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Erotika
La dolce vendetta anale del suo ex
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Racconto18 min di lettura

La dolce vendetta anale del suo ex

Lui me l'aveva lasciata vergine, un gran regalo... ma dopo ben 30anni si è vendicato e ora me la monta ad ogni occasione.

pennabianca
2 anni fa · 2.1k letture · 0

Mi chiamo Renato, oggi ho 54 anni, sono alto 1.70, moro, occhi scuri ed un fisico normale, né grasso ma nemmeno magro, e penso di avere un cazzo un po’ sopra la norma, soprattutto in lunghezza. Sono sposato da trent’anni con Maria, una donna molto bella, bionda, con una terza abbondante di seno, non molto alta, 165 cm, una vita molto stretta, che fa risaltare il suo lato B, anche se non molto grosso, ma bello tondo e sodo. La storia inizia nel 1980, quando entrambi frequentavamo il 3º liceo. L’avevo notata perché era una delle ragazze più belle che frequentava la scuola. All’epoca era fidanzata con Marco, un ragazzo molto facoltoso che veniva a prenderla con la sua grossa auto sportiva, essendo di sei anni più grande di lei. Io in ogni caso la corteggiavo discretamente e, casualmente, l’anno dopo, ci siamo ritrovati in classe insieme. Così ci siamo conosciuti meglio e, alla fine dell’anno scolastico, eravamo fidanzati perché con quell’altro era finita in quanto lui si era fatta la cattiva nomea di sciupafemmine. Il nostro rapporto è stato subito di larga intesa sotto tutti i punti di vista. Eravamo affiatati, giovani, belli e spensierati e, un giorno, abbiamo deciso di avere la nostra prima volta. Fino a quel momento ci eravamo soddisfatti con lunghe carezze, intense masturbazioni, che lei mi faceva in maniera molto appagante. Mi sembrava abbastanza esperta e, per me, è stato con non poco stupore quando ho iniziato a penetrarla, che mi bloccasse dicendomi di far piano. Era vergine: con il precedente fidanzato, praticamente non aveva fatto nulla.

«Fa piano, ti prego, sono vergine!»

Ricordo che per me è stata un’emozione fortissima cogliere la sua verginità. Ero talmente eccitato che, dopo averla penetrata, appena l’ho sentita gemere di piacere, sono venuto all’istante. 

Da quel momento, anche lei è cambiata e facevamo l’amore anche quattro volte al giorno, ma, appena il mio pene toccava la sua fica, io me ne venivo. Era talmente forte l’eccitazione che non riuscivo a trattenermi. Solo dopo essermi svuotato ripetutamente, riuscivo a scoparla in maniera abbastanza soddisfacente, fino a far provare anche a lei un vero orgasmo. 

Finiti gli studi, abbiamo iniziato entrambi a lavorare, e ci siamo sposati. Velocemente sono passati una trentina d’anni, durante i quali il nostro rapporto è scorso via fra alti e bassi, come succede a tante coppie. Per ovviare alla mia défaillance a letto, ho provato con dei membri di gomma, ma lei li sentiva freddi e, anzi, la deprimevano ancor più, così, quando una volta ho provato ad inserirne uno nel suo culetto vergine, lei, per tutta risposta, me ne ha infilato uno nel culo, facendomi provare uno strano piacere che, in ogni caso, è servito a mantenere il mio cazzo molto duro e, con quel vibratore nel culo, l’ho scopata in modo quasi selvaggio. Anche lei è rimasta alquanto sorpresa da questa strana scoperta, ma, in ogni caso, abbiamo abbandonato l’idea di questa alternativa, perché per lei era troppo distante dall’idea di una scopata calda e piacevole. 

Dopo quell’episodio, dentro di me, han preso forma strane fantasie. Ogni tanto mi eccitavo a pensare mia moglie con un altro e questo mi stupiva molto, perché, a dire il vero, all’epoca ero molto geloso, ma ora, con la mia sborrata immediata, un paio di corna le meritavo proprio. Mi rendevo conto che, a causa della mia poca resistenza a letto, lei, spesso, rimaneva insoddisfatta ed ero anche consapevole che, nonostante ciò, non mi aveva mai messo le corna. Avevo preso a dirle che, se fosse successo, non ne sarei stato geloso, ma la sua reazione sdegnosa ci portava ad animarci al punto da giungere al litigio. Mi vedevo rassegnato all’idea che non sarei mai stato un cornuto. 

Per festeggiare il nostro trentesimo anniversario, avevo deciso di regalarle una vacanza in Puglia. Era d’estate ed abbiamo deciso di fare una vacanza rilassante, in quel posto dove avevamo preso alloggio in un albergo con spa e che ci permetteva di usufruire di spiagge stupende, e serate divertenti nei vari centri che si trovavano nell’entroterra, almeno questa era la nostra idea. Il nostro hotel era situato sul mare, con accesso immediato alla spiaggia e la nostra camera si affacciava proprio dove avevamo l’ombrellone riservato. Il primo giorno passò velocemente e servì a farci rilassare dopo il lungo viaggio. Il secondo giorno, tornato in camera per prendere la crema solare, casualmente mi avvicino al balcone e vedo lei che parlava con un signore. Ho pensato fosse un vicino di ombrellone, ma, quando la raggiungo, riconosco Marco, il suo ex. Aveva qualche anno in più di noi, circa sessanta, ma ben portati e ben curato. Lei me lo presenta, anche se comunque lo conoscevo e, dopo i soliti convenevoli, lui si piazza lì. Si siede sul mio lettino ed ordina tre bibite. Hanno preso a parlare fra loro ed io ero lì che li ascoltavo: parlavano dei tempi che furono ricorrendo spesso a tante risate e pacche sulla spalla, come due vecchi amici. Ero un po’ infastidito, perché mi sentivo messo da parte, escluso da quelle loro reminiscenze.

«Io vado a farmi un bagno. Tu, amore, vieni?»

Lei mi guarda e fa un cenno negativo con il capo. Faccio una bella nuotata e, quando esco dall’acqua, mentre torno verso il mio ombrellone, vedo che, mentre continuano a parlare, decidono di entrare in acqua. La gelosia cominciava a farsi sentire, ma, nel vederli vicini in acqua, che quasi si toccavano, mi stava facendo eccitare così tanto che son dovuto andare a farmi una doccia fredda, per evitare che potesse notarsi il mio rigonfiamento. La giornata passò cosi. La sera, in camera, le chiedo se si sente ancora attratta da lui.

«Sì, è ancora un bell’uomo e, se anche il mio amore per te è fuori discussione, effettivamente mi sento attratta da lui. Inoltre, questa sera, ci ha invitato a cena da lui; abita in una piccola palazzina qui vicino, non ho potuto dir di no, perché sta da solo, visto che è qui per lavoro.»La guardo con stupore per la sua risposta netta e decisa. Sentirmi confessare quel “Sì” netto e schietto, mi ha veramente colpito. Accetto di andare a cena con loro due, perché quel misto di gelosia con l’eccitazione che ne seguiva, mi stava piacendo. Quando siam pronti per uscire, vedo che lei si è vestita con particolare cura, indossando un vestito di lino nero con bottoni sul davanti, che le arrivava solo a metà coscia ed, ai piedi, sandali a zeppa, abbastanza alti, con cinturino che li legava alla caviglia: quelle calzature servivano a metter in particolare evidenza il suo splendido culetto. All’ultimo momento, informo mia moglie che mi era sopraggiunto un forte mal di testa per cui non sarei uscito, ma lei poteva andare perché aveva il diritto di divertirsi.

«Vai tu e divertiti! Probabilmente ho preso troppo sole oggi e, quindi, adesso prendo un calmante

e me ne vado a dormire.»

Lei mi guarda con un’aria un po’ dispiaciuta, poi convinta dalle mie parole, è uscita per andar da lui. Naturalmente e furtivamente, l’ho seguita. Lei ha raggiunto la sua abitazione, dove l’altro stava già ad aspettarla fuori in strada e, insieme, sono andati in un ristorante lì, nei pressi. Ero lì a spiare ogni loro movimento, notando che si comportavano come una coppia di innamorati. Finita la cena, tornò a casa. Onestamente non pensavo che la serata finisse lì. Giunta in camera, mi chiese di scopare. Era molto eccitata. Abbiamo scopato con molta foga e lei è venuta prima di me, facendomi stupire molto. Cosi le ho chiesto se tutta questa eccitazione era dovuta a Marco.

«Sì, mi ha fatto eccitare parecchio. È stato un continuo gioco di sguardi e piccole allusioni, che mi hanno provocato tutta questa eccitazione e desiderio di scopare, però tu sai anche che non ti tradirei mai.»

L’ho guardata dritta negli occhi e, con una voce calma, ho cercato di farle capire anche il mio punto di vista.

Prima di andare avanti…

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