È quanto mi racconta mentre la sua mano è, ora, intrisa dei miei umori: sapere che mia cognata ci ha visto scopare, mi eccita tantissimo. Allungo la mano e sento che pure lui è perfettamente in tiro. Mi sposto su di lui e m’impalo sul suo cazzo svettante. Abbiamo scopato da far paura quella sera; credo che ognuno di noi, avesse impressa nella mente l’immagine di lei che ci guardava e questo ci aveva eccitato moltissimo. Mi passo una mano fra le cosce, vorrei far sesso, ma non la solita scopata, che comunque con Armando non è mai ‘solita’, ma vorrei vivere una situazione diversa, più eccitante, ma non mi viene in mente nulla. Improvvisamente, dalla strada che passa davanti casa, una vettura passa suonando il clacson; il rumore mi infastidisce, mi alzo per chiudere la persiana e, una volta chiusa, il mio sguardo viene attratto da una coppia che si sta baciando in auto, lì, sotto casa. Nulla di strano, alcuni baci e qualche effusione che mi illuminano la mente. Prendo il cellulare e scrivo un messaggio al mio amore. So già che, fino a domani mattina alle sei, quando esce dal lavoro, non lo leggerà; per regolamento non lo può portare addosso al lavoro, ma credo che gli farà piacere quanto gli dirò. «Amore, che ne dici di un carsex, questo sabato? Un bacio, Luisa.» Lo invio e ritorno sotto le coperte; sono eccitata dall’idea, ma mi lascio prendere dal sonno. Armando Ore sei, esco dal lavoro, entro in auto. Ha smesso di piovere, notte dura, sono stanco, ma soddisfatto, oggi non lavoro e domani riposo: devo trovare un’idea per passare una serata con Luisa, mia moglie. L’ho vista un po’ giù di corda, è nomale, il lavoro, la casa, i figli, la piccola, devo trovare un’idea che la distragga veramente. Prendo il cellulare dal vano auto, c’è un suo messaggio, lo leggo e subito il cazzo mi si gonfia nei pantaloni. Un carsex? Certo! Ecco l’idea. Luisa è una donna fantastica. Ci siamo conosciuti molto giovani, eravamo alle medie, ma è stata subito intesa. Col tempo l’amore è diventato serio, sono entrato in casa, accolto come un figlio. Rispettato da mio suocero, e molto ben voluto da Angela, mia suocera, una donna stupenda. Ricordo che, all’epoca, aveva meno di quaranta anni; era una donna che non passava inosservata, come oggi del resto: quando cammina per strada, i maschi si girano a guardarla. Con lei il rapporto è stato subito perfetto e, col tempo, fra noi si è instaurato un legane fatto di rispetto, confidenza ed amicizia profonda. Mi ha sempre detto che per lei ero un figlio, e mi ha sempre considerato tale. Luisa è come sua madre, una donna molto bella, con le curve al posto giusto. Dentro di lei è latente l’indole di un'esibizionista che, lentamente, sta emergendo. Si eccita da morire nelle situazioni estreme. Ieri sera l’ho scopata sapendo che avremmo potuto esser ‘beccati’ dai nostri figli: ha goduto come una matta. In passato, una domenica, siamo stati con degli amici in una spiaggia dove vi era la possibilità di mettersi nudi, ma poi non se n’è fatto nulla. Intanto, la sera, alla sola idea di poter essere ammirata da altri maschi come l'aveva fatta la mamma, è esplosa in un orgasmo sconvolgente. Da tempo fantasticavamo di far un carsex e devo dire che ha avuto una brillante idea; non vedo l’ora di esser a casa per parlarne con lei. Mentre percorro la strada di casa, ripercorro con la mente a come lei ha scoperto questa vena, fortemente erotica, di farsi ammirare impudicamente. Tutto era cominciato circa tre anni fa. Di ritorno dalle ferie, stavamo percorrendo l’autostrada di notte; i ragazzi dormivano e, a noi due, necessitava di andare in bagno. Al primo Autogrill ci fermammo. Era la notte di un giorno infrasettimanale, poca gente in giro. Io parcheggio e mi infilo direttamente dentro il bar, mi dirigo verso i bagni che sono posti al di sotto del locale e, mentre scendo le scale, vedo Luisa entrare. Nel locale, oltre al barista vi erano cinque uomini, presumo camionisti, visti i mezzi parcheggiati fuori; piuttosto spudoratamente si mettono ad ammirare lei che indossa una mini ed un top che a mala pena copre i seni, abbronzata e sola: come non poteva esser oggetto degli sguardi di tutti quei maschi? Una volta espletato il mio bisogno, risalgo e mi fermo un attimo a guardare la scena: lei era circondata da maschi che ne ammiravano, commentando a bassa voce, la bellezza. Lei beve un caffè, poi si dirige, a sua volta, verso il bagno; io esco dalle scale, ci scambiamo un piccolo cenno d’intesa, gironzolo un po' fra gli scaffali, per vedere se qualche uomo la seguisse. Nessuno si è permesso, lei dopo poco è tornata. Poi, in auto, mi ha sussurrato che si era eccitata tantissimo all’idea di esser osservata da qui maschi, fortemente arrapati. Per un po’ di tempo, fantasticammo sull’accaduto, anche se lei si era sempre mostrata restia all’idea che un ‘altro uomo potesse possederla. «Amore, lo sai che non riesco ad immaginare di farmi prendere da un maschio diverso da te: mi bloccherei.» Era questa la conclusione cui eravamo giunti. «Ma tu, con la fantasia, puoi farlo?» Le ho chiesto una sera, dopo l’ennesimo rifiuto.
Le ho chiesto una sera dopo l’ennesimo rifiuto. Ci ha pensato un po', poi, ricevute le garanzie del caso, che, cioè, non l’avrei costretta a metterle in pratica, si è lasciata andare. Ha cominciato a immaginare di trovarsi in mezzo a diversi maschi che la toccavano e le davano i loro cazzi da succhiare. Per un certo periodo, la cosa ci ha procurato delle eccitanti scopate, poi, un giorno, casualmente, un fatto nuovo ha aumentato il livello di erotismo delle nostre fantasie. Una mattina grigia e piovosa, avevamo accompagnato i ragazzi a scuola. Essendo liberi, abbiamo deciso di andare a guardare le vetrine di un centro commerciale. Arrivati nel parcheggio del centro, lo abbiamo trovato deserto, era ancora presto, allora io mi son messo a baciarla e toccarla fra le cosce. All’inizio lei non voleva, ma poi, lentamente, sono riuscito a portarla ad un alto grado di eccitazione, le ho fatto aprire le gambe ed ho infilato una mano in mezzo. Senza che lei se ne fosse accorta, arriva un furgone e si sistema a poca distanza da noi. Dal suo interno, un ragazzo ci osserva, lei è distratta dal gioco di mano che le faccio ed io sono eccitato da paura. La masturbo e lei gode. Scossa dal piacere si gira verso di me e, senza guardarsi attorno, si mette a succhiarmi il cazzo prendendolo tutto in bocca. Mi distendo per agevolare il gioco delle sue labbra, godo molto, ma, più di tutto, mi eccita sapere che il tizio del furgone non si perde lo spettacolo. Mi fa morire, sento l’orgasmo esplodere, le infilo il palo in gola e schizzo. Le scarico in gola tutto il seme e lei non ne lascia una goccia. Si solleva e, mentre si pulisce, si volta e si rende conto che il tipo ha visto tutto, infatti le fa il gesto di un applauso. «Ma ha visto tutto? E tu, lo sapevi e non mi hai detto niente? Che porco che sei! Andiamo via, dai, non mi va di restar ancora qui!» L’assecondo, passando vicino all’altro veicolo, lui ci sorride, lei si copre il viso, imporporato dall’imbarazzo. Per alcuni giorni, non ne abbiamo fatto parola, poi, una mattina, mi dovevo recare in un paese vicino per lavoro e le ho chiesto se le avesse fatto piacere farmi compagnia. Essendo libera, ha accettato, ma, quando sono passato da casa per prenderla, ho visto che indossava dei pantaloni; l’ho fatta cambiare e indossare una mini talmente corta, che bastava pochissimo per mostrare l’immancabile perizoma. Per tutto il viaggio e, durante il tempo che siamo restati in quei paraggi, ho avuto sempre il cazzo in tiro: era sconvolgente vedere come gli uomini se la mangiavano con gli occhi, il loro era desiderio puro e lei non si sottraeva al piacere di farsi ammirare. Ero talmente eccitato che, al ritorno, ho fermato l’auto e l’ho scopata lì dentro, in mezzo alla campagna. La svolta definitiva si è verificata alcuni mesi dopo, al matrimonio di un suo cugino. Faceva caldo e lei indossava un vestito leggero "nude look", sandali dai tacchi alti, che evidenziavano il suo splendido culo. Dopo la cerimonia in chiesa, siamo andati al ristorante, mentre gli sposi si erano assentati per le foto di rito. Giunti nei pressi del locale, posto in riva ad uno splendido lago e, essendo ancora presto, ci siamo messi a seguire le sponde, fino ad un gradissimo e deserto parcheggio. Giunti in riva al lago, siamo scesi, l’aria era calda, il posto molto bello, ci siamo appoggiati alla vettura ed ho cominciato a toccarla un po'. «Dai, smettila, abbiamo poco tempo e poi mi stropicci il vestito.» Mi ha detto con un tono di voce non tanto convinta. L’ho accarezzata un poco, le ho messo una mano sul pacco già duro, lei ha cercato di sottrarsi, risalendo in auto. Sono entrato pure io e allora le ho fatto aprire le cosce; scostato l’immancabile perizoma, ho cominciato a infilarle due dita dentro. È partita subito, ha reclinato la testa all’indietro ed ha cominciato a mugolare frasi senza senso. «Non ti fermare! Dai, che non abbiamo temp...ummhuhmum…» Ha aperto le cosce ed ha cominciato a godere. Come già avvenuto in precedenza, una vettura si è avvicinata a motore spento, trovandosi in discesa. Un tizio anziano si è messo osservare la scena. Essendo distante da noi, non aveva una visuale perfetta, quindi è sceso dall’auto e, restando a distanza, in piedi, ha ammirato lei che godeva. I suoi gemiti di piacere erano perfettamente udibili. Il tizio si è guardato intorno e, essendo solo, è rimasto appoggiato alla sua vettura, ma si toccava il pacco ormai eccitato. Mentre continuavo a masturbarla, le ho parlato: «Amore, godi... dai, che mi piace... e, se ti dicessi che uno ti sta guardando mentre godi, tu... come la prendi?» Lei ha subito aperto gli occhi, strabiliati dal piacere e mi ha sorriso. «Non me ne frega niente! Ora basta però, ti prego; mi stai facendo bagnare e il perizoma non riuscirà a contenere tutti i succhi che questo piacere mi sta facendo emettere.» Dicendo questo, si è appena girata ed ha osservato il tizio che ora, da sopra i pantaloni, se lo accarezzava sempre più. Mi sono spostato un po’ su di lei, le ho aperto meglio le cosce ed ho infilato la mia lingua fra i peli del suo magnifico fiore, leccandola come un pazzo.
