Finito di mangiare, sbaraccammo in fretta il tavolo e Maria si lanciò supina sul tetto, a gambe spalancate e ginocchia sollevate:
“Adesso voglio che mi chiavi” disse rivolta a Francesco; lui mi guardo interrogativo ed io gli feci cenno di andare. Si accostò quasi esitante, si inginocchiò fra le sue cosce e passò un dito lungo la fessura della figa, poi lo infilò decisamente dentro; Maria si agitò con voluttà e allungò le mani verso il cazzo; Lentamente, Francesco accostò alla vulva l’enorme cappella e spinse leggermente e delicatamente: alle sue spalle, guardavo estasiato la vagina che si apriva e lasciava passare la massa di carne e nervi che la invadeva; il cazzo sprofondava lentamente e decisamente, con grande timore di lui che non voleva farle del male. Ma non gliene faceva, anzi: Maria gemeva dolcemente ad ogni avanzamento della penetrazione e gli accarezzava il viso per esortarlo; dal mio posto di osservazione non riuscivo a capacitarmi e mi domandavo dove andasse a collocarsi un organo di quella dimensione in un corpo così minuto. Entrò tutto, alla fine; e quando il pube di lui andò a stimolare quello di lei, sfregando con forza il clitoride compresso tra i due ossi, per la prima volta sentiti Maria urlare il piacere a piena gola
“si … si … continua … non ti fermare …”;
ero affascinato; ma Francesco era addirittura estasiato: mai gli era capitato di possedere una donna così naturalmente, semplicemente, completamente, gioiosamente. Non poteva reggere molto dopo i preliminari del mattino; ma tenne duro; e Maria lo aiutò, strizzandogli più volte le palle; poi non voleva lasciarmi a guardare; mi fece cenno di accostarmi al suo viso e, quando fui a tiro, mi prese il cazzo in bocca.
Tra lo spettacolo a cui assistevo e la stimolazione che praticava al mio cazzo con la bocca sapiente, arrivai presto vicino all’orgasmo. Maria allora dosò i movimenti per fare sì che arrivassimo insieme, tutti e tre, all’orgasmo: fu un’esplosione epica in cui ciascuno urlava tutto il suo piacere mentre le palle si scaricavano nella bocca e nella figa di Maria. Ma a godere di più fu forse proprio lei che ad ogni schizzo di sborra che le entrava segnalava un nuovo orgasmo, senza riuscire più a sapere quanti fossero stati in quella sola occasione.
Quel fine settimana fu di quelli che non si dimenticano, a partire dall’arrivo alla casa al mare fino al momento della partenza. Dopo la scopata di dopopranzo, ci prendemmo qualche ora di riposo e cercammo di tenerci il più possibile lontani da tentazioni (culo, tette, figa, cazzi) per dedicarci al sano relax sulla spiaggia, giocando con le onde e arrivando persino a fare il bagno, nonostante la stagione ancora appena tiepida.
A sera, andammo in paese per cenare con pizza e birra (solo poca: non deve incidere su certe prestazioni, scherzò Maria) e ritornammo abbastanza in fretta al monolocale. L’interrogativo che Francesco pose subito (come dormiamo) fu risolto con due battute “e chi dice che dormiremo?” e poi “tutti e tre nel letto; chi non ci riesce, si sistema sul pavimento con una coperta sotto”: semplice, no?
Dopo i soliti rituali in bagno, Maria prese per mano lui e lo guidò verso il letto “adesso mi scopi di nuovo, ma devi reggere molto più a lungo” gli disse; e si stese supina sul letto. Francesco sembrava imbarazzato, incapace di decidere cosa fare; allora mi avvicinai, presi i piedi di Maria e divaricai le gambe mettendo in piena luce la figa ricoperta da una fitta peluria e stranamente ancora stretta, nonostante gli abusi a cui l’aveva sottoposta. Feci cenno a lui di accostarsi mentre Maria sembrava calarsi in un mondo di piacere in cui bearsi sprofondando; Seguendo le mie tacite indicazioni, cominciò a leccarle i piedi, prima uno poi l’altro, per passare lentamente alle caviglie e alle gambe; superate le ginocchia, si posizionò a leccare l’interno delle cosce, sollevandole le ginocchia e spalancando il pube.
Maria mi fece cenno e io mi accostai; mi baciò sulla bocca, un bacio lungo e intenso, con la lingua che mi esplorava, mi stimolava, mi chiavava in bocca; poi la ritrasse e fu l’invito perché io facessi altrettanto; non mi feci pregare; a un tratto sobbalzò, perché lui era arrivato alle piccole labbra e gliele stava leccando e succhiando con una perizia che finora non aveva fatto apparire. Mi staccai dalla bocca e scesi lentamente lungo la gola e il petto fin sui seni; li percorsi in lungo e largo umettandoli di saliva, mordicchiando qua e là, strappandole gemiti di piacere; Francesco intanto si era impegnato sull’inguine e nella figa, che stava succhiando centimetro per centimetro; dai brividi del ventre avvertivo i piccoli orgasmi che si scatenavano quando la leccata era più intensa. Quando arrivai a succhiarle i capezzoli, ebbi la sensazione che anche Francesco avesse fatto qualcosa di più
“si … si … si … ancora … ancora” gemeva Maria: mi fu subito evidente che lui aveva preso a leccarle insieme figa e culo percorrendo fessura e buco con estrema intensità, sicché il piacere dei capezzoli si moltiplicava all’infinito con clitoride e ano parimente stimolati.
La conclusione fu un orgasmo violento di cui io vidi solo gli umori che inondarono la bocca di lui. A quel punto, Maria mi fece da parte e sollevò un poco Francesco, che si stirò su di lei; mi spostai alle sue spalle e vidi il cazzo duro da morire che attraversava le cosce e si perdeva sul lenzuolo; lui si strusciò un poco su di lei, quasi chiavandola con tutto il corpo, poi puntò i ginocchi, sollevò il bacino e il cazzo si andò a depositare sul ventre di Maria; vidi una mano di lei comparire tra i due corpi, afferrare l’asta e guidarla dolcemente verso la vulva che, bagnata com’era, non aveva bisogno di adattarsi: l’asta entrò delicatamente per alcuni centimetri; poi ambedue si fermarono quasi a godersi il piacere dei tessuti interni che abbracciavano la cappella: Francesco passò le mani lungo i fianchi, le strinse energicamente il culo, lo tirò leggermente a sé, ma senza accentuare la penetrazione; poi spostò le mani lungo i fianchi, verso i seni, e prese a accarezzarli con vigore, a strizzarli con gioiosa forse; vidi le dita insinuarsi tra i corpi e andare a stringere i capezzoli; Maria gli prese la testa e lo baciò sulla bocca: quasi sentivo sulla mia il gioco della lingua che esplorava e si infilava a chiavarlo, della bocca che succhiava e aspirava la lingua di lui e si faceva chiavare in bocca anche dalla lingua.
Poi Maria puntò le ginocchia e spinse leggermente il corpo verso l’alto; Francesco l’assecondò: vidi il suo culo alzarsi leggermente e poi abbassarsi sul corpo della donna, ma non molto; l’ulteriore penetrazione non fu che di qualche centimetro, ma Maria esplose in un lungo gemito di orgasmo. Ero incantato davanti allo spettacolo di quel cazzo enorme e meraviglioso che invadeva prepotentemente la figa e ancora più dalla capacità della vagina di aprirsi, di dilatarsi e di accoglierlo tutto. In un tempo che mi parve infinito, il cazzo entrò tutto, fino alla radice, finché le palle urtarono contro l’ano: ed io mi perdevo estasiato a guardare quei corpi che vibravano di piacere ad ogni movimento, anche quando restavano fermi e stretti a gustarsi a vicenda. Poi Francesco cominciò a chiavarla con delicatezza e continuità facendo scivolare il cazzo nella figa fin quasi a farlo uscire, per ripiombare dentro con più foga; e Maria godeva come una forsennata, gemeva, pronunciava monosillabi disarticolati. Il gioco andò avanti per un bel po’; poi Maria con uno scarto lo invitò a disarcionarsi; Francesco rimase sorpreso, quasi inebetito dal gesto.
Ma Maria aveva solo in mente un altro gioco. Lo fece distendere supino, gli montò sopra e scivolò lentamente verso il basso finché il suo culo incontrò il cazzo; infilò una mano fra le cosce, prese l’asta e la diresse verso la figa. Lo spettacolo allora si ripeté, ma a ruoli diversi: stavolta era Maria che sprofondava su di lui facendosi entrare il cazzo progressivamente sempre più dentro.
Ero quasi terrorizzato dalla dimensione del mostro che si infilava dentro, vedevo la vulva spalancarsi oscenamente per accoglierlo, ma era evidente che la penetrazione dava solo piacere.
Quando arrivò alla fine a sentire le palle direttamente sull’ano e i peli della figa mescolati a quelli del cazzo, si fermò soddisfatta e si godette l’asta nel corpo: credo che stesse facendo il gioco abituale di mettere in moto i muscoli vaginali per titillare il cazzo che aveva assorbito tutto. Invece la vidi piegarsi in avanti e spostare le ginocchia un poco più indietro; si sollevò dal cazzo, senza abbandonarlo, e mi fece segno di andare vicino “vi voglio dentro tutti e due” sussurrò; io ero stravolto; ma conoscevo lei, la sua determinazione e la sua capacità di controllo: se proponeva la doppia penetrazione, sapeva di potercela fare, anche se il cazzo nella sua figa era veramente imponente. Mi accucciai dietro di lei portando il cazzo all’altezza del culo e accostai la cappella “se non reggi, avvertimi” le suggerii: accennò di si con la testa.
Cominciai a spingere il cazzo dentro l’ano e avvertii immediata la difficoltà di occupare uno spazio già ampiamente ingombro. Ma, come sempre, mi ero sbagliato: il culo cedette lentamente, si rilassò, si adattò al cazzo e mi lasciò entrare: lo feci con delicatezza, lentamente, pronto a ritrarmi al primo cenno di difficoltà. Ma non ce ne furono. Senza che quasi me ne rendessi conto, il mio cazzo era nelle sue viscere e si godeva il calore dei tessuti violati, si armonizzava e dialogava col cazzo nella figa e insieme producevano un piacere intenso e straordinario.
Maria ci impose di stare fermi; si muoveva solo lei, prima con circospezione poi sempre più decisa: scivolava sulle due mazze accarezzandole con le viscere, le solleticava e le portava all’apice del piacere; anche lei godeva molto; sentivo gli umori che scorrevano sulle palle di Francesco ogni volta che si muoveva; era un orgasmo continuo. A mano a mano che prendeva confidenza coi due cazzi, il movimento di faceva più rapido e deciso, finché diventò una sola cavalcata che poteva solo portarci all’orgasmo. Sentii scorrere lo sperma nel cazzo di Francesco quasi come sentivo quello che scorreva nel mio e, quando esplosi con un urlo, sentii che anche lui stava urlando e, più di noi, urlava Maria che godeva senza limiti. Fortunatamente, sul letto aveva steso un telo da spiaggia, perché, quando ci sfilammo ciascuno da un buco, la pioggia di sperma che cadde sul letto fu notevole, perché tutti e due avevamo scaricato dalle palle un fiume di piacere; e Maria non era stata da meno.
Racconto39 min di lettura
Giorni di sesso, notti di fuoco
Mi ha colpito molto questo affascinante crescendo di sesso condiviso, senza tabù e senza limiti... una vera maratona scopatoria.
Giovanna Esse
1 anno fa · 737 letture · 1
Prima di andare avanti…
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