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Alberto e Mario
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Racconto78 min di lettura

Alberto e Mario

Problemi da risolvere in famiglia

geniodirazza
2 anni fa · 626 letture · 0

Non fu semplice riceverlo nella pancia, ma lui si muoveva con esperienza e delicatezza, Valerio mi pompava l’asta in bocca per stimolarmi ed io era pronto a ricevere nell’intestino anche un palo del telegrafo, a quel punto.

Mi penetrò fino in fondo, finché i suoi testicoli giunsero a contatto con i miei, e cominciò a muoversi con decisione e garbo, sollecitandomi contrazioni e vibrazioni in tutto il ventre; quasi per conseguenza, la mia bocca si faceva più morbida ed acquosa, sul membro di Valerio, e gli strappava contrazioni di piacere che a sua volta trasmetteva all’asta che stava succhiando.

In quel gioco strano passò più tempo di quanto pensassi e cominciai a sentire il peso della giornata; inoltre, avevo una voglia matta di eiaculare ma non riuscivo a decidere come e dove.

Il solito ‘regista’ risolse alla grande la situazione.

“Io ho voglia di eiaculare.”

Disse.

Replicai.

“Anch’io. Ma come facciamo?con loro?”

“Non preoccuparti; sono mercenari, potrebbero tenertelo duro nel ventre anche per giorni, senza eiaculare. Invece, noi due ci meritiamo una grande conclusione.”

Mi fece sdraiare di fianco sul letto e si sdraiò a sua volta, a 69, prendendomi in bocca il membro, mentre io facevo altrettanto col suo; i due ragazzi, su indicazione di Valerio, si sistemarono alle nostre spalle e, quasi contemporaneamente, ci infilarono il membro nell’ano; a me toccò quello di Juan, per fortuna.

Cominciò così l’ultimo ‘trenino’ in cui ci davamo da fare a succhiare il bastone dell’amico con l’intenzione di portarci rapidamente all’orgasmo; quando sentii dalle viscere montami il fremito giusto, accentuai il risucchio sull’asta di Valerio che si tese a sua volta in un ultimo spasmo di piacere.

Quando il suo primo schizzo di sperma mi colpì la gola, anche il mio membro esplose in una violenta eruzione che gli inondò la bocca.

Succhiammo tutto, quasi devotamente, e poi ci pulimmo a vicenda.

I due ragazzi non avevano mosso un muscolo; quando sentirono che stavamo per eiaculare, si fermarono di colpo e lasciarono le loro aste ben piantate dentro di noi.

Finché ci separammo delicatamente.

Ripresi il mio accappatoio mentre Juan e Antonio si rivestivano; al momento di uscire, Valerio passò ai due alcune banconote.

“I giocattoli si pagano; l’importante è che i bambini si siano divertiti.”

E rise a lungo.

La seconda giornata del convegno si rivelò assai più dura del previsto, anche perché; 1) ci si trovava a dialogare con persone assolutamente sconosciute e di cui ci si sarebbe dimenticati anche prima di salire sull’aereo per tornare a casa; 2) si parlavano le lingue più diverse e ci si intendeva assai poco, spesso solo a gesti; 3) la maggior parte dei discorsi riguardavano aspetti tecnici per addetti ai lavori e quindi molto spesso scarsamente interessanti; 4) ma soprattutto, la maggior parte degli invitati aveva in mente soprattutto la vacanza insperata e si divertiva più che poteva.

A reggere il convegno erano pochi volenterosi appassionati del proprio lavoro o quelle figure istituzionali, come Valerio, che dovevano ad ogni costo ‘portare dei risultati’, quali che fossero, e che si davano da fare a preparare interventi, documenti cartelli e quanto altro servisse allo ‘spettacolo’ del convegno.

In questa logica, tra le altre cose, Valerio mi aveva chiesto di tenere d‘occhio i lavori per preparare una relazione riassuntiva e, per il mio carattere, questo diventava un onere in più.

In ogni modo, la giornata si trascinò fino ad ora di cena tra interventi e gruppi di lavoro, con un solo breve intervallo per il pranzo; e ci ritrovammo a sera quasi sfiancati a rifugiarci in camera per riposare.

Dopo la doccia, Valerio entrò nella mia camera dalla porta di comunicazione; per un attimo, ebbi il terrore che avesse organizzato un’altra serata coi fiocchi.

Ma mi sbagliavo, per fortuna; anche lui era stanco.

Ma la stanchezza non ci impedì di abbracciarci e di baciarci con intensità; il fatto che avessimo addosso solo l’accappatoio, aggiunto all’operazione di perlustrazione che, con la sua lingua, fece in tutta la mai bocca, diede una spinta ai nostri membri che li fece alzare fino all’ombelico; inevitabile, quindi, dirigerli tra le cosce e continuare a baciarci a palparci mentre le aste sfregavano sulle prostate.

Valerio scherzò sornione.

“Cerchiamo di essere morigerati; una sola eiaculazione rapida e via a dormire”.

Detto fatto, mi spinse supino sul letto e mi montò sopra, a 69; ci trovammo immediatamente a succhiarci golosamente le aste e a spingercele in gola fino in fondo; mentre mi succhiava; Valerio mi ficcò con forza due dita nell’ano e mi fece sussultare dal godimento; risposi allo stesso modo.

Andammo avanti per un po’, succhiandoci e forzandoci il retto con le dita.

Poi Valerio decise che non bastava, mi fece inginocchiare carponi sul letto, mi venne alle spalle e mi penetrò analmente senza preavviso; quasi urlai per la sorpresa e non certo per la penetrazione a cui ero ormai abituato.

Cominciò a pompare con foga; quando cercai di toccarmi il membro, mi fermò la mano; volle che la penetrazione fosse tutta sua, con la mia passività assoluta.

Eiaculò di colpo, senza preavviso; ma subito dopo uscì dal mio retto e si fiondò con la bocca sul mio membro; pochi colpi ben assestati e gli inondai la bocca del mio sperma.

Quando fummo rilassati, mi accarezzò sulla guancia, mi baciò lievemente sulle labbra, disse ‘Buonanotte’ e si ritirò nella sua camera.

Il terzo giorno, ultimo del convegno, si preannunciava leggero e semplice, dedicato com’era alle conclusioni e ai lavori burocratici; molti invitati sarebbero partiti il pomeriggio o in serata; noi avevamo il volo il mattino seguente.

La mattinata scivolò via tra conclusioni dei gruppi, stesura dei documenti e adempimenti burocratici; il pranzo fu l’occasione per salutare quelli che sarebbero partiti subito dopo o in serata e la prima parte del pomeriggio si sciolse in particolari vari propri delle partenze.

Quando restammo in pochi, Valerio, che non aveva abbandonato il ruolo di regista, diede il segnale di ‘sciogliete le righe’ e ciascuno fu libero di organizzarsi la serata.

Io fui immediatamente requisito da lui che, deposta la ‘divisa’ del dirigente che fino ad allora aveva indossato, si presentò in short e maglietta a fiori; io rimasi in jeans e maglietta, gli unici indumenti ancora portabili; mi prese allegramente per un braccio e disse ridendo.

“Adesso andiamo a scoprire il mondo.”

Ormai avevo quasi timore, quando lo vedevo così eccitato; ma mi dava molta serenità la sua sicurezza e quindi mi fidavo ciecamente.

Attraversammo alcune viuzze del porto che cominciavano a far brillare le insegne della notte e ci infilammo in locale che aveva sull’insegna un volto maschile con una rosa in bocca; ‘Rojelio Rosas’ diceva il nome.

Fu subito chiaro che era un locale per gay e che Valerio vi era ben conosciuto, da come lo salutarono con affetto e deferenza i buttafuori; l’interno era decorato in maniera vistosa con panneggi pesanti, prevalentemente sul rosso, luci soffuse e cuscini di damasco decorato con perline e coriandoli di metallo; pochi tavolinetti bassi, un bancone e tanto liquore in bella esposizione.

Si diresse decisamente in un angolo, sollevò una tenda di damasco ed entrammo in un separé di gusto decisamente migliore, anche se comunque esagerato, dove dominavano i cuscini intorno a un tavolino basso; altoparlanti mimetizzati diffondevano musiche sensuali di gusto orientaleggiante.

Si stravaccò sui cuscini ed io feci altrettanto; non ebbi tempo di approcciarlo, perché qualcuno entrò nell’ambiente, un giovane muscoloso e decisamente bello; andò direttamente verso Valerio, lo baciò con intensità sulla bocca, si aprì i pantaloni e tirò fuori un mostro di oltre venti centimetri che gli mise davanti alla bocca.

Valerio lo ingoiò di colpo, quasi fino alla radice, e cominciò a succhiarlo rumorosamente; dalle contrazioni dei muscoli del giovane era evidente l’immenso piacere che gli dava la fellatio; ma non andarono avanti per molto; dicendosi qualcosa di divertente in spagnolo, uscirono diretti a incontrare forse qualcun altro.

Ero quasi offeso per essere stato lasciato solo; ma non ebbi il tempo di pensarci, perché il telo che chiudeva il separé si aprì e lasciò entrare un individuo di mezza età, dall’aria di camionista, in canottiera e pantaloncino; senza parlare, mi si avvicinò e mi sbandierò sotto il naso un’asta di notevoli dimensioni.

Evidentemente, era lo stile del locale e mi adeguai in fretta; abbrancandolo per i fianchi, feci entrare la sua verga nella mia bocca e lo feci lentamente, sapientemente, roteando la lingua intorno alla cappella e intorno all’asta, finché non fu tutta affondata dentro; poi cominciai a succhiare e a muovere la testa per farmi possedere in bocca.

Un leggero sapore acre sulla punta mi diede l’avviso che stava per eiaculare e mi preparai ad ingoiare tutto; ma l’altro non era dello stesso avviso; di colpo, si ritrasse e sottrasse il membro alla mia presa, lo rimise nei pantaloni e uscì.

Il membro mi era diventato duro come il marmo ed ero quasi deluso, ma ancora una volta la sorpresa arrivò immediata.

Prima di andare avanti…

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