Nulla di "porno" ma bella storia... spero gradirete, soprattutto le nostre lettrici.
La baita in montagna degli anziani coniugi Russel, poteva tranquillamente figurare nelle migliori riviste di case in stile country.
Bastava guardarsi attorno per rimanerne affascinati. Gli oggetti d’uso comune erano sapientemente disposti, come a creare delle composizioni artistiche. Sul soffitto di legno della veranda penzolavano numerosi lumi a petrolio. Nell’ampio soggiorno, troneggiava una lunga tavolata addobbata con candelabri di antica manifattura e un paio di cesti di paglia colmi di frutta fresca. Le ampie finestre, erano decorate a festa e sui davanzali, spiccavano dei vasi di porcellana vintage colmi di fiori variopinti. Tutto era in ordine per l’arrivo dei nipoti.
Una station wagon grigia giunse a casa Russel e parcheggiò nel vialetto, sollevando una piccola nuvola di polvere. Matt scese per primo dall’auto, seguito dal patrigno. Si stiracchiò la schiena e mugolò indolenzito: aveva passato tre interminabili ore ad ascoltare musica con gli auricolari del suo cellulare, mentre la bella sorellastra s’ era perse in chiacchiere con sua mamma. Finalmente quella tortura era giunta a termine.
«Povero fratellino!>> Lo canzonò la sorella. «Ti fa male il sederino forse?»
«Sì, sai…sono tutto intorpidito, soprattutto le orecchie dopo averti ascoltato per tre ore di fila!». Rimbeccò aspro.
Il portone della baita s’aprì e fecero capolinea i nonni paterni di Desy. La ragazza gli corse in contro tutta eccitata, non li vedeva da tanto tempo. Li strinse in un caloroso e lungo abbraccio.
Dopo i vari convenevoli, tutta la famiglia si riunì all’interno della dimora attorno al camino. La serata continuò con una lauta cena casereccia a base di: pollo patate, pane fatto in casa e la mitica crostata di mele della nonna. Infine, a pancia piena e soddisfatti, presero a parlare dei vari argomenti, spaziando dalla scuola, alla festa eminente per il compleanno di Desy.
La serata passò piacevole ma il ragazzo si congedò presto a causa della stanchezza accumulata in viaggio.
Il giorno seguente, Matt si svegliò di buon ora. Spalancò la finestra e respirò affondo l’aria frizzante della campagna: odorava di pini e rugiada. Le montagne si stagliavano imponenti all’orizzonte offrendo alla vista un panorama davvero mozzafiato. Dal piano terra proveniva un invitante odorino di beacon e uova fritte. Indossò velocemente i suoi jeans preferiti e una felpa bianca. Riassettò i folti capelli castani e si fiondò verso la cucina affamato. Passò davanti la camera della sorellastra ma lei non c’era. Probabilmente era già scesa a fare colazione, pensò. Notò un quaderno aperto sulla scrivania, incuriosito si avvicinò a dare un’occhiata furtiva.
La calligrafia ordinata della ragazza spiccava sulla lucente carta patinata. Lesse qualche riga: “domani sarà il mio compleanno, non vedo l’ora di festeggiarlo insieme ai miei nonni. Purtroppo il mio ragazzo non ci sarà. Mi manca tanto, ma grazie a quel rompiscatole di Matt che mi sta sempre addosso, tengo la mente occupata. Il mio fratellastro ha un pessimo carattere, però ha uno sguardo intenso e delle bellissime labbra. Sì, devo ammettere che…”.
Una voce concitata alle spalle, lo fece trasalire. Si voltò di scatto e si ritrovò faccia a faccia con la sorellastra:
«Come hai osato leggere il mio diario segreto senza permesso?» Urlò inviperita.
«C’era la porta aperta e credevo di trovarti qua dentro. E poi come potevo sapere che questo vecchio quaderno fosse il tuo diario personale?»
«Sei sempre lo stesso, è inutile non cambierai mai! Non ci si può fidare di te. Non fai altro che controllarmi. Ma chi ti credi di essere? Ti odio…ti odio davvero con tutta l’anima>>
«Mi odi? Pensa me, che sono costretto a vivere sotto lo stesso tetto con una pazza ossessiva compulsiva, che si crede perseguitata!»
«Ah! ora fai la vittima? Se non fosse stato per la sottoscritta, vivresti in un tugurio di 60 metri quadrati, ho chiesto io al papà di accogliervi in casa, ricordalo!»
Matt serrò la mascella, se c’era una cosa che detestava era la situazione sentimentale tra sua madre e il patrigno, inoltre non si aspettava un simile rinfaccio. Lui e sua madre avevano vissuto per anni in affitto, dentro una decadente baracca decrepita e, quella situazione, lo faceva sentire come un pezzente in cerca di carità. Sorrise amaro e incrociò le braccia al petto:
«Credimi, avrei preferito continuare a vivere in quella cella, piuttosto che stare con una matta furiosa come te».
Desy assottigliò lo sguardo: «Sai quale sarebbe il più bel regalo per il mio compleanno? Che tu scomparissi per sempre dalla faccia della terra». Con quella frase tagliente, afferrò il diario, girò sui tacchi e andò via.
Matt scosse il capo con disappunto, lanciò un’ultima occhiata alla scrivania ormai vuota e poi, scese controvoglia a fare colazione: gli era passata la fame.
Nel pomeriggio il tempo mutò improvvisamente. Il cielo s’incupì e s’alzò un vento gelido e pungente.
Il ragazzo issò l’ascia in spalla per andare a fare un po’ di legna per il camino. Notò che nel recinto dei cavalli c’era una giumenta candida che ruminava erba fresca. Si soffermò a osservarla affascinato dalla muscolatura possente e dal manto lucente. Poi s’accorse che poco distante dall’animale c’era la sorellastra insieme a un’amica che chiacchieravano affabilmente.
Ad occhio e croce le due dovevano avere la stessa età, anche se la nuova arrivata era decisamente più bassina di Desy. Le ragazze ridevano e scherzavano goliardicamente e non si accorsero della sua presenza.
Matt rimase in silenzio a spiarle, tese le orecchie per captare qualche parola ma era troppo lontano. Poi le vide salire in sella al destriero candido e dirigersi verso il sentiero dissestato che conduceva alla montagna.
Sbuffò irritato: << Ma guarda quella! Se ne va beata in giro mentre io, sono costretto ai lavori forzati. Menomale che doveva essere una vacanza piacevole e rilassante!>>
Il patrigno infatti, aveva pianificato il suo intero pomeriggio: doveva raccogliere legna, mungere le mucche, e distribuire il fieno.
Inoltre il compleanno di Desy era alle porte e ancora non aveva deciso cosa donarle. Non aveva soldi e doveva arrangiarsi come meglio poteva.
Osservando la catasta di legno ammonticchiata gli venne un’idea: pensò d’intagliare un ceppo per ricavarne la sagoma di un unicorno. Animale mitologico che la giovane adorava. Essendo abile nella scultura, sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Le ore trascorsero velocemente impegnato nelle varie mansioni, e presto, giunse il crepuscolo. Matt studiò la statuetta che era riuscito a intagliare in poco più di un’oretta. Cercò eventuali imperfezioni sondando con i polpastrelli il lucido legno. Una volta finito, scrisse un messaggio d’auguri e lo nascose sotto il piedistallo del manufatto.
Il ragazzo si sfregò le mani intorpidite, cominciava a far freddo a quell’ora, e il cielo non prometteva nulla di buono. In lontananza s’udiva il boato dei tuoni e cominciava a piovere copiosamente.
