Maria mi impose di restare in piedi, spinse il culo di Corinna verso l’alto e mi impose di abbassarmi lentamente fino a penetrarla; guardai il mio cazzo accostarsi alle chiappe piene e morbide e la punta appoggiarsi delicatamente al buco; Maria seguiva quasi con passione il percorso di accostamento: prese in mano l’asta e la guidò verso la meta. Quando forzai le famose pieghette, Corinna ebbe un leggero scarto, poi l’ano si rilassò e si fece penetrare: fu assai più semplice del temuto (non doveva essere nuova a questa esperienza) e il cazzo le scivolò in corpo rapidamente. Maria cominciò a muovere il ventre sollecitando la leccata dell’altra alla quale lappò con forza la figa e l’ano, intorno al mio cazzo: quando ebbi la sensazione di un languore che coglieva tutti e tre cominciai a pompare con foga in quel culo meraviglioso che mi si apriva davanti e che possedevo con violenza, quasi. Sborrai rapidamente, quasi contemporaneamente alle due che urlarono il loro piacere in suoni disumani. Poi cominciai a sfilarmi con molta cautela e lentezza, conoscendo la difficoltà dell’uscita, più che dell’entrata. Quando il cazzo scivolò fuori, un fiotto di sperma misto a qualcos’altro si spiaccicò sulla fronte di Maria che, sorridendo, lo spazzò via con la mano. Scappai in bagno a lavarmi e subito dopo cedetti il posto alle due che si erano ancora leccate i seni: forse continuarono a farlo anche in bagno, mentre si ricomponevano e si rivestivano. Mentre andavamo via, Corinna mi disse ad alta voce “Hai una ragazza meravigliosa; non avevo mai vissuto una serata come questa”; io e Maria ci guardammo e sorridemmo, ma dovemmo trattenere la fragorosa risata che ci scappava, almeno finché non fummo soli in auto e abbastanza distanti per non risultare offensivi. A casa, prima di metterci a letto, Maria mi abbracciò e
“Grazie” mi disse “ mia hai dato due giorni straordinari”; poi, dopo una breve sosta, aggiunse “se mai il tuo problema fosse il confronto con tuo padre, sappi che lui una serata così non l’avrebbe mai saputo nemmeno immaginare; se non fossi certa che sei distrutto da questa “due giorni” giuro che ti scoperei ancora. Ma è troppo tardi e siamo stanchi”. L’Università era agitata da una frenesia nervosa dovuta al bando per il corsi all’estero: tutti speravano in qualche modo, di poter passare - spesati - un lungo periodo all’estero, possibilmente in una città prediletta. Non partecipavo molto intensamente alla corsa alla prenotazione, ma non me ne tenevo fuori anche perché, in qualche modo, seguivo il “gregge” dei soliti compagni di corso. Francesco, da un lato, e Corinna, dall’altro, mi avevano chiesto - separatamente - di Maria, ma mi ero tenuto sul vago accennando ad una personalità imprevedibile, che non dava molte informazioni, appariva e spariva spesso per mesi e che solo di tanto in tanto si faceva viva con me. La spiegazione non aveva soddisfatto nessuno dei due, ma nessuno si preoccupò di approfondire. Per una delle tante stranezze della vita, l’unico dei tre che fu ammesso ad un corso in Spagna fui io, che forse ci tenevo meno di tutti; la notizia, ovviamente, colse di sorpresa Maria che era piuttosto seccata di sapere che per sei mesi avrebbe dovuto rinunciare alla certezza di un amante sicuro che l’aspettava a casa e le scaldava il letto. Ma l’istinto materno le suggerì anche di accogliere il dato con entusiasmo, dal momento che mi faceva crescere di non poco e mi offriva una bella possibilità di esperienza. Prima della partenza, volle regalarmi un computer portatile e un telefonino ultimo modello con una infinità di funzioni “perché non accampassi scuse per non restare in contatto” fu la motivazione; ma temevo ci fosse altro. Non ci volle molto a scoprire che la sua mente perversa aveva deciso di torturarmi anche all’estero e di rimanere ossessivamente presente nella mia vita. Meno di una settimana dopo che ero a Barcellona, trovai un messaggio che mi invitava ad aprire un allegato inviatomi da Maria. Era un film girato nella sua camera, sicuramente con la videocamera che segretamente avevo installato io molto tempo prima. Naturalmente, al centro della scena c’era lei, gattoni sul letto col viso sfrontatamente rivolto alla telecamera, mentre alle sua spalle un giovanotto molto muscoloso e probabilmente assai ben fornito la teneva strettamente per le anche e picchiava con foga contro il suo culo proteso:
Maria allungò una mano lungo la schiena, fino all’inguine di lui e manovrò sapientemente per afferrare il cazzo che sfilò del tutto, poi lo spostò lungo lo spacco fra le natiche e sussurrò distintamente: “nel culo, adesso … mettilo nel culo”; l’altro certamente non se lo fece ripetere, prese il cazzo con una mano e lo guidò; poi cominciò a spingere lentamente; il viso di lei assumeva le smorfie più strane mentre la mazza le scivolava in corpo: ebbi la sensazione che dovesse essere ben voluminoso, anche se non riuscivo a distinguere. Mentre lui pompava selvaggiamente contro le sue natiche, Maria sembrasse dedicare a me la sua scopata: ammiccava, mandava bacetti e, soprattutto, urlava ad ogni orgasmo che la sorprendeva; ne contai almeno tre, di grossa consistenza. Sentivo un fastidio nello stomaco che mi fece pensare ad una forma di gelosia; ma mi resi conto che era solo una forma di nostalgia, forse. Mentre ancora il filmato andava avanti, sul monitor apparve un avviso di videochiamata in skype: paradossalmente, veniva dal mio computer in Italia. Spensi il video e accesi la risposta in video: come era facile immaginare, c’era Maria, dall’altra parte, che mi sorrideva beffarda. Mi chiese se avevo visto lo spettacolino che mi aveva dedicato ed io mi lanciai in una sfilza di improperi; mi bloccò quasi immediatamente: 1) mi ricordò che ero stato io a montare la videocamera, se per caso me ne fossi dimenticato; lei si era semplicemente rivolta ad Alessio per farsi spiegare il funzionamento e lui cortesemente le aveva insegnato molte più cose di quante potessi immaginare; non ebbi difficoltà a capire come lo avesse convinto e, soprattutto, come lo avesse ricambiato, ricordando la vicenda da cui era cominciata la nostra storia; 2) “se non puoi essere vicino alla persona amata, ama la persona che hai vicino” mi ricordo, poi: una massima che mi aveva detto più volte e di cui aveva fatto stile di vita; effettivamente, anche quando ero con lei non si risparmiava, figurarsi poi in mia assenza; 3) inviare i filmati era un modo di farmi partecipare alla sua vita sessuale: se mi disturbavano, avrebbe smesso subito: non solo non mi disturbavano, ma addirittura mi eccitavano; e lei lo vedeva dal gonfiore del pantaloncino leggero che indossavo; 4) nessuno mi proibiva di ricambiare.
La fermai per non essere travolto; diventata all’improvviso più materna, mi chiese se la webcam poteva darmi una visione della camera; mi spostai e le feci vedere che non c’era molto, oltre il divano-letto e un tavolo, oltre naturalmente al mobile del computer; osservò che il letto era molto piccolo, soprattutto se si doveva fare qualche bella capriola (e rise); mi chiese se avevo già qualcuna con cui scopare. Mi venne in mente che stava proprio per arrivare Consuelo, una brasiliana incontrata all’arrivo e con la quale avevo fatto una veloce “sveltina” in un’aula vuota: quasi evocata dal mio pensiero, suonò il campanello d’ingresso proprio in quel momento: “aspetti qualcuno?” mi chiese Maria dall’altra parte; la perversione che avevo ereditato, evidentemente, da lei e da mio padre, scattò in un attimo: le dissi di restare collegata, mascherai il video con un giochino insulso interrotto a metà e le chiesi se la visione era disturbata; mi disse che vedeva tutto perfettamente, ripetei che non si scollegasse per nessun motivo, staccai il microfono ed andai ad aprire.
Consuelo mi piombò letteralmente addosso con tutti i suoi sessanta chili ben distribuiti tra le tette quarta taglia e il culo classico delle brasiliane, quello tutto sporgente all’indietro e rotondo come se fosse stato disegnato col compasso: una maglietta striminzita e molto aperta metteva in mostra tutto il seno sodo, rotondo e color cioccolato, mentre il gonnellino “a pelo di pelo di figa” non lasciava niente all’immaginazione. Prima ancora di chiudere la porta, mi aveva artigliato la bocca nelle labbra carnose e sensuali, si era schiacciata contro di me col ventre tondeggiante e mi strofinava da sopra i pantaloni il cazzo che era diventato enorme e duro come il marmo. Badando bene che verso la webcam ci fosse sempre lo spettacolo del culo della ragazza, delle sue tette o delle sue mani che erano già sul mio cazzo, la portai verso il tavolo del computer, le sfilai rapidamente la camicetta e mandai giù il gonnellino. Apparve il seno in tutto lo splendore delle tette giovani e orgogliose che si stagliavano nell’aria come attente sentinelle con i capezzoli ritti, duri e grossi come nocciole; sotto, portava solo un tanga minuscolo che scopriva, anziché coprire, due natiche forti e carnose, attraenti e avvolgenti. Mi abbassai a succhiarle i capezzoli, senza altri preliminari, e intanto le strizzavo le poppe, le ruotavo e le schiacciavo con gusto; gemeva dolcemente, segno che le piaceva. Fu la volta di Consuelo, di abbassarmi di colpo il pantaloncino e portare allo scoperto il mio cazzo durissimo: si fermò a guardarlo quasi con meraviglia (ed io pensai a Maria e alla nostalgia - o anche gelosia - che forse la divorava) poi lo prese nelle due mani quasi con devozione e cominciò a massaggiarlo: non mi faceva una sega, semplicemente lo accarezzava per tutta la lunghezza e per tutta la circonferenza: agli occhi di Maria, poteva quasi apparire che avessi studiato la mossa perché la brasiliana, in qualche modo, glielo descrivesse perfettamente con le mani. Poi si abbassò sui talloni e lo accostò alla bocca, tenendolo sempre con le due mani, una lungo l’asta e l’altra a raccogliere le palle; poggiò un leggero bacio sulla punta, leccò per un poco la cappella e poi lo fece entrare nella sua bocca grossa e carnosa (comune alle persone di colore o meticcie) e cominciò ad aspirarlo lentamente e delicatamente. Sentivo brividi brucianti partirmi dalle palle e arrivare al cervello, mentre il cazzo affogava in quel lago di piacere: il mio viso probabilmente assumeva le espressioni più strane dell’estasi e del piacere: pensai intensamente a Maria e alle sue pene di gelosia, per rallentare la foga che poteva portarmi all’orgasmo; ma Consuelo era brava con la bocca almeno quanto Maria e, al culmine del piacere, provai una dolorosissima fitta perché, accortasi che ero vicino ad un orgasmo, mi aveva letteralmente strozzato le palle. Ne approfittai per prenderla per le braccia, sollevarla e schiacciarmi contro di lei in un bacio molto sensuale che diede alla brasiliana la possibilità di presentarmi la sua infinita abilità a succhiarmi la lingua meglio del cazzo e a chiavarmi in bocca con la sua lunga, carnosa e leggermente ruvida. Scesi con la bocca lungo il collo, mentre le strizzavo i capezzoli e scesi giù verso i seni, lo stomaco e il ventre; in un attimo di sosta tra un orgasmo e l’altro, Consuelo accennò con lo sguardo al divano-letto; in silenzio, a gesti, le feci capire che era troppo piccolo per le nostre evoluzioni; portai le sue mani sulla poltrona del computer e, con dolce fermezza, la feci piegare a novanta gradi: il suo culo stupendo fu presto davanti a me, a mia disposizione. Le feci divaricare leggermente le gambe e vidi aprirsi ai miei occhi il fiore di una figa carnosa, rosata nel cioccolato della pelle, coperta da un bosco di peli nerissimi, ricci e arruffati; il clitoride sporgeva dalle grandi labbra come un piccolo cazzo in erezione. Allargai le natiche e, con le dita, allargai la fessura tra le grandi labbra; infilai il medio fino in fondo nel lago infuocato dei suoi umori vaginali e, con il pollice, andai a solleticare il clitoride che rispose immediatamente indurendosi come un cazzo e facendola esplodere in un nuovo flusso di umori vaginali; infilai delicatamente l’indice nel culo e, da come lo accolse, si capì subito che le piaceva molto.
Racconto39 min di lettura
Giorni di sesso, notti di fuoco
Mi ha colpito molto questo affascinante crescendo di sesso condiviso, senza tabù e senza limiti... una vera maratona scopatoria.
Giovanna Esse
1 anno fa · 737 letture · 1
Prima di andare avanti…
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