro; appoggio delicatamente le labbra alla punta, senza interrompere la manipolazione e stringendogli dolcemente i testicoli; saggio con la punta della lingua la cappella dura come il marmo ed apro le labbra per accoglierlo.
E’ troppo, per la mia bocca, e devo sforzarmi per fare entrare tutta la cappella; ma poi comincio a leccarla tutta e a circondarla di saliva, di piacere e, perché no, di amore.
Si contorce un poco, per le sensazioni di piacere, e mugola un poco; mi sforzo di farlo entrare, ma non riesco a prenderne in bocca che una metà; intanto, continuo il movimento con la mano sull’asta e, con l’altra mano, gli accarezzo lo scroto, stringendo leggermente i testicoli.
Comincia a muovere il bacino e a far scivolare l’asta montandomi nella bocca; io lo assecondo prendendone quanto é possibile e roteando la lingua intorno al glande.
Lo sfilo dalla bocca e comincio a leccare l’asta, lentamente, sapientemente, cercando le pieghe e le linee dove lo sento contrarsi di più dal piacere.
Con una mano sulla fronte, interrompe la copula in bocca, sfila l’asta e mi spinge indietro; non capisco cosa stia facendo e mi limito ad assecondarlo.
Mi prende in mano una tetta e comincia a massaggiarla delicatamente, si impossessa di un capezzolo e comincia a stringerlo tra le dita provocandomi fitte di piacere che mi vanno a colpire la vulva provocandomi violente contrazioni.
Si piega un poco su di me, infila una mano tra le mie cosce e arriva senza esitazioni alla vulva.
Comincia un lungo e sapiente massaggio delle grandi labbra, prima, e delle piccole labbra, poi, con sensazioni di estasi mai provate.
Quando raggiunge il clitoride, lo prende tra il pollice e l’indice e comincia a massaggiarlo delicatamente; quasi mi masturba, mentre il mio clitoride si ingrossa fino a diventare una sorta di piccola verga.
Ho un primo orgasmo, leggero, dolcissimo, che gli provoca un sorriso di gioia e, forse, di soddisfazione; abbandona il clitoride ed entra nella vagina, decisamente, con due dita unite; mi sento posseduta come da un membro di piccole dimensioni e comincio a dimenarmi per il piacere; un secondo, piccolo orgasmo mi coglie quasi di sorpresa.
Per non essere passiva, riprendo in mano il membro sempre più duro e possente e comincio ad accarezzarlo con decisione, quasi intenzionata a portalo all’orgasmo; mi prende il polso e mi costringe a rallentare il movimento fin quasi a fermarmi.
Mentre mi rilasso, riprende fra le dita il clitoride e comincia a titillarlo con sapienza e decisione; sento il mondo rotearmi intorno e mi perdo solo in quel punto dove tutta la vita sembra concentrarsi.
E’ una masturbazione stupenda; godo soffocando un urlo che mi stava esplodendo in petto e che avrebbe svegliato il condominio.
Mentre cerco di riprendere e di recuperare, sento la sua verga entrarmi decisa in bocca; vi penetra per buona parte quasi senza difficoltà, tanto mi sono rilassata e aperta.
Per un poco si muove ritmicamente nella bocca possedendomi come in una vulva piccola e stretta; poi si ferma e mi lascia fare.
Ripesco nella mente tutta la mia sapienza di fellatio, ci metto tutta la passione del momento e ci aggiungo tutta la frustrazione per la recente incompiuta; succhio e lecco, aspiro e smanetto; perdo quasi il controllo di me, tutta dedita a quella creatura di carne che mi pulsa viva tra le mani e nella bocca, che accompagna il mio interminabile orgasmo e cerca nella dolcezza delle mie carni le sensazioni di godimento che desidera.
