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Erotika
Disinibita dai cazzi
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Racconto25 min di lettura

Disinibita dai cazzi

In spiaggia coi nudisti, da cosa nasce cosa.... la donna si lascia andare e lo prende perfino nel culetto.

pennabianca
2 anni fa · 1.1k letture · 0

«Ci sono molti posti dove prendere il sole in santa pace: qui è bello, ma troppo affollato; se volete, domani vi posso accompagnare in una spiaggetta che, per arrivarci si deve percorrere un sentiero un po’ lungo, ma, alla fine, il posto ripaga del sacrificio.»

Luca ci racconta che abita in una città vicina alla nostra. Scapolo, ha trentasette anni e lavora in una banca come impiegato. Si rivela da subito una persona molto simpatica, educata, cortese e attenta nei miei confronti. Immediatamente si stabilisce un certo feeling tra noi quando il discorso cade sul sesso. Fra una risata e una battuta anche un po’ osé, la situazione si fa incandescente e io avverto forte il suo sguardo su di me, accompagnato da quello compiaciuto di mio marito. Allora decido che andrò di nuovo a far il bagno. Carlo declina l’invito e Luca si offre di accompagnarmi. Ci incamminiamo in silenzio verso la battigia e una volta dentro l’acqua, lui mi si avvicina e, insieme, nuotiamo verso il grande scoglio che emerge, appena poco distante dalla riva. Lì giunti, ci appoggiamo alla roccia e, quando un’onda mi fa perdere la presa, è lui che mi afferra deciso e mi ritrovo fra le sue braccia, girata di schiena: è quello il momento in cui avverto nel solco delle natiche il suo palo perfettamente in tiro. Resto un attimo immobile, ma poi mi allontano. Sentire quel contatto mi ha provocato un certo imbarazzo: sembrava come se lo avessi cercato. Dentro di me sono fortemente combattuta: una parte di me vorrebbe goderselo, ma la parte più pudica e razionale, non mi permette di lasciami andare. Quando torno a distendermi al sole, vedo lo sguardo d’intesa che si scambiano mio marito e Luca. Passiamo il resto del pomeriggio a crogiolarci al sole e, al tramonto, mi rendo conto che siamo rimasti da soli sulla spiaggia. Carlo si guarda intorno e poi, lentamente, si avvicina a me. Sento le sue mani sul mio corpo, mentre Luca ci osserva in silenzio, con il suo membro ben in tiro: sembra stia aspettando il momento giusto per interagire con noi, mentre io, al contrario, sono molto tesa, come se fossi stritolata in una situazione che non mi fa rilassare, anzi, mi innervosisce. Carlo mi accarezza e mi vuole baciare, ma quando io mi giro e rifiuto le sue labbra, lui rimane immobile, un po’ stupito, mentre Luca interviene prontamente, avendo di certo capito il mio disagio.

«Perché non torniamo a casa, ci facciamo una bella doccia e andiamo a mangiare il pesce in un bel posto che conosco?»

Carlo lo guarda e capisce che non è il caso di insistere. Insieme ci incamminiamo verso le rispettive case e, quando siamo in camera, lui mi stringe a sé e mi bacia con dolcezza.

«Scusami se ho esagerato in spiaggia, credevo che ti saresti lasciata andare. Va bene così, sono solo stupito dal tuo rifiuto. Dopo un pomeriggio di provocazioni, ero certo che avresti approfittato a goderti il momento. Ti amo e non voglio forzarti a far nulla che non ti va.»

Lo guardo e mi rendo conto che sono nella confusione più totale. Ho voglia di godere, ma non son sicura di esser pronta a quello che vuole lui. Mi stringe a sé e, sotto la doccia, quando mi passa le mani sul collo e sulla schiena, non resisto al desiderio di sentirlo dentro di me. Mi giro, apro le gambe e lui mi penetra con decisione. Lo sento entrare tutto, fino in fondo, e godo subito. Mi stringe a sé. Mi spinge contro la parete della doccia e mi chiava con colpi decisamente forti. Vengo, ma continuo ad assecondarlo, andando incontro al suo corpo con il movimento del bacino; lui mi afferra per i fianchi e mi sbatte come un tappeto. Godo e lo incito a scoparmi, sempre più forte.

«Dai… sei … meraviglioso … ancora.»

Lo sento pomparmi sempre più forte, poi, improvvisamente, resta immobile dentro di me ed esplode in un orgasmo travolgente. Viene e mi inonda il ventre di seme bollente, che sento schizzare in profondità. Mi bacia con passione ed impeto. Sento il suo corpo tremare e stringersi a me, che impazzisco per il piacere che provo. Mi guarda compiaciuto e poi, mentre ci asciughiamo, mi sorride divertito.

«Sono piacevolmente compiaciuto di sentirti veramente calda e vogliosa. Credo che in parte sia merito di una giornata diversa dal solito e anche del fatto che, oltre me, un altro maschio ha mostrato di desiderarti.»

Lo guardo e sorrido, annuendo al suo discorso che trovo perfettamente corretto.

«Non mi stupirei se, alla fine di questa vacanza, tu riuscissi a chiavare con lui e me insieme.»

Lo guardo scuotendo la testa, lui ride sostenendo che non è il caso di porre limiti alla provvidenza. La sera prosegue con Luca che ci porta in un bel posticino, dove, fra un piatto e l’altro, sono in due che mi coprono di complimenti ed attenzioni, mentre io non riesco a liberarmi dal ritegno che mi assilla e, quando la serata volge al termine, vedo come un velo di delusione nei loro occhi, convinti che avrei accettato di finire il gioco in camera con loro. Luca ci saluta e ci dà appuntamento per il giorno dopo, per andare in spiaggia. A letto, quella sera, Carlo lascia che sia io a parlare ed a chiarirgli che ancora non mi sento libera e che deve aver pazienza. Forse lo dico più a me che a lui. Dentro di me ho una grande incertezza: ho paura di sperimentare un gioco nuovo, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. Paura di scoprire che il nostro rapporto è cambiato, che potrebbe piacermi e, forse, intaccare l’amore che ho per lui o, che diavolo ne so, ho solo paura! Ho solo incertezza e molta confusione in testa. Il giorno dopo, percorriamo un tratto di strada bianca e poi, giunti in un piccolo parcheggio, lasciamo la vettura e ci incamminiamo per circa venti minuti su un sentiero appena accennato e giungiamo ad una piccola spiaggia di sabbia bianca e finissima, tipo Caraibi. In tutto sarà una striscia di una cinquantina di metri di spiaggia, chiusa fra due enormi costoni di roccia. Anche davanti, nel mare, presenta una corona di rocce che ne impediscono l’accesso, quindi, per raggiungerla, si deve per forza percorrere quel sentiero. Non c’è nessuno e, piantato l’ombrellone e stesi i nostri teli, ci esponiamo al sole. Luca, con la complicità di Carlo, mi spalma la crema sulle spalle e poi, lentamente, copre tutto il mio corpo, fino ad indugiare fra il solco delle natiche, senza forzare; poi scende in basso, fin alle caviglie. Per tutto il tempo che ho sentito le sue mani su di me, il mio corpo si è, gradualmente, rilassato e, quando mi chiede di girami supina, onde procedere allo stesso trattamento anche sul davanti, non oppongo resistenza. Le sue mani scorrono libere su di me e mi provocano un lento e graduale rilassamento, che mi porta, lentamente, ma inesorabilmente, a sentirmi a mio agio. Comincio a godere sotto il tocco di quel lieve spalmare che, ora, è diventato un vero e proprio massaggio erotico, anche senza mai portare le mani sul sesso, ma indugiando molto sui seni ed accarezzando le cosce e tutto il resto del corpo. Sento dentro di me un languore che si sta trasformando in un piacere sottile e molto intenso, ma instillato con pacatezza e delicatezza. Sento che mi sto bagnando e quasi spero che le sue dita si intrufolino dentro il mio corpo; istintivamente schiudo un po’ le gambe, quasi ad invitarlo, mentre Carlo ci osserva e si masturba piano il cazzo, ora diventato duro e teso. Mi sono quasi spinta a prender la mano di Luca per metterla sulla fica, che ora reclama il suo piacere, quando dal sentiero sentiamo provenire delle voci; poco dopo, sopraggiunge una coppia, con due ragazzine molto piccole: avranno al massino una decina di anni. Il sopraggiungere di due minori, ci fa subito desistere dal continuare il gioco. La coppia ci fa un cenno di saluto e si sistema un po’ più distante da noi. Lui è un bel maschio sulla quarantina, alto e ben piantato, non grasso e con una dotazione che, a riposo, sembra ben messa, lei, nonostante le due gravidanze, sfoggia un fisico da sincera invidia. Ventre piatto e seno bello tondo, avrà al massino trentacinque anni, capelli biondi e corti, labbra carnose e mani con dita lunghe e sottili. Ci osservano un attimo, poi si distendono al sole e si mettono a leggere, quasi ignorandoci. Per scaricare la tensione erotica che ho accumulato con le carezze di Luca, mi alzo e percorro il bagnasciuga, dove le due ragazzine stanno raccogliendo conchiglie. Le guardo e devo riconoscere che son belle come la madre. Gioco un poco con loro, le porgo delle conchiglie e sento che non parlano la nostra lingua, poi, alle mie spalle, si materializza la madre. Ci rivolgiamo un breve sguardo, lei mi sorride e poi va verso il mare ed io, quasi senza un reale motivo, la seguo e ci mettiamo a nuotare dirette alla corona di scogli, fin quando non arriviamo dove la scogliera è più piatta. Un attimo di respiro, lei si avvicina e si presenta.

Prima di andare avanti…

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