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Erotika
Di indole troia!
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Racconto15 min di lettura

Di indole troia!

la mia indole da troia ha bisogno di esser soddisfatta giorno per giorno.

pennabianca
1 anno fa · 846 letture · 0

«Elena, la minigonna le sta davvero bene! Mi piacerebbe che lei la indossasse sempre, ogni giorno.»

La sera, tornata a casa, l'ho raccontato a Marco e lui si è così eccitato che mi ha scopato, mentre ero appoggiata al tavolo della cucina.

«Brava, amor mio! Se ti ha detto che ti vuole vedere in minigonna è perché vuole che diventi la sua zoccoletta! Adesso ti sfondo il culo, così domani sarai più aperta. Tieni, adorabile puttana, prendi il mio cazzo dentro ed immagina che sia quella del capo, quando ti scoperà così, piegata sulla scrivania!»

Siamo venuti insieme all'istante! Lui era molto eccitato da questa fantasia ed io ero sconvolta al pensiero che prima o poi tutto questo si sarebbe realizzato. È successo il giorno dopo, mentre tutti stavano andando in pausa pranzo, lui mi ha chiamato nel suo ufficio e, appena entrata, lui ha chiuso la porta a chiave ed io son rimasta in piedi, senza voltarmi; quando è arrivato dietro di me e mi ha fatto piegare sulla scrivania, ho sentito la mia fighetta bagnarsi all'istante. Ha sollevato la minigonna e ricordo la faccia sorpresa che ha fatto, quando ha visto che non indossavo nessun tipo di intimo.

«Elena, sei una perfetta puttana! Sei già venuta pronta per farti montare. Finalmente posso far di te la mia troia!»

Sono rimasta immobile, senza girarmi, perché volevo sentir dentro il suo cazzo, per capire se era grosso; ma volevo anche che fosse lui a scegliere in quale buco infilarlo. Mi è arrivato dentro come un ariete che sfonda una porta. Un bel cazzo grosso, duro ed anche abbastanza lungo, che mi ha aperta, dilatata e riempita nello stesso tempo. Quel giorno, la pausa pranzo mi era sembrata lunghissima, mentre io, piegata sulla scrivania, sentivo il suo corpo sbattere contro il mio, spingendo dentro di me il suo cazzo duro e sculacciandomi di tanto in tanto. È passato dalla figa al culo, con una mossa veloce, senza fermarsi, continuando a scoparmi, con dei respiri che si facevano pesanti, mentre mi pompava sempre più forte.

«Elena, sei perfetta! Una troia già pronta e collaudata! Ho potuto assaporare bene i tuoi buchi, ma ora voglio completare la mia esplorazione del tuo corpo; quindi adesso inginocchiati, che voglio sborrarti in bocca!»

Mi sono inginocchiata davanti a lui e ho potuto finalmente ammirare quello splendido membro, lungo, grosso come una pannocchia di mais e.... che sborrata! Ha cominciato a riempirmi la bocca e sembrava che non volesse smettere di sborrare: più ne ingoiavo e più me ne schizzava dentro. Meraviglioso! Aveva un sapore leggermente agrodolce, che mi ha subito conquistato e resa schiava. Quando son tornata a casa a sera, appena Marco mi ha visto e fissato negli occhi, mi ha subito abbracciata e baciata con estrema passione.

«Dimmelo, amore! Dimmelo che ti ha scopato! Allora? Dai, raccontami, com'è andata? Lo sai che impazzisco di piacere, se mi racconti che ti fai montare dal tuo capo!»

Gli ho raccontato tutto, per filo e per segno, quello che era successo e quanto mi aveva riempito la bocca con la sua crema; Marco era ebro di felicità e mi ha scopato due volte, venendo prima nel culo e poi nella figa. Ogni giorno e per tre mesi, la mia pausa pranzo era una goduriosa scopata sulla scrivania, con delle ricche schizzate di sborra calda, a volte dentro il mio culo, altre volte in bocca, dovevo potevo gustarmela meglio, succhiando da quella sua calda e pulsante cappella ogni singola goccia della sua essenza di maschio. Naturalmente ogni sera ne facevo partecipe mio marito di come ero stata sbattuta da Massimo e lui si eccitava così tanto, che mi scopava in piedi, appoggiata al lavello oppure sul tavolo della cucina o in qualunque altro posto di casa dove ci trovavamo al momento. Per tre mesi mi ha scopata in tutte le posizioni immaginabili, sborrando ovunque lui ne avesse piacere. Poi, una mattina, il suo ufficio è rimasto chiuso per buona parte della giornata; nessuno ha saputo giustificare la sua assenza. Solo nel tardo pomeriggio, è giunta una mail da parte della dirigenza che, in qualche modo, spiegava la sua assenza.

“Per motivi strettamente personali, per alcuni giorni, il Sig. Massimo, vostro dirigente, sarà assente. Si confida che il personale continui ad espletare le proprie mansioni, in maniera responsabile e diligente.”

Ero distrutta. Mi son occupata svogliatamente di tutte le mie mansioni, senza riuscire a concentrarmi su nulla. Troppe domande affollavano la mia mente. Cosa era successo? Perché questo silenzio anche con me? Doveva esser qualcosa di veramente importante, se aveva mollato tutto, così in fretta. La sera, a casa, Marco aveva cercato di consolarmi, ma io mi sentivo così strana, persa, come se quella giornata mi fosse scivolata addosso senza lasciare alcun segno. Per buona parte della settimana, la mattina mi svegliavo in maniera svogliata, quasi stordita e continuavo a vestirmi, sempre indossando una minigonna, i soliti tacchi alti e le autoreggenti, con sopra la camicetta, senza reggiseno. Andavo in ufficio e fingevo di esser occupata, ma, in realtà, continuavo a fissare la porta del suo ufficio, che era inesorabilmente chiusa. Improvvisamente venerdì, proprio durante la pausa pranzo, mi è arrivato un suo messaggio. Quando è arrivata la notifica sul mio cellulare, per un attimo non gli ho neanche dato attenzione, poi mi son ricordata che lui aveva memorizzato il mio numero e così l'ho guardato e sono impazzita di piacere.

«Ciao, Elena, scusami se sono sparito senza avvertire, ma mia madre ha rischiato di morire e son dovuto correre al suo capezzale. Ora è tutto sotto controllo, ci vedremo in ufficio lunedì e…, mi raccomando indossa una gonna, così ti posso sbattere meglio durante la pausa. Poi farò in modo di farmi perdonare!»

Avevo le lacrime agli occhi per la gioia, mentre ho risposto che era tutto a posto e che ero semplicemente dispiaciuta per lui. Quando son tornata a casa, la prima cosa che ho fatto son saltata addosso a Marco, lui ha capito subito, ho sentito il suo cazzo gonfiarsi nei calzoni e mi son fatta scopare in piedi; quando è stato sul punto di venire, mi son abbassata, gliel'ho preso in bocca e l'ho fatto impazzire dal piacere. Il weekend sembrava eterno, non passava mai e, finalmente, lunedì mattina, lui è tornato e, dopo una breve riunione con tutti i dipendenti, alla pausa pranzo mi ha chiamato nel suo ufficio ed io mi sono inginocchiata davanti a lui, ho preso il suo cazzo in bocca e lui ha appoggiato una mano sul mio capo; mi ha scopato la bocca, muovendo il bacino avanti e indietro, fin quando non me l'ha riempita con la sua crema.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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