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L’uomo che guarda la punizione
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L’uomo che guarda la punizione

I ricchi e i potenti e i loro giochi perversi per inseguire una virilità che stenta a indurire il loro piccolo cazzo.

Linos
2 anni fa · 2.804 parole · 13 min
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Muto, guardai interrogativamente Laura negli occhi, che mi rispose con un cenno di assenso. Il suo sguardo non era assolutamente remissivo. C’era una luce, nei suoi occhi, che avevo visto solo quando avemmo un paio di esperienze di dominazione e di bondage alla quale mi sottomisi volontariamente per amor suo. Lo stesso sguardo che aveva quando mi raccontava di come avesse distrutto fisicamente e psicologicamente con il sesso due bull che pensavano di dominarla a suon di schiaffi sul culo e pizzichi sulle tette.Mi alzai pertanto dalla mia poltroncina, feci tre passi e mi accomodai nella bergère, decisamente più comoda e rilassante.

Herr Wolfe girò attorno alla scrivania dalla parte opposta alla mia, prese il telecomando in mano e si sedette sulla poltroncina di fronte alla mia. Poi si rialzò, la sollevò e la girò in modo da poter osservare Laura quasi di fronte. Si sistemò sul bordo del cuscino e puntò con entrambe le mani il telecomando verso Laura, quasi a volerla infilzare con una lancia.La mia donna ebbe un sussulto, strinse ancora le cosce e si portò una mano alla bocca quasi per silenziare uno strillo che non uscì.Poi allargò le cosce verso di lui, sollevò una gamba appoggiandola sul bracciolo della poltroncina e gli mostrò il suo sesso, il Lush3 inserito nella sua vagina perfettamente depilata e già turgida.

“Bravò, madame. Sono molto felice. Ora cortesemente, levati la gonna, girati e mettiti in ginocchio sulla poltroncina, s’il vous plait”

Laura eseguì. Si alzò in piedi e si slacciò la gonna che cadde a terra. Sollevò prima uno e poi l’altro piede per uscirne fuori, si chinò la raccolse e la piegò con diligenza poggiandola sulla scrivania all’angolo. Poi si mise in ginocchio sulla poltroncina, che nel frattempo Herr Wolfe aveva girato a suo e a mio vantaggio.Dalla sua vulva usciva il pennacchio del vibratore, con il led che lampeggiava discretamente indicando di essere acceso ed in attesa di ordini.Einrich si voltò e prese dalla scrivania una scatolina discreta, lunga una quindicina di centimetri e larga sei o sette. La aprì sfilando il coperchio dall’altro e ne tirò fuori un plug anale di color nero in materiale che sembrava silicone.“Ora Laura se vuoi cortesemente inserire questo nel tuo ano…” le disse porgendogli il plug. Non era il più grosso che avesse usato, ma di certo era sufficiente a provocare un’ampia dilatazione.Laura lo prese e se lo mise in bocca, lo leccò, lo bagnò accuratamente poi, divaricando i glutei con una mano, con l’altra lo introdusse nel suo sfintere lentamente ma con decisione, non senza una serie di sospiri e gemiti.Terminata l’inserzione, un piccolo led si accese alla base e lampeggiò brevemente. Poi, subito dopo, una serie di lampeggii con frequenza ed intensità variabile concentrati in poco tempo. Laura si scosse, si agitò ed iniziò a mugolare.

“NON …TO…CCARTI!” scandì seccamente Herr Wolfe.Trasalii anch’io. Non era la prima volta che vedevo Laura oggetto della lussuria altrui, avevo già visto alcuni filmati girati dai suoi allenatori/master, ma era la prima volta che vi assistevo dal vivo. E la cosa mi faceva male. Avrei voluto alzarmi, strappare il telecomando dalle mani di quel bastardo, ficcargli in culo ed in bocca quei cazzo di giochi e farlo svenire a suon di calci e schiaffoni. Strinsi con forza le mani sui braccioli della poltrona, mi sollevai con il busto ma subito una voce metallica mi avvisò.

«M’sieur, si rilassi e stia tranquillo. Si goda lo spettacolo. Lei non vuole che sua moglie subisca dei danni, no?»

No, certo che no. Non era la voce di una segretaria. Era la voce di un uomo, con pronuncia vagamente slava. Avrei detto bulgaro, o russo, ma più probabilmente serbo. La stessa influenza che avevo sentito più volte a Belgrado, diversa dal croato che avevo nell’orecchio o dal russo che sentivo spesso in Riviera.Era una voce che tradiva cattiveria, malvagità. Immaginai un uomo vestito di nero, una giacca di pelle nera, occhiali da sole, una Tokarev 7.62 di produzione serba appoggiata sul tavolo, un bicchiere di whiskey ed un pacchetto di sigarette accanto al portacenere già pieno di cicche, attento ad osservare la scena dai monitor di sorveglianza.

Mi girai attorno con lo sguardo alla ricerca delle videocamere, ma non riuscii ad individuarne nemmeno una. Dovevano averle nascoste bene. Peraltro i servizi serbi – BIA – lavoravano a stretto contatto con il SVR e con il FSB russi, ed i russi erano i maghi della maskirovka in tutti i modi, sia in grande che in piccolo.

Mi riscossi, mi stavo facendo un film su un qualcosa che era già successo altre volte.Era una parte di Laura che, alla fine, chiedeva di provare quelle sensazioni forti, una continua verifica della sua forza fisica e della sua tempra morale, messe alla prova da tante situazioni avverse e da tante gare sportive condotte fino allo sfinimento. Oggi Laura era molto più forte psicologicamente di tantissimi uomini. Sarebbe stata un’agente segreta perfetta, un misto tra Dominika Egorova di Red Sparrow e Evelyn Salt, con i tratti di freddezza e decisione di Natasha Romanoff la Vedova Nera.

Mi concentrai su quanto stava accadendo di fronte a me.Einrich Wolfe era quasi in ginocchio dietro Laura, mentre giocava con il telecomando. Poi lo poggiò con un gesto di stizza e prese un cellulare, scorse nervosamente le app fino a che trovò quella che stava cercando.Si concentrò e dopo qualche secondo Laura proruppe in una serie di ansimi e di gemiti che lentamente lasciarono il posto a grida di godimento e di piacere.Iniziò a contrarre il bacino, cercava di mantenere all’interno dello sfintere il plug che parte di lei voleva fuori, parte dentro.Poi, uno strillo intenso ed un getto di liquido uscì dalla sua vulva bagnando la costosissima poltrona.Herr Wolfe aggrottò il sopracciglio, incerto se punire Laura per questo gesto o continuare a farla godere.Decise di farla girare, facendole appoggiare le gambe divaricate sulla sua scrivania.

Ancora ansimi, gemiti, Laura si dibatteva, avrebbe voluto toccarsi ma non poteva. Conosceva le regole del gioco, forse aveva ricevuto istruzioni stringenti. Stava godendo, ma avrebbe voluto godere differentemente.Ora mi guarda per un momento, i nostri sguardi si incrociano. Sono pronto a guadagnare la porta a suon di spallate, posso schiantare in tre secondi il crucchetto, se solo lei me lo chiedesse.Un lieve cenno di diniego con la testa, ha capito, ho capito.

Mi rimetto seduto comodamente, riappoggiandomi con la schiena alla poltrona, la gamba accavallata, le braccia piegate ed appoggiate ai braccioli a sostenere la mia testa.Sono l’uomo che gua

Racconto selezionato per il nostro archivio dalla redazione, scritto originariamente da: PaoloSC

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Scritto da
Linos
La Passione per l'erotismo mi ha portato qui e devo dire che ci sto molto bene.
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