Quando lei finisce il racconto, io sto eiaculando per la seconda volta nella sua mano.
Per alcuni giorni, il nostro mondo di riferimento è quella copula.
Me la faccio raccontare un miliardo di volte, in tutti i particolari; credo che lei si sia anche stancata e, svanita la freschezza della memoria, abbia sopperito con un po’ di fantasia; ma non si è perso niente della bellezza del racconto ed ogni volta eiaculo due volte sulla sua mano.
Si affaccia allora la voglia di ripetere l’esperienza, ma stavolta facendo in modo che io possa almeno assistere abbastanza da vicino.
Lei pensa che una copula in macchina può consentirmi di appostarmi nelle vicinanze e di vedere o anche ascoltare le loro evoluzioni.
Convengo che è una buona soluzione e concordiamo per mandarla in porto.
La sera che abbiamo concordato, lei esce con la nostra macchina, passa a prenderlo e vanno ad imboscarsi in un parcheggio che conosciamo fermandosi in un angolo fuori vista ma con una illuminazione minima, accanto ad una siepe dove io mi sono appostato.
Appena arrivati, sistemano la macchina, aprono i finestrini perché l’aria è tiepida e cominciano a baciarsi; vedo lui, particolarmente aggressivo, mordere quasi con violenza le labbra di lei, succhiare con foga e spingere violentemente la lingua dentro la bocca; lei, per parte sua, si limita a farsi possedere e violentare da quella lingua e usa la sua, puntuta e delicata, per provocare l’altra, in un gioco di rinvii che so molto eccitante.
Quando lui apre la patta e tira fuori la bestia, rimango per un attimo perplesso a domandarmi se lei avrebbe facilmente sopportato l’intrusione di quella mazza nel suo corpo; poi mi ricordo che ormai l’ha già assaporato e che lo ha trovato affascinante.
Vedo lei che si china prenderlo in bocca e per qualche momento il movimento su e giù della sua testa è l’unica cosa che vedo.
Poi lei si alza e chiede a lui di leccarla.
Lui ci prova, in qualche modo; ma è evidente che la posizione impedisce la corretta esecuzione.
Clara gli dice di fermarsi, si sfila le mutande, esce dall’auto e, piegata a novanta gradi, si appoggia coi gomiti al sedile mentre il sedere sporge oltre lo sportello; sollevando la falda della gonna, ne ha indossato apposta una ampia, lo aizza.
“Dai, vieni dietro di me e leccami tutta fino in fondo.”
Io sono già col sesso in mano e mi sparo una manipolazione formidabile.
Lui esce dall’auto, viene da quest’altro lato; ha il sesso fuori dei pantaloni e posso ammirarlo in tutta la potenza; più di venti centimetri, sicuramente, e grosso almeno quattro centimetri di diametro; nodoso, molto nodoso, quasi bitorzoluto per tutta una serie di rigonfiamenti venosi che lo solcano; la cappella è bellissima, quasi enorme, come un fungo che si apre di colpo sullo stelo.
Mi masturbo con voglia.
Dietro di lei, si accovaccia e afferra le natiche, una per mano, per dilatarle dal centro verso l’esterno; vedo nettamente l’ano di mia moglie, scuro, grinzoso, che si dilata ed offre lo spettacolo dei tessuti interni assai più rosei.
Il tipo prende a leccare attentamente il foro tutt’intorno, per poi affondare la punta della lingua nell’ano; Clara geme un poco, all’inizio, poi a voce abbastanza alta invoca.
“Si … si … proprio lì … leccami … entra dentro … infilaci un dito e spingilo dentro.”
Il tizio mi sembra che si dia da fare per accontentarla; vedo che accentua la leccata nell’ano, tira le mani verso l’esterno per allargarlo, poi infila il medio, utilizzando per lubrificante la sua saliva; il dito entra fino alla mano e Clara esplode in un urlo da orgasmo.
Dalla mia posizione, posso vedere nettamente lo spruzzo della sua goduria; so che in quel caso tende a espellere fluidi vaginali e, soprattutto, sprazzi di urina che possono dare fastidio la prima volta ma che risultano eccitanti subito dopo.
Difatti, il suo amante ha una smorfia di disgusto, all’inizio, poi comincia ad apprezzare e beve avidamente i succhi della vulva, che Clara continua instancabile a spruzzare.
L’uomo poi scivola più giù, lungo il perineo e incontra la vulva che mia moglie porta con abbondante pelo incolto; Il dito si muove agilmente tra i riccioli, alla ricerca della fessura; la lingua lo segue con qualche difficoltà, per i peluzzi che si staccano e finiscono in bocca con un certo fastidio.
Ma lui è tenace e ingoia tutto, vulva e peli annessi; sembra quasi che la stia divorando, tanto cerca di farsela entrare in bocca; quando incontra la fessura tra le grandi labbra, vi si infila quasi con prepotenza e Clara ha una violenta reazione di orgasmo; riprende a spruzzare con violenza nella sua bocca, che accoglie tutto appassionatamente.
Al terzo urlo di piacere, il mio membro esplode sperma su tutta la siepe e una folgore nel cervello mi priva per un attimo dei sensi; mi riprendo subito e continuo ad ammirare i movimenti dei due.
“Mettimelo dentro, adesso.”
Impone Clara e l’altro immediatamente si solleva, si abbassa i pantaloni per evitare che gli spruzzi li danneggino, punta il membro sulla vulva e spinge con decisione.
Lei urla di piacere mentre il bastone di carne conquista la sua vagina fino in fondo.
Quando sente che ha toccato il collo dell’utero, si ferma un attimo e comincia a pompare con foga; si aggrappa alle tette che pendono sopra il sedile, per dare potenza ai colpi, ed io so che la capacità di esplodere di Clara è al livello massimo.
E infatti i suoi orgasmi si susseguono sempre più intensi, sempre più veloci.
Arriva quello conclusivo, distruttivo, che le scuote tutto il corpo; e arriva con un urlo disumano a cui fa eco il grugnito di lui che sta eiaculando; spinge con tutto il ventre contro le natiche e si ferma pressando come a lasciare scorrere nella vagina tutto il piacere; si accascia poi sulla schiena di Clara, che sta piegando le ginocchia e a sua volta sta poggiando tutto il corpo sul sedile.
“Dio che amplesso! Sei fantastica, la più grande troia che abbia conosciuto. Mi strappi l’anima dai testicoli, quando ti prendo.”
Non posso vederla ma sono certo che sta sorridendo di soddisfazione, come fa quando ha goduto di gusto.
“Si, ma bisognerebbe che trovassimo il modo di farlo più comodamente, su un letto per esempio.”
Credo che la frase miri ad aprire un varco per la prossima esperienza.
”Si, quello di casa tua? Con il permesso di tuo marito?”
“E perché no?”
“Sei matta?”
“No, mio marito è particolare; lui adesso sa che sto facendo sesso con te e ci gode. Sono certa che se gli propongo di lasciarmi farlo nel mio letto non dice di no; al massimo, chiede di assistere o di dare una mano.”
Lui è stravolto; lei ritiene opportuno sospendere il discorso.
Si allontana verso la siepe che mi nasconde.
“Vado a svuotare la vescica!”
Annuncia; ed effettivamente, giunta proprio vicino a me, si accoccola ad orinare.
“Hai visto tutto?”
Mi sussurra.
“Sei grande.”
Le rispondo.
“Hai eiaculato?”
“Due, forse tre volte.”
“Vuoi che smetto qui o me lo sbatto ancora?”
“Continua finché ti va, poi ci vediamo a casa.”
“Va bene, ti faccio un secondo tempo, poi andiamo. E almeno per stasera niente didietro!”
“Ok. Ti amo.”
“Anch’io!”
E torna verso la macchina.
“Hai ancora voglia o ci fermiamo?”
Il tono è di sfida; non consente un rifiuto.
“No, no, almeno un’altra montata ce la facciamo.”
“Però stavolta voglio guardarti in faccia mentre facciamo sesso.”
“E come si fa?”
“Semplice, sul sedile posteriore con le gambe sporgenti dallo sportello.”
Solleva la gonna fin quasi sulle tette e si va a sdraiare sul sedile posteriore facendo sporgere dall’auto il sedere e le cosce con i piedi poggiati a terra; non posso fare a meno di osservare come sia comunque bella, anche in quella posa decisamente oscena e volgare; le forme sono armoniche e compatte, non ha un filo di grasso ma è bene in carne; dà una sensazione di ricchezza, di abbondanza che invoglia il sesso a rizzarsi sempre di più per approfittarne.
