Per questo, sin dal primo approccio con la nostra casa, col nostro letto, la voglia è infinita e impieghiamo le prime tre ore a fare l’amore come se domani dovesse arrivare la fine del mondo o, almeno, come a Roma, uno dei due debba andare via per sempre; ma, per nostra fortuna, lui non si stanca di succhiare il mio clitoride e di farmi urlare dal piacere ogni volta che mi passa la lingua sulle piccole labbra; ed io non mi stanco di tenere in bocca il suo membro succhiandolo fino a slogarmi le mascelle.
Dobbiamo interrompere, per forza, per mettere qualcosa nello stomaco; e tocca a me fare la voce grossa per fermarlo mentre ancora cerca di penetrarmi analmente, a questo punto non so quale volta sia; e spostarci in cucina dove la tortilla preparata da Jimena per fortuna è una di quelle cose che resistono abbastanza senza perdere sapore e freschezza; riusciamo a mangiare e, alla fine, ci sdraiamo sui divani davanti alla televisione; chiedo a Mario se non deve preparare qualcosa per l’incontro con il Rettore; mi rassicura che tutto è già in ordine e si stende dietro a me, abbracciandomi sui seni e facendomi aderire a lui con tutta la schiena; è meraviglioso sentirsi così accolta e protetta dentro la sua stazza; mi accorgo che il ‘fratellino’ si sveglia contro le mie natiche e, con aria da maestrina severa, gli chiedo se non ritiene opportuno calmarsi un poco dopo due ore di assalti appena consumate.
“Facciamo l’amore solo una volta ancora e poi dormiamo?”
“Ma che modo di contrattare è questo? Se hai voglia, facciamolo, una dieci, mille un milione di volte, che importa? Io cerco solo di invitarti ad essere più riflessivo; se non ti va, nessun problema; io, rispetto a te, sono praticamente instancabile, perché sono multiorgastica, perché ho poche eiaculazioni e continui orgasmi.”
“Va bene; facciamo l’amore, poi dormiamo e domani parliamo coi tuoi figli, sperando che non mi caccino via.”
Riusciamo finalmente a frenare il bisogno infinito di sesso e di piacere; mi abbraccia con profondo amore, si stringe tenacemente e mi penetra lentamente, dolcemente, quasi senza farmelo sentire, si muove pochissimo dentro di me e raggiunge un orgasmo dolcissimo che sento scorrermi nell’utero come un balsamo meraviglioso; quando si stacca da me, si stende a fianco e, sopraffatto dalla fatica e dallo stress, cede al sonno e respira profondamente quando raggiunge la calma anche fisica.
Quando all’alba mi sveglio, mi meraviglio molto perché nel mio letto, stretto a me, c’è Mateo; Marisol è letteralmente sbracata a fianco ed occupa metà del letto; scendo scalza e vado verso il soggiorno; vedo immediatamente il povero Mario rannicchiato sul divano, evidentemente infreddolito; prendo una coperta e cerco di ripararlo dal freddo del mattino, vado in cucina e preparo caffè e colazione per tutti; per la prima volta, un dubbio mi attanaglia perché, nella frenesia di Roma ed in quella della ‘mezzadria’ tra hotel ed università a Siviglia, non sono in grado di dire se Mario ama fare colazione e con che cosa.
Abbiamo forse fatto le cose troppo in fretta e non sappiamo niente l’uno dell’altro? Che cosa ancora c’è, nella nostra vita, che potrebbe saltarci in faccia e sorprenderci con esiti imprevedibili? Penso che dovremmo parlarne, io e Mario, prima di cominciare una vita comune così impegnativa; già solo il rapporto tra lui e i miei figli potrebbe aprirsi ad imprevedibili conseguenze forse anche letali per il nostro amore, senza considerare che Ramon non cederà facilmente e, una volta che gli sia passata l’ubriacatura per l’ultima ragazza, rischiamo di vedercelo addosso agguerrito e implacabile.
Mateo mi raggiunge scalzo in cucina e mi abbraccia; si è fatto grande, ormai ha dodici anni ed è in grado di capire assai più di quanto vorrei; ha già espresso con chiarezza straniante il suo punto di vista; ma l’incontro con Mario ancora non c’è stato; lo bacio affettuosamente e mi lascio stringere da lui che cerca, e trova, il calore della mamma e vi si crogiola; lo mando a mettere le scarpe e, quando torna, gli chiedo come mai stava nel lettone abbracciato a me; non ricorda altro se non che è sceso stanotte per andare in bagno e poi non è tornato nella sua camera ma nel mio letto, come faceva sempre quando suo padre era il grande assente nella nostra casa; Marisol ha fatto la stessa cosa; evidentemente, Mario ha ceduto le armi ed è andato sul divano; arriva anche Marisol che si lancia a baciarmi e, finalmente, anche per il rumore che abbiamo fatto, Mario fa la sua comparsa in cucina; lo presento in forma ufficiale.
“Ragazzi, questo è Mario, il mio amore.”
“Mamma, quanto ti ama questo tuo amore?”
Mario non è tipo da perdere la battuta.
“Senti, uomo, non fare mai più una domanda come questa; impara a vedere tu quanto di vero c’è nelle cose che ti raccontano e, se non ti fidi, manda al diavolo. Io adoro Amparo e cercherò di rubarla anche a te …”
“Amore di mamma, sta scherzando, ti vuole già bene e sono certa che avete tante cose da dirvi, come questa lezione di vita che ti ha dato adesso; usa il tuo giudizio e non ti accontentare delle parole degli altri.”
“Sai che questo tuo innamorato mi piace un sacco …”
Marisol non vuole essere messa da parte.
“Mamma, mamma, anche a me piace il tuo innamorato; se gli dai i bacetti, glieli posso dare anche io?”
“Bisogna vedere se lui li vuole … Mario, hai sentito?”
“Tesoro, tua mamma ha conquistato il diritto ai baci con il suo amore; tu come li conquisti?”
“Io ti faccio giocare con le mie bambole, ti voglio tanto bene e ti porto a passeggio con me.”
“Allora sei proprio l’amore mio e ti bacerò quanto tua mamma.”
Mateo sembra ringalluzzito.
“Ti posso chiamare Mario, anche se mi piacerebbe chiamarti papà?”
“Tu un papà ce l’hai. L’ideale è che tu e Marisol mi chiamiate Mario ma mi vogliate bene come a un papà; io non ho problemi a volervi bene come figli perché siete i figli del mio immenso amore.”
“Che lavoro farai a Madrid?”
“Lunedì comincio a insegnare all’Università.”
“Professore? Allora mi controllerai se faccio i compiti?”
“Anche; ma soprattutto, se ne avrai bisogno, sarò l’amico a cui chiedere aiuto e consiglio, se ti va naturalmente.”
“Cavoli, sai che lusso, un professore per amico.”
“Mario, io non so neppure se ami fare colazione e con che cosa. Capisci che dobbiamo cercare almeno di conoscerci ora che abbiamo deciso, forse troppo in fretta, di vivere insieme, anche con i miei figli?”
“Tesoro, credi che una lezioncina illustrativa risolva tutti i problemi? Io credo che la cosa migliore sia affrontare le realtà a mano a mano che si presentano; qualcuna addirittura potrebbe essere difficile da accettare; prova a pensare se per caso uno dei due russa o ha una digestione difficile e maleodorante …”
Non posso fare a meno di sorridere ma, come al solito, lui è capace di sciogliere i grandi problemi con una logica semplice ed ammirevole; la convivenza si realizza vivendola, non parlandone; e noi vogliamo stare insieme.
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Bel racconto, solo che anche il titolo gioca i lsuo ruolo e pure la descrizione secondo me: 1) un titolo accattivante attira l'attenzione i ltuo tiolo non attira manco lo avrei letto se avessi guardato il titolo 2) non metti nei tuoi racconti mai una introduzione o se la metti è monosillabica, uno che deve scegliere uale di centinia di racconti leggere legge anche quella ....!