Vai al contenuto
Erotika
Giulia fa: la monta
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva
Racconto13 min di lettura

Giulia fa: la monta

Sciolte le briglie, Giulia libera la sua natura e sulla spiaggia nudista si lascia montare da una vera gang, mentre il cornuto non sa come giustificare la sua goduria.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.3k letture · 1

 Il paesino vicino alla spiaggia per nudisti non offriva chissà quali attrattive. Una volta scelta la pizzeria in cui cenare e la gelateria per il dopo cena, restavano un paio di vie per il passeggio che si incrociavano fra loro con qualche negozio e la serata era conclusa. Era inevitabile dunque che fosse facile incontrarsi fra i pochi villeggianti.

Giulia stava osservando la vetrina dell’unico negozio di abbigliamento che aveva capi per lei interessanti. Io invece stavo guardando lei, la sua bellezza e ripensavo a quello che era successo quel pomeriggio in spiaggia. Giulia indossava un vestito corto con una fantasia colorata e con le spalline a canottiera. Aveva con sé una borsa di tela e ai piedi un paio di sandali con la zeppa. La guardavo e pensavo che volevo rientrare subito nel nostro appartamentino. Avevo voglia di scoparla.

“Buonasera, signori.”

Sentimmo una voce alle nostre spalle. Ci girammo e solo dopo alcuni istanti riconoscemmo l’uomo a cui la voce apparteneva. Era l’uomo della spiaggia.

“Oggi non ci siamo neanche presentati, mi scuso, io sono Massimo.” disse porgendoci la mano.

“Con me si era presentato.” gli ricordò Giulia mentre lo salutava stringendogli la mano. La osservai per capire se fosse infastidita da questo incontro. Non lo capii bene.

Dopo le presentazioni ci fu un momento di silenzioso imbarazzo, poi lui fu bravo ad improvvisare una conversazione su tutto e niente. Il classico scambio di battute fra sconosciuti in vacanza. Qualche opinione sulla località, qualche consiglio sui posti che meritavano una visita, eccetera. Parlò più che altro lui. Noi ci limitammo a risposte brevi.

Poi Massimo fece virare la conversazione su ciò che più gli interessava e sul vero motivo per cui ci aveva importunato.

“Vi interessa proseguire i giochi iniziati in spiaggia oggi?” domandò in modo diretto guardando prima Giulia e poi me.

“Ma, veramente…” iniziai io non sapendo cosa dire. Per quanto mi riguardava io speravo che quello che Giulia aveva fatto in spiaggia non rimanesse un episodio isolato, ma ero sicuro che lei doveva ancora rielaborare l’accaduto e non ne avevamo neanche parlato fra noi. Dunque ero sicuro che lei non volesse e infatti lei così confermò parlandomi sopra.

“Per noi è stata una cosa nuova.” disse. “Non siamo quel tipo di coppia.”

“Capisco, ma mi pare che oggi la cosa sia piaciuta a tutti, quindi io sono qui semplicemente a dare la mia disponibilità. Non vi voglio certo forzare. Ho capito che tipi siete e penso che abbiate bisogno di qualcuno che vi guidi. Su di me potete contare. Sono discreto e rispettoso, penso di avervelo dimostrato.”

“Sì, sì, certo, però ecco… è stata una cosa eccezionale per noi.” intervenni io come per difendere la mia donna.

Continuammo a parlare un po’. Lui ci fece capire che aveva diverse esperienze con le coppie. Cercò di stuzzicarci giocando sulle nostre possibili voglie inespresse. Fu un dialogo strano, per l’argomento trattato. Io, nonostante la pensassi come lui su molte cose e avrei voluto che diventassimo come le coppie di cui ci parlava, presi le parti di Giulia, quasi fossi il suo avvocato, e in modo cortese respinsi tutte le sue avances. Lei stette per lo più in silenzio. Ogni tanto la guardavo. Faceva delle facce strane. Si mordeva spesso le labbra imbarazzata.

Infine Massimo ci salutò e si incamminò via.

“Aspetti.” sentii esclamare Giulia, quando lui era a pochi metri di distanza. Lui si girò, speranzoso. Anche io mi girai verso di lei, stupito da quel suo intervento.

“Non ne abbiamo neanche parlato fra noi.” disse Giulia rivolta a lui ma guardando me, “Però… ecco… non so… forse…”

“Cosa vuoi dire?” le chiesi.

“Forse sua moglie non è così restia come sembrava.” suggerì Massimo.

Lei fece un sorrisino a mezza bocca, annuendo leggermente.

Io non ci potevo credere. Davvero lei aveva intenzione di continuare a giocare con quell’uomo? E subito quella sera? La guardavo e non ci credevo, ma non tutto il mio corpo la pensava così. Il mio cazzo, quel dannato ottimista, aveva già fatto due più due e si stava drizzando per quello che gli era consentito dalle mutande e dai pantaloni.

“Cosa volete fare?” chiese lui guardando solo lei.

“Non lo so.” rispose e mi guardò.

“Sei sicura, amore?” le chiesi.

“No. Non sono sicura.” mi rispose.

“Tranquilli. Non forzo nessuno. Facciamo quello che ci sentiamo. Mi fermo subito quando voi non volete continuare.” intervenne lui per rassicurarci. Non voleva perdere l’occasione, ormai che c’era.

“Tu vuoi che lo faccia?” mi chiese Giulia.

“Io… sì, non so cosa vuoi fare ma se tu lo vuoi fare io sono d’accordo.”

“Sei sicuro, amore?” stavolta fu lei a chiedermelo.

Io esitai. Posto di fronte al possibile realizzarsi di una fantasia ero indeciso.

“Toccalo fra le gambe, sei vuoi la risposta.” suggerì Massimo. “Scusa se sono passato a darti del tu.”

Giulia lo guardò e rise, capendo il suo consiglio. Poi allungò una mano e mi tastò la patta dei pantaloni.

“Sei duro.” mi disse.

“Sì.” ammisi.

“Quindi?”

“Quindi facciamolo… se tu lo vuoi veramente.”

Lei mi guardò e sorrise. Poi guardò lui.

“Proviamo…” mormorò.

“Da me o da voi?” chiese lui. Ci vide esitanti e quindi decise lui: “Andiamo da me, venite, abito qui a fianco.”

Porse le mano a Giulia che gliela prese e iniziò a seguirlo. Con quel semplice gesto sembrava già che me la stesse portando via da me. Fu doloroso ed eccitante nello stesso tempo. Li seguii subito per non perdere terreno e la presi anche io per mano. Se qualcuno ci avesse notato avrebbe visto una donna che passeggiava tenendo per mano due uomini. Un forte indizio su ciò che sarebbe successo di lì a poco, anche se neanche noi sapevamo a cosa stavamo andando incontro. 

Arrivati a casa Massimo ci offrì da bere e ci fece accomodare nel salottino. Facemmo un brindisi alla serata e poi fu Giulia a dare in qualche modo via alle danze.

“Allora? Come funziona? Cosa facciamo?” chiese impaziente. Era evidente che non era del tutto a suo agio ma nello stesso tempo voleva fare in fretta, forse per non cambiare idea.

“Allora,” iniziò Massimo con tono didascalico, “se volete propongo io cosa fare, poi tu Giulia, ovviamente, se non vuoi fare qualcosa non lo fare, sentiti libera. Siamo qui per divertirci tutti.”

“Ok. Cosa devo fare?”

Massimo si alzò. Mise un po’ di musica e abbassò le luci.

“Perché non ti spogli, Giulia? Perché non ti spogli per noi?”

Lei lo guardò. Ci penso su un po’ e poi si alzò. Cominciò ad ondeggiare sensualmente e a ballare davanti a noi. Con un po’ di impaccio iniziò anche sfilarsi il vestitino, poi i sandali e infine la lingerie. Era bella da vedere, sensuale ed eccitante.

“È molto bella tua moglie.” mi disse Massimo.

“Sì… non siamo sposati in realtà.” puntualizzai inutilmente, ero nervoso e non sapevo cosa dire.

“Ah, peccato.” disse lui.

“Perché?” chiesi io stupito.

“Perché adoro vedere la fede sul dito della mano che mi stringe il cazzo.”

“Beh, ho questo anello, me l’ha regalato lui, è come se fosse la nostra fede nuziale.” intervenne Giulia mostrandogli la mano. Massimo si sporse verso di lei e con un gesto rapido le prese in bocca il dito, succhiandoglielo. A lei questo gesto, a giudicare dalla reazione, piacque molto.

“Ti piace Giulia? Ti piace essere nuda per noi? Per il tuo uomo e per uno sconosciuto?” le domandò subito dopo.

“Mh… sì, mi piace.”

“Facci vedere come ti piace… toccati…” le suggerì e lei lo fece.

Era sexy. Si stava masturbando per noi. Io ero eccitatissimo. Cominciavo a capire che era tutto vero. Una delle mie fantasie stava diventando realtà. Entro sera la mia donna avrebbe scopato con un altro davanti a me. Se ci pensavo quasi sborravo senza neanche toccarmi.

Poi Massimo si alzò. Le prese le mani ed iniziò un lento ballo insieme a lei. Lei nuda e lui vestito. Quel contrasto mi faceva impazzire. Lui le spostò una mano e le fece sentire quanto fosse eccitato.

“Digli cosa senti.” le sussurrò.

“È duro. Ha il cazzo duro.” poi lui le disse qualcosa nell’orecchio e lei continuò: “Mi piace sentire quanto è eccitato, sentire questo suo cazzo così lungo che oggi ho già fatto sborrare. Mi piace far eccitare un altro uomo davanti a te… mi piace che anche a te questo piaccia… sei eccitato anche tu?”

“Sì, amore, mi fai impazzire. Non riesco a toccarmi da quanto sono eccitato.”

Poi Giulia si inginocchiò e gli aprì i pantaloni. Tirò fuori il suo cazzo e cominciò a leccarlo. Provai a pensare se tra noi due era mai capitata una situazione così, un pompino fatto in quel modo diretto. Forse no. Per la prima volta stavo vedendo la bocca di Giulia intorno al cazzo di un altro. Era come guardare un porno ma immensamente più eccitante. Poi lui aveva un cazzo così lungo che un po’ lo invidiavo e un po’ ero contento per lei.

Salva in una lista