Mi chiamo Sara. Sono una bella 55enne imprenditrice, che adora cornificare il marito. Ho un bel corpo tonico dal ventre piatto: nonostante tre gravidanze, sfoggio ancora un bel fisico. Aggiungo il fatto che, a letto, sono un’autentica vacca, insaziabile, e con questo il quadro è completo. Quest’anno, per motivi famigliari, mio padre non sta troppo bene, non ho prenotato da nessuna parte per le vacanze estive. Mio marito, un cornuto senza pari, assieme ad uno dei miei figli, il più grande, che è impegnato in un torneo di calcio sponsorizzato dalla nostra azienda, se ne starà via con lui tutta la settimana ed io, dopo aver avuto dai medici e da mia madre, la conferma che le condizioni di mio padre, persona che amo più della mia vita, sono stazionarie, se non migliorate, decido di staccare la spina per alcuni giorni. Cerco un last minute e trovo una camera in un hotel al lido di Jesolo. Metto giusto due cose in valigia e via, da sola, all’avventura. Mentre raggiungo la destinazione, sento già la mia fighetta che si inumidisce. Quando succede, significa che sono in riserva di cazzo! Rifletto e prendo atto che sono almeno dieci giorni che non vengo montata come si deve. Il mio bull di fiducia è in vacanza con moglie e figli e mio marito, super dotato, in questi giorni si è scopato la nuova infermiera del suo reparto; inoltre, la persona che maggiormente mi manda fuori di testa quando mi scopa, mio padre, è malato ed io sto qui a colare dalla voglia.
Mi fermo per un caffè e, quando entro nel bar dell’autogrill, avverto lo sguardo di due camionisti che mi divorano con gli occhi. Li osservo. Sono i tipici maschi viaggianti. Un po’ panzuti, con dei pantaloncini quasi sudici. Indossano delle canotte, sotto cui si intravede un bel pelo folto. Due orsi che sbavano per me. Bevo il caffè, mi giro e li scruto a fondo; ottenuta la loro attenzione, mi dirigo verso i bagni. Purtroppo c’è un casino di gente e, quando sto per desistere, uno dei due mi si affianca.
«Vieni fuori, che ho il camion qui vicino.»
Esco anticipata da loro che mi guidano dietro la struttura. Mi fanno salire dal lato passeggeri di un camion enorme. La cosa non mi sorprende; fin da piccola ho fatto decine di bocchini ai camionisti che venivano a scaricare nella mia azienda e, quindi, mi muovo con una certa disinvoltura. Uno dei due lo nota.
«Però? Sai proprio come sistemarti su un camion! Di sicuro non è la prima volta che ci sali su!»
Li guardo vogliosa.
«Allora? Devo anche guidarlo o vogliamo scopare?»
Se la ridono, mentre si sbottonano i pantaloni, esibendomi due bei cazzi. Nulla di particolare, ma, per sopperire alla voglia che ho, vanno bene. Subito uno me lo infila in bocca, mentre l’altro mi palpa il culo e mi infila due dita dentro la figa già bagnata.
«Cavolo! Questa troia è già fradicia!»
Lo guardo, mentre spompino l’altro.
«Che credevi? Che fossi sazia? Se son salita sul vostro bestione, è perché ho voglia e, dunque, non perdiamo tempo: scopatemi!»
La mia determinazione li sorprende. Si danno uno sguardo e poi il tizio dietro me lo infila di colpo tutto dentro. Sento che mi scopa bene, senza fretta. L’altro me lo spinge in gola ed io me lo gusto con calma, mentre raggiungo un veloce orgasmo che, più che soddisfarmi, mi dà come lo stimolo a godermi per bene i due cazzi. Mi lavorano bene, sto quasi per godere, quando si scambiano di posto e, adesso, mi ritrovo con un cazzo nel culo e l’altro, messo fra le gambe del compagno, me lo pianta, non senza difficoltà, nella fica, che già sbrodola. Mi sbattono in doppia e raggiungo appena un orgasmo, quando mi sborrano dentro un fiume di crema, che tracima dai miei buchi. Si sfilano e me li fanno pulire. Non sono molto appagata, ma tant’è: fino al mare, ci arrivo. Mi pulisco al meglio e me ne vado, senza nemmeno salutarli. Mezze seghe! Raggiungo il mio hotel e mi concedo una bella doccia rinfrescante, con annessa masturbazione, che mi calma un po’.
Cazzo! Sono in calore e mi devo trovare chi mi monta! La sera, a cena, mi guardo intorno. Nel ristorante dell’hotel ci son quasi solo famiglie e pochi maschi validi, quindi dovrò andare a caccia fuori, ma questa sera sono stanca e, quindi, decido di concedermi una buona dormita. Domani sarò più in forma e vedrò cosa offre la spiaggia. Vado a letto, ma sono inquieta. Ho voglia di cazzo, accidenti! Mi rigiro nel letto e, dopo non so quanto, alzo il telefono e chiamo la reception. Mi risponde una voce maschile.
«Mi scusi sono la signora Sara della camera 69, avrei bisogno di un sonnifero, perché non riesco a dormire.»
La voce risponde che provvederà a mandarmi quanto richiesto. Poco dopo bussano alla porta. Quando apro mi trovo davanti un bel maschione tutto nero. Un fisico davvero scolpito che mi guarda e sorride. Io indosso solo una sottilissima vestaglia, molto trasparente che lascia poco all’immaginazione. Lo faccio entrare e lui mi consegna quanto richiesto, con una piccola variante.
«Signora, è lei che ha chiesto un sonnifero, vero? Ecco, questa è la medicina che lei ha chiesto per dormire; in alternativa al farmaco, vi è la variante generica.»
Apre i pantaloni e mette a nudo almeno 25 cm di cazzo nero e già parzialmente duro! Non esito a scegliere il generico. Mi inginocchio ai suoi pedi e mi infilo quel totem di carne quasi tutto giù per la gola. Vedo lo stupore dipingersi sul suo viso.
«Oh cazzo! Ma te lo infili tutto in gola? È la prima volta che una riesce a prendermelo tutto in gola! Dai, che ti faccio impazzire! Ma come fai?»
Gli rispondo con un sorriso. Ho voglia di cazzo, non di parlare, ma gli rispondo lo stesso.
«Allenamento, mio caro! Mi scopo cazzi anche più grossi del tuo!»
Lui sgrana gli occhi e me lo spinge ancora più in bocca, fin quando il mio naso non sbatte sul suo addome. Lo tengo un po’ in bocca, lo sfilo lentamente, per poi riaffondarlo tutto in gola. Ho la fica che sbrodola e lo vuole. Mi sollevo e mi distendo sul letto. Apro oscenamente le gambe, appoggiando i talloni sul letto; lui si inginocchia fra le mie gambe e si abbassa per leccarmela, ma io lo blocco.
«Non perder tempo, scopami! Sono così in calore che te lo fondo, se non mi scopi subito!»
Mi guarda un po’ intimorito e poi me lo affonda tutto, fino in fondo. Sento che mi scivola tutto dentro, mi sbatte sull’utero e mi procura un misto di dolore/piacere che mi provoca una scarica elettrica al cervello e mi fa godere all’istante.
«Vengo! Vengo! Vengo! Devastami, ma non ti fermare!»
Un toro scatenato. Mi sfonda ripetutamente e godo davvero tanto! Mi sbatte come un tappeto. Perdo il conto di quante volte ho raggiuto il piacere, ma lui non è ancora venuto. Mi rigira, si mette dietro di me, sento che, senza dir nulla, me lo appunta sul culo. Faccio appena in tempo a portare con le dita un po’ di saliva sul buco, che subito dopo me lo pianta in culo, come un siluro sparato a tutta forza.
«Porco, me lo sfondi! Dai, che mi piace!»
Mi tiene per i fianchi e me lo sfonda con gusto. Godo ancora, un’altra volta, ma è evidente che anche lui, adesso, è all’apice. Lo sfila e me lo presenta in faccia. Apro la bocca ed un fiume in piena mi travolge. Lunghi schizzi di crema speziata e saporita mi colpiscono il viso, il collo, i capelli ed il seno. Si svuota con grugnito da vero maiale. Lo spreme per bene, poi se lo rimette dentro e mi saluta.
