Elisabetta chiamò casa sua ed alla madre, raccontò tutti gli imprevisti di quel funesto (almeno fino a quel momento…) giorno. Ovviamente, escluse i particolari piccanti…
Nella conversazione, le disse anche che, per quella notte, a causa della sbucciatura e per non lasciarmi sola, avrebbe dormito a casa mia. Secondo me, aveva un’altro motivo… voleva continuare quanto ci era stato, inopinatamente interrotto a Villa Borghese. Ma… ora, anche io lo desideravo.
Nel frattempo, mentre lei era al telefono, le procuravo i cerotti, le garze, il disinfettante e quant’altro le potesse occorrere. Intanto, Elisabetta toltasi la maglietta, l’aveva stesa per farla asciugare. Per tutto il tempo in cui stava telefonando, mi sono messa ad osservarla. Aveva un corpo stupendo, una vera statua. Slanciata, con i capelli biondi fino alla vita, le gambe lunghe come due pertiche, un culo molto sodo con le chiappe ben divise come due metà di una stessa mela. Gli short, di colore bianco, le erano attillati come una seconda pelle. Aderivano così perfettamente, che a prima vista potevano sembrare una vera pelle. Non c’era ombra di cellulite, tutto molto armonioso. La pelle, così liscia, sembrava come una buccia di pesca, solo l’abbronzatura faceva sembrare il contrario. Solo i seni alti e dritti, con il loro colore eburneo, contrastavano col resto del corpo. I capezzoli scurissimi con le aureole molto larghe, (segno evidente di una notevole carica erotica) svettavano come due chiodi. Ero rimasta incantata ad ammirarla, come ipnotizzata, estasiata. Già altre volte avevo ammirato il corpo di un’altra donna… ma adesso lo stavo facendo in modo diverso. Il vederla nuda, e la mia attrazione per il suo corpo, mi convincevano sempre di più che tutte e due, avevamo le stesse intenzioni. Volevamo continuare !!!
Finita la telefonata, si sedette sul tavolo della cucina ed io ai suoi piedi, cercavo di disinfettarle meglio la ferita. Finita l’opera, Elisabetta, mi prese la testa fra le mani e, fissandomi dritta negli occhi, mi attirò verso di sé. Tutta l’azione sarà durata non più cinque secondi, ma a me parevano cinque anni. Né io, né lei distogliemmo lo sguardo. Entrambe lo volevamo. Per me, era la prima volta. Per la verità, molto spesso, guardando films o riviste hard, oppure leggendo di altre avventure saffiche, mi ci ero immedesimata. Probabilmente, lo facevo più per gioco che per vero desiderio. Ora invece ne ero la co-protagonista.
Le labbra si toccarono… si bramavano… si desideravano …si cercavano. Poi schiudendosi, toccò alle lingue. Sembravano due serpentelli, due aspidi che si combattevano… Intanto, senza staccarsi da me, iniziò a palparmi il seno.
Dapprima, sopra alla maglietta, …poi insinuando la mano sotto, continuò “nature”.
A quel punto anche io mi diedi da fare col suo seno. Glielo afferrai con foga, volevo trasmetterle la mia bramosia. Poi, tirando fuori il lato femminile del rapporto, glielo carezzai con dolcezza. I capezzoli turgidissimi, mi solleticavano il palmo della mano e, trasmettevano sensazioni bellissime su di lei. A quel contatto, si irrigidiva come se il suo corpo fosse percorso da una scarica elettrica. Mi piaceva procurarle quelle “scosse erotiche”. Ormai eccitata e facendomi coraggio (ero in ballo e… volevo ballare), scesi direttamente con la lingua a titillarle i capezzoli. Altre scosse, a ripetizione. Con la mano, era intanto scesa dal mio seno agli short. Solo un bottone, una lampo ed un pezzo di lycra, la separava dal…”mio scrigno”. Me li aprì senza alcuna difficoltà.
Allargai leggermente le gambe ed i pantaloncini, scesero ai miei piedi. Quindi, slacciò i cordoncini del costume, ed anche quest’ultimo, si ritovò sul pavimento, tra le mie caviglie. Notavo in lei, un modo di fare molto deciso, da vera esperta. Credo che non fosse la prima volta che lo faceva con una donna. Non gliel’ho mai chiesto. Dopo avermi denudata, mi strinse a lei. Il contatto, …le scintille. Di piacere. Capezzoli contro capezzoli, ventre contro ventre, labbra contro labbra, lingua contro lingua. L’una contro l’altra. Si faceva a gara a chi dava più piacere all’altra. La situazione, si stava …facendo bollente. Scese dal tavolo, mi prese per mano e, senza neanche chiedermelo, si diresse in camera mia. In un fulmine, ci buttammo sul letto. Io per prima, a cosce spalancate. Ne avevo troppa voglia. Elisabetta davanti a me, con estrema calma: “Ti piace eh …porcellina… Adesso, mentre io mi spoglio, tu ti masturbi. Voglio vedere …quanto mi desideri. Voglio vederti smaniare…”
” Sì, é vero, mi piace tantissimo. Non so neanche perché stia qui con te a fare certe cose. Non lo so però mi piace, da morire. Spicciati non resisto più. Ti voglio ! ” non riuscivo più neanche a rendermi conto di quello che stavo dicendo.
Non pensavo neanche che qualcuno dei vicini potesse sentirci, non me ne importava niente !
“Se proprio mi desideri così tanto, allora dimostramelo!” fu la sua replica.
“Dimmi come devo fare per dimostrartelo. Farò qualsiasi cosa.”
“Allora se sei così determinata, vieni qui davanti a me. In ginocchio, con le mani dietro la schiena, mi devi togliere i pantaloncini ed il costume. Solo con i denti ! Niente mani !!!”
Ancora più eccitata per la proposta, feci come mi ordinò. Appena in ginocchio, prima di iniziare, per cercare di capire come fare, mi trovai con il naso davanti ai suoi short. Respirai, a pieni polmoni, quell’afrore intenso. Volevo godermela in tutti i sensi, con tutti i sensi. Con molto piacere, constatai che, questa mia idea, fu apprezzata moltissimo anche da lei. Mi afferrò la nuca e mi spinse con forza la faccia contro i suoi pantaloncini. Ero contentissima che avesse apprezzato la mia fantasia. Poi, in ginocchio, come mi aveva ordinato, iniziai a denudarla. Con i denti afferrai i bordi dei pantaloncini e tirai per cercare di toglierglieli. Ma, per rendermi più difficile l’opera, serrò le cosce cosicché facessi più fatica. Lo stesso fece con il costume. Per vendicarmi, però, quando toccò all’ultimo indumento, oltre alla stoffa, gli presi anche alcuni peli.
Lanciò un urlo. …Chi la fa, l’aspetti…
Ancora più infoiata, mi buttò sul letto ed iniziò a leccarmi tutta. Sulla faccia, sugli occhi, sulle labbra, sui seni, sul ventre, per finire poi, …sulla fica.
Non tralasciava nulla. Ormai, per il piacere che stavo provando, mi sembrava di vivere su di un altro pianeta. Poco dopo, messasi a 69, ha voluto che le ricambiassi il piacere. Ed io ero così contenta di poterlo fare… Volevo dimostrarle che anche io potevo essere alla sua altezza. Iniziò a leccarmi la pussy di buona lena, ogni slinguata era una goduria. Però, a differenza delle leccate che ricevevo dai miei coetanei uomini, ora godevo in maniera molto più sostanziosa. Anch’io cercavo di fare lo stesso con lei.
Elisabetta, essendo una ragazza come me, sapeva dove “colpire” meglio per farmi godere più intensamente. D’altronde, anche per gli uomini, succede la stessa cosa. Un pompino fatto da un gay, é più godurioso di quello eseguito dalla più esperta delle bocchinare. Elisabetta, sapeva “colpire” così bene, il piacere era così intenso …che venni subito. In pochissimi minuti, forse meno di cinque. Per la foia, bevve tutti i miei umori.
“Arianna, ora tocca a me !” E, con la bocca ancora intrisa dei miei “succhi” mi diede un bacio. Volli iniziare proprio dalla sua bocca, leccai tutti i miei umori direttamente dal suo viso, era la prima volta che li assaggiavo così. Poi, messasi a cavalcioni sopra la mia faccia, mi invitò ad iniziare. Cercai di mettere in pratica, nel miglior modo possibile, quanto avevo letto e visto su riviste e films. Chiaramente, essendo una novizia, non so se avessi svolto l’opera “a puntino”. Si strusciava sopra il mio viso, si (e mi) pizzicava i capezzoli, sbuffava, smaniava, insomma, mi dimostrò ampiamente che stava godendo anche lei. Ad un certo punto, la sentii irrigidirsi tutta, mi premette la pussy talmente sulla bocca che ebbi quasi paura di soffocare. Fu, proprio in quel momento, che un …”fiume in piena”, quasi mi faceva affogare. Era il segno più tangibile che ero “riuscita nell’impresa”… Volendo ricambiarla in tutto e per tutto, riuscii a non perderne neanche una goccia. Eravamo ormai esauste, ma …sempre eccitate. Ci facemmo la doccia insieme, ci toccammo ancora, continuammo anche dentro la vasca da bagno.
