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Amore oltre il tempo
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Racconto15 min di lettura

Amore oltre il tempo

Mi ha inviato un racconto la mia amica Anna M. una storia fuori dal coro, sentimentale e con un pizzico di mistero. Nel suo stile, insomma!

Giovanna Esse
1 anno fa · 470 letture · 0

Il nonno lo raggiunse sotto la tettoia. Si scrollò di dosso l’acqua che aveva inumidito tutto il suo giaccone beige: «Non riesco a trovare Desy e Miriam. Tu le hai viste per caso?>> Chiese preoccupato.

«Le ho viste uscire in sella a Whitestorm circa un’ora fa, andavano in direzione della montagna.»
L’uomo sgranò gli occhi: «Sono impazzite? Sanno bene che da queste parti il tempo cambia rapidamente, sta per arrivare una tempesta e dobbiamo subito andare a cercarle».
«Vado io non preoccuparti, ho visto quale strada hanno imboccato, le raggiungerò in tempo vedrai.»
«Ragazzo, non ci sono altri cavalli disponibili, andare a piedi, su un terreno talmente dissestato, è estremamente rischioso».

«Starò attento non temere. Probabilmente le incontrerò strada facendo. E poi sono l’unico che conosce il sentiero che hanno imboccato».

Jason Rassel, nonostante fosse un uomo alto e robusto, soffriva di seri problemi alla schiena e scalare ripidi sentieri rocciosi per lui era una impresa titanica.

A malincuore lasciò andare il giovane ammonendolo più volte sui pericoli a cui andava in contro. Matt s’incamminò velocemente: doveva sbrigarsi, era buio e il freddo penetrava come lame acuminate nelle ossa. S’inerpicò seguendo le orme della giumenta. Dopo quasi mezz’ora, le vide.

Si erano riparate sotto una sporgenza di pietra e legato il cavallo a una roccia acuminata. Bella nitriva inquietata dal bagliore intermittente dei lampi.

Matt sospirò di sollievo, grato di averle trovate sane e salve. Ma la gioia mutò in rabbia una volta raggiunto le due incaute:

«Vi stanno cercando tutti giù alla baita.» Sbraitò furioso. <<Avreste potuto avvisare che vi stavate allontanando, no?»

Desy gli lanciò un’occhiataccia malevola e si alzò in piedi: «Se forse non l’hai notato, sta piovendo! E poi volevamo solamente farci una breve passeggiata, non immaginavamo certo che si sarebbe scatenato il diluvio universale!»

«Se forse non lo hai notato, si è fatto buio. A breve la temperatura scenderà sotto lo zero. Volevate crepare di freddo per caso?». Poi s’impose calma e abbassò il tono di voce. Litigare a quel punto era inutile: «Tuo nonno è preoccupato, tutti lo sono. Dovete rientrare fin tanto che c’è un po’ di visibilità, dopo sarà troppo pericoloso per avanzare.»

L’espressione imbronciata di Desy, mutò. La ragazza realizzò in quell’ istante ciò che il fratellastro aveva fatto per lei: era venuto a cercarla nonostante il freddo e la pioggia, rischiando di farsi seriamente male. La montagna, come diceva spesso il nonno, non ammette errori né distrazioni. Lo guardò angosciata:

«Noi siamo a cavallo, impiegheremo la metà del tempo a rientrare ma… tu?»

«So il fatto mio non temere, coraggio, salite in sella e sbrigatevi!»

La ragazza non replicò. Fece quanto richiesto senza battere ciglio e una volta in groppa al suo destriero, si avviarono insieme all’amica verso casa.

Rimasto solo, Matt si strinse nel suo bomber nero. S’era alzato un vento impetuoso e pungente. Soffiò sulle mani per scaldarsi, una nuvoletta di vapore si condensò tra le sue labbra. Il paesaggio ormai non era più affascinate, ma inquietante e spettrale. Senza perdere un minuto di tempo, si avviò in direzione di casa.

Aveva percorso pochi metri quando la pioggia divenne tanto fitta da occultargli la visuale.

Ora si trovava davvero nei guai. Frustrato, studiò l’ambiente circostante in cerca di un riparo. Tornare alla baita in quelle condizioni era fuori discussione. Un tuono echeggiò nel cielo e un lampo illuminò il bosco in lontananza.

Matt notò una rientranza in una parete rocciosa. Doveva raggiungerla in fretta.

Con i vestiti fradici, percorse gli ultimi metri che lo dividevano dalla salvezza quando improvvisamente un fulmine colpì una roccia lì vicino.

Il boato esplose nelle sue orecchie e lo stordì completamente. Perse di vista la caverna e cominciò a camminare alla cieca incespicando a più riprese.

Tremante di freddo, si strinse nelle braccia per trattenere quel poco di calore corporeo che gli rimaneva. Inciampò in un sasso e cadde a terra.

Non trovando appigli scivolò sul fango e rotolò giù per il pendio, fin quando non avvertì un acuto dolore alla testa e alle gambe, poi il nulla.

Quando aprì gli occhi una fitta alla tempia lo fece contrarre per il dolore. Avvertì nitidamente del liquido caldo e denso, colargli lungo la fronte: “sangue “pensò incapace di muoversi.

Tentò di muoversi ma dal bacino in giù, era paralizzato. Poi qualcosa gli sfiorò la guancia. Un tocco delicato, così flebile che parve un soffio di vento. Spostò lo sguardo e s’accorse di trovarsi tra le braccia di una splendida ragazza: aveva una pelle lattea che sembrava quasi porcellana e intensi occhi azzurri. Indossava una specie di sottile camicia da notte che la copriva interamente. Sorrise e gli accarezzò i capelli.

«Chi…chi sei». Balbettò disorientato, provò a girarsi ma il dolore gli mozzò il fiato.

La giovane si chinò e lo baciò dolcemente sulle labbra.

Matt chiuse gli occhi e si lasciò andare a quel dolce contatto.

Quando si staccarono lei sussurrò parole che lo colpirono dritto al cuore: «Non ti lascerò mai, saremo uniti per sempre.»

Parlava come se si conoscessero da sempre. Matt provò a replicare ma le forze vennero meno.

Udì appena delle voci concitate in lontananza, poi tutto si spense.

Quante volte Desy aveva maledetto se stessa, e quante volte aveva rivissuto come un film il momento in cui aveva augurato la morte al fratellastro. Ma ora che giaceva in stato d’incoscienza nel letto di un ospedale, si chiese se fosse tutto un sadico gioco del destino.

Suo padre l’aveva ritrovato a notte fonda, ai piedi di una enorme voragine in condizioni gravissime. Quando aveva appreso la notizia, le era letteralmente crollato il mondo addosso.

Ora sedeva in una asettica sedia dentro una raccapricciante stanza della terapia intensiva. Matt, aveva riportato una fratturata multipla al perone destro e un trauma cranico esteso.

Era attaccato a dei macchinari che controllavano le sue funzioni vitali.

La giovane strinse tra le mani quell’unicorno che aveva trovato nella falegnameria della baita. Gli occhi le si velarono di lacrime.

Sussurrò con voce rotta dall’emozione, la dedica: «Ti auguro che tutti i tuoi sogni possano…» non riuscì ad andare oltre, il viso affondò sul petto del fratellastro inerme. Lo strinse disperata scossa da singhiozzi. Accarezzò la sua mano e s’accorse con stupore, che tra le dita aveva un piccolo oggetto brillante.

Con delicatezza estrasse un ciondolo d’argento. Lo sollevò e l’osservò attentamente: si trattava di un rosario. “Chi poteva mai averlo messo nella mano del fratellastro?” Pensò stupita.

Prima di andare avanti…

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