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Erotika
Infedeltà - 1
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Racconto20 min di lettura

Infedeltà - 1

Una moglie insaziabile sposa il giusto cornuto per poter trovare il tempo e le soddisfazioni adatte alla sua infedeltà.

pennabianca
2 anni fa · 710 letture · 0

Mi chiamo Mara, ho cinquantasei anni e sono sposata con Marco, che ha la mia stessa età. In tutta la mia vita, l’adulterio è stato il filo conduttore di quasi tutta la mia esperienza erotica. Ho conosciuto il sesso tardi, rispetto a tante altre ragazze, perché mi sono divertita tantissimo a prendere in giro tutti i maschi, che mi facevano il filo. Verso i diciassette anni, ho capito che il sesso doveva essere un piacevole modo per dominare i ragazzi, poiché erano disposti a tutto per farsi portare a letto. 

Mi fidanzai con Marco, un ragazzo veramente carino, simpatico, di buona famiglia e con qualche soldo, il che non guasta. I primi mesi lui si limitava a baciarmi e questo mi piaceva: era il primo che non allungava subito le mani in mezzo alle cosce. 

L’anno dopo scoprimmo insieme il piacere del pompino: io gli prendevo il cazzo in bocca, ci giocavo un poco e poi lui schizzava. Non che fosse molto dotato e, anche in fatto di resistenza non era certo un campione, ma a me andava bene così. Venne il momento per lui di partire per il servizio di leva. Quindi, decidemmo che io sarei rimasta vergine fino al suo ritorno, tanto per dimostragli la mia fedeltà e veramente gli rimasi fedele. Nessun maschio mi ha scopato durante il periodo che lui era militare. Io, però, sentivo sempre il desiderio di avere quel nervo duro e caldo in bocca e ogni tanto, specie la domenica, quando lui non tornava, io prendevo la macchina di papà e mi facevo un giretto in città.

 Quasi sempre rimediavo un bel cazzo da succhiare. Essi avrebbero voluto anche scoparmi, ma io inserivo all’interno delle mutandine un’assorbente e simulavo di aver le mestruazioni; perciò, alla fine, un bel bocchino risultava sempre gradito al posto di niente. 

Avevo trovato un lavoro come commessa in un negozio di abbigliamento e la proprietaria era una donna alquanto libera, disinibita e, grazie a lei, scoprii i notevoli vantaggi della pillola. Decisi subito di adottare questo sistema anticoncezionale e, quando il mio ragazzo finì il militare, io ero pronta; mi feci sverginare, senza troppe remore. Non fu per niente una grande scopata. Lui mi toccò e, quando si rese conto che mi ero bagnata, mi infilò il cazzo dentro, senza troppi complimenti e, dopo un po’ di fik fik, mi riempì la fica di sborra. Anche se non ero molto convinta che scopare fosse questo, mi dissi che per una giusta causa, il sacrificio poteva esser fatto. 

Tre mesi dopo, per il suo compleanno, mi feci anche aprire il culo. Stesso copione, con la sola differenza che fu un po’ più doloroso. Dopo queste esperienze non tanto soddisfacenti, mi ripromisi di cercare un bel cazzo che potesse regalarmi dei bei momenti di sesso.

Avevo già conosciuto i miei suoceri: lui, Alfio, un maschio splendido, alto, capelli ed occhi neri, mani forti al punto che, quando mi strinse la mano per la prima volta e mi guardò dritto negli occhi, mi sentii sciogliere come del ghiaccio al sole; lei, Rosa, invece era una vera sega di donna. Sempre a lamentarsi di tutto e di tutti e lui che mi guardava come per dire che non la sopportava più. Qualche tempo dopo, un grave fatto cambiò la nostra vita. Una domenica, in cui ero stata invitata a pranzo a casa loro, lui ci informò che, a seguito certi esami clinici, i medici gli avevano diagnosticato una gravissima malattia degenerativa e, quindi, non gli restava molto da vivere, sei/otto mesi, al massimo un anno. 

Restammo tutti impietriti, lui, invece, ci guardò e disse di non star lì a piangere, ma di organizzarci. Mi chiese se volevo bene a suo figlio e se fossi stata contenta di sposarlo. A lui sarebbe piaciuto, prima di morire, di assistere alle nostre nozze. Ci mettemmo subito all’opera, organizzammo tutto in tempi brevi. Venne anche il momento in cui il mio futuro marito andò, con tutti i suoi amici, a festeggiare l’addio al celibato.

Mancava una settimana alle nozze, io non avevo nessuna intenzione di passare quella sera a casa, volevo anch’io una serata da ricordare: indossai una mini, calze autoreggenti, insostituibili per me, tacchi alti, una magliettina molto sottile e, a bordo dell’auto, mi diressi verso una città abbastanza lontana dalla nostra. Appena uscita dall’autostrada, una pattuglia delle forze dell’ordine, mi intimò di fermarmi. Io accostai ed il più vecchio dei due, mi chiese i documenti. Io mi allungai verso il cassettino del cruscotto per prendere i documenti e lui ebbe modo di poter vedere il mio culetto.

Finito il controllo, si complimentò con me.

«È stato un piacere fermare una bella ragazza come lei e constatare che tutto è in regola. Ora la mando via. Sicuramente ci sarà un bel ragazzo che la starà aspettando per passare con lei una magnifica serata.»Io rivolsi un’occhiata ad entrambi i poliziotti. Uno era molto giovane ed anche un bel ragazzo, l’altro, più anziano, non era affatto male, quindi risposi:

«Veramente non mi aspetta nessuno. Il mio futuro marito, questa sera va a festeggiare il suo addio al celibato ed io non volevo che questa serata trascorresse così inutilmente.»Essi si son scambiati uno sguardo: il più vecchio fece un cenno d’assenso all’altro e, parlando sottovoce, mi fece una proposta.«Se possiamo esserti utile, non far complimenti. Fra poco dobbiamo far pausa e, se vuoi…»

Al mio cenno d’assenso, essi mi hanno invitato a seguirli. Poco dopo siamo entrati in un parcheggio quasi buio ed essi mi hanno fatto metter la macchina in fondo, dietro un rimorchio di un camion. Sono scesi dalla loro macchina, si sono avvicinati e quattro mani hanno iniziato a toccarmi dappertutto. Mi stavo già bagnando: in un attimo mi hanno sfilato le mutandine e mi hanno fatto distendere nel divano posteriore della loro macchina. Il più vecchio si è abbassato ed ha preso a leccarmi la fica in un modo che non avevo mai provato. Mi leccava dal clitoride al culo, seguendo tutto lo spacco della fica. Morivo ed ho cominciato a gemere di piacere. Non potevo neanche parlare: l’altro aveva fatto il giro della vettura e, aperto lo sportello dall’altro lato, mi aveva infilato il suo cazzo in bocca. Il lavoro di lingua ha avuto l’effetto desiderato. Di punto in bianco, gli ho allagato la bocca, gridando:« … venngguuuuummummm …»

Lui, a quel punto, si è tirato su e mi ha piantato il cazzo dentro. Mi sono sentita aprire da un palo grande, lungo, che mi dilatava le pareti della fica con incredibile potenza. Lo ha spinto tutto dentro e, quando ha raggiunto il fondo, son venuta di nuovo. Ho gridato con il cazzo in bocca e, mentre mi scopava, ha commentato:«… ahhh… che bella fica stretta, non è certo una delle solite puttane: questa l’ha usata poco; dai, che la facciamo morire di piacere!»Ha continuato a pomparmi con forza. Io ero preda di una strana frenesia. Volevo essere scopata con forza e loro non si fecero pregare. Poco dopo, quando credevo che il vecchio sarebbe venuto, mi ha tirato su le gambe e, così, mi è penetrato più in profondità. L’altro allora gli ha chiesto di fargli posto. È passato dall’altro lato della macchina, mi ha rigirato, mi ha leccato il culo con estrema bravura per poi infilarmi il cazzo dietro.«…sì … ha proprio i buchi stretti, senti questo culo, è quasi vergine.»Stavo godendo, non sentivo nessun dolore e son venuta di nuovo.« Sì… vengo! … Sì, più forte!»Immediatamente mi sono ritrovata il secondo cazzo in bocca. Mi hanno pompata moltissimo, scambiandosi spesso di posto, poi, quando ormai non ce la facevo più, li ho pregati di concludere.«Vi prego … Sborrate! … Non ce la faccio …più!»Ero sconvolta. Ero abituata alle scopate del mio futuro marito, quindici minuti e via, mentre questi mi limavano culo e fica da non so quanto tempo. Mi hanno fatto mettere fuori della macchina, accovacciata giù e poi mi hanno invitato a succhiare i loro meravigliosi cazzi, cosa che ho fatto con estremo piacere.

«Dai, bella bocchinara, dai, succhia, che ti riempiamo la bocca, dai, bevi!»E poco dopo, prima il giovane, mi ha infilato di forza tutto il palo in bocca, schizzando lunghi fiotti di nettare dolcissimo.«Bevi, troia …eccomi che sborro!»E io da brava ho ingoiato. Poi l’altro, mi ha messo la cappella sulle labbra e mi ha inondato bocca, viso, capelli di caldissima sborra.«Eccomi… arrivo anch’io. Tieni… Sborro!»Sono rimasta per un momento immobile, sfinita, appoggiata alla vettura. Mi hanno dato dei fazzolettini per pulirmi, poi li ho ringraziati e salutati. Ho ripreso la mia vettura e me ne son tornata a casa soddisfatta.La domenica dopo ci siamo sposati. La sera, mio marito era talmente sbronzo che siamo partiti la mattina dopo per il viaggio di nozze. Inutile dire che quella notte, abbiamo solo dormito. Non è stato molto importante. Per come mi scopava lui, se ne poteva anche far a meno. La sera siamo arrivati a Venezia. Avevamo prenotato in un piccolo albergo vicino al centro, ci siamo sistemati e siamo usciti a cena. Siamo prima andati un po’ in giro, poi, avendo fame, ci siamo fermati in un ristorante, non molto vicino all’albergo. Appena seduti, il cameriere ha preso le nostre ordinazioni e ci ha portato del vino. Mio marito ha guardato la bottiglia ed ha commentato che in un posto dove c’era solo acqua, il vino non doveva esser molto buono. Ne ha versato circa mezzo bicchiere e lo ha bevuto tutto d’un fiato, così, a stomaco vuoto. Consapevole del fatto che mio marito non regge bene il vino, per non litigare, me ne sono andata in bagno. Quando sono tornata, lui ne aveva bevuto quasi mezza bottiglia. Durante la cena ha scolato tutta la bottiglia, con la conseguenza che si è ubriacato. Io ero nera. Mi infastidiva il fatto che, oltre ad esser sbronzo mi toccava riportarlo all’albergo. Fra una cazzata e l’altra, oltre al rischio di finire dentro un canale, sono riuscita a trovare l’albergo, che era quasi mezzanotte. Il portiere di notte, un bell’uomo sulla quarantina, quando mi ha visto, entrare ha subito capito tutto.«Aspetti, che le do una mano, tanto voi eravate gli ultimi che dovevano ancora rientrare.»Detto questo ha chiuso il portoncino ed ha chiamato l’ascensore. Insieme siam saliti al secondo piano. Aperta la nostra camera, mi ha aiutato a mettere mio marito a letto e, subito dopo, era già nel mondo dei sogni.Il portiere mi ha guardato e mi ha rivolto una domanda:

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