Era appena uscito il primo, che un altro personaggio entrò nell’alcova; un tipo giovane, dall’aria distinta, quasi esile, che venne a sdraiarsi accanto a me.
Mi sfilò la maglietta e mi accarezzò a lungo a lungo il petto, stringendomi più volte i capezzoli e facendomi eccitare oltre ogni dire; mi prese la testa tra le mani e iniziò un vorticoso bacio con risucchio che mi fece arrivare la lingua in ogni anfratto; prese la mia mano destra e la portò sulla patta; sentii che aveva un arnese straordinariamente grande, tra le gambe; armeggiai con bottoni e zip, gli aprii i pantaloni e tirai fuori l’uccello più grosso che avessi mai immaginato.
Lo guardai qualche momento con ammirazione e cominciai una manipolazione lunga e delicata, solo per farlo eccitare di più; mi prese per la nuca e mi abbassò la testa fino a portare le mie labbra sul suo membro; mi feci penetrare in bocca lentamente, dolcemente, cercando di non provare troppo fastidio quando arrivò fin oltre le tonsille rischiando di darmi nausea.
Mi diedi a succhiarlo con passione, ma l’altro mi fermò di colpo; mi fece alzare in piedi, mi aprì i pantaloni e li fece scivolare via dai piedi; quando il mio membro fu in piena erezione davanti a lui, accennò a una leggera carezza ma, subito dopo, mi fece girare e piegare a 90 gradi; un attimo dopo, la sua bestia cominciò una lenta e irresistibile penetrazione nelle mie viscere; lo sentivo entrare centimetro per centimetro e tutte le fibre del mio intestino godevano ad essere penetrate, si dilatavano e si adattavano al nuovo venuto, lo abbracciavano e lo solleticavano.
Quando fu entrato fino in fondo, si fermò per un attimo e strinse le mie natiche contro il suo ventre; poi cominciò a pompare lentamente e con decisione; sentivo l’asta entrare fin nei recessi più intimi del corpo e poi la seguivo quando scivolava fuori, fino alla cappella, temendo quasi di perderla; ma di colpo rientrava, dolcemente, lentamente, gustandosi il piacere della penetrazione.
Andò avanti per molto ed io mi abbandonai languidamente al piacere di essere posseduto; il mio membro era duro da far male, ma non pensai neanche per un attimo a toccarlo e lasciai che mi facesse percorrere tutti i sentieri del piacere anale.
Mentre ero assorto in questa penetrazione, non mi ero accorto che un’altra persona era entrata nell’alcova, un individuo anziano, dall’aria quasi dimessa, che ci stava guardando con interesse mentre si menava un uccello grosso e bitorzoluto; gli feci cenno di avvicinarsi e glielo presi in bocca.
Il piacere si moltiplicò all’infinito, mentre succhiavo l’uccello del nuovo venuto e, intanto, l’altro alle mie spalle continuava imperterrito a mandare il suo enorme bastone avanti e indietro attraverso il mio sfintere.
L’anziano non ebbe la stessa capacità di resistere; forse anche per effetto della masturbazione che aveva trascinato non so per quanto, quando cominciai a succhiarlo con sapienza, inarcò le reni, mi spinse il membro in gola e vi eruttò una eiaculazione che sembrava interminabile, tanto fu lo sperma che mi versò dentro.
Succhiai diligentemente e leccai tutto; il giovane alle mie spalle, a questo punto, ebbe una reazione quasi animalesca; affondò con foia il membro nelle mie viscere, diede una serie di violenti colpi che mi squassarono e, con un grugnito quasi disumano, cominciò ad eiacularmi nell’ano; mi sollevò dalla posizione china, mi abbracciò da dietro, baciandomi dietro le orecchie e lentamente lasciò defluire il sangue dalla sua mazza che, poco a poco, mi scivolò via dal retto.
Mi pulii con dei fazzolettini posti in angolo sul tavolino; quando mi fui ripreso, ero di nuovo solo.
Aprii una bottiglia che era nell’angolo e mi versai della sangria, mentre guardavo con commiserazione il mio sesso duro che era rimasto ancora a secco.
Ma non restai solo a lungo; fui raggiunto dopo poco da un ragazzo assai giovane, forse meno che ventenne, dall’aria quasi efebica; era completamente nudo, con un membro moscio di dimensioni normali ma completamente depilato e con un didietro che ispirava tenerezza, tanto era morbido e ben disegnato.
Mi si stese a fianco e andò direttamente a baciarmi il membro ormai dolente per essere stato in tiro tanto tempo; lo prese delicatamente tra le labbra e cominciò a giocarci intorno con la lingua; era bravissimo, nel farlo, e mi strappava dai testicoli sensazioni di elettricità che non avevo mai provato.
Quando se lo fece penetrare in bocca e cominciò a ruotarci intorno con la lingua, pensai che un piacere così non l’avrei mai più provato, tante e tali erano le emozioni che quella fellatio riusciva a darmi; sentivo che ero assai vicino ad eiaculare, ormai; ma l’altro non sembrava d’accordo e, avvedutosene, mi strinse i testicoli con forza, fino a farmi male.
La tensione si interruppe di colpo e lui abbandonò la presa con la bocca; ma solo per accovacciarsi carponi davanti a me e mettermi bene in evidenza l’ano perfettamente rasato, rosso vivo, invitante.
Mi piazzai dietro di lui e cominciai a penetrarlo, dolcemente, lentamente, imitando il movimento della sua bocca sul mio membro.
Quando fui dentro di lui, lo sollevai per le spalle e me lo strinsi contro; cominciai a baciarlo sulla nuca e dietro le orecchie, si girò e fece in modo che potessi baciarlo sul viso, sugli occhi e, infine, sulla bocca; col membro duramente infisso nel suo retto, questi accenni di tenerezza provocano un’eccitazione irresistibile.
“Sto per godere.”
Gli sussurrai quasi con dolcezza, in italiano.
“Ti sto aspettando.”
Rispose altrettanto teneramente, anche lui in italiano.
Fu una eiaculazione dolce, lunga, lenta, con la quale svuotai serenamente i testicoli nel suo retto, assaporando ogni schizzo, ogni goccia che lo riempiva; e lui partecipava con la stessa tenerezza.
A mano a mano che la tensione si scioglieva, il mio membro si sgonfiava e tendeva a scivolare via dall’ano; lui ebbe un paio di contrazioni per cercare di trattenere ancora la carne dentro di sé, poi si arrese e mi lasciò scivolare via.
Ci sdraiammo sui cuscini e versai della sangria in due bicchieri; bevemmo lentamente; poi lui mi baciò ancora appassionatamente sulla bocca, mi fece ‘ciao’ con la mano e sparì.
Decisi che ne avevo abbastanza.
Indossai la maglietta e il jeans e uscii; Valerio era al bancone con altre persone e bevevano.
“Io torno all’albergo.”
Gli comunicai.
“Ok ci vediamo domani.”
Rispose.
Non so quando rientrò in albergo ma non mi preoccupavo; la vacanza era stata straordinaria, all’altezza di Valerio.
Ma, tornando a casa, avevo il dovere di fare chiarezza con mia moglie; non potevo continuare a tenere una doppia vita senza farglielo sapere.
Speravo solo che avrebbe capito e che, con intelligenza e garbo, saremmo riusciti a trovare una soluzione conveniente.
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