Ci incamminiamo e, poco dopo, entriamo in un vecchio palazzo. Saliti al terzo piano, una donna dai lunghi capelli biondi ci apre: è bellissima. Alta circa uno e novanta, una terza di seno, un culo a mandolino che sormonta due cosce sensuali, ben inguainate in calze come le mie. Entriamo dentro un gran salone dove, con lei che ci fa strada, troviamo seduta, su uno degli innumerevoli divani, un’altra donna, forse di età superiore alla nostra, dai capelli rosso fuoco, molto belli: entrambe quelle donne sembrano due modelle. Insieme ad esse ci sono una decina di uomini di tutte le età e con quelli che sono venuti con me, sono in dodici.
Nicola mi si avvicina da dietro, sento il suo cazzo premere contro il culo, mi bacia sul collo e mi spiega la situazione.
«Come vedi la “festa” siete voi, cioè siamo noi a farla a voi. Niente violenza o cose che non vorresti, nessuno oserà insistere e, quando ne hai abbastanza, devi solo dire “stop”. Allora, ci stai?»Mi giro, ho gli occhi di tutti addosso che mi scrutano in silenzio. Lo bacio e chiedo:«Posso almeno spogliarmi?»Un grido di esultanza rompe il silenzio. Subito un numero imprecisato di mani mi toccano, bocche mi baciano dappertutto e poi, cazzi, tanti, che mi riempiono ogni buco, facendomi godere tantissimo. Sembrano infaticabili. Appena uno lascia libero un buco, subito viene riempito da un altro, sborrandomi dentro. Ho provato cose che non mi erano neanche passate per la mente: ad esempio due cazzi contemporaneamente dentro la fica. Una cosa da svenire di piacere o di esser leccata da una donna, dolcissima. L’unica cosa che mi ha sconvolto e che ho rifiutato, è stato quando mi hanno appoggiato due cazzi sul culo. Ho avuto paura ed ho detto no e nessuno ha trovato nulla da ridire. Non mi ricordo quante volte ho goduto. Tantissime. Mai fatta una scorpacciata di cazzi così. Forse ho pareggiato i conti con la mia gioventù. Poi, dopo l’ennesima sborrata in bocca, mi sono girata ed ho visto i miei due amici stravaccati su di un divano, nudi, sfiniti, con i loro cazzi mosci. Mi sono seduta in mezzo a loro ed ho fatto il punto della serata.
«Sono le due, io ne avrei abbastanza, mi riaccompagnereste all’albergo? Non credo di esserne capace da sola.»Mi hanno sorriso e ci siamo rivestiti. Colavo dappertutto. Ho salutato la rossa che era alle prese con due cazzi in culo e la bionda che ancora se ne scopava uno dietro e uno in gola, e siamo usciti. Mi hanno accompagnato fino all’albergo; io non mi reggevo in piedi. Ero sfinita. Quando sono entrata, il portiere, quello della prima sera, mi ha sorriso ancora, ha capito tutto e mi ha aperto l’ascensore.«Notte piacevole?»L’ho guardato ed ho sorriso.«Indimenticabile!»Sono salita in camera mia. Mi sono fatta una doccia per togliermi le tracce di sborra che avevo ovunque, poi, prima di mettermi a letto, ho versato metà della bottiglia di grappa, come se l’avessimo bevuta entrambi, me ne sono messe alcune gocce addosso, come se fossi stata ubriaca pure io e mi sono messa a letto. Al mattino, lui mi ha svegliata, voleva scopare, ma io non ne avevo alcuna intenzione.«Accidenti a te e a quel dannato liquore, mi hai fatto ubriacare! Ho un dannatissimo mal di testa.»Lui insisteva. Allora ho preso il cazzo in bocca e segandolo e succhiandolo velocemente, l’ho fatto sborrare, tanto, una più o meno, non faceva nessuna differenza. Siamo partiti, per andar a trovare un suo cugino a Milano. Sia lui che sua moglie erano le persone più antipatiche di questo mondo. L’unica loro ragione di vita, erano i soldi. Per loro tutto era troppo caro, costava troppo e si risolvevano nel solo lavoro. Siamo rimasti solo due giorni, poi siamo andati a trovare un suo amico che aveva fatto il militare con lui e che abitava in un paesino vicino La Spezia. Quando siamo arrivati ed abbiamo fatto le presentazioni, ciò che mi ha colpito di più è stato il padre del suo amico. Di nome Bruno, non molto alto, ma asciutto, duro, con le mani forti, rugose, piene di calli, con un’aria da vecchio lupo di mare, sulla quarantina. Mi ha puntato addosso i suoi occhi di un blu simile a quello del mare, facendomi sentir bagnare la fica; in fondo erano tre giorni che non scopavo e già ne avvertivo il desiderio. Nel pomeriggio, mio marito mi ha informato che quella sera sarebbero andati in un paese lì vicino a trovare un altro ex commilitone loro amico, e che la cosa era, come dire, fra uomini. Io mi ero rassegnata a passare una serata in casa, quando Bruno, venuto a conoscenza della decisione del figlio di uscire con l’amico, ha detto che, essendoci luna piena, sarebbe stata una notte perfetta per mettere giù il palamito, ma che, se lui non ci fosse stato, avrebbe dovuto rinunciare. Io lo guardo e chiedo se posso essere utile, dal momento che essi vogliono uscir da soli. Lui mi sorride e mi dice che non è necessaria alcuna perizia in quello che c’era da fare. Anche il figlio, guardando mio marito, gli consiglia di lasciarmi andare.«È bravissimo, puoi star tranquillo che, domani mattina, te la riporta tutta intera.»Al calar del sole, lui mi dice di prendere un paniere con dentro la nostra cena. Saliti, sulla sua barca, un gozzo perfettamente attrezzato, ci apprestiamo ad uscire dal porto. La notte scende velocemente, lui entra nella stretta cabina e m’istruisce sul da farsi.«Vedi questa è la bussola e questo serve per il motore. Quando te lo dirò, dovrai tenere questa rotta e questa velocità, al resto ci penso io.»Raggiungiamo il mare aperto ed il buio più profondo ci avvolge. Un piccolo faro illumina la coperta dove lui sta armeggiando dentro un grosso cesto, pieno di ami e i due faretti, uno rosso e l’alto bianco, illuminano la notte. Lui osserva la costa in lontananza e decide che siamo nel posto giusto. Mette in mare una piccola boa bianca e mi fa partire. Il motore al minimo e la rotta, sono le uniche cose cui devo pensare. Lui, invece, con una maestria unica, estrae dalla cesta uno alla volta gli ami, vi aggancia delle sardine come esca e li cala in mare. Dopo circa un’ora, ha messo in mare, legati a un lunghissimo filo, circa 4000 ami, mette un’altra boa, e questa è munita di una piccola luce fluorescente.
continua...
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Il sesso e bello tre volte... quando lo aspetti... quando lo vivi... quando lo ricordi. Un racconto fissa quel ricordo per sempre!
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