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La badante super
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Racconto41 min di lettura

La badante super

Racconto articolato del fortunato incontro con una badante veramente tuttofare!

Amanti Porno
2 anni fa · 2.8k letture · 0

Ci recammo alla cassa e Tamara si fece fare il conto.Al momento del pagare prese il telefono, tolse la cover e prelevò delle banconote. Poi le spiegò e le contò.“Io non ho tutti soldi. Io non prende questi e questi ” indicando i perizoma e gli string.“Quanto è la differenza?” chiesi io.“16,50, signore.” mi rispose la cassiera.Tolsi una carta da dieci dal mucchietto che stava sulla cassa, la rimisi in mano a Tamara e dissi alla cassiera “metta 27,50 sulla carta” e mostrai il cellulare per pagare.La cassiera mi porse il POS, avvicinai il telefono, autorizzai con l’impronta digitale e pagai.“Tu troppo gentile sig. Paolo. Tu veramente buono io ridare te soldi dopo a casa”.“Ma lascia perdere. Tratta bene la signora. Sii buona con lei. Per me va bene così.”“No, tu trooppo buono. Io buona con signora Anna. Lei certe volte cattiva dare me della troia ma io non fatto nulla”

“Io non fatto nulla!” Non “Io non sono troia”. “Io non fatto nulla”. Per un istante pensai a questa cosa, poi mi dissi: “Dai, parla così male l’italiano…”

Arrivammo a casa per le nove e tre quarti, eravamo stati fuori solo poco più di un’ora.Le detti le sue cose, detti la bottiglia di Fernet ad Anna (“Quanto ti devo? Prendi i soldi in cassaforte!”. “Ma dai, fa nulla, un mio pensierino per te!”), salutai e chiamai l’ascensore.Prima però suonai alla porta del vicino. Mi aprì la moglie che ringraziai per avermi coperto. Le spiegai rapidamente la situazione e convenimmo che una badante senza auto era un problema.Salutai, presi l’ascensore e salii a casa.Entrai e chiusi la porta alle spalle.

UN MASSAGGIO?

Per prima cosa aprii le finestre. Casa era calda, era rimasta chiusa per un paio di settimane e l’aria era pesante. Accesi il ventilatore che stava in soggiorno e aprii a riscontro tutte le porte.Poi presi la mia sacca e la portai in camera.Tirai fuori la roba sporca e la portai in bagno, mettendolo dentro al cesto della roba sporca. Ne approfittai per spogliarmi ed aggiungere i capi usati alla pila. L’indomani sarebbe dovuta venire la filippina per ripulire la polvere e rimettere un po’ a posto.Poi presi una maglietta pulita, un paio di calzoncini leggeri e andai a fare la doccia.Aprii l’acqua, la feci scorrere un po’ in attesa che si scaldasse, poi mi infilai sotto quel getto potente che avrebbe dovuto togliermi di dosso quel po’ di tensione mista alla salsedine che avevo sul corpo, residuo di otto ore di navigazione all’aria aperta in mare.Mentre mi lavavo sentivo ancora tutti i muscoli incordati, tesi, come se fossi ancora a bordo per assecondare ed anticipare i movimenti della barca in mare, nonostante fossero sei ore che ero sbarcato.Passai la mano sull’inguine per lavarmi e sentii la ricrescita dei peli in maniera fastidiosa.Non avevo più Sara, la mia estetista di fiducia, che si era trasferita a Dubai al seguito del suo miliardario marito russo già da un paio d’anni, e non avevo più trovato una professionista che sapesse coniugare la bravura con quella naturalezza nel trattare i gioielli di un uomo. Ogni tanto ricorrevo all’aiuto di qualche estetista volenterosa, ma per quanto concerneva l’inguine, dovevo fare da solo.Presi quindi dalla mensola nella doccia la crema depilatoria che usavo per la zona, la applicai con attenzione su tutta le parti e attesi una decina di minuti, poi presi l’apposita spugnetta ed iniziai a risciacquare con movimenti circolatori fino a togliere il tutto. La manovra mi provocò una consistente erezione alla quale avrei voluto dare sollievo in qualche modo quando sentii suonare alla porta insistentemente.Mi misi attorno al corpo l’asciugamano con il pisello ancora eretto, infilai le ciabatte e mi recai alla porta dicendo ad alta voce “Arrivo!”“Signor Paolo apri!” disse una voce dietro alla porta mentre bussava con le nocche.Era Tamara con un piatto in mano.Aprii solo in parte, rimanendo in gran parte nascosto dietro e tirando fuori solo la testa.“Scusa Tamara, ero sotto la doccia. È successo qualcosa?” le chiesi.“No tutto a posto. Signora Anna dorme. Tu può fare entrare me?” mi chiese.“Sono mezzo nudo, aspetta che vado a mettermi qualcosa addosso” ma non feci in tempo a finire che Tamara appoggiandosi alla porta la spinse spalancandola.“Oh signor Paolo scusa tanto io … scusa. Ma tu non ti preoccupa, io conosco uomo, io tre mariti e quattro figli maschi!”. Della serie, non c’è molto che possa meravigliarla…

Mi feci da parte e la feci entrare, dopodiché le chiusi dietro la porta di casa. Accesi quindi la luce all’ingresso e mi accorsi che aveva i capelli bagnati e indossava uno dei nuovi magliettoni che aveva comprato, in tessuto di maglina di lycra molto sottile e molto trasparente, nonostante fosse di un color tabacco.Aveva una profonda scollatura a V che le arrivava alla base del seno.Si vedeva perfettamente che non indossava reggiseno, si intravedevano le areole ed i capezzoli premevano contro il tessuto leggero disegnando due collinette.In mano teneva un piatto coperto con una scodella rovesciata.

Rimanemmo nell’ingresso, il ventilatore quando girava verso di me sollevava leggermente il lembo del telo che mi ero avvolto e chiuso ai lombi.L’erezione post doccia era svanita, ma la visione di quei seni così grossi sotto quel tessuto leggero mi provocavano un certo turbamento al quale non rimasi insensibile.“Come posso aiutarti, Tamara?”“Io portato cena a Signore Paolo che è stato gentile con me. Ma prima fatto doccia e shampoo perché ero sporca. Poi cambiato maglietta e venuta su subito prima che tu prepara. Tu siedi?” mi disse.

Poverina, si era ricordata che non avevo cenato ed aveva portato quel che avevo preparato prima.La ringraziai, presi il piatto e lo poggiai sul bancone della cucina a vista che era in soggiorno. Quindi mi voltai credendo di doverla accompagnare alla porta.“No tu mangia, io aspetta tuo piatto e porto giù.” mi disse.“Ma veramente…va bene, vado a vestirmi e poi mangio. Accomodati” le dissi.“No, tu mangia ora che frittata si fredda. Tu non ti cambia se non ha freddo. Tu ora reazione doccia calda. Tu ora suda. Tu ora beve acqua, dove tenere tuoi bicchieri?” mi chiese scostando uno dei panchetti per farmi accomodare e poi girandosi verso i pensili della cucina.“Tu non hai luce qui?” mi chiese.“ALEXA, accendi luce bancone cucina e luce isola!” dissi. Tac, dopo due secondi si accesero le luci sopra il desk e quelle sul tavolone.“ALEXA accendi luce cucina” aggiunsi ed i faretti sopra i pensili illuminarono quasi a giorno l’ambiente.“Tu ha Alexa tutta casa? Tu accende solo luci?”“ALEXA riproduci lista Bacharach Uno!” e dopo un paio di secondi attaccò “The Way to San Jose”.“Tu grande scienziato con tua casa ALEXA!”Povera Tamara! Credeva che saper programmare Alexa fosse privilegio degli scienziati.“Grazie Tamara. I bicchieri sono nel secondo sportello, quello sopra al lavello…no, quello accanto. Grazie.Guarda se in frigo c’è una bottiglia d’acqua in fresco.” le chiesi approfittando della sua collaborazione.Aprì il frigo e vidi che avevo lasciato una confezione da 6 di bottiglie di birra Messina.“C’è della birra: prendine due, ne beviamo una a testa” le proposi.“Io veramente preferisce vodka con birra!” mi rispose sorridendo.“Non credo di averne in casa, aspetta che guardo!” le dissi.“NO! Tu non ti alza. Tu mangia.” Aprì un cassetto a caso e trovò subito posate ed apribottiglie.Mi allungò una forchetta ed un coltello e tolse il coperchio al piatto.Oltre alla frittata, ancora calda, c’erano alcuni pomodori ciliegino tagliati a metà ed un paio di fette di prosciutto crudo, di quello che avevo comprato nel pomeriggio.“Tu non ha pane, giusto?” mi chiese.“Dentro accanto al lavello, quello sotto, esatto, ci dovrebbe essere del pane in cassetta. Si, quello!” e mi allungò un paio di fette di pan bauletto.Devo dire che la frittata, pure essendo molto semplice, era molto gradevole e saporita. Un po’ grassa d’olio, ma molto piacevole. Anche i pomodori erano ben conditi.“Io sa che italiani non mettere cipolla insieme a pomidori. Io aggiunto solo olio sale e origano. Tu va bene?” mi chiese.“Perfetto Tamara, proprio quel che mi piace.”

Nel giro di qualche decina di secondi spazzolai il piatto e poi con le due fette di pan bauletto raccolsi il sughetto dei pomodori.Tamara mi tolse il piatto da sotto “Tu non fa scarpetta. Olio con pane buono ma cresce trigliceridi e colesterolo. Tu anziano e deve stare attento.” senza ammettere ingerenze.Poi prese il piatto, lo sciacquò e lo mise nel lavabo. “Io porto via dopo. Ora tu finire tua birra e io accompagnare te a letto.”“A letto?” risposi sorpreso.“Ma mica sono un ragazzino!” aggiunsi.“No ma tu ha collo che fa male e gira male a sinistra. E tu poggia male tua gamba destra. Io sono certa che tu ha problemi anche attaccatura coscia. Vero?” mi chiese.Rimasi basito. Effettivamente avevo da un bel po’ una certa rigidità alla cervicale provocata da mesi di postura sbagliata dopo il mio ultimo infarto. Ed anche la gamba destra aveva qualche problema. In effetti in certi giorni facevo fatica a sollevarla e ad infilare i pantaloni.“Ma come fai a saperlo, scusa?”

Prima di andare avanti…

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