3 - Arriva Beatrice: fine dell’astinenza
Il tempo passava veloce. Gli impegni erano molti ma il modo di lavorare, al sud, è meno stressante che al nord. Iniziarono a stimarmi.
Dopo un paio di mesi di lavoro duro, raggiungemmo un primo step di eccellenza, dal punto di vista operativo.
Adesso potevo rilassarmi e dedicarmi al cuore di un’Azienda che si rispetti: l’amministrazione. Per ora si trattava solo di una serie di monticelli di carte e documenti, che sorgevano da tre, inutili, scrivanie.
Il venerdì pomeriggio di un bell’aprile tiepido, mi guardai introno, nelle salette vuote e pensai: “Bene, sono soddisfatto, del lavoro fatto… la settimana prossima inizierò a sistemare tutto questo casino. Povera signorina Maria!”
Mi chiusi la porta alle spalle, con un sorriso cattivo e mi recai all’aeroporto di Capodichino per ricevere Beatrice, la mia avvocatessa, finalmente. Per due lunghi mesi mi ero dedicato al sesso solitario … che ci posso fare? Non vado con le prostitute, per principio, mai.
Adesso, giacché era Pasqua, la mia bella Beatrice scendeva da me, finalmente. E saremmo stati insieme fino a martedì …
Lei non conosceva la costiera Amalfitana. Avevo una villetta e, per l’inverno,
avevo ottenuto un prezzo incredibile … a Luglio e ad Agosto potevo lasciarla, o pagare quattro volte di più; ci avrei pensato poi.
Dipendeva soprattutto da Beatrice, se, come me, s’incantava di quei posti mozzafiato, avremmo potuto farci anche le vacanze, il costo non era un problema.
Fu un week end romantico, meraviglioso.
Sentii che un uomo si lascia veramente andare, solo quando è vicino alla donna che ama o che, almeno, gli piace veramente. I posti che vedi sono più belli e le azioni acquistano uno scopo.
Facemmo l’amore più volte, sia durante le passeggiate che a casa ma sempre all’aperto.
Durante il giorno, baciati dal sole nell’aria ancora fresca, ricordo che facemmo l'amore su bordi di un sentiero che si inoltrava per la costa frastagliata.
La gente del posto è pigra e si sposta solo in auto … così la “montagna” è per i turisti.
Beatrice era una donna bella ed elegante, tonica nel fisico, che curava con palestra e massaggi; il sedere un po’ abbondante non guastava … anzi, poiché lei ne faceva una fissa, indossava comunemente la gonna. Per me questa era una grande fortuna. Da donna elegante, qual era, aveva sempre, rigorosamente, le calze.
Per l’occasione, infatti, era abbigliata con una gonna nera a piccolissimi fiori, molto colorati … primaverile. Sotto portava delle parigine di filanca nere che le superavano il ginocchio, comode per le scarpette da trekking, leggere e femminili.
Trovai un angolino riparato dalla macchia mediterranea, scura e rigogliosa, e, dopo pochissimi preliminari e qualche bacio molto lascivo, la feci voltare, indirizzandola, con le mie mani, verso il panorama.
Non dovette fare altro che trovare un piccolo appiglio su un tronco, per appoggiarvi le mani, quasi si affacciasse a una balconata sul golfo di Salerno.
Io, alle sue spalle, le alzai la veste fino ai fianchi e, natura nella natura, mi trovai di fronte le sue natiche chiare, che spiccavano tra il nero intenso delle calze e quello della gonna sollevata.
Un piccolo perizoma scuro spariva tra le sue chiappe, tonde e abbondanti.
Volevo essere molto materiale e svelto nel possederla, a lei piaceva essere presa più volte, in situazioni successive.
Infatti avevo imparato a trattenere a lungo l’orgasmo, altrimenti rischiavo di non soddisfarla appieno.
Ma non potevo penetrala se prima, non l’avessi baciata, nei modi più sconci che conoscevo.
Lo spettacolo della sua natura, gonfia, tracciata da una leggera peluria castana, e la valle, solo accennata, che comunicava col suo ano, meritavano tutto il mio desiderio.
Mi abbassai alle sue spalle, inginocchiandomi sull’erba umida, spostai il perizoma e iniziai a operare, rumorosamente nelle sue intimità odorose. Beatrice mugolava e roteava i fianchi, come una gatta marpiona.
4 - Beatrice ama il Sud
Facemmo l’amore e non lo dimenticammo mai più.
Eravamo quasi selvatici, in quello scenario incontaminato. Il sole irrorava di luce il mare, che rifletteva la luce con un riverbero, abbagliante, tutto d’argento.
La costiera, frastagliata e scoscesa, biancheggiava ma era delineata da profonde ombre che diventavano sempre più nere, tra gli anfratti, taglienti.
Qua e là, come bouquet lanciati a casaccio da spose … la macchia mediterranea anticipava la primavera con i verdi intensi e i primi fiorellini di ogni colore. Dopo più di mezz’ora, appagati e felici, sedemmo su un muretto per consumare pane e noci che avevo acquistato al mattino.
Eravamo vicini a una fonte da cui sgorgava, cantando, una delle mille vene che traevano la loro acqua, purissima, dai monti che sovrastavano la Valle delle Ferriere.
Beatrice era rimasta veramente incantata dal suo soggiorno, pur se breve.
Il martedì l’accompagnai in macchina fino a Roma, tanto dovevo fare un salto in azienda e dare anche una controllata a casa mia, chiusa da mesi.
Riuscii in tutte le mie imprese, salvo scoprire che “qualcuno” aveva fatto visita nel mio appartamento, cercando alla meglio di nascondere i propri misfatti … di certo il mio primo figlio, non ancora diciottenne, ma già abbastanza sveglio. Dopotutto, solo lui aveva le chiavi.
Non volli sgridarlo, ma era meglio sapesse che sapevo.
Tornando al sud lo chiamai, per metterlo in guardia e per consigliargli di stare molto attento con le ragazze, se non voleva rovinarsi la vita alla su età.
- Usa sempre il profilattico, capito! – conclusi – io non ti darò nessuna mano in caso di stronzate, ricordatelo bene. – Lui mi accontentò … sperai davvero che avesse capito: dopotutto era un ragazzo molto giudizioso.
Il venerdì mattina, fresco come una rosa, alle sette ero già in ufficio e feci una sola catasta, molto pittoresca di tutte le carte, le fatture e le cartelle, sparse e confuse, in un ordine del tutto casuale che, la povera signorina Maria, aveva cercato di creare, a modo suo.
Non avevo mai invaso, fino ad allora, l’amministrazione e, la ragazza, doveva essersi convinta che tutto sarebbe andato avanti come sempre … quello di cui non si accorgeva era che ogni volta che una “carta” serviva, per trovarla bisognava passare due ore, in cui gli improperi dei proprietari arrivavano alle stelle.
Però passata la bufera, tutto tornava nel solito caos di sempre.
Alle otto e dieci, da una piccola macchina scura, spuntò Maria, accompagnata da un giovane, che la depositò nel cortile e scappò via, andando per i fatti suoi.
L’ufficio era a piano terra, tutto lastricato di cristalli che facevano da pareti.
Erano fatte in modo che, da dentro si vedesse perfettamente fuori, mentre, dall’esterno ci si trovava davanti a enormi specchi; questo effetto si invertiva, pericolosamente la sera, col buio.
Per Maria fu già abbastanza strano trovare che la porta era aperta ma, quando mi vide, scartabellare alla rinfusa nei “suoi” documenti e nel suo ufficio, dovette rasentare una crisi di nervi. Fece del suo meglio per controllarsi e con durezza, disse:
- Ma … cercate qualcosa? – intanto si guardava intorno incredula, mentre toglieva il giubbino. Più si accorgeva dell’estensione dello “scempio” che avevo combinato, più annaspava, in cerca di qualche parola per mandarmi “affanculo” senza rischiare il posto … con dolcezza, diciamo
Il mio semplice e allegro: -No, no! – di risposta, la fece infuriare ancora di più.
5 - Professionalità, prima di tutto
Era evidente che la giovane subiva il mio prestigio e anche la mia età: dopotutto avevo il doppio dei suoi anni; ma non voleva lasciare del tutto impunito il mio oltraggio. Iniziò a vedere il mio operato come un’offesa diretta e personale. Quindi ritenne suo dovere difendersi e attaccare: iniziò a bersagliarmi di domande e frasi, abbastanza insensate tra di loro.
Quell’effetto “doccia fredda” era stato voluto, ovviamente e un po’ mi era anche dispiaciuto. D’altro canto era importante creare una lacerazione radicale tra il vecchio e il … futuro, il nuovo.
Maria doveva capire che proprio non andava e che, da oggi, tutto sarebbe cambiato, magari con un po’ di sacrifici, almeno all’inizio.
- Signorina … uhm, Maria, giusto? – finsi di non ricordare nemmeno chi fosse per renderla ancora più vulnerabile.
Lei annuì, sorpresa. Dopo oltre mezz’ora di invettive malcelate, forse aveva creduto che non le avrei risposto mai … forse non avrei fatto altro che accatastare tutto il “suo” lavoro per farne un solo, definitivo, falò.
- Veda Maria … anzi, venga, sediamoci un momento – e le feci strada verso una delle scrivanie, ormai vuote; ovviamente mi sedetti dalla parte padronale e lei (credo volesse piangere) compunta e confusa … buttata quasi fuori dal suo “regno” dovette sedere dal lato degli ospiti.
- Ha studiato la matematica, vero? – le domandai con falsa ingenuità e lei, impacciata rispose di si.
Continuai: – Quindi, Maria, lei saprebbe dirmi quanto fa due più due? –
Era completamente destabilizzata, ormai mi temeva … però fu sveglia nel rispondere.
Non prese tempo inutile, né indagò sui miei motivi, con intelligenza, intuì che, tutto questo, aveva uno scopo.
- Quattro, ma … –disse subito.
