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Sara e l'arte del sessantanove
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Racconto12 min di lettura

Sara e l'arte del sessantanove

Sara, ninfomane adulta, si è finalmente liberata di ogni remora bigotta e si gode il sesso, in tutti i buchi e con tutti i cazzi che riesce a cogliere.

pennabianca
2 anni fa · 714 letture · 0

«Buona notte, signora molto… troia!»

Sfinita, crollo sul letto e dormo fino alle 10:00 del giorno dopo. Mi alzo e vado in spiaggia. Con scarso interesse, mi avvicino al bagnino e gli chiedo dove si trovi l’ombrellone della stanza 69. Lui mi scruta un po’ sornione e, con un sorrisetto alquanto scaltro, me lo indica. È appena due posti più a destra dalla sua postazione.

«Buon giorno, sono Vincenzo e il suo posto è là, dopo quest’altro, che è il 68. Sa, il 69 è un posto speciale! Non tutti lo possono avere. Un 69 richiede perizia ed impegno!»

Solo allora lo guardo e trovo che è un bel maschio, davvero intrigante. Al momento sono sufficientemente appagata, ma la settimana è lunga.

«Piacere sono Sara ed ha ragione: il 69 non è cosa per tutti. Bisogna esser in perfetta forma!»

Ride perché ha capito l’antifona e che so stare al gioco. Per tutto il giorno mi rilasso al sole e, quando decido di andarmene, mentre percorro il tratto vicino alle docce, per distrazione inciampo in uno scalino, facendo cadere il borsone con gli accessori da mare. Ho avvertito dolore ad una caviglia e, zoppicando un po’, mi rialzo e, mentre raccolgo il borsone e le mie cose, si è avvicinato Vincenzo, il bagnino del mattino, che subito si è preoccupato.

«Signora, Sara! Si è fatta male? Lasci, lasci, ci penso io.»

Ha raccolto gli oggetti sparsi per terra, li ha riposti e, sorreggendomi, mi ha fatto sedere su una panchina. Già non sentivo più male, ma ho deciso di testare se era un maschio valido per passarci la serata. Si è mostrato cortese e ruffiano, specialmente con me. Gli ho dato un’accurata sbirciata al pacco, appena coperto dal costume, e mi è sembrato potesse aver un bell’attrezzo adatto alle mie esigenze.

«Mi faccia dare un’occhiata… Uhmm… no, non c’è niente di rotto: ha solo preso una brutta storta. Un po’ di ghiaccio e domani starà meglio. Venga, l’accompagno in albergo…»

Ho finto indifferenza per vedere se a lui il gioco piaceva.

«Grazie, Vincenzo, non occorre, alloggio all’hotel appena dall’altra parte della strada, qui a due passi.»

«Mi dispiace, ma devo insistere; lei si è infortunata all’interno della struttura da noi gestita, quindi è mio dovere assisterla.»

Ho capito che il gioco lo intrigava ed ho continuato a recitare la parte della infortunata. Mi ha sorretto fino all’hotel, reggendo la borsa; siamo saliti al piano con l’ascensore e siamo entrati in camera.

«Grazie ancora, Vincenzo. Lei è stato veramente gentile. Non doveva disturbarsi, così tanto.»

«Si figuri, Sara, faccio solo il mio lavoro e poi, non si offenda, aiutare una signora così attraente, è un piacere. Insomma, in spiaggia, con lei in costume, è difficile restare indifferenti. Posso far qualcos’altro per lei?»

Ho sentito fremere la mia micetta. Un po’ di umido mi ha spinto ad osare. Mi pareva giocare al gatto col topo. Solo che non mi era chiaro chi fosse il gatto e chi il topo.

«Grazie per i complimenti, ma, in realtà, ci sono tante signore più belle e interessanti di me in spiaggia: io son troppo matura.»

Ho lanciato l’amo ed ho atteso che abboccasse. Lui ha sorriso e io, per provocarlo ulteriormente, ho fatto in modo di far notare che il mio sguardo cadesse spesso sui suoi muscoli e sui suoi slip. Lui ha notato, eccome. Si è avvicinato, mi ha preso una mano e l’ha appoggiata sul cazzo. Bingo: avevo vinto! Ho sentito il suo grosso cazzo che si gonfiava rapidamente ed i suoi enormi testicoli pulsare. Lui l’ha tirato fuori, abbassando gli slip. Un bel cazzo, sufficientemente esagerato!

«Forza, Sara, lo prenda in mano; non morde mica!»

Povero ingenuo! Lui non morde, ma io lo spello! L’ho afferrato e l’ho masturbato, osservandolo con occhi da maliarda. Si è gonfiato ancor di più e, indietreggiando, son finita seduta sul bordo del letto, lasciando la presa. Vincenzo ne ha approfittato ed ha puntato il membro eretto contro la mia bocca. Le sue intenzioni erano più che evidenti.

«Dai, succhialo, che poi ti faccio impazzire!»

L’ho preso in bocca tutto, fino in fondo, e usando una mano per massaggiare la base e l’altra per accarezzargli lo scroto, ho iniziato un pompino da infarto. Lui mi ha guardato sbalordito per la mia bravura.

«Ma, cazzo, che bocca! Sei davvero spettacolare! Te lo sei infilato tutto in gola con una disinvoltura impressionante! Ma quanti ne hai succhiati?»

Ho iniziato a bagnarmi e già maturavo l’idea di sentirlo dentro, quando lui, con un grido quasi strozzato, mi ha sborrato in gola! Ha eruttato come un vulcano!

«Cazzo, sborro! Mi fai schizzare all’istante! Pazzesco!»

Bevo e ingoio tutto. Continuo a succhiare, ma gli si ammoscia. Lo guardo un po’ sorpresa e delusa.

«Scusa… ma io…? Mi lasci così, con la voglia?»

Lui mi guarda un po’ mortificato.

«Non mi era mai successo che una me lo prendesse tutto in gola e mi facesse sborrare all’istante. Scusami, adesso cerco di far godere un po’ anche te.»

Lo guardo mentre si inginocchia fra le mie cosce. Mi vuole leccare, mentre io ho voglia di cazzo! Sconsolata lo blocco.

«Lascia perdere. È sfumato il momento, adesso non mi va più. Va pure, che sto bene.»

Lui mi guarda e si rende conto che sta perdendo un’occasione unica.

«Ascolta, lasciami rimediare. Questa sera verrò a trovarti e porto anche un mio amico. Dai, che in due, ti faremo impazzire.»

Lo guardo, mi sento d’esser trattata da puttana, però la cosa mi piace, mi eccita. Decido di dargli un’altra possibilità, anche perché, al momento, non ho altre alternative. Annuisco e restiamo che ci vediamo in albergo verso le ventuno. Puntuali si presentano alla mia porta. Entrano e Vincenzo mi presenta il suo amico.

«Lui è Michele.»

Lo guardo e deduco che avrà al massimo una trentina d’anni, sicuramente è molto più giovane di Vincenzo, che deve averne almeno 45. Senza perder tempo, Vincenzo mi fa distendere sul letto e mi infila il suo cazzo, già duro, in bocca.

«Brava, Sara, così… lei è… aaahh… guarda, Michele, come lo succhia! Ne deve aver succhiati un numero infinito per infilarsi il mio così facilmente in gola! Dai, fagli vedere il tuo e vediamo se lo ingoia con la stessa facilità!»

Il ragazzo si spoglia e mi presenta in faccia un gran bel cazzo. Non è molto lungo, ma decisamente è un extra large! Mi dedico anche a lui e sento che fatico ad accoglierlo in bocca. Li succhio, ma poco dopo sento che sto colando. Li voglio dentro e non farli sborrare in gola. Mi sono staccata e li ho invitati a scoparmi.

«Sono stanca di succhiare e, poi, rischiate di schizzare subito, mentre io ho voglia di scopare!»

Si guardano, Vincenzo si sdraia supino e mi fa impalare su di lui. Me lo infilo tutto dentro e me lo godo un po’, mentre continuo a succhiare l’altro. Sento che non mi basta e, allora, guardo Michele e lo invito a scoparmi il culo.

«Dai, mettimelo dentro, che voglio godere!»

Gli brillano gli occhi, mentre affonda nel mio culo. Prendono a scoparmi e vengo ripetutamente, mentre loro si alterano nei miei buchi, per resistere di più. Alla fine, dopo due ore di chiavate in cui me li sono spremuti come limoni, li mando via e mi concedo un po’ di riposo.

Ho trascorso il resto della vacanza, scopando tutte le sere ed anche un pomeriggio, ma il migliore di tutti è stato il ragazzo nero che mi aveva portato il sonnifero in camera.

Non ho avuto più modo di rincontrarlo, altrimenti mi sarei fatta dare un’altra bella dose di tranquillante!

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pennabianca

Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!

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