Vai al contenuto
Erotika
Sedotta nel convento
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto12 min di lettura

Sedotta nel convento

Indecisa sul futuro e ribelle per natura i miei decisero di mandarmi dalle suore... idea alquanto perversa, scoprii.

Giovanna Esse
10 mesi fa · 1.9k letture · 1

Allora ero molto giovane.

Non so se le mie esperienze saranno interessanti per voi, ma per me, sono tra i ricordi più forti ed eccitanti, e spesso mi tengono sveglia e trepidante nella mia brandina, fino a quando dopo una giaculatoria di preghiere sussurrate tra i denti, mi decido a inserirmi le dita in vagina, per sollecitare le grandi labbra e il clitoride che si indurisce come un osso, finché, a furia di scatti e frullii delle dita, vengo grondante tra le cosce.

Ero molto giovane, dicevo, e i miei facevano di tutto per farmi incontrare “la vocazione”, perché zia monaca così aveva deciso. Alla fine passai un’estate in convitto per imparare, sin da piccola, il significato del vero ritiro spirituale.

Mi diedero una cameretta ricavata nell’appartamentino di suor Carlotta, un donnone energico e simpatico che si occupava degli approvvigionamenti e che collaborava alla cucina. Il convento era adiacente a una vecchia ma accorsata Parrocchia.

Suor Carlotta mi trattò benissimo fin dai primi giorni, corteggiandomi con dolcetti segreti, frutta secca e tanti raccontini divertenti sulla vita dei santi. Lo faceva soprattutto la sera, prima di andare a dormire. In questo conquistò facilmente la mi fiducia, visto che le altre monache erano tutte austere, vecchie e brutte. Tutto questo vezzeggiarmi però avveniva solo quando eravamo da sole.

Un pomeriggio mi portò nella Farmacia e mi fece una specie di lezione segretissima sui poteri di alcune erbe speciali. Prima di iniziare, mi fece promettere di mantenere il segreto e di non parlare con nessuno di questa sua iniziativa: mi stava svelando i principi dell’Alchimia che le suore custodivano in segreto, dispensate da una speciale benedizione del Vescovo, visto che trattavano stratagemmi, pozioni e rimedi ereditati dalle antiche Fattucchiere ed erboriste. Tra storie e alambicchi misteriosi, conquistò completamente la mia curiosità giovanile e la mia sete di sapere.

Decisi che suor Carlotta era mia amica e che, da quel giorno, l’avrei sempre amata incondizionatamente.

2

– Vieni qui, piccola peste – disse suor Carlotta, beccandomi nel corridoio che portava al refettorio. Eravamo appena uscite dalla Parrocchia, dopo la Funzione del mattino. Si guardò intorno per constatare che nessuno ci osservasse – Vuoi imparare altre cose sulla sapienza delle Streghe?

Più entusiasta che mai le risposi di sì, allora lei si avvicinò all’orecchio e disse, piano:

-Allora stasera ti svelerò qualcosa di veramente segreto e veramente speciale, però devi giurare di non farne mai parola, nemmeno con la mamma. Non capirebbero perché non sono all’altezza, e intanto le streghe del passato, che sentono tutto, ti punirebbero con molti supplizi!

Rabbrividii. Ero terrorizzata e volevo quasi scappar via, ma lei mi tenne stretto il polso.

– Non devi avere paura, se non ti interessa non fa niente… lo capisco, dopotutto sei solo una bambina e… – sorrise con dolcezza, ma io mi affrettai a rispondere:

– No, no… suor Carlotta, io voglio sapere il segreto, basta che poi la notte non mi lasciate sola! – dissi, quasi pregandola. Così mi rassicurò di stare tranquilla e che ci saremmo riviste alla sera.

 

3

Poco dopo le nove ero già a letto trepidante e sperando che la donna non si fosse dimenticata della promessa. Dopo poco però la sentii entrare, chiuse la porta a chiave. La sentii rumoreggiare mentre andava nel bagno, poi biascicare qualche verso, probabilmente le orazioni della sera. Alla fine, pian piano, entrò nel mio stanzino e si avvicinò al letto, la vidi controllare se dormivo.

– Schhh, schh… sorella! – sussurrai per farmi sentire – sono sveglia!

Ero curiosa ma avevo anche tanta paura perché ormai era notte e, alla fine, dovevamo pur sempre discorrere dei segreti delle Streghe.

– Brava la mia piccolina, – disse la suora – sei sveglia! E’ segno che il destino così vuole e amen.- Non è che la capii molto. – Vieni cara, – continuò prendendomi per la mano, – in camera mia saremo più larghe.

Infatti, camera sua era molto spaziosa c’era la stufetta accesa, un bel calduccio e la luce accesa sul comodino.

Suor Carlotta indossava solo dei mutandoni contenitivi a mezza coscia, una maglietta intima a “V” e il reggipetto sotto, perché le sue zinne, contrariamente alle mie, erano grosse e tonde. Sedette sul letto e mi fece mettere di fronte a lei… per osservarmi credo.

Io indossavo solo i calzettoni, le mutandine bianche e una vestaglia verde acqua, che mi arrivava al ginocchio. La suora mi squadrava da capo a piedi, il suo viso era più rubizzo del solito e parlava con voce leggermente alterata.

– Brava ragazza, brava, – iniziò – per prima cosa dobbiamo controllare di essere sane; cioè che non abbiamo vesciche o pustole, che potrebbero essere un segno del Diavolo. Capisci?

Non capivo granché ma feci di sì con la testa.

Tese le grosse mani e lentamente mi sollevo la vestaglia, fino alla mutandina. Io ebbi un piccolo sobbalzo, non me lo aspettavo.

– Tranquilla, tranquilla, piccina… per vedere i segni dobbiamo spogliarci tutte, se non vuoi, torniamo a letto e basta… – disse seccata.

– No, no, sorella… perdonate, solo che io non lo sapevo che mi dovevo spogliare.

– Certo che sì, se no come ti controllo, piccolina? – sorrise – su continua tu, piano piano ti togli tutto. Non avrai vergogna? Potrei essere tua zia. E poi, dici la verità: non vi siete mai guardate sotto la gonna di nascosto? Noi lo sappiamo che voi ragazzine lo fate…

Allora toccò a me arrossire, ricordando i giochetti stupidi che qualche ragazza più scaltra proponeva a noi novizie, io cercavo di resistere e di non farmi vedere, ma poi alla sera mi masturbavo, ripensando a quei momenti di esibizione delle parti intime.

Mi feci coraggio e mi spogliai della vestaglietta, restando con i seni nudi piccoli e sodi, non mi coprii con le mani, anzi lasciai le braccia sui fianchi, però aggiunsi: – Anche lo slippino?

– Tutto tesoro mio, anche le calzette. – e così dicendo tirò una stuoia pulita da sotto il letto, affinché ci poggiassi i piedini senza raffreddarmi.

 

Ero felice per le sue attenzioni. Era vecchia, per me, però mi piacque lo stesso essere osservata da Carlotta, era evidente che mi apprezzava.

– Vieni, – disse quando fui nuda, – Sali sul lettone.

Mi prese per mano e mi aiutò, spiandomi in ogni movimento. Proiettò la luce dell’abat-jour verso di me, che svettavo alta sulle lenzuola candide.

– Hai le tue cose, piccina? – chiese.

Risposi subito di no.

– Bene, bene, allora piano piano gira su te stessa che io controllo tutto questo bel corpicino. – sorrideva e la sua voce diveniva roca, mi resi conto che quella strana situazione la eccitava. Ero ragazza ma sapevo che nei conventi il sesso lesbico era assai diffuso… cominciai a capire che forse la sorella non si preoccupava “solo” della “stregoneria”. Il fatto è che quel gioco mi piaceva, c’era qualcosa nei suoi modi che mi faceva sentire calore alla testa.

Obbedii ai suoi voleri e mi mostrai non senza un pizzico di vanità, dopotutto non ero brutta, ed ero giusto la metà di lei che era grossa e robusta, anche se non priva di grazia.

Si avvicinò. – Mettimi la mano sulla spalla, tesoro, in modo che puoi alzare la gamba, ti voglio controllare anche sotto.

Il calore alle tempie aumentò; alzai una gamba e socchiusi gli occhi. Ero talmente eccitata che quasi sentivo la pressione del suo sguardo sull’interno delle cosce e sulla vulva schiusa, a causa della gamba allargata verso fuori. Però non mi toccò.

 

– Brava. brava, bambina mia, Satana non ti ha scalfito. Ora tocca a te: fammi il favore, siedi e controllami tu… o ti fa schifo?

– No, nooo, sorella, – mi affrettai a dire per non offenderla.

Sedetti sul letto e la guardai, ora toccava a suor Carlotta spogliarsi. Lo fece con molta sensualità, lentamente, mostrando centimetro dopo centimetro la sua carne liscia e burrosa; il suo corpo trasmetteva un senso di morbidezza, come un cuscino di tenere piume. Un forte languore si impadronì del mio pancino, ero del tutto impreparata a quelle emozioni… ancora non capivo se davvero la suora mi volesse insegnare qualcosa oppure la nostra intimità stava per trasformarsi in qualcosa di peccaminoso. Le altre ragazze me lo avevano detto che le suore anziane si spogliavano e facevano sconcezze, ma non sapevo a chi credere.

Nuda, opulenta, matura, suor Carlotta adesso se ne stava sullo stuoino davanti al letto. Aveva perduto ogni austerità e il rispetto rigoroso che mi incuteva, come tutte le sorelle anziane, era scomparso. Ora c’era una donna nuda, piacente e assai più bella e attraente di quanto avessi mai potuto immaginare, quando vestiva il saio. Inoltre la sua pelle era bella e sana, come quella di una ragazza e non grassa e cellulitica come me la sarei immaginata.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 2 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista