I quattro entrarono nel ring e si avvicinarono alla sua donna, che continuava a danzare, incurante di loro. Lui ebbe come un gesto dettato dalla paura; avrebbe voluto alzarsi per difenderla, ma si rese subito conto che lo sgabello era inchiodato al pavimento e che le cinghie, che lo immobilizzavano, erano state perfettamente strette; guardò con furore la donna che lo aveva legato, che si mise seduta vicino a lui, aveva appoggiato la testa sulle sue ginocchia, mentre lui osservava impaurito la scena. Anna, con indosso solo lingerie, calze e scarpe, continuava a danzare in maniera sempre più sensuale, provocando quei maschi, che ora si erano avvicinati a lei. Mario, intanto, cercava di liberarsi, mentre la donna, seduta ai suoi piedi, allungava una mano e prese a toccargli il sesso, attraverso i pantaloni, con movimenti lenti ma precisi; si mise a segarlo lentamente, fino a che lui, se lo ritrovò molto consistente e duro. L’orango, intanto, con un gesto rapido e veloce strappò il reggiseno di Anna: i bianchi e sodi seni, balzarono fuori in tutta il loro splendore; poi fu la volta delle mutandine: ora lei era nuda davanti a loro, con solo il sottile reggicalze, calze e scarpe, e continuava a ballare, seguendo la melodia. Nel frattempo i quattro si erano liberati degli indumenti e cominciarono a darsi da fare con Anna. Nella luce del ring, i loro uccellacci apparvero grossi, osceni e guizzanti: quattro enormi cazzi di dimensioni spropositate, soprattutto quello del gigante tatuato, appariva incredibilmente grande e grosso da sembrar finto; ad ogni sobbalzo sembrava un’arma pronta a colpire. Il grasso e l’orango afferrarono Anna per un’ascella ed una caviglia ciascuno, sollevandola come se fosse una bambola, offrendola, a gambe divaricate, al sesso del gigante; lui, con una cappella grossa quanto una mela, si avvicinò e, dopo un attimo di esitazione, penetrò dentro la profumata e depilata fessura di lei. L’impatto le fece inarcare, per qualche istante, tutto il corpo, ma poi, lentamente, prese ad oscillare e dondolare su quel gigantesco palo di carne, che le trafiggeva. Il killer dai baffetti neri si sdraiò sotto di lei: il suo sesso era lungo e svettante, si sputò ripetutamente su di una mano e lubrificò il palo, poi attese che il grasso e l’orango, depositassero la donna, sempre ingombra del palo del gigante, su di lui. Vide le morbide chiappe di lei, esser appoggiate alla punta del piolo, che entrò in lei in maniera invereconda. Mario era stordito, emozionato ed impaurito dallo spettacolo della sua donna, presa da quelle creature dotate di sessi enormi; sentì che la donna gli aveva aperto la patta dei pantaloni e, estratto il suo cazzo duro, se lo mise in bocca. Lui cercò di assecondare il movimento, ma lei glielo impedì. Si teneva il suo cazzo in bocca, senza che lui potesse far un movimento: restava eccitato, senza poter venire. Intanto, appena Anna fu impalata sul cazzo del killer, il grasso si posizionò davanti a lei e si mise a strofinare il lungo arnese fra le guance ed i seni, mentre l’orango si impadronì velocemente della sua bocca, infilando senza riguardo il suo cazzo duro e lungo, direttamente nella gola della donna. La musica non era in grado di coprire gli strilli di piacere di quella femmina nel suo momento più esaltante. I mostri la sfondavano senza ritegno. Il primo ad eruttare fu il gigante, sfilò il suo lungo sesso da lei e la inondò di schizzi di sperma emettendo un urlo, non diverso da un grugnito. Poi, fu la volta di quello dietro, che uscì rapidamente da lei e le schizzo il suo seme direttamente in viso. Il killer, a quella vista, si posizionò velocemente sotto di lei e prese il posto lasciato libero dietro, con un movimento rapido. Senza alcun riguardo, infilò Anna che poi venne spinta distesa su di lui dall’orango, che, con un movimento fulmineo, andò ad infilarsi davanti, iniziando a fare un movimento strano, ma che gli permetteva di chiavarla, stando quasi in piedi. I due che avevano già dato, si posizionarono ai lati della donna, che ebbe il compito di succhiare i loro membri, che sembravano non aver perso la loro consistenza. Le grida di piacere di Anna si confusero con incomprensibili parole di dialetto napoletano e, con non poco furore, la scoparono ripetutamente, godendo sempre addosso a lei. L’orango schizzò molta sborra su seno e viso, mentre l’altro la fece girare e, con un grido roco, le coprì la schiena di schizzi bianchi. Poi, come tutto era cominciato, i quattro energumeni raccolsero le loro cose e tornarono nel buio; Anna si avvicinò a Mario, la donna si tolse il sesso dalla bocca ed offri a lei un panno pulito per asciugarsi, poi si voltò e li lasciò soli. Di colpo si ritrovarono soli: Anna si accoccolò seduta, sul sesso duro e voglioso di lui e lo baciò.
«Buon anniversario, amore mio.»
Lui rispose al bacio. Sentiva il calore della sua vulva che lo risucchiava e, con un sospiro liberatorio, venne in lei.
«Son trascorsi dieci anni ed io ti amo come il primo giorno.»
Disse lui, mentre lei lo liberava; poi raccolse il proprio vestito.
«Le mutandine ed il reggiseno sono irrecuperabili.» Lui sorrise.
«Non importa, te ne regalerò di nuove e più belle. Direi che quest’anno ti sei superata: spero non ti sia costato troppo.»
Lei lo guardò con occhi di adorazione.
«Ho dato dei soldi alla donna; i maschi sono suoi amici che si sono accontentati di partecipare.»
Si guardarono negli occhi; ora era lui che la guardava con ammirazione.
«Lo credo bene che si sono accontentati! Chi non vorrebbe scopare una donna bellissima come te?»
Sorrisero e tornarono sui loro passi; percossero il fetido corridoio e poi il lurido bar; c’era ancora gente seduta a bere, forse, in mezzo a loro, vi erano anche i tipi di prima, ma nessuno li degnò di uno sguardo.La donna che aveva organizzato il tutto, ora era appoggiata al bancone, beveva un liquore e non disse nulla al loro passaggio. Anna e Mario uscirono. A loro non interessava la gente che era lì dentro. Erano come inutili comparse, che erano entrate ed uscite dalla loro vita; il loro mondo non gli apparteneva, se non per il capriccio di una notte.Percorsero alcuni vicoli ed uscirono in via Caracciolo; la luna piena splendeva su Castel dell’Ovo; lei si strinse al braccio di lui, sentiva colare dei liquidi fra le cosce: quella sensazione era l’ennesima conferma che la serata era stata indimenticabile.
«Ti amo. Sei stata meravigliosa, come sempre!»
Anna si appoggiò con la testa alla sua spalla, la notte era tiepida.Napoli era splendida.
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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