“Mamma, ma lui ti ama come ha scritto nel poema? Allora va, cerca di essere felice; se devi divorziare da papà, per essere felice, non ci stare a pensare; conosco tanti figli di divorziati; ci abitueremo anche noi e ti ameremo anche per papà.”
Parto con la benedizione di mio figlio, il giudice più severo di cui ho paura; vado in albergo, perché non voglio vincolarmi all’Università e sono al terminal dell’autobus con Javier quando Mario scende dalla navetta che lo ha condotto dall’aeroporto; il cuore sembra scoppiarmi nel petto, quando lo vedo scendere e trovo immediatamente quel corpo che mi ha posseduta totalmente e mi ha lasciato un segno così profondo non solo nel cuore, quell’uomo che in un solo giorno ho imparato ad amare al di là delle mie forze, della mia storia, della mia vita forse.
Non possiamo dare scandalo in pubblico e ci limitiamo ad un abbraccio formale; la sua bocca, che s’impossessa della mia, mi prende e mi riporta sapori più intensi, di una storia abbozzata e tutta da scrivere; andiamo all’Università dove lui deve formalmente alloggiare e dove, quindi, deposita il bagaglio; in un momento di distrazione generale gli sussurro il nome dell’albergo dove alloggio e il numero della camera; mi stringe una mano fino a farmela dolere e mi comunica che ha colto tutto; esaurite le formalità con le autorità universitarie, mi chiede formalmente se voglio fargli da guida in città per avere almeno un’idea delle bellezze di Siviglia; tutti sembrano felici di rifilare a me la rogna di fare la guida turistica all’ospite d’onore.
Rinunciamo ad andare subito a fare l’amore, per inseguire il ricordo di due ragazzini che, a Roma, si perdevano tra le bellezze della città senza dirsi ancora il loro amore; lo facciamo con lo stesso entusiasmo e ci scopriamo veramente innamorati e felici di raccontarlo e di raccontarcelo; d’altronde, la città è molto bella ed è un’autentica gioia scoprirla con gli occhi di una persona amata; pranziamo in un locale tipico, da operai, con il sapore della vita quotidiana, poi finalmente andiamo a riposarci, nel mio albergo.
Riposare sarebbe un verbo bellissimo per due che comunque hanno sulle spalle un viaggio, in treno io in aereo lui, e forse dovremmo rilassarci; ma c’è una bocca da baciare ed io la voglio, finalmente, tutta per me; e voglio che me la faccia sentire dappertutto, dentro e fuori di me, che mi lecchi come un dolce introvabile e mi consumi di baci, di morsi, di leccate di carezze; non si fa pregare ed esegue, quasi diligentemente, cominciando dall’alto per finire ai piedi, passando per la bocca, per i seni, per l’ombelico, per la vulva, per il sedere, per l’ano; sento che mi penetra dappertutto, con la lingua; ed ho anche qualche dubbio, visto che non ho avuto modo di lavarmi, per tutta la mattina; quando ribatte che ‘quel che non ammazza ingrassa’ ci sarebbe da picchiarlo, ma lo amo troppo e lascio che prenda tutto di me.
Quando mi monta addosso e mi penetra come aveva fatto la prima volta, lasciando che gli organi sessuali facciano tutto con il sangue pompato dal cuore, ancora una volta strabilio, me ne sto ferma e lascio che lui mi porti attraverso tutte le vette del piacere limitandomi a gemere continuamente e, di tanto in tanto, ad urlare perché un orgasmo più violento mi ha colto di sorpresa; quando però riesco a ribaltarlo sul letto e sono io a cavalcarlo, mi ‘vendico’ costringendolo a ‘sfondarmi’ con colpi violentissimi che portano la sua mazza meravigliosa fino in cima all’utero, nella parte che solo lui finora ha toccato.
Avevo già sperimentato, a campo dei Fiori, che in due ore si potevano percorrere tutti i sentieri, noti ed ignoti, dell’amore e del sesso; nelle ore tra il pranzo e la cena, a Siviglia, rifacciamo il percorso con la stessa energia, con lo stesso entusiasmo, con una volontà irrefrenabile di godere il corpo dell’altro fino all’infinito, fino ad annullarci nell’altro; gli chiedo se non teme che tanto amore si possa ritorcere e debilitarlo per l’attività che lo aspetta.
“Non sapevo che tu poi ti saresti sdraiata su un divano a riposare!”
Capisco l’ironia e lo mando al diavolo, anzi, diciamo altrove e lui, felice, ci va sul serio, con la mia massima gioia, con una goduria persino insana e con una partecipazione indiscriminata alla sua iniziativa; quando si decise ad eiaculare nel retto e ad uscire, ho qualche difficoltà a stare anche in piedi, tanto mi ha tartassato; ma scopro che lo amo di più, anche per quello.
La nostra folle maratona nel sesso va avanti per i due giorni consecutivi, in attesa della cerimonia di presentazione; e la nostra gioia di vivere deve sprizzare da tutti i pori, perché molta gente sconosciuta che sfioriamo, per strada, al ristorante, nei mezzi pubblici, ci guarda come si ammirano le cose belle e che si apprezzano, quando non si invidiano; non pochi autisti di taxi, che ci scorrazzano nei nostri spostamenti, rimangono colpiti dalle affettuosità che ci scambiamo sul sedile posteriore, al punto che uno di loro ci chiede se deve parcheggiare in un angolo protetto e lasciarci da soli il tempo di consumare il nostro amore in maniera consona.
La cerimonia di presentazione del poema segue un canovaccio che già conosciamo ed è un trionfo; naturalmente, tra le domande più insidiose del dibattito c’è quella sulla corrispondenza tra la figura letteraria e una Amparo in carne ed ossa, in particolare quella che ha curato la stampa; la risposta di Mario è di quelle che ti spiazzano e ti costringono ad ammirarlo; ribaltando il concetto, domanda alla ragazza, che ha posto l’interrogativo, quanto le interessi se Anna Karenina è un personaggio letterario o una persona fisica, per precisare poi l’importanza del ruolo di protagonisti in letteratura, al di là delle verosimiglianze; ne nasce una piccola lezione di letteratura che solleva l’ammirazione anche dei professori dell’Università; il più contento, fino a gongolare vistosamente, è, manco a dirlo, Javier che ha sollecitato l’invito a Mario.
Mentre ci intratteniamo con le autorità universitarie e alcuni amici di Javier, mi recapitano un biglietto; Ramon mi avverte formalmente che parte con Ines, l’ultimo dei suoi giovani amori, per il Sud America dove è già in predicato per una cattedra in una prestigiosa Università; mi chiede di spiegare ai bambini che non tornerà e mi augura buona fortuna; Javier è alle mie spalle mentre leggo e lo fa insieme a me; fa segno a Mario che mi viene vicino e mi prende per un braccio.
“Andatevene a Madrid, adesso; e lunedì va dal rettore; ha già deciso che ti assegna la cattedra e da lunedì puoi andare a vivere con Amparo, se i suoi ragazzi ti accettano.”
Mario appare stordito; io chiedo a Consuelo, la ragazza che si occupa dell’organizzazione, di prenotare anche per lui un posto sull’Ave che io ho prenotato per il ritorno; in serata possiamo essere a casa e forse Mario diventerà veramente il mio uomo, da oggi stesso; dopo poche ore, siamo in treno verso Madrid, incantati come sposini in viaggio di nozze che ancora non si rendono conto della svolta che la loro vita ha subito; e dopo alcune ore di viaggio, un taxi ci deposita al portone di casa; Jimena è ancora in piedi a sfaccendare, in cucina, mentre i ragazzi per fortuna già dormono; l’impatto tra la mia tata e il mio amore è perfetto; lei è già innamorata del ‘signor Mario’ e lui ci mette poco a capire che lei è la persona di fiducia più cara che io posso avere; ci saluta e va via dopo averci indicato la cena pronta da scaldare.
Ma siamo tutti e due ansiosi di un’altra cosa; e immediatamente ci precipitiamo sul mio letto, che ora sarà nostro, e facciamo l’amore meravigliosamente; l’instancabilità del nostro desiderio è la cifra di un amore che ha atteso troppo per esprimersi; poterci finalmente sentire ‘insieme’, liberi di amarci, desiderosi di possederci fin nelle fibre più segrete del cuore ci dà una carica infinita di desiderio e i sessi si scatenano cercandosi; Mario, da quando entriamo sotto le coperte, non smette di tenere il suo fallo nel mio corpo, comunque sia, anche solo per addormentarsi col mio sedere piantato sul ventre e l’asta in vagina o nel retto; io, più di lui, non aspetto che il momento in cui lo sentirò entrare dentro di me, sempre con qualche vago senso di difficoltà di penetrazione, anche dopo che ormai da tre giorni non fa che possedermi.
