Vai al contenuto
Erotika
Alberto e Mario
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto78 min di lettura

Alberto e Mario

Problemi da risolvere in famiglia

geniodirazza
2 anni fa · 626 letture · 0

“Vedrai che è più buono.”

Disse sornione.

Non mi feci pregare e cominciai a succhiare il caffè dal suo sesso; ripeté l’operazione più volte finché la tazzina non fu vuota; intanto, gli facevo la più originale delle fellatio e rimasi attaccato al suo membro anche dopo che l’ultima goccia di caffè mi passò in gola dalla sua cappella.

“Dammi il didietro!”

Disse perentorio alla fine.

Mi girai verso di lui, che mi estrasse delicatamente il vibratore dall’ano; si abbassò poi a leccarmi il buco; non ci fu bisogno di lubrificazione; mi penetrò facilmente e dolcemente, mi fece sdraiare sul tappeto e cominciò a pomparmi dentro con foga.

Ormai tutte le mie fibre erano tese nel piacere che mi veniva da quel membro e me lo gustai con entusiasmo; pompò una decina di volte, poi si fermò e tirò l’asta quasi completamente fuori dall’ano; ma la rimise dentro, con una foga che mi fece sobbalzare.

Continuò a montarmi con forza; poi, all’improvviso, cominciò a fremere in ogni muscolo, si irrigidì e cominciò ad eiacularmi nel retto.

Avvertii una serie di scariche elettriche attraversarmi il ventre mentre lo sperma schizzava dentro a getti violenti.

Si accasciò, alla fine, sulla mia schiena e rimase così, col membro piantato nel mio retto, per alcuni secondi; poi, delicatamente, si ritrasse e si mise a leccarmi il buco dolorante finché raccolse anche l’ultima goccia dello sperma di cui mi aveva inondato.

Mi sedetti sul tappeto e gli presi in bocca il membro, barzotto ma non floscio; lo pulii accuratamente di ogni residuo.

“Adesso tocca a te; come preferisci godere?”

Annunciò alla fine

Non ci avevo affatto pensato, ma poi ritenni che fosse giusto ripagarlo della stesa moneta.

“Nel tuo ano, naturalmente!”

Si appoggiò con le mani al divano, estrasse dal retto il vibratore che aveva continuato a funzionare e mi offrì l’ano letteralmente spalancato.

Accostai la cappella e spinsi dentro; entrai in un sol colpo, ma non diede segni di avvertire l’intrusione; il suo membro, invece, si rizzò di nuovo, di colpo; allungai la mano, glielo presi e cominciai a masturbarlo, mentre mi muovevo delicatamente nel suo retto.

Cercai di durare al massimo, interrompendomi spesso e sfilando il membro per poi ripiantarlo seccamente fino in fondo; allo stesso modo, titillavo l’asta per lunghi tratti e poi mi frenavo per stringergli i testicoli e rinviare l’orgasmo.

Quando mi resi conto che non avrei resistito ancora per molto, lo avvertii.

“Sto per venire.”

E accelerai la spinta sia dell’asta nel retto che della mano che lo masturbava.

Sentii che si irrigidiva e stringeva i muscoli dell’intestino, quando stava sul punto di sborrare; e spinsi con forza, quasi con frenesia.

Esplodemmo insieme, lui per la seconda volta, e il mio sperma gli inondò il ventre, mentre il suo mi inondava la mano che avevo posto a protezione e che poté contenerlo, dato che fu assai meno abbondante.

Ci accasciammo insieme sul divano e, da dietro, gli porsi la mano da leccare, dividendo con lui la crema raccolta; poi mi sfilai lentamente dal suo didietro e mi chinai a leccarlo per raccogliere, come lui aveva fatto, il mio sperma dal suo ano; quando ebbi finito, Valerio si girò e mi leccò diligentemente il membro.

Passammo ancora qualche tempo in salotto, baciandoci e accarezzandoci.

Ma eravamo sazi dell’incontro sessuale e non accennammo altre iniziative.

Prima di lasciarmi andare, Valerio mi avvertì che a giorni ci sarebbe stata una bella occasione, in ufficio, per un’esperienza nuova e interessante.

Non cercai di approfondire, ma, tornando a casa, passai dal laghetto di pesca sportiva e comprai tre trote da portare a casa come trofeo della mia particolare giornata di pesca.

L’occasione annunciata da Valerio era un convegno internazionale di aggiornamento organizzato dalla Multinazionale di cui faceva parte la nostra azienda ed al quale, dalla nostra sede, erano invitati solo 4 dipendenti; come e perché fossi tra i prescelti, rientrava tra quei misteri della figura professionale di Valerio su cui non ho mai cercato di indagare.

Ma era evidente dai modi, dai toni, dall’autorità che esprimeva, che doveva aver provveduto personalmente a scegliere i ‘premiati’; anche con gli altri due, che peraltro sfiorai solo per caso in tutto il tempo, mi sembrava ci fosse un rapporto assai più che professionale.

D’altronde, la sede prescelta, Palma de Maiorca, faceva pensare a una vacanza - premio, piuttosto che ad un incontro di lavoro.

Per tutto il viaggio e fino all’arrivo mi mossi quasi come un automa, soggiogato dalla disinvoltura che Valerio manifestava in ogni movimento, dalla padronanza delle lingue alla conoscenza dei luoghi, dai rapporti con il personale dell’aeroporto, dell’aereo, dell’albergo, di tutto insomma, alla capacità di controllo di ogni situazione.

Giunti all’albergo, scoprii, e non me ne meravigliai più di tanto, a quel punto, che avevamo due camere comunicanti ciascuna con letto matrimoniale; l’albergo, manco a dirlo, era di primissima categoria.

Espletate le formalità di accredito, mi recai nella mia camera, disfeci il poco bagaglio, poiché la sosta era prevista per solo tre giorni, e mi fiondai nella doccia, per liberarmi delle scorie del viaggio e, in parte almeno, delle sorprese che mi avevano travolto.

Uscendo dal bagno, incontrai Valerio, vestito di tutto punto ed elegantissimo, che mi fece fretta; eravamo attesi nel salone delle feste.

La mia sorpresa cresceva; scoprii immediatamente che il mio compagno era il vero polo di interesse della convention; tutti pendevano dalle sue labbra e a tutti si rivolgeva con disinvoltura nella lingua dell’altro.

Mi sentivo un po’ Alice nel paese delle meraviglie.

Mi perse di vista, per un bel tratto, e dovetti limitarmi a cercare di capire qualcosa nella bailamme di linguaggi di cui coglievo solo qualche piccola frase di uso comune.

Quando cominciarono i lavori, le cose andarono un po’ meglio, per via della traduzione simultanea.

Arrivò velocemente l’ora di pranzo e ci trasferimmo nella sala apposita; Valerio riprese con estrema eleganza il suo ruolo di anfitrione e volteggiò da un tavolo all’altro; in uno dei suoi spostamenti, ebbe solo modo di sussurrarmi che dovevo avere pazienza fino a sera.

Infatti, il pomeriggio fu dedicato ad una visita alla sede locale della Multinazionale e ci fu solo tempo per una rapida doccia e un cambio d’abito; imprudentemente, non avevo portato gran che e fui costretto a mandare i miei abiti in lavanderia.

Rispetto alle abitudini locali, la cena fu sbrigata velocemente; pensai che l’accelerazione fosse stata decisa in considerazione della dura giornata; e non mi meravigliai, quindi, neanche quando scoprii che quasi tutti si ritiravano in camera.

Lungo i corridoi però uno strano viavai di giovani figure, soprattutto femminili, mi diede qualche sospetto; Valerio commentò sarcastico.

“Optional del soggiorno … solo su richiesta! Fatti una rapida doccia e raggiungimi in camera.”

Di fatto, mi affrettai a spogliarmi ed entrare sotto la doccia il tempo di togliermi di dosso stanchezza, polvere e disagio.

Ancora in accappatoio, aprii la porta di comunicazione ed entrai.

Valerio era seduto sul letto e, accanto, aveva due giovani, ventenni più o meno, decisamente ben fatti, o palestrati al punto giusto, e soprattutto assai ben dotati; Valerio li teneva per il membro, uno per mano, e li titillava con dolcezza, quasi senza impegno; disse semplicemente.

“Juan e Antonio; non preoccuparti, risultano tutti e due a mio carico.”

La precisazione mi turbò alquanto ma non dissi niente, lasciai cadere l’accappatoio e mi andai a sedere a fianco a Juan, che aveva una mazza meno preoccupante, anche se di dimensioni notevoli; Valerio mi passò quel membro ed io lo presi delicatamente tra le mani.

Per un po’ mandai la mano su e giù facendolo indurire al massimo; poi sollevai Juan per un braccio, me lo posi davanti e gli presi il membro in bocca; ebbe solo un leggero fremito, quando lo spinsi fino alle tonsille.

Cominciai a succhiarlo con ardore e, con la coda dell’occhio, vidi che Valerio faceva altrettanto con Antonio.

“Vuoi solo il membro o ti piacerebbero anche gli ani? Sai, questi sono i nostri giocattoli, stasera, e sta a noi decidere da che parte usarli.”

I ragazzi evidentemente non capivano; e, comunque, non sembravano interessati ai dialoghi.

“Finché c’è il tuo ano, mi dedico solo a lui.”

Risposi.

Valerio si alzò dal suo posto, venne davanti a me, fece spostare Juan di fianco e si abbassò a prendermi l’asta in bocca; contemporaneamente, fece segno ad Antonio, che si piazzò alle sue spalle e, delicatamente ma con un sol colpo, lo penetrò nell’ano.

Cominciammo allora un balletto surreale in cui io sommavo le emozioni della bocca del mio amico che mi succhiava con abilità a quelle della mia bocca, dove Juan manovrava il membro con evidente esperienza; dalle contrazioni della bocca di Valerio potevo percepire anche il piacere che Antonio gli stava dando trapanandogli il didietro.

Andammo avanti per un bel po’; poi Valerio, che si comportava da perfetto regista, impose un cambio; si sedette lui sul letto, fece inginocchiare alla sua sinistra Juan e gli prese il membro in bocca, mi prese per la testa e mi fece abbassare a succhiarlo; lo feci con gioia e mi diedi subito da fare per spingerlo in gola fino a toccare con le labbra i peli del pube; intanto, invitato dal solito Valerio, Antonio si collocava alle mie spalle e mi appoggiava all’ano la sua mazza che avevo già visto come ‘preoccupante’; di sottecchi, vidi Valerio che gli indicava di fare con dolcezza.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 11 senza votare
Pagina 10 di 12 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista