Bacialo anche qui – disse il vecchio, sollevandosi il cazzo verso l’alto con la mano, in modo che mi trovassi di fronte la sua sacca con le palle; era molto grossa e carnosa ... quella zona sì, aveva un leggero odore di sudore ma selvatico e piacevole. Affondai volentieri il volto in quel sottobosco peloso che odorava di umido e di muschio maschile e, per gustarmelo meglio e renderlo felice, mi aiutai con la mano. Presi lo scroto da dietro e me lo portai alla bocca: uno per volta, misi in bocca i suoi coglioni, grossi e morbidi. Ogni sua palla mi riempiva la bocca ed io la suggevo, facendo mugolare lo zio, che sembrava cedere sulle gambe.
Succhia questo, adesso, su! – disse pieno di ardore e, aiutandosi con la mano, mi mise, davanti alla bocca bagnata, la capocchia dell’asta, che nel frattempo si era fatta grossa e rigida. Aprii subito le labbra, con una voglia di cazzo che non avrei mai creduto di poter provare. Quando giocavo da solo, a casa, anche quando mi penetravo dietro, avevo sempre e solo cercato un piacere fisico estremo, ma non avevo ancora preso in esame la possibilità di avere rapporti fisici con un maschio, né di trovarmi alle prese con un cazzo vero. Fare un pompino! Ecco: già la sola parola, mi portava all’ebollizione dei sensi. Abbandonai ogni remora e iniziai a cibarmi di quel cazzone da uomo vero. Andavo su e giù con la testa, mentre il nerbo mi scorreva tra le labbra, succhiavo, e succhiavo, per mantenere il vuoto nella bocca, affinché il cazzo dello zio mi riempisse completamente. Lui mi fermò la testa con le mani; allora io ne approfittai per lavorarmelo con la lingua, girando vorticosamente intorno al glande rosso e corposo, che mi riempiva la bocca come un frutto maturo.
Sei una meraviglia della natura, ragazzo mio – disse lo zio a bassa voce, estasiato – Mettiti giù, adesso ... – Si staccò con rammarico dalle mie labbra, con una lieve carezza sulla testa. Mi sdraiai, voluttuoso ... in attesa, rilassandomi. Non volevo ammetterlo ma ero felice, e il mio cazzo pulsava sotto di me, desiderando un orgasmo che non avevo alcuna intenzione di liberare. Per il momento. I passi dello zio intorno all’auto mi avvertirono del cambio di posizione; infatti, egli arrivò dall’altro sportello, alle mie spalle. Accucciandosi sul predellino, ricominciò a carezzarmi la schiena, le natiche e le gambe, con una delicatezza che non potevo conoscere. Ero praticamente nudo. Lo zio si abbassò su di me e a sua volta comincio a baciarmi con le labbra spesse e dure, un po’ per tutto il corpo, finché non affondò il naso e la bocca dietro di me. Con la lingua raggiunse la radice del pene, sotto lo scroto, poi risalì e sempre con la lingua mi leccò tutto il culo, senza curarsi del filo di cotone del perizoma nero. Intuii cosa voleva farmi e ne fui abbastanza terrorizzato, era la prima volta e avevo paura. Avevo anche un po’ di vergogna, perché temevo che un cazzo così grosso, potesse sporcarsi a causa mia. Non sapevo quanto profondamente avrebbe potuto inserirsi dietro di me; questo avrebbe reso la situazione ancora più umiliante. Ma, alla fine cosa potevo farci? Ero in balia di quell’uomo adulto e deciso, dovevo subire. Abbandonarmi sule sedile in attesa del mio destino, era un piacere cui non avrei mai più saputo rinunciare. “Ecco, ci siamo” pensai. Lo zio, infatti, si stava stendendo sopra di me. Ora sentivo distintamente il bitorzolo del suo glande che mi strisciava sulle calze di seta, fino a raggiungere lo spacco tra le mie natiche. Puntellato sulle ginocchia, non mi pesava. Con la mano grossa e robusta, mi sollevò il bacino, leggermente, perché m’inarcassi meglio, per favorire la sua penetrazione.
Tieni questo così – m’ingiunse, spostando l’elastico verso l’esterno della chiappa destra; lo agganciai subito con le dita della mano, per liberare “il campo” da ogni ostacolo ... Si schiarì la gola come se tossisse, invece si sputò tra le dita un certo quantitativo di saliva che adoperò per lubrificarmi il deretano ... gli attimi che passavano erano ritmati dal battito del mio cuore, che tendeva al parossismo, aspettando quella temuta ma desiderata umiliazione finale. Immaginavo, infatti, che niente avrebbe potuto evitare che quella notte io fossi potentemente inculato, una delle “operazioni” più temute: mi tornavano in mente quelle minacce verbali diffuse, le più mortificanti che ci si potesse scambiare tra ragazzi. La vergogna per la mia cedevolezza a quell’improcrastinabile destino, rappresentava un’altra fiammata, che rendeva quel momento di erotismo, indimenticabile. Sì, dopo di ciò ... tutto sarebbe cambiato, ne ero certo. A scuola, per strada, davanti a mia madre ... non sarei stato più lo stesso, avrei celato in cuore un segreto inenarrabile: ero stato inculato da mio zio, sul sedile della vecchia macchina, come una qualunque prostituta. Più ci pensavo, più il piacere m’inebriava con una morsa crudele e dolorosa, bloccandomi il plesso solare, bucandomi la pancia. Intanto lo zio si avvicinava al suo scopo, infatti, un istante dopo, sgusciai verso l’alto, divincolandomi ... il dolore della spaccatura era troppo violento per resistere. Lo zio si ritirò un pochino.
Buono, buono, vedi che ti passa subito - mi sussurrò all’orecchio – rilassati bene, respira forte! – Così feci; il dolore lancinante era già sparito, restava solo una forma d’indolenzimento e, per questo, mi massaggiai le natiche ormai molli e arrendevoli grazie al rilassamento totale che mi ero imposto. L’uomo riprese il suo attacco. Decisi di aprirmi con le mani, per riceverlo meglio e per provare maggiore vergogna di me stesso.
Ahhh! – emisi un singulto, quando la capocchia dello zio prese possesso del mio sfintere, allargandolo in modo esagerato ... e, per sempre. Contrariamente a quanto mi aspettassi, lo zio uscì nuovamente dal mio sedere e mi diede qualche minuto di tregua, massaggiandomi il buco.
Ecco – mi disse – ora sei pronto ragazzo, ti sei bagnato del tuo stesso umore. - Era vero. Mi passai le dita nell’ano e scoprii che io stesso avevo prodotto un liquido inodoro, lubrificante, che non sapevo di poter emettere. Lo zio tornò su di me e piano piano mi penetrò di nuovo, ma senza farmi male. Avanzò nel budello con una lentezza esasperante, conquistandosi lo spazio nel mio culo. Mai mi ero sentito così intimamente legato a qualcuno. Mi tastai dietro: uno spesso cordone di carne ci teneva uniti, come un tubo che passava direttamente da un corpo all’altro. Ci girai le dita intono, saggiandolo: era una sensazione stupefacente immaginare che mezzo cazzo di mio zio mi stava dentro. La delicatezza con cui m’inculava era sorprendente. Da un uomo così materiale mi sarei aspettato un rapporto brutale, invece agiva con estrema dolcezza e cautela, senza traumatizzare le mie carni dilatate. Anche le sue carezze erano oltremodo delicate, probabilmente, avendo le mani callose e deformate dal lavoro di campagna, temeva di farmi male, visto che io, all’epoca, ero delicato e anche abbastanza magro. Dopo alcuni minuti quel pene mi profanava completamente e l’andirivieni nello sfintere era costante e piacevole; senza pesarmi addosso, lo zio mi stantuffava preciso, andando su e giù di parecchi centimetri. A volte, appena penetrato per intero, si fermava tutto dentro, premendo solo col bacino, forse per farmi sentire il caldo dei coglioni. Allora, visto che mi potevo muovere, ero io stesso a ruotare i fianchi sotto di lui, per gustarmi appieno quel piolo di carne: ormai il cazzo dell’uomo era diventato veramente grosso e duro, però non mi faceva più alcun male. Dopo, me lo tolse da dietro con un “plop” sonoro e, eccitatissimo, cominciò a carezzarmi le natiche con trasporto, mentre con l’altra mano si masturbava lentamente per mantenerlo duro:
