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Sedotta nel convento
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Racconto12 min di lettura

Sedotta nel convento

Indecisa sul futuro e ribelle per natura i miei decisero di mandarmi dalle suore... idea alquanto perversa, scoprii.

Giovanna Esse
10 mesi fa · 1.9k letture · 1

– Guardami bene, piccina, – disse ingenuamente – vedi segni satanici sul corpo o sui seni?

Più che per cercare Satana mi misi a osservarla accuratamente soprattutto per placare un “diavoletto” che sembrava a tutti i costi volermi far diventare libidinosa. I seni erano turgidi, i capezzoli incredibilmente svettanti… Era eccitata? Le amiche mi avevano detto che era un segnale di eccitazione.

La sua vulva era leggermente gonfia, non quanto mi sarei aspettata, ma la cosa fantastica chi mi attrasse di più era la depilazione accuratissima. Suor Carlotta aveva solo un triangolino di peli chiari e ricci all’apice del pube, mentre sotto fino alle grandi labbra era liscia e pulita come una bambina.

– Non vedo niente di strano, madre. Siete veramente molto bella… – dissi sincera e ammirata.

– Ma che dici, piccola, mi vuoi far peccare di vanagloria? Tu sei bellissima… così efebica eppure così donna. Lo avessi avuto io un corpicino come il tuo, invece sono grassa e…

La interruppi enfatica, non so perché ma quel suo denigrarsi mi dava ai nervi.

– No… non lo dite, ve ne prego, voi siete la donna più bella che io abbia mai visto… – quasi mi pentii, – Voglio dire… insomma, io non ho visto…

– Lo so, lo so cosa vuoi dire dolcezza, ma adesso controllami anche dietro, te ne prego.

E quando la suora si voltò e si trasformò in una cerbiatta smarrita nel bosco, con le forme grosse ma tenerissime, il sedere latteo e abbondante, le sue curve lascive, io non ebbi più nessun dubbio che, quella notte, il Demonio non c’entrava proprio niente con il nostro incontro, anzi, l’attrazione sublime che il corpo nudo della donna mi procurava mi faceva sentire molto più vicina al Paradiso che all’inferno.

 

4

Ma cosa mi accadeva? Io non ero lesbica, avevo lottato con tutte le forze, avevo subito atti sessuali dalle mie amiche, sforzandomi di non provare piacere con loro, e adesso invece la vecchia suora mi faceva rimestare il corpo di desiderio.

Quando suor Carlotta teneramente si abbassò tutta in avanti, la sua vulva carnosa e depilata si schiuse ai miei occhi. Un taglio rosso e palpitante mi chiamava come un’attrazione magica, voleva che lo toccassi, che lo indagassi in tutta la sua profondità. Naturalmente non feci nulla ma ero ipnotizzata.

– Scusami cara, ma ti prego, se non provi disgusto potresti controllare bene i miei buchetti, a volte Satanasso è furbo e nasconde i suoi misfatti.

– Intendete anche l’ano, madre? A me sembra tutto a posto… non ho mai visto … visto così da vicino!

– Ti da fastidio?

– No, no, assolutamente, io… voi siete bellissima. – Ero confusa, sparavo cazzate, ero eccitata ma, soprattutto, non sapevo assolutamente cosa fare.

Pensai che quella donna era lei stessa diabolica! Stava facendo tutto quello da cui mi ero sempre ripromessa di stare in guardia e col suo fare ingenuo, stridente per una donna della sua età, mi metteva in imbarazzo, come se la porca fossi io… Per farla breve mi venne voglia persino di baciare quel “tarallo” di pasta cresciuta, così appetitoso, che mi si apriva a pochi centimetri dalla bocca… così sarei stata io la lesbicona.

 

Eppure… lei sapeva essere così disarmante con quelle sue battute infantili.

– Scusami, eh? – disse e si aprì il culo con le dita. Il buchetto si allargò mostrandomi una fossa buia, in attesa di essere penetrata. “Chissà se l’ha mai fatto con un uomo vero”, mi chiesi spontaneamente.

Stabilito che era tutto a posto e che a me mancava l’aria per l’emozione, si venne a sedere al mio fianco, sorridente. Poi si abbassò e tirò fuori un borsone da sotto il letto; vi armeggiò e prese un vasetto di crema bianchiccia.

– Questo è un unguento canforato, una ricetta assai antica, figliola. Le “streghe”, che spesso erano solo delle fantastiche erboriste, usavano questa crema per rendere la pelle morbida e giovane… pulendo a fondo tutti i pori. Persino le regine la volevano, pagandola a peso d’oro. – mi sorrise dolcemente, – Tu sei tanto bella e fresca, non ne hai bisogno, ma saresti tanto brava da passarne un po’ sul mio corpo… mi fa un po’ male la schiena.

– Ma certo, – dissi disponibile, non vedevo l’ora di rendermi utile e pure di accarezzare un po’ la sua pelle. Quella mi sembrava la cosa più bella del mondo, al momento.

Suor Carlotta si sdraiò, mettendosi supina. Non mi lamentai nonostante il mio desiderio principale fosse quello di saggiarne i seni enormi e i capezzoloni. Raccolsi un po’ di crema profumata e iniziai a spalmarla sulla sua schiena, dal centro ai fianchi.

– Posso salire sul letto, madre? – ero piccina e a sporgermi per toccarla tutta rischiavo di spezzarmela io, la schiena. Ormai avevo preso confidenza con lei e la nostra nudità non mi impressionava più. La stanza era calda e il letto accogliente.

Allargai le mie gambe e mi misi a cavalcioni sulle sue: i suoi immensi glutei erano come due colline chiare ma non osavo ancora di toccarli con le dita. Anzi, terminato con la schiena, mi voltai e le carezzai le gambe e persino i piedi. Erano puliti e gentili, nonostante la sua stazza, doveva avere un numero abbastanza piccolo.

– Anche un po’ il sedere, per favore. Sto sempre in piedi e mi fan male le giunture. Sei un vero angioletto…

Me lo aveva chiesto lei: ora non c’era più niente di male, mi feci coraggio e pian piano, carezza dopo carezza, arrivai alle natiche e… automaticamente la mia vulva si bagnò definitivamente di piacere. Ora mi girava un po’ la testa come se avessi bevuto del vino. Ero euforica, felice, e non sentivo più l’esigenza di trattenermi, di fingere.

Sarei sembrata una stupida se, finalmente, non avessi compreso: Carlotta voleva fare sesso… come non lo sapevo bene, ma di sicuro lo volevo anch’io. Le carezzai il culo con voluttà. Mi prendevo sempre più confidenze, mi avvicinavo sempre più all’ano e infine, spontaneamente, lo trafissi col pollice, poi avvicinai l’altra mano e glieli misi dentro tutt’e due, aprendola.

La grossa suora s’inarcò nell’estasi e sospirò con un tono ingenuo e infantile, quasi supplicante. Non saprò mai a cosa attribuire la mia sensazione ma nella mia mente qualcosa mi disse che, in quel rapporto anomalo, ero io la dominatrice e lei, la grossa suora anziana, la vittima felice, la sottomessa.

– Sì, sì… fammi tua amore. – La monaca aveva capito e si era lasciata andare.

– Più giù, ti prego, – aggiunse poi, sempre con la vocina in falsetto – vai sotto, fammi tua… dentro, èntrami dentro.

Allargò tanto le gambe, suor Carlotta, e io la penetrasi facilmente. La vagina era bagnatissima e le infilai ben due dita in fica. Ma lei voleva di più… e me lo sussurrava, mi supplicava. Io eseguii senza capire, impaurita da quella pratica che non mi aspettavo: così infilai tre dita, poi quattro, poi lei, da sotto, mi chiuse la mano, spingendo il mio pollice nel palmo e la indirizzò di nuovo nella sua fessa che sbrodava.

Non credevo ai miei occhi: il mio avambraccio era dentro la suora e lei sussultava e gemeva, come fosse posseduta. Si mise in ginocchio e iniziò a fare avanti e indietro, lasciandosi stantuffare da tutto l’avambraccio, come si fosse impalata da sola.

Tirai il braccio sconvolta quando tra i gemiti, vidi che dalla vulva sgorgava tanto liquido, come se si stesse pisciando sotto.

Appagata e sfatta, la madre si lasciò cadere su un fianco, mi trasse a sé, mi abbracciò felice, ringraziandomi per quanto avevo fatto per lei…

Poi mi sorrise e mi disse – Ciao…! – Un istante dopo sparì sotto il lenzuolo, mi aprì le cosce con decisione e mi penetrò la fregna con la lingua.

Slinguando e succhiandomi mi fece la prima minetta della mia vita, facendomi venire come una caffettiera che sbuffa e ribolle.

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Scritto da
Giovanna Esse

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