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Erotika
IRENE 04
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Racconto15 min di lettura

IRENE 04

IRENE 04 Mangiò un po' di frutta, nel frattempo pensava cosa fare. Con una così bella giornata, non poteva restare rintanata in casa, non era sua abitudine. Chiamò suo marito. Sandro, salutandola, chiese "Allora, hai deciso? Dove vai di bello?" Irene avendo voglia di giocare e farlo fantasticare, "M...

Claudia
2 anni fa · 405 letture · 1

Sergio non si rese conto subito del perché, ma, quando sollevai la gamba sinistra, poggiando il piede sul cruscotto, la gonna salì ulteriormente e, facendo finta di agganciarmi una calza, capì le ragioni del lavavetri, ma, dalla sua posizione, non poteva vedere che ero priva di mutandine.

Fortunatamente scattò il verde, che ci tolse da quella piacevole, quanto incauta, situazione.

Imboccata l'autostrada, il traffico era più scorrevole, ma i camion davvero tanti. 

Chiacchierando e guardando tutti quei camion, dissi,

"Certo che fanno proprio una brutta vita i camionisti tanto lavoro, poche gioie" "Beh, sì, penso sia un lavoro duro" aggiunse mio marito.

Per star più comoda, mi mossi, facendo si che la gonna, involontariamente, arrivasse a metà coscia, reclinai un po' il sedile e, lamentandomi di un leggero male allo stinco, poggiai la gamba sinistra sul cruscotto, la gonna si alzò ulteriormente e, sorpassando un camion, mi resi conto, che i camionisti di sicuro erano abituati a certe visioni.

Infatti l'autista mi guardò saettando con la lingua, fu il quel momento che presi coscienza del mio bisogno di esibizionismo, sì, mi piaceva mostrarla a chiunque, ma non solo, perché il mio era un piacere sottile, sofisticato,... facevo dell'esibizionismo senza che mio marito lì accanto, percepisse ciò che combinavo.

Sorpassato il camion, Sandro disse

"Non capisco quel camion mi fa segnalazioni con le luci, perché mai?"

Avrebbe dovuto sapere che sua moglie gliela aveva mostrata, io ne godevo mi piaceva proprio quel gioco, esibirsi senza volgarità, con classe.

Sandro mi avvertì che doveva fermarsi all'area di servizio per fare rifornimento... "Bene dissi così vado in bagno".

Appena lì, mi chiusi dentro e con una salvietta mi asciugai la figa zuppa di umori, decisi di proseguire a giocare le mie carte, con calma mi tolsi il reggiseno "che bello sentirsi libera anche lì"! 

lavandomi le mani, mi guardai allo specchio, la blusa con scollatura era perfetta e la giacca completava l'opera.

Ritornata in auto con la giacca chiusa, mio marito non poté notare nulla.

Riprese la marcia, c'erano ancora da macinare un 70 km buoni, mi tolsi la giacca, reclinai il sedile, mettendomi sdraiata.

Sandro si stava eccitando a vedermi così libera, mi accarezzò la gamba, scoprendo che ero priva di mutandine, stupito, si rese conto che avevo tolto anche il reggiseno, gli chiesi se era dispiaciuto per questo mio nuovo comportamento "Lo faccio per te, voglio farti felice, amore mio". 

"Assolutamente più che felice" fu la risposta. 

Poi, trovandosi la figa a completa disposizione, fece vagare un dito al suo interno.

Non volli nascondermi. 

La nuova Irene era molto più attenta ai gesti del corpo, cercando di capire dagli sguardi le nuove opportunità.

Assumendo atteggiamenti da "Troia", godevo, di un nuovo piacere.

Volevo una conferma a quei miei pensieri, per cui, con tutta la malizia possibile, gli chiesi

"Avresti fastidio se mi facessi vedere così da quei poveri camionisti?"

Colpito e affondato. 

Allargando le gambe ancor più e tirandomi fuori il seno, lo guardai era diventato rosso porpora, gli guardai fra le gambe aveva un bel bozzo, poi con voce fra il deciso e, richiesta, aggiunsi

"Quando sorpassi un camion, decelera, affiancati ", così da farli guardare meglio, potremmo farli divertire, a te ci penserò dopo, mio adorato".

Seguirono lampeggiamenti, suoni di clacson, frecce che indicavano di fermarsi, insomma un tripudio, ma l'emozione che provai, indescrivibile, da provocarmi un orgasmo tale da bagnare il sedile, fu quella di guardare le loro espressioni nel vedermi così esposta... 

"che troia che sono!" pensai, tra me e me.

Riordinatami, mi imposi "A casa voglio farti felice" e avvicinatami, lo baciai sul collo, per poi solleticargli l'orecchio con la lingua, che bello sentirlo avere dei fremiti! 

Aggiunsi, con parole mielose, "Sei un bravo maritino, vorrei far di più per farti felice... ma di questo ne parleremo più in là....vero?"

"SI" mi rispose ed accelerò l'andatura. Il mio puzzle stava prendendo forma

Il puzzle stava prendendo forma.

Cominciava a imbrunire.

Eravamo in sala nudi, felici.

Riempivo mio marito di baci, carezze, sembrava volermi dire qualcosa, ma, baciandolo lo zittivo, dicendogli,

"Aspetta! Godiamoci questo momento!"

Si stava bene sdraiati… sul comodo divano.

Poi, con piglio deciso, gli ordinai

"Accendi la luce e apri la porta finestra che dà sul terrazzo", lui, dopo aver eseguito, si sdraiò nuovamente vicino a me.

Lo presi fra le braccia, dicendogli,

"Ora ascoltami, ti avevo detto che dovevamo parlare",… con la testa mi fece un cenno di assenso, "lo faremo",.... ma ora voglio chiederti se ti fidi di me, delle mie decisioni, voglio sentirtelo dire, sappi che sei libero nella risposta, sia essa positiva o negativa, la risposta che mi darai ora non potrà esser censurata in futuro, perciò valuta attentamente e liberamente.

Vedevo mio marito ponderare, in silenzio, ma io da troia quale sono e per completare il mio puzzle, gli passai la mano tra i cappelli, con breve incursione sulla fronte, pungolandolo,

"Amore, non abbiamo tutta la notte…." dopo avermi baciato, con voce decisa,

"Non ho dubbi, mi fido ciecamente,.. sì, la risposta è sì…"

Sorridendogli, aggiunsi.

"Spero per te, che in futuro non possa pentirtene", abbracciandolo nuovamente.

Bene, ora andrai alla finestra, starai dietro la tenda, bada a non farti vedere, devi guardare senza nulla chiedere, devi star zitto, perché ora inizia un nuovo gioco, sei pronto?

Nuda, con indosso i tacchi, uscì sul terrazzo, la serata era stupenda, si stava benissimo.

Incantata "Osservava la luna piena, la sua luce illuminava la valle", ma non contenta accese la luce esterna e, mentre girava, curiosando fra piante e fiori, si accorse di una luce intermittente sul muro di facciata, era Tiziana che vedendola e, volendo attirare la sua attenzione, usava la torcia come messaggio, caspita, aveva visto che mi aggiravo sul terrazzo nuda, del resto siamo allo stesso livello, salutatala, a gesti le feci intuire che l’avrei chiamata, rientrando spensi la luce, ordinai a Sandro di avvicinarsi, presi il cellulare e composi il numero senza inviare, ero seduta sul divano con Sandro in piedi, aveva un bel cazzetto bello dritto, lo presi in bocca, era lattiginoso… buon segno, si aspettava un bacio in bocca, ma allargando le cosce gli intimai di mettersi in ginocchio, dandomi prova che il nuovo gioco era di suo gradimento, cominciò a leccarmi.

Inviata la chiamata, iniziai a parlare con Tiziana, egli sentendo che parlavo con un’altra persona, mise più entusiasmo in ciò che faceva.

Misi in viva voce, nel momento in cui, Tiziana elogiava il gusto della mia figa, avendolo trovato buono, quanto aveva assaggiato tramite il dito di suo marito Carlo, si complimentò anche per la figa ben curata, le sarebbe piaciuto assaggiarne l’aroma e gli umori che emetteva direttamente dalla fonte, guardai l’ora, 19,45 per cui le chiesi,

Prima di andare avanti…

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