Vai al contenuto
Erotika
La ragazza del sud
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto26 min di lettura

La ragazza del sud

Il mio primo racconto al maschile. Un intreccio inaspettato per una storia erotica e sensuale d'avventura e sesso anni 80.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.2k letture · 1

- Molto bene – sorrisi – quindi saprebbe anche dirmi quanto fa … quaranta più nove: fa semplicemente quarantanove, esatto?

Lei annuì ma si sentì in dovere di mostrarsi seccata.

- Ma se noi ci chiedessimo quanto fa 2.370 moltiplicato 31 e diviso per 17 … nonostante lei conosca la matematica … saprebbe rispondermi… così, a freddo?

Evidentemente non era possibile e Maria annaspò, convinta di essere caduta in qualche trappola … cercò persino, a mente, di trovare la risposta, giusto per non passare da idiota.

Allora iniziai la mia arringa:
– Lasci perdere, ragazza mia, e solo un gioco di parole … adesso cominciamo a lavorare, va bene? – non attesi la sua risposta.

- Si rilassi e mi stia a sentire: io sono molto ammirato dal suo lavoro sa? – lei stavolta trasalì in modo evidente.

- Nonostante lei è molto giovane e ha studiato ben altro … ha frequentato l’alberghiero, se non erro? Lei, in questo caos ha fatto del suo meglio. E’ da quanto sono arrivato che la seguo, Maria, lo sa?

Evidentemente non lo sapeva (tra l’altro non era del tutto vero) ma dimostrarle il mio interesse calmò un poco il suo animo, teso.

- Noi abbiamo degli strumenti per fare questo tipo di calcolo giusto? bene signorina, e lo stesso vale per l’organizzazione di un ufficio. Lo stesso vale per l’archiviazione di documenti e anche per l’amministrazione. – la guardai attentamente – Mi sono spiegato? Abbiamo dei mezzi ed io glieli insegnerò tutti … che ne dice?

La ragazzona cominciò a orientarsi e trovando, finalmente, il coraggio per incrociare il mio sguardo, mi sorrise con devozione. Ma io non vidi nient’altro che i suoi occhi azzurri come il mare … ci misi un attimo per tornare con i piedi per terra.

Ma, Maria, questo non lo doveva intuire.


6 - Confidenze

Avviato alla meglio il gruppo dei tecnici, presi posizione nell’ufficio, dedicandomi finalmente alla mia attività vera e propria.

Maria, una volta arresasi al “boss” si era rassegnata a trasformarsi in “tabula rasa” e, efficiente come un treno, aveva assorbito tutte le nozioni per tenere in pugno una buona organizzazione del lavoro e un archivio che si rispetti.

La ragazza aveva recepito, inoltre, un messaggio importante e, con grande umiltà, l’aveva fatto suo: io non sarei rimasto là in eterno ma lei, una volta imparato bene il mestiere, si sarebbe ritrovata con una importante esperienza lavorativa, utilissima anche nel caso avesse cambiato azienda.

Arrivò veloce la primavera e poi l’estate. Il tempo passava veloce, soprattutto con la simpatica complicità della ragazza.
Avevamo imparato a fidarci molto l’uno dell’altra.

Mi divertivo molto a seguire la sue fresche battute e la spigliatezza giovanile con cui affrontava la giornata.

Lo stesso valeva per lei … castigata, nell’abbigliamento e nell’esistenza, da un famiglia all’antica e abbastanza ignorante, a vent'anni, aveva il destino già segnato.
Il suo fidanzato, un personaggio gretto, era anche il predestinato a sposarla … imparai così che una ragazza come lei, per convenzione, aspirava solo a quello: un “buon” matrimonio, soprattutto 'bellissimo'. Praticamente, il suo sogno di libertà era limitato a desiderare una festa nuziale da “principessa” e due settimane in viaggio di nozze … poi sarebbe passata dal “dominio” paterno a quello del suo ragazzo, e fine!

Unica gioia, dopo: scegliere detersivi e imparare ricette, magari qualche bella gravidanza in successione, per diventare vecchia a trent’anni. Non mi permisi mai di inserirmi in queste sue “certezze”, dopotutto, nonostante mi fosse molto simpatica, non erano affari miei.

Stavo al mio posto con lei ma la trattavo come una sorellina minore o una nipote; intendiamoci, in quei mesi che passavano, ebbi modo di scoprire che, sotto la “divisa”, indossata, probabilmente, per ordine del suo “uomo”, si nascondeva una ragazza dal fisico notevole, con un sederino niente male e due gambe lunghe e affusolate.

La cosa più bella era che emanava una freschezza semplice … nonostante tutto; nonostante girasse quasi senza trucco, era sempre bella da guardare.

Cominciammo a darci del tu e, sebbene fosse sempre guardinga, come una gatta un po’ selvatica, conquistai molto la sua fiducia. Probabilmente perchè non avevo nessuna intenzione di provarci. Era troppo distante da me, ero troppo bacchettone rispetto al lavoro e alla differenza di età.

Quindi pur restando un uomo, e anche propenso al piacere, l’avevo reclusa tra le “bellezze impossibili” dandomi subito pace ai “genitali”.

Però le sue vicissitudini mi stuzzicavano e lei ne parlava con me con grande apertura, probabilmente, imparata la mia mentalità, aveva capito che con me si trovava in uno spazio “libero”, che forse non aveva mai goduto nella sua esistenza semplice ma, costantemente, controllata. Nemmeno con le amiche, segregate anch’esse in una mentalità antiquata, poteva esprimere liberamente se stessa.

Anch’io le avevo parlato un po’ di me, della vita molto più libera che si respirava al nord e dell’emancipazione delle donne europee.

In pratica, se lei accettava tutta una serie di limitazioni era solo una sua scelta. Oggi il mondo girava diversamente.

Alla fine, lei raggiunse tanta confidenza con me, da narrarmi anche episodi della sua vita più intima e privata.


7 - Le ferie ci cambiano

Maria lavorava con piacere, avevo fatto in modo che tutto filasse liscio e sembrava serena e felice. Veniva al lavoro con il gusto di uscire da un labirinto di schemi e tradizioni, per trovare, in ufficio, il piacere di sentirsi più emancipata. Discorreva alla pari coi responsabili delle aziende con cui eravamo in contatto, senza "ansia da prestazione”.

Mi ritrovava con piacere; avevamo intrecciato una complicità tutta segreta ed io, solo nel profondo sud, la coccolavo come una nipote troppo cresciuta, senza secondi fini ma, innamorato della sua gioventù. Era come avere attorno una capinera, che riempiva di voli e gioia l’ambiente monotono del lavoro.

A parte il fatto che, la mattina, Maria si aspettava la colazione … perchè io la viziavo con le specialità che avevo imparato a comprare nei piccoli laboratori “di eccellenza”.

Arrivavo presto, il mattino e durante il tragitto, recuperavo di tutto: babà, cannoli, cornetti, graffe, sfogliate … bomboloni, e, quando tutti erano usciti, guardinghi, tiravamo fuori il “cartoccio” del peccato. In quei momenti, la giovane, dimostrava appieno i suoi anni … con un metabolismo fulminante assimilava senza batter ciglio tonnellate di calorie, mentre io mi godevo il colorito suo, sazio, che aggiungeva una mano di carnicino, alle sue gote chiare.

A ora di pranzo, poi, Maria non poteva restare con me, sola, in ufficio (ma questo lo seppi dopo) … verso le due, al sud, si rallentano tutte le attività, come se tutta la regione facesse un po’ di pennichella. Allora il suo “uomo”, preventivamente geloso, le aveva ordinato di andare a fare la pausa pranzo, nel casotto del custode … in vetrina insomma, in modo che tutti potessero vedere la sua ragazza, lavoratrice sì, ma illibata.

Il portiere, poi, simpaticissimo personaggio locale, era alto la metà di Maria, mentre era il doppio in circonferenza. Aveva quasi sessant’anni ma, tentato dalla bellezza della ragazza, se n’era innamorato, a modo suo. La sera, quando ci salutavamo ed io andavo a prendere la macchina, mi trotterellava dietro, confessandomi le sue pene d’amore e i vili sotterfugi, che cercava di organizzare, per attirare la ragazza tra le sue braccia. Inoltre, odiava a piè fermo il ragazzo di Maria e, parlandone con me che sogghignavo divertito, lo apostrofava sempre con lo stesso, offensivo, nomignolo: “O’cornutone”!

Questo teatrino era uno spasso, una parentesi scanzonata nella monotonia della solitudine e del lavoro.

Naturalmente, la sera, quando parlavo con la mia amata Beatrice, le riferivo spesso gli episodi salienti del portiere innamorato e di Maria la “vergine operaia”.

Qualche volta si erano già sentite, al telefono, ed era anche avvenuto qualche scambio di battute, tra le due, a mio danno, ovviamente.

Quando all’inizio dell’estate, Beatrice venne a Napoli, prima di andare a casa, volli che vedesse dove lavoravo. In ufficio, oltre agli altri, le presentai anche Maria.

Misteri femminili: Maria fu cordiale e accogliente ma, per me che la conoscevo bene, era lampante che qualcosa non andasse … era come se avesse ricevuto una doccia fredda, non capirò mai bene il perchè.

Beatrice era una donna veramente notevole: bella, elegante, raffinata e dalla personalità palpabile, che riempiva l’ambiente intono a se.

La mia compagna, fu molto amichevole nei confronti della giovane, durante le poche battute che si scambiarono, ma, subito dopo, Maria fu ignorata e se ne restò al posto suo, mentre noi discutevamo allegramente con i titolari.

Andammo via, poco dopo, ed io, preso dalla mia bella, che non vedevo da due settimane, mi scordai di tutto. Mentre viaggiavamo verso il tramonto, col sole che cercava refrigerio nel mare sempre più blu, Beatrice disse, lapidaria:

- Hai fatto colpo sulla sguattera! – fu tagliente – Bravo!
L’Alain Delon dei poveri …

Restai colpito e stupito da quell’osservazione tanto assurda quanto precisa, e pensai che la sua tipica gelosia avesse ottenebrato, per un attimo, la mente lucida della mia ragazza.


8 - Agosto, il mese dell’Amore

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Pagina 3 di 4 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista