Vai al contenuto
Erotika
Giorni di sesso, notti di fuoco
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto39 min di lettura

Giorni di sesso, notti di fuoco

Mi ha colpito molto questo affascinante crescendo di sesso condiviso, senza tabù e senza limiti... una vera maratona scopatoria.

Giovanna Esse
1 anno fa · 737 letture · 1

Ebbe torto, Maria, quella sera, perché piombammo tutti e tre quasi di colpo in un sonno duro e profondo, non disturbato neppure dalla precarietà del letto diviso in tre; solo una volta, nella notte, ebbi un semirisveglio in cui mi accorsi di tenerle sulla figa la mano su cui lei si strusciava quasi ancora scopasse; ma dormiva anche lei. Il secondo giorno di week end al mare cominciò con una particolare frenesia, dopo la serata intensa e il sonno profondo della notte in condizioni di emergenza, in tre in un letto non enorme. Francesco bevve solo un caffè e si fiondò direttamente in spiaggia, quasi per approfittare di ogni momento dell’occasione; io e Maria ci intrattenemmo un po’ più a lungo per fare colazione; non ci furono molte parole ma solo sguardi e gesti eloquenti per dirci che eravamo decisamente felici di come erano andate le cose; ma lo sguardo di Maria era troppo lascivo per lasciare presagire un finale di riposo, prima di rientrare alla quotidianità. Indossò soltanto un perizoma che praticamente metteva in luce tutto lo splendore del suo fisico asciutto e statuario, anche se non particolarmente abbondante: le tette piccole e sode stavano su da sole, puntute e rigide coi capezzoli che sembravano perforare l’aria; i fianchi asciutti, leggermente ossuti, contenevano un ventre piatto e teso, ma che invitava a tuffarsi nell’ombelico appena accentuato; il culo sodo, quasi a punta, sembrava disegnato da un pittore del Rinascimento; la figa esplodeva letteralmente nel perizoma quasi invisibile che sottolineava, anziché celare, il triangolo di peli che copriva il pube. La guardai ammirato e le scoccai un leggero bacio sulla spalla, poi scappai via per non farmi catturare nell’immancabile tentativo di concupirmi.
Appena fuori della porta-finestra, direttamente sulla sabbia, stendemmo due teli accanto a quello che aveva lasciato Francesco che ora era in acqua: cercai di stare abbastanza distante dalle mani di Maria, che sarebbe diventata pericolosa a distanza giusta. Dopo aver sguazzato per un po’ nell’acqua bassa, come un paperotto, Francesco venne fuori e si diresse verso di noi: il costume a pantaloncino non riusciva affatto a celare il cazzo, enorme anche rattrappito dall’acqua, e dovette smanacciarle più volte per assestarlo: a quel gesto, vidi che Maria si leccava voluttuosamente le labbra ed ebbi la certezza che non lo avrebbe lasciato in pace. Francesco si venne a stendere sul suo telo, sdraiandosi supino; immediatamente Maria gli suggerì di sfilarsi il costume (si sarebbe asciugato prima, spiegò) e, per dare l’esempio si sfilò il perizoma che “non” copriva la sua figa; Francesco esitò un attimo, poi si alzò in piedi e lasciò cadere il costume che appoggiò sul telo: nel muoversi, il cazzo aveva ripreso vita e si era leggermente indurito; Maria lo guardò con voglia.
Quasi subito, quindi, la sua mano si mosse verso di lui e gli sfiorò il fianco; Francesco mi rivolse uno sguardo interrogativo ed io mi limitai a fare spallucce: problemi suoi, se accettare o no il chiaro invito. Decise per il si e si girò su un fianco offrendo alla vista e alla mano di lei il suo cazzo che vibrava mentre si rizzava.
Maria lo prese prima con una sola mano e tirò la pelle sue e giù con un paio di movimenti che diedero al membro tutta la vitalità di cui disponeva; poi si girò anche lei sul fianco e lo prese con tutte e due le mani: con una gli tastava le palle, le stringeva, le solleticava; l’altra mandava la pelle su e giù per l’asta scoprendo ogni volta la cappella che stava diventando viola. Io mi limitavo a guardarli affascinato. In un momento di sosta, incrociai lo sguardo di Maria e tacitamente le feci capire che forse era meglio entrare in casa, se proprio voleva scopare; ma lei sorrise e andò avanti. Mi guardavo intorno con una certa preoccupazione, ma ero certo che non potevano vederci dato il periodo di assoluto deserto, il luogo abbastanza appartato e la protezione della casa dietro di noi; quindi lasciai perdere. Maria intanto aveva spinto Francesco supino sul telo e si era accostata a lui per manipolare meglio il suo membro: lo segò a lungo, lentamente, con passione; ogni volta che lui accennava a cedere all’orgasmo, gli stritolava le palle in una stretta quasi feroce e l’altro si contraeva tutto ma chiaramente si riprendeva. Andarono avanti così per un po’ con una sega raffinata e sensuale che mi aveva fatto rizzare il cazzo fino al dolore, anche se ero solo spettatore; poi Maria si abbassò sull’inguine e sfiorò la punta del cazzo con la lingua: conoscevo le sue capacità nel pompino e mi pareva quasi di avvertire le stesse sensazioni che provocava a lui.
Leccò a lungo, sapientemente, la cappella mentre continuava a segarlo lentamente; poi passò la lingua lungo l’asta percorrendola tutta in lunghezza e larghezza: vedevo Francesco fremere e quasi temevo di vederlo venir meno dal piacere. Maria staccò una mano dal cazzo, prese la mia mano e se la portò sulla figa; capii il senso dell’invito e mi accostai per masturbarla: non voleva fare altro, quella mattina, e mi limitai a catturare tra le dita il clitoride e cominciai a stimolarlo come sapevo che le piaceva. Si abbandonò al mio tocco e affondò la bocca sul cazzo: lo vidi penetrare lentamente nella sua bocca ed ascoltai il rumore del risucchio mentre lo pompava con foga; Francesco strabuzzò gli occhi, ma una stretta di palle lo riportò al pompino che era appena cominciato. Preso anch’io dall’eccitazione, divaricai un poco le gambe di Maria, le infilai l’indice nel culo e e il medio nella figa, mentre col pollice tormentavo e stimolavo il clitoride; mi inondò rapidamente le dita di umori da orgasmo e notai la penetrazione del cazzo in bocca farsi più intensa e vogliosa; vidi Francesco che strabuzzava gli occhi; e stavolta non ci furono strizzate di palle ma convulsioni dei due mentre, evidentemente, la sborra si scaricava dalle palle direttamente nella gola di Maria che faceva evidenti sforzi per ingoiare tutto senza farsi sopraffare e senza sputare niente. Sfilò il cazzo dalle labbra con molta lentezza e delicatezza, continuando a succhiare e leccare, mentre lui si abbandonava supino sul telo e si lasciava prosciugare dall’enorme pompino. Alla fine, rimanemmo distesi in silenzio, tutti e tre quasi svuotati di ogni energia, finché non arrivò l’ora di vestirsi per andare a pranzo in paese.
Dopo pranzo, Maria avvertì che doveva rientrare a casa prima di sera, perché l’indomani aveva un appuntamento importante e doveva ancora preparare gli incartamenti necessari; Francesco osservò che anche noi avevamo una lezione di mattina presto e si decise di partire appena cominciava ad imbrunire. Poiché non avevamo un grande bagaglio, tornammo a stenderci sulla spiaggia e restammo per un’oretta a “fare le lucertole” crogiolandoci al tepore del sole. Poi Maria decise di chiudere in bellezza, ma non ci avvertì: semplicemente, ci prese per mano e ci condusse in casa, dove si fiondò senza parole sul letto, a gambe divaricate; ci guardammo un attimo, ci sfilammo i costumi e ci accostammo a lei, uno per parte. Francesco andò ad impossessarsi della sua bocca con un bacio intenso e lungo di cui sentivo quasi tutti i movimenti di lingue e di risucchi; io mi fiondai sulla figa spalancata e ci affondai il viso leccando con intensità l’interno cosce, i peli del pube fino alle grandi labbra: infilai nella figa le dita di una mano chiuse a cuneo e cominciai a fotterla così; reagì con potenti orgasmi successivi che in breve mi inondarono la mano. Francesco si staccò dal bacio spostò il bacino su di lei e le accostò il cazzo alla bocca: evidentemente il pompino del mattino gli aveva dato molto piacere. Maria succhiò a lungo la cappella, prima di farsi penetrare in bocca; lui cominciò a muoversi dentro come per chiavarla e lei lo lasciò fare finché la mazza non le diede fastidio, poi lo frenò con le mani puntate sul ventre e riprese a succhiare col suo ritmo. Io, intanto, mi ero disteso su di lei e stavo manovrando per entrare in figa: non mi aiutò e dovetti cercare la fessura con le dita, prima di infilarci il cazzo, tutto fino alla radice.
Maria interruppe per un attimo il pompino per avvertire “non venite presto, fatemi godere a lungo”; frenai l’orgasmo che montava e ripresi a chiavarla con metodo e lentezza, cercando di provocarle quanti orgasmi potevo: e li avvertivo tutti, quando i muscoli della vagina si contraevano ripetutamente intorno al cazzo e alla fine si rilassavano lasciando scorrere fiotti di umori lungo l’asta. Dopo aver succhiato per un po’ i due cazzi, con la figa e con la bocca, Maria si staccò di colpo da tutti e due, ci spinse di lato e mi fece sdraiare supino al cento del letto; mi montò sul ventre inginocchiata sopra di me, scivolò lentamente verso il basso, impugnò il mio cazzo, duro al limite dell’impossibile, e guidò la punta verso la vulva, si abbassò di colpo e mi trovai col cazzo immerso nella sua figa fino alla radice: ebbi un sobbalzo. Si mosse un poco, quasi per lubrificarlo meglio, poi si fermò e si volse a Francesco. Disse in quel momento la frase che temevo di più: “adesso tu mi entri nel culo”: le artigliai i fianchi che tenevo già stretti, sopraffatto dal terrore all’idea di quel mostro che entrava nel foro comunque inadeguato; mi guardò sorniona, sorrise e aggiunse: “entrerai finché ce la faccio; quando ti avverto, ti fermi”; l’altro annuì e andò in bagno a prendere la vasellina. La guardai intensamente e scossi la testa con aria di rimprovero; sorrise, mi accarezzò il viso e mi sussurrò: “non mi farà male, vedrai”; e riprese a muoversi sul cazzo provocandomi fitte intense di piacere. Intanto Francesco si era accostato alle mie spalle e le stava ungendo abbondantemente l’ano e l’interno del culo, poi spalmò con altrettanta abbondanza la vasellina lungo il suo cazzo che appariva così ancora più grosso, duro e luccicante. Quando si accostò al culo, persi la visuale e mi concentrai sulle sensazioni che mi avrebbero forse raccontato l’inculata in tutta la sua evoluzione.
Avvertii la cappella che quasi esplorava il culo e si strusciava sulla base del mio cazzo, poi avvertii la pressione quando cominciò a penetrare l’ano: Maria si contrasse per un attimo stringendomi il cazzo il una dolce morsa, poi sembrò rilassarsi e la cappella penetrò di qualche centimetro: la sentivo scorrere sulla parte molle del cazzo che veniva così ulteriormente stimolato; lei lo fermò un momento, contrasse e rilassò più volte lo sfintere sollecitandomi vibrazioni intense al cazzo, poi lo tirò a sé e il cazzo avanzò per almeno un terzo della lunghezza: lo sentii scorrermi addosso fino a rendere unica la sensazione tra me che stavo lì e lui che penetrava; era come se un solo cazzo penetrasse contemporaneamente dai due fori; ancora una volta lo frenò, contrasse e rilassò i muscoli dell’intestino e scivolò un poco sul mio cazzo: questo le dette sensazioni forti, perché la sentii venire più volte in rapida successione; allora mi mossi col ventre verso l’alto e accompagnai la sua scopata con me; quasi favorito dalla situazione, il cazzo di Francesco affondò nell’intestino fin oltre la metà. Non riuscivo a capacitarmi che una tale bestia potesse penetrare tanto; ma intanto cominciai a chiavarla con intensità e Maria godeva, godeva e sborrava, come una fontana; l’eccitazione era ormai incontrollabile e, di colpo, sentii il cazzo di Francesco entrare fino in fondo, sentii le sue palle sbattere sulle mie, il cazzo scivolarmi sul cazzo e provocarmi sensazioni indicibili di piacere; Maria sussultò, gridò, di piacere più che di dolore, e si scosse tutta facendo scivolare i cazzi avanti e dietro nei suoi buchi straziati che non smettevano di farsi riempire. Fu una cavalcata infinita: come già era successo a posizioni invertite, avvertii lo sperma attraversare il mio cazzo per esplodere nella figa e, contemporaneamente, riuscivo a seguire il percorso dell’orgasmo di Francesco che attraversava l’asta, percorreva tutto il culo e andava a spruzzare nell’intestino una quantità infinita di sborra.
Urlavamo tutti e tre per l’intenso piacere e, alla fine, ci accasciammo in un groviglio di copri che a pesava più che a loro. Ci districammo alla fine, lasciando sul telo da spiaggia una macchia enorme di sborra, di tutti e tre; dopo un poco, Maria, ridendo e cinguettando felice come una Pasqua, andò in bagno, poi ci lasciò lavarci e alla fine cominciò a prepararsi per la partenza. Il ritorno dalla “due giorni al mare” risultò banale, quasi mogio, per la sensazione che ciascuno aveva che era finita per sempre una meravigliosa avventura. Maria guidò assorta e prudente; io al suo fianco mi limitai a smanacciare continuamente la radio in cerca di qualcosa di interessante o piacevole; Francesco forse dormiva e, comunque, non disse una sola parola per tutto il percorso. Lo lasciammo all’Università, come d’accordo, e tornammo a casa. Non c’era imbarazzo, tra noi, ma forse molte domande si agitavano in testa e non riuscivamo o non volevamo formularle. Maria prese l’iniziativa e mi chiese se mi era piaciuto: “certo!” risposi veramente entusiasta perché mi era veramente piaciuto tutto; Maria sorrise e mi accarezzò il viso. Presi coraggio e le chiesi senza mezzi termini come diamine fosse possibile che lei si prendesse in corpo cazzi di quelle dimensioni e il suo fisico sembrava non risentirne, anzi ogni volta pareva che figa e culo sembrassero addirittura più stretti.
Sorrise compiaciuta e mi disse che la cosa aveva meravigliato molto anche i medici, dopo che ero nato io e il suo corpo, in men che non si dica, aveva preso un’elasticità da vergine, al punto che mio padre si meravigliava ogni volta che scopavano di incontrare tanta resistenza: pare che si trattasse di una normalissima costituzione dei tessuti che tendevano ad assorbire le pressioni e a riprendere la loro dimensione ed elasticità dopo qualsiasi sforzo. “Complimenti”, commentai”è proprio una bella fortuna, visto i lussi che ti concedi e il fisico da ragazzina che ancora ti ritrovi” “spero di conservarlo per sempre!” fu il commento. In segreteria telefonica trovai una chiamata da Corinna, una compagna di Università che mi chiedeva di mettermi in contatto appena possibile; Maria mi guardò con aria interrogativa;
“una compagna d’Università …” risposi rimanendo nel vago; ma con lei era impossibile rimanere nel vago “te la sei fatta?” mi chiese a bruciapelo; “Macchè!!!” scattai “si dice che sia lesbica …” “e lo è?” ormai era partita e non sarei mai riuscito a frenarla. Le spiegai che solo per coincidenza frequentavamo alcuni corsi insieme, che l’avevo un po’ frequentata anche perché molti la evitavano per via delle sue (vere o presunte) scelte sessuali; davanti alla sua fronte corrugata che denunciava curiosità morbosa, dovetti aggiungere che ne avevo parlato a Corinna e che lei mi aveva confessato che era semplicemente bisessuale e che le riusciva di scopare bene se aveva davanti una figa, oltre a un bel cazzo. Vidi gli occhi di Maria accendersi di una luce che sapevo pericolosa; una sola frase “perché non andiamo a trovarla?” Avevo fatto di nuovo la frittata e non ci sarebbe stato verso di dissuaderla. Chiamai Corinna in viva voce e lei mi disse che aveva già risolto il problema; poi i soliti convenevoli - cosa fai, con chi sei - ; quando le dissi che ero con una ragazza, scattò subito la proposta
“Perché non venite a prendere qualcosa da me?”: era quello che Maria aspettava; urlò lei stessa un si che l’altra recepì subito come una promessa e, due minuti dopo, eravamo di nuovo in macchina. “Il tuo impegno per domani?” le chiesi, ma neppure mi rispose.
Corinna veniva da un paesino dell’interno, ma i suoi potevano consentirle una vita quasi di lusso; la sua casa era ai limiti della periferia, un poco fuori mano, una casetta con un giardino: niente di lusso, ma certamente una bella casetta. Quando Corinna venne ad aprirci, lessi sul volto di Maria la meraviglia di fronte alla bionda vaporosa che si presentò, col corpo statuario decisamente atletico e curato con tutte le forme giuste e prorompenti, dalle tette quarta taglia al culo ampio e pieno, dal ventre asciutto ma matronale alle cosce slanciate e tornite; al suo confronto, mia madre appariva ancor più una ragazzina minuta e fragile. I convenevoli furono ridotti all’osso e immediatamente fummo a nostro agio davanti al caffè che Corinna ci preparò. Le due non smettevano di parlarsi, di ammirarsi, di mangiarsi con gli occhi: praticamente, limonavano senza toccarsi e più volte notai piccoli tocchi, carezze pudiche che sfioravano l’una e l’altra, quasi timorose di dare la stura ai veri sentimenti; mentre Corinna era in bagno, Maria mi sussurrò: “Sai, ne ho fatte tante ma non mi era mai capitato di scopare con una bionda così”; la guardai severo e spaventato “domani abbiamo degli impegni …” cercai di ricordarle; fece un cenno con la mano come per scacciare un moscerino … o un pensiero che riteneva stupido. Quando Corinna rientrò dal bagno, indossava solo un accappatoio legato in vita, scusandosi per essersi messa in libertà: era quanto bastava a Maria per scatenarsi; le andò incontro, la abbracciò in vita e disse che aveva fatto benissimo, mentre scioglieva il nodo della cintura e apriva l’indumento facendo apparire due tette straordinarie, un ventre da sballo ed una montagnola di peli che catturava l’occhio sulla figa carnosa. Si strinsero in un bacio appassionato, il più lungo e intenso che potessi immaginare, mentre le mani freneticamente si muovevano a far cadere, una, l’accappatoio, e,l’altra, un leggero vestito sotto il quale non c’era niente altro. Mi sprofondai nella poltrona su cui mi ero seduto e mi disposi ad ammirare uno spettacolo che non avrei mai potuto nemmeno sognare: da una parte, le forme piene e carnose di Corinna che Maria metteva tutte a dura prova con sapienti carezze e titillamenti; dall’altra, la struttura minuta e quasi ossuta ma decisamente morbida e voluttuosa (ed io sapevo bene quanto) di Maria che l’altra non si stancava di toccare, di esplorare, di conoscere, di solleticare. Maria costrinse dolcemente Corinna a distendersi a terra, sul tappeto, e si sdraiò perpendicolarmente alla sua testa, infilò le mani tra i capelli e cominciò a leccarla e baciarla sulla fronte, sugli occhi, sugli zigomi per scendere verso la bocca: vidi il corpo di Corinna fremere più volte e contorcersi nel piacere; Maria mi lanciò uno sguardo severo e con una mano accennò alle gambe; capii cosa intendeva, mi alzai e mi inginocchiai ai piedi della ragazza, le presi le caviglie e le spinsi indietro obbligandola a piegare in alto le ginocchia, poi gliele divaricai mettendo in viva luce il pube e la figa ricoperta di peli umidi e intrecciati.
Con i diti medi delle due mani separai i peli sulla fessura finché la vulva apparve, aperta e carnosa; con le stesse dita separai le grandi labbra fino a far emergere il rosa incarnato della vagina e il clitoride che emergeva come un piccolo cazzo; infilai con decisione il medio nella figa e Corinna ebbe un sobbalzo che Maria frenò aspirando la bocca nella sua che riusciva a fare cose imprevedibili quando era a riposo: sentii gli umori d’orgasmo scorrermi sul dito e scivolare sulle cosce di lei. Maria si era intanto spostata sulle tette e le stava lambendo tutte, dalla radice verso le aureole, in un infinito e intenso circuito a spirale; l’altra sembrava essere solo in attesa che le succhiasse i capezzoli; infilai ancora un dito nella figa e spinsi col pollice contro il clitoride strofinandolo dall’alto in basso: le convulsioni del ventre mi dissero che lei stava per avere un orgasmo, che esplose all’improvviso quando Maria le prese in bocca un capezzolo e lo strinse tra i denti.
Corinna sembrava impazzire di piacere, gemeva, si contorceva, spingeva il pube contro la mia mano in cerca di penetrazione; Maria rallentò il ritmo e scivolò con la testa giù verso lo stomaco e il ventre mentre il resto del corpo si spostava sulla testa della ragazza. Finche le due teste coincisero con le due fighe e vidi Maria impossessarsi della vulva di Corinna e leccarla golosa, succhiarla e penetrarla con la lingua; mi spostai dall’altro lato e vidi che Corinna aveva cominciato a fare di più e di meglio: succhiava, leccava, lappava, percorreva tutto lo spacco della figa dal clitoride fino all’ano, che apriva con due mani per infilarci la lingua; ogni volta che sentiva un piccolo orgasmo esploderle in figa ed esplodere in contemporanea in quella di Maria, si fermava un attimo e riprendeva da capo. Non so per quanto tempo si leccarono e si chiavarono con la lingua; ad un certo punto, Corinna, mi prese per un piede e mi tirò verso di loro; mi sbottonai i pantaloni (che erano ancora fermi al loro posto) e li feci cadere a terra insieme agli slip; mi accostai ai corpi ammassati e appoggiai il cazzo sulla schiena di Maria. Corinna lo prese in mano e se lo portò alla bocca, lo succhiò per un poco poi lo accostò alla figa dell’altra: con una sola spinta ero dentro fino alla radice; Maria sussultò, contrasse la vagina e mi accolse con un orgasmo; Poi passò la mano dietro la schiena, sfilò il cazzo dalla figa e spostò la punta verso l’ano; Corinna sbarrò gli occhi, ma fu travolta da un altro orgasmo perché l’altra continuava a succhiarla con dolce ferocia. Il cazzo scivolò nel retto come un coltello caldo nel burro e Corinna si trovò con la figa di Maria in bocca e le mie palle sul naso.
Diedi solo pochi colpi cauti e controllati: non era così che volevo sborrare; ormai l’obiettivo erano la figa e, chissà, il culo di Corinna. Maria aveva colto le mie intenzioni e non fece niente per sollecitare la mia sborrata; anzi, cominciò la “manovra di espulsione” per farmi uscire dal suo culo. Appena espulso, andai in bagno per rinfrescare gli spiriti ardenti e lavarmi il cazzo dopo l’inculata. Quando rientrai in sala, le due si erano ribaltate ed era Corinna adesso ad esibire all’aria il suo culo meraviglioso; Maria, intuendo il mio piacere, usò ambedue le mani per allargare la figa che stava leccando e penetrando con la lingua; non contenta, usò due dita per dilatare l’ano stretto e restio, offrì alla mia vista un foro scuro e appetibile, nel quale infilò un dito di ciascuna mano aprendoli per dilatare il foro; Corinna ebbe un evidente sussulto, forse di dolore, ma poi si scatenò in un nuovo violento orgasmo. Facendo solo piccoli cenni con la testa, Maria mi invitò ad accostarmi e a cogliere quella nuova gioia: stava scopando per me, invece che con me. Non mi feci pregare e mi inginocchiai sulla sua testa; mi prese il cazzo in mano e me lo menò per qualche momento, quasi per accertarsi che fosse abbastanza duro; se lo passò lievemente tra le labbra e lo accostò alla vulva; si fermò per dare all’altra il tempo di realizzare; poi cominciò a infilarlo nella figa. Una sensazione di calore nuovo e diverso mi aggredì mentre il cazzo scivolava mollemente nella vagina; mia madre regolava i movimenti impedendomi di spingere troppo e favorendo una penetrazione dolce, delicata, molto naturale. Quando fui tutto dentro, mi bloccò da dietro e cominciò una sapida leccata contemporanea, della figa e della radice del cazzo: mi sentivo spompinato da lei mentre chiavavo l’altra. Avrei anche potuto sborrare a quel punto; ma Maria non era d’accordo e il gioco lo conduceva lei. Mi fece alzare e con la mano indicò la sua borsa sulla poltrona: capii che voleva la vasellina che portava con sé; obbedii quasi supinamente mentre lei si rituffava con la bocca sulla figa e riprendeva una lappata animalesca di buchi, parti molli e peli. Mi spostai dall’altra parte e mi inginocchiai davanti a Corinna, le presi la testa, la sollevai e accostai il cazzo alla sua bocca: lo leccò leggermente sulla punta poi lo risucchiò dentro spingendosi fino a raggiungere con le labbra i peli del pube: tenendolo ben serrata tra lingua e palato lo risucchiava come vortice; ogni tanto si fermava a leccarlo tutt’intorno; un paio di volte lo sfilò quasi del tutto per riprenderlo dentro fino alla radice, facendosi chiavare in bocca con foga. Maria mi fece cenno di passare dalla sua parte e Corinna, che aveva sentito il fresco della vasellina correrle lungo l’ano fino allo sfintere e nell’intestino, mi disse con aria dolce e quasi dolente:”non farmi molto male” “se me lo chiedi, mi fermo o addirittura non lo faccio” “no, no, voglio che lo fai, mi piace, ma con dolcezza”.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Pagina 2 di 4 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista