Valerio mi tenne bloccato un po’.
”Pulirti sarà leggermente più impegnativo, tra crema e sperma.”
Lo lasciai fare e sentivo che usava più fazzolettini per pulirmi.
Lo fece con estrema cura, prima di farmi rimettere a posto i pantaloni.
Quando ci fummo ripresi, gli feci notare che non era possibile fare sesso in quel posto e in quelle condizioni; era d’accordo ma mi fece osservare che la mia condizione familiare mi rendeva più prigioniero di lui; come diamine facesse a sapere tanto di me, non lo capivo ancora.
Io gli dissi che la domenica mattina, spesso dedicata alla pesca sportiva, poteva essere una buona occasione, ma che era necessario un posto sicuro.
“Casa mia non ti va bene?”
Mi chiese ridendo ed io risposi nell’unico modo possibile.
“Ma vaffà…”
“Già fatto.”
Concluse ridendo.
Così la domenica successiva diventò il primo vero appuntamento.
Ed io non avevo ancora capito come ero arrivato a quella scelta e, soprattutto, questa dove mi avrebbe portato.
La casa di Valerio era un po’ fuori mano, in una zona a me quasi sconosciuta per cui incontrai qualche difficoltà ad individuarla, tra le tante villette singole che popolavano il nuovo quartiere residenziale.
Quando riuscii ad arrivarci, mi si confermò il dubbio che Valerio avesse in azienda un ruolo più importante di quanto ancora ipotizzassi; zona ed edificio erano troppo eleganti per essere di competenza di un semplice impiegato.
Mi accolse sulla porta coperto solo di una leggera vestaglia semitrasparente che lasciava intravedere tutta la sua struttura imponente e, soprattutto, il membro già duro; la posizione isolata e discretamente distante dalla villetta vicina gli consentivano libertà inusuali.
Appena entrati, mi fece accomodare in un vasto salone con divani e tappeti che sembravano essere messi apposta per servire da alcova; versò il caffè appena fatto e si venne a sedere al mio fianco.
Di colpo, mi afferrò per il viso e mi baciò sulla bocca; un bacio lungo, intenso che mi provocò nuove, profonde emozioni; la lingua ruvida e dura mi perlustrò tutta la bocca e si spinse in fondo, verso la gola ed io sentii il membro che mi si gonfiava fino a dolermi; passai le mani sulla sua schiena e poi le trasferii sul petto, spostando le falde della vestaglia per arrivare ai capezzoli duri e scurissimi.
Interrompendo per un attimo il bacio che mi succhiava l’anima dalla bocca, mi cominciò a spogliare; lo faceva con molta perizia, nonostante la bardatura da pesca che avevo indossato per giustificare l’uscita.
A mano a mano che i pezzi cadevano e il corpo si mostrava, mi copriva di baci ogni centimetro della pelle, dal collo alle spalle giù giù fino al petto, dove si dedicò con particolare attenzione ai miei capezzoli; sentivo brividi di piacere elettrico attraversarmi il corpo e andarsi a scaricare giù verso l’asta e l’ano, che cominciava a pulsare e contrarsi desiderando qualcosa che lo riempisse e lo stimolasse.
Quando mi abbassò i pantaloni, la mia verga cominciò a premere con forza sulle mutande e sperai che me la toccasse subito.
Invece, con un sadico gusto lascivo, si dedicò con attenzione alle mie gambe, ai piedi, alle cosce; accarezzò con lentezza, cercando i punti meno esposti e meno frequentati; mi impose con un gesto di starmene fermo e cominciò un percorso di esplorazione, con le mani, con le dita, con la bocca, con la lingua, sui piedi, sulle caviglie, sulle gambe e via via verso lo cosce.
Quello che mi diede i maggiori brividi, fu sentire la sua lingua percorrere l’interno delle mie cosce, intorno agli slip ancora indossati; poi, quasi all’improvviso, la sua mano si insinuò, da sotto, tra le natiche e le sue dita raggiunsero l’ano.
Stavo ancora aspettando che mi accarezzasse il membro, quando invece si infilò con prepotenza nell’ano, insinuando prima due poi tre dita e allargando lo sfintere a mano a mano che il dorso della mano premeva.
Ormai non resistevo e abbassai la mano ad impugnare il membro che mi doleva, stretto com’era; con un gesto quasi brusco, spostò la mia mano e cominciò ad abbassare gli slip; la mazza svettò nell’aria quasi superba e vidi che la guardava quasi con ammirazione.
Ma non accennò a prenderla in bocca come ormai desideravo con tutte le mie forze; spinse via gli slip, lasciò cadere la vestaglia e mi abbracciò appassionatamente.
Sentivo tutto il suo corpo fremere contro il mio, i membri che si sfregavano e si infilavano tra le cosce l’uno dell’altro, le mani che percorrevano la schiena e il sedere, si aggrappavano alle natiche e le allargavano per comprimere poi il bacino contro il bacino; lo scontro degli ossi pubici quasi procurava dolore.
Valerio si staccò dall’abbraccio, mi prese per mano e mi condusse alla camera da letto arredata con gusto dannunziano, in un colore porpora intenso tutto cortine e luci soffuse; mi fece accostare al letto, sulle lenzuola di seta rossa come le pareti, e si sdraiò sopra di me.
Riprese a baciarmi con passione e metodo, percorrendo tutto il mio corpo dalla testa ai piedi; mi teneva le mani intrecciate e quasi mi impediva ogni movimento; ma io me ne stavo beato a godermi la sua lingua che mi titillava le orecchie, la gola, i capezzoli, il ventre, le cosce; saltò volutamente l’asta, girandoci intorno e facendola esplodere in tutto il suo vigore.
Di colpo, cambiò posizione e si distese a fianco a me, coi piedi verso la mia testa e la bocca all’altezza del mio membro.
Mi rotolò sopra e, finalmente!, agguantò fra le labbra la mia asta che era diventata dura come il marmo e quasi viola dal gonfiore.
Mi trovai all’altezza della bocca il suo enorme membro e non ebbi esitazioni; lo afferrai tra le labbra e lo mandai con un solo gesto in fondo alla gola; avrei voluto prenderlo in mano, ma Valerio aveva di nuovo intrecciato le sue dita tra le mie e stringeva con forza, trasmettendomi intense emozioni di complicità e di piacere.
Mentre ci succhiavamo a vicenda i membri vogliosi, Valerio fece un altro scarto e mi ritrovai rotolato sul fianco, sempre legato a lui dai membri che si muovevano dentro le bocche.
Non avevo neanche più voglia di pensare e mi lasciavo andare al piacere, facendomi guidare da lui che sicuramente aveva in testa un programma preciso.
Ad un tratto mi mise in mano qualcosa che a stento riconobbi come un vibratore di notevoli dimensioni; contemporaneamente mi resi conto che qualcosa di duro mi premeva sull’ano; capii che stava proponendo di penetrarci reciprocamente con un vibratore, mentre allegramente ci succhiavamo i membri.
Ma la posizione assunta non facilitava l’apertura delle natiche.
Allora presi io l’iniziativa e lo ribaltai per collocarmi sopra di lui, sempre attento a non perdere neppure per un attimo il contatto del suo membro con la mia bocca; mi trovai così su lui con il membro piantato saldamente in gola e l’ano aperto oscenamente davanti ai suoi occhi e alle sue mani; allo stesso tempo, mi facevo strada fra le sue natiche per infilare il vibratore nel suo ventre; mi facilitò, piegando le ginocchia e sollevando il bacino; feci la stessa operazione per favorire i suoi movimenti.
I due membri artificiali cominciarono a penetrare quasi contemporaneamente negli intestini e ciascuno dei due si diede da fare per rendere la penetrazione quanto più lenta e dolce fosse possibile.
Sentivo l’asta del vibratore farsi largo nelle mucose del mio ventre e ingombrarlo progressivamente; Valerio si fermava, di tanto in tanto, arretrava il bastone di qualche centimetro, lo ruotava provocandomi nuove scosse di piacere ed affondava di nuovo, ancora per qualche centimetro.
Presi a fare la stessa cosa con lui.
Quando le due aste furono penetrate fino in fondo sentii un fremito continuo nel mio didietro; notai allora un piccolo pulsante alla base dello strumento e capii che era di quelli che vibrano con la batteria; azionai anche quello che avevo in mano e il suo ano cominciò a vibrare.
Solo mentre i due membri artificiali si agitavano nei nostri corpi, ripresi contatto con la realtà di quello vivo che avevo in bocca e che avevo quasi dimenticato, nell’emozione della novità; cominciai allora a risucchiarlo nella gola come un’idrovora; mi fermavo ogni tanto e mi dedicavo a leccarlo delicatamente con la lingua che gli roteava sulla cappella, mentre l’asta rimaneva impalata in bocca per buona metà.
Lo estrassi un paio di volte e lo afferrai con la mano per titillarlo in una masturbazione volutamente piacevole, senza nessun desiderio di farlo eiaculare; sentii che un analogo trattamento era riservato al mio nella sua bocca.
Dopo un lungo tempo dedicato a questo piacevole diversivo, Valerio di colpo si staccò e spostò anche me; ci adagiammo sul letto e Valerio mi disse che era l’ora di prendere ormai il caffè che era rimasto in salotto.
Senza toglierci il vibratore dal didietro, andammo in salotto e io mi sedetti sul divano; lui, invece, prese una delle tazze dal tavolino ed intinse la cappella nel liquido ormai diventato freddo; senza parlare, orientò il sesso verso di me e mi fece cenno di leccare.
