Dopo qualche minuto Massimo prese Giulia per i capelli e le tirò la testa all’indietro. Lei rimase con la bocca aperta, con una espressione oscenamente vogliosa.
“Basta così.” disse lui. “Ora voglio scoparti. Andiamo di là.”
Lei si alzò, pronta per seguirlo. Anche io mi alzai, ma appena ci incamminammo verso la stanza da letto lei si fermò, anzi mi fermò mettendomi una mano sul petto.
“Aspetta.” mi disse a bassa voce. “Tu resta qua.”
“Come?” chiesi io stupito. Notai che Massimo fece un ghigno di soddisfazione.
“Non ti voglio di là. Cioè non subito. Lasciami un attimo da sola con lui. Non ce la faccio con te che guardi, è troppo.”
“Ma.. io…” non sapevo che dire. Non volevo certo rovinare il momento e porre delle condizioni che impedivano lo svolgersi del gioco sessuale, però io volevo vedere la mia donna che scopava con un altro.
“Ti chiamo quando sono pronta. Lasciami solo iniziare da sola con lui.”
“Ok.” acconsentii un po’ mio malgrado.
Andarono in camera da letto e accostarono la porta. Io rimasi fuori. Non vedevo nulla ma sentivo tutto. Accostai l’orecchio per sentire meglio e intanto immaginare tutto. Fu quasi ugualmente eccitante. Anzi dovetti forse ammettere che non essere sicuro di quello che succedeva lì dentro ma essere costretto a intuirlo dai rumori e dalle parole che sentivo fu perversamente eccitante. Forse meno appagante ma più intrigante.
Il rumore ritmico di due corpi che sbattono fra loro. Alcuni colpi secchi che potevano essere degli schiaffi sulle chiappe di Giulia. Il cigolio del letto. Lo sciacquio umido della figa di lei. I suoi mugolii, i grugniti di lui.
Lei che diceva “No, lì no, dai. Così no.” e lui che non demordeva e lei che accettava. Cosa stavano facendo? Se lo stava facendo mettere nel culo? Da come gemeva sembrava di sì. Da come gemeva sembrava che le stesse piacendo molto.
Giulia penso si fosse dimenticata di me, completamente presa dal godimento. Non mi chiamò dentro. Non ce la facevo più. Spostai leggermente la porta, cercai di sbirciare dentro. Non sentii reazioni e osai aprire ancora di più la porta, fino ad avere la visuale completa.
Giulia era girata verso il muro, aveva il culo in alto, la faccia sul cuscino, ed era puntellata sulle ginocchia. Massimo era in piedi con le gambe piegate. Il suo lungo cazzo usciva e rientrava con movimenti lenti ma costanti nel culo di lei. La figa di Giulia era spalancata e grondante.
Lui evidentemente colse un qualche movimento e si guardò alle spalle. Mi fece un sorriso diabolico e beffardo che può fare solo un uomo che ti sta scopando la donna davanti a te.
“Il cornuto ci sta spiando.” le disse piegandosi avanti verso di lei che non sembrò subito essere colpita dalla notizia.
Continuò ad emettere gemiti ad ogni affondo di lui, ignorando apparentemente la novità. Poi però la vidi fare un gesto che mi faceva ogni tanto durante le nostre fantasie di letto, quando voleva prendermi in giro per le mie insolite passioni. Alzò una mano e fece il gesto delle corna.
Fu come una via libera. Lei accettava la mia presenza e certificava la mia sudditanza in quella situazione. Mi avvicinai a loro. Salii sul letto e allungai il collo fino ad arrivare col viso davanti alla sua figa aperta. Appena sopra c’erano il culo e il cazzo di Massimo che andavano su e giù. Iniziai a leccarla e lei impazzì di gioia.
“Sì, cornuto, leccami! Lecca la tua troia!”
Ormai non si teneva più. Aveva superato ogni remora, ogni pudore. Non la riconoscevo più, ma era una donna nuova che volevo conoscere.
Sentii le sue gambe tremare e poi di seguito tutto il suo corpo. Stava avendo un orgasmo incontrollato. Mi inondò la faccia di umori, schizzandoli fuori come non aveva mai fatto.
Il giorno dopo in spiaggia eravamo in tre. Massimo era con noi. Anzi forse era più corretto dire che Giulia era con lui e io con loro. Si erano messi i teli vicini ed ogni occasione era buona per sfiorarsi, toccarsi e stimolarsi.
Quando Giulia parlava con me io osservavo la sua mano che, quasi involontariamente e distrattamente, stava appoggiata al cazzo di lui, massaggiandolo lentamente.
Non avevamo avuto tempo di approfondire fra noi quello che era successo. Lei aveva liquidato il tutto con:
“Era questo che volevi, no?”
Io non avevo potuto ribattere nulla. Era effettivamente quello che volevo. La volevo troia. Ero solo sconvolto dalla rapidità della sua evoluzione. Doveva solo rompere il ghiaccio. Fatto il primo passo, il resto era venuto di conseguenza. Era una diga che doveva solo tracimare per diventare inarrestabile.
Li osservai mentre si spalmavano a vicenda la crema solare, impiegando ciascuno molto più tempo del previsto. Quando lui lo fece a lei un paio di uomini che passavano sulla battigia si fermarono a guardare lo spettacolo. Prima la spalmò sul davanti, giocando con i suoi seni e i suoi capezzoli inturgiditi. Poi passò a lungo sulla sua figa, masturbandola esplicitamente. Giulia si stese poi a pancia in giù e lui si sedette su di lei. Prima appena sotto al culo, in modo che il suo cazzo si adagiasse proprio tra le chiappe di lei e in modo da massaggiarle la schiena. Poi lui si girò, si sedette sul coccige e le spalmò la crema sulle gambe.
Poi fu il turno della crema sul culo. Le massaggiò e le impastò a lungo le chiappe. Era uno spettacolo vederla. Così la pensavano anche i due uomini che nel frattempo avevano preso coraggio, si erano avvicinati, e guardavano manipolandosi i cazzi ormai duri. Massimo le apriva le chiappe, io impazzivo all’idea che due sconosciuti stessero guardando il buco del culo della mia donna. Poi lui si incremò bene un dito e glielo infilò dentro, nell’ano. Lei emise un gridolino di sorpresa e tirò su istintivamente i piedi.
Uno degli uomini si avvicinò ulteriormente e le prese un piede tra le mani. Mentre Massimo la masturbava nel culo col dito, anzi poco dopo con due dita, l’altro uomo le massaggiava il piede con le mani e ogni tanto se lo sfregava sul cazzo. Il terzo uomo invece si stava solo segando. Io anche, ma mi guardavo anche intorno, un po’ timoroso che il nostro spettacolo attirasse troppa gente. Per fortuna non c’era quasi nessuno in spiaggia ed eravamo lontani da tutti.
Giulia stava godendo. Credo che ormai avesse perso la cognizione di chi fosse, di con chi fosse, di cosa stesse facendo. Aveva insinuato una mano sotto al suo corpo per raggiungere la propria figa e toccarsi mentre Massimo le stimolava il culo e l’altro uomo il piede.
Poi Massimo interruppe tutto. Lei si tirò su sconvolta e quasi contrariata. Aveva il volto sfigurato dal piacere. Io nel frattempo avevo già sborrato un paio di volte ma il mio cazzo non ne voleva sapere di quietarsi.
“Andiamo dietro le dune.” disse lui e senza aspettare il consenso di lei la trascinò in piedi e se la portò dietro, seguito dai due uomini.
Io rimasi lì. Inebetito. Lei si girò un attimo verso di me mentre incespicava sulla sabbia e mi sorrise. E mi fece il gesto delle corna prima di sparire nella vegetazione retrostante la spiaggia.
Guardai il mare. Avevo il cazzo duro e gocciolante. La mia donna era lì vicino, in compagnia di tre uomini. Le lascia alcuni minuti di intimità. Forse ne avevo bisogno anche io per accettare la situazione. Stavamo correndo troppo? Lei stava andando oltre le mie aspettative?
Non mi diedi risposte e mi alzai e li andai a cercare. Li trovai in uno spiazzo in mezzo alle dune. Giulia era a quattro zampe. Massimo da dietro la scopava. Gli altri due le porgevano i cazzi davanti al viso e lei ci giocava con mani e lingua. Li osservai dalla distanza. Controllando anche se arrivava qualcun altro.
Dopo un po’ passò una coppia. Erano intorno ai sessanta. Entrambi un po’ sovrappeso. Si fermarono a fianco a me e osservarono la scena.
“È mia moglie.” mi sentii in dovere di specificare.
La donna mi guardò e mi sorrise.
“Bravo.” mi sussurrò allungando la mano per stringermi un attimo la punta del cazzo. Poi se ne andarono a braccetto, lasciandomi lì.
Intanto Giulia era stesa sul telo esausta e coperta di sborra. Gli uomini si alzarono, si scambiarono dei cinque e si incamminarono via. Mi passarono a fianco. Strinsi la mano ai due sconosciuti e Massimo mi diede una pacca sulla spalla.
Mi avvicinai a Giulia. Ora eravamo soli. Mi adagiai a fianco a lei e l’abbracciai. Poi la baciai. Poi la scopai. Dolcemente e in modo intimo.
“Ho esagerato?” mi domandò preoccupata.
Le risposi infilandole la lingua in bocca.
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Redattrice di erotika.app , blogger e Strega Magistra. Vuoi confessare un'avventura o un sogno del tuo "alter ego erotico"? Scrivimi in privato per consigli o pubblicazione. [email protected]
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Scritto bene, molto coinvolgente. La 5 stella la avrei messa se il cornuto avesse ripulito :p
Buona idea, grazie.