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IRENE 04
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Racconto15 min di lettura

IRENE 04

IRENE 04 Mangiò un po' di frutta, nel frattempo pensava cosa fare. Con una così bella giornata, non poteva restare rintanata in casa, non era sua abitudine. Chiamò suo marito. Sandro, salutandola, chiese "Allora, hai deciso? Dove vai di bello?" Irene avendo voglia di giocare e farlo fantasticare, "M...

Claudia
2 anni fa · 405 letture · 1

 IRENE 04

Mangiò un po' di frutta, nel frattempo pensava cosa fare.

Con una così bella giornata, non poteva restare rintanata in casa, non era sua abitudine.

Chiamò suo marito. 

Sandro, salutandola, chiese "Allora, hai deciso? Dove vai di bello?"

Irene avendo voglia di giocare e farlo fantasticare,

"Mah, non so ancora... di sicuro uscirò, ti terrò informato, ciao ciao".

Cosa indossare? 

Infilandosi le calze color carne, ben agganciate al reggicalze, mise le scarpe con tacco medio, non sapeva o, meglio stava valutando cosa indossare... optò per un coordinato reggiseno/mutandine bianco, provando vari abbinamenti. 

Infine decise una gonna comoda, una blusa bianca dall'apertura generosa a V, con sopra la giacca, guardandosi allo specchio si vide soddisfatta, se avesse integrato la "mise" con degli occhiali, avrebbe dato l'immagine perfetta della donna manager.

Cambiando borsa, si ritrovò fra le mani l'acquisto fatto all'area di servizio. 

Perché non provare? 

Voleva stupire il suo adorabile maritino.

Un leggero contorno occhi, un tocco di matita, il blu chiaro dei suoi occhi risaltavano ancor di più, era pronta per uscire, un'idea balzana le passò per la mente, si tirò su la gonna e si tolse le mutandine,... che bello sentirsi libera! 

Passò velocemente la mano sulla figa, la sentì morbida, setosa, bella sensazione.

Si stava dirigendo alla fermata non lontano da casa, quando avvertì affiancarsi un'auto.

Girandosi fu una vera sorpresa, i suoi vicini riconoscendola, le chiesero se potevano essere d'aiuto, "Aspetto la corriera... voglio fare una sorpresa al mio caro marito, al lavoro".

Alla guida era la moglie, il marito scese e da vero gentiluomo, aprendole la portiera, "Prego, signora, siamo diretti anche noi da quelle parti..." Ringraziandoli aggiunse, "Non vorrei disturbare..."

Assolutamente nessun disturbo, ma un vero piacere..." rispose il vicino e lei salì. 

Si presentarono, lei Tiziana, lui Carlo... "piacere Irene".

Era un'auto piccola, ma comoda, chiese che tipo fosse e, Carlo "Audi A 2".

Carina" convenne Irene. 

Tiziana riprese la marcia, chiedendomi se avessi avuto fretta, alla mia risposta negativa, aggiunse,

"Bene, a noi non piace correre".

Ero seduta al centro per poter meglio parlare con entrambi, Carlo, girandosi verso di me, aveva portato il suo braccio sinistro dietro il sedile e mentre parlava gesticolando, ebbe ad imbattersi due o tre volta sulla mia gamba.. niente di che, visto lo spazio... chiedendomi scusa.

A quel punto, la troia che era in me, mise in atto un piano, muovendomi sul sedile, quasi a trovare una posizione più comoda, allargai leggermente le gambe, Carlo, dalla sua posizione vedeva benissimo la mia figa scoperta. 

Continuavo a chiacchierare, quando notai un gesto di Carlo, poggiando la mano sulla spalla di sua moglie, ebbi la sensazione fosse come un segnale fra loro, ma cosa poteva voler dire?

Me ne resi conto quando, poco dopo, Tiziana mi chiese se, gentilmente, mi spostavo verso la portiera, per lasciarle libero lo specchietto retrovisore, aggiungendo, "Se vuoi rilassarti, tranquilla, ti avviso quando siamo a destinazione" infatti c'era ancora un po' di strada da percorrere.

"Siete gentili, si volentieri" e feci finta di dormire, avevo tenuto gli occhiali da sole, montavano lenti molto scure, per il fastidio che provavo con la luce del sole, in realtà volevo vedere il loro comportamento.

Carlo ora era seduto correttamente, Tiziana guardando prima me e poi Carlo, gli fece un cenno con la testa, cosa significava? 

Vuoi vedere che sono capitata con due pazzi? 

Conclusioni affrettate, ora era lui che con disinvoltura, passò il braccio destro, fra il suo sedile e la carrozzeria, mi sentii carezzare internamente il ginocchio, meraviglia.... questa tecnica mi era nuova, per cui, facendo sempre finta di sonnecchiare, scivolai piano piano, come al cinema, dando la possibilità alla mano di toccarmi in profondità, curiosa di dove poteva arrivare.

Tiziana guardò di nuovo verso di me, avevo la gonna quasi all'inguine, gambe discretamente larghe, poggiavo la spalla contro la portiera, lei, passando la lingua sulle labbra, con il pollice fece il gesto di "tutto ok."

Il volpone aveva reclinato leggermente il sedile, ora la mano vagava più agevolmente fra le cosce, mentre il dolce rollio della strada faceva il resto. 

Non mi chiedevo, non pensavo, ma godevo di questa nuova Irene che prendeva e dava piacere, prima, mai e poi mai, mi sarei prestata a certi momenti.

Mi resi conto che bagnato il dito del mio umore, lo portò sorprendendomi alla bocca di Tiziana, che lo pulì, con vera ingordigia, per poi riprendere a sondarmi. 

Infilava, bagnava e, su a titillare il clitoride, il tutto fatto velocemente, con vera maestria. 

Con quell'abile dito, che lavorava volenteroso sul clito, raggiunsi l'orgasmo silenziosamente.

Una buca mi offrì l'opportunità di far finta di riprendermi.

Egli furbo, avendo sentito il mio piacere, aveva tolto la mano.

Chiesi, stirandomi, "Siamo arrivati?" Tiziana, "Sì, ancora cinque minuti.... riposata?" 

Risposi "Sì, piacevolmente, mi ci voleva proprio, un pisolino".

Che falsità che regnava all'interno di quell'auto. 

Ma nel contempo era eccitante, sicché mi rendevo sempre più conto che le porcate piacevano non solo a me, ma davvero a tanti.

Tiziana, scese dall'auto per salutarmi ci scambiammo due baci, come care amiche, le sue labbra più vicino alle mie,... piuttosto che alla guancia, non mi meravigliò più di tanto, poi dandomi un biglietto da visita con cell, mi invitò,

"Se e, quando ti va.... chiamami, voglio consigliarti una crema che è un toccasana per il corpo".

Salutai Carlo con un abbraccio, lui mi strinse al petto, sussurrandomi, "Grazie".

Rimasta sola, con il cell chiamai Sandro, che prontamente, mi invitò a salire su in ufficio. 

"No gli dissi Ti aspetto qui", in un baleno, mi raggiunse.

Venendomi incontro felice di vedermi, mi stampò uno dei suoi baci, poi guardandomi... "Stai benissimo" il leggero trucco aveva fatto il suo effetto.

"Che bella sorpresa mi hai fatto" io sorridendo "Vedrai... non sono mica finite?" curioso come una scimmietta, "Dai... dimmi!"

Ed io, con un sorrisino malizioso, lo stuzzicai

"Vedrai... lo capirai, come lo ha capito qualche altro..."

"Vuoi farmi stare sulle spine?" aggiungendo "Dai andiamo".

"Dove andiamo, amore?" "Decidi tu bell'uomo sono nelle tue mani".

Il traffico aumentava, la via che portava al raccordo per imboccare l'autostrada aveva un semaforo con tempi lunghi, un crocevia da guinness, fermi con il rosso.

Si presentò l'immancabile lavavetri.

Sergio fece segno di no, ma quello ostinato, passò la spugna sul vetro. 

Subito mi scattò l'idea, avevo le gambe accavallate e, quando passò la spugna dalla mia parte, scavallai le gambe e le tenni larghe.

Il lavavetri si bloccò, era rimasto basito non sapeva se continuare a guardare o pulire il vetro.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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