La donna del sud ti colpisce, improvvisa come la brezza della sera a primavera. E poi, come l'estate, ti brucia e ti travolge, come l'uragano.
Quando venni contattato, per diventare il responsabile commerciale di un gruppetto di operai e tecnici, abbastanza sporchi, puzzolenti di grasso e polvere metallica, non storsi particolarmente il naso. Ho sempre preferito la compagnia schietta e triviale degli “addetti” ai lavori alla levigatura “da fighetto” dei rappresentanti di commercio.
I venditori sono sempre stati disgustati dai tecnici, soprattutto per invidia, ben celata: questi ultimi erano ben accetti ai clienti perchè risolvevano i problemi di guasti e manutenzione, mentre il venditore, col suo abito alla moda, che sgambettava, schizzinoso per i locali officina, era odiato e delegato al semplice ruolo di “furba macchinetta mangiasoldi”.
Insomma la gente vedeva sempre nel commerciale, colui con cui si parla solo di denaro; una specie di parassita, un politico, un male indispensabile … ma la vera passione di un cliente è un bravo tecnico.
Capii subito, poco più che ragazzo, che sporcarsi un po’ le mani apriva meglio le strade del “successo”.
La gente vuole vedere le mani che operano, altrimenti pensa che non fai niente … puoi essere Dante, Manzoni o Pippo Baudo: quando il lavoro che svolgi è di tipo prettamente intellettuale, il volgo è convinto che non fai altro che spassartela e che, con qualche misterioso magheggio, riesci pure a sbarcare il lunario, divertendoti.
Così, avendo una cultura superiore e spiccate capacità dialettiche con le varie umanità, riuscivo a tirare fuori il meglio di me stesso e con il minimo sforzo, ottenere i migliori affari. Da giovane non perdevo occasione per lanciarmi, trattato bonariamente come il “mozzo di bordo”, dietro agli operai, con la scusa di dare una mano. Li osservavo, imparavo un mestiere solo “raccontato”, in pratica non sapevo fare niente… e loro, specialmente i “vecchi”, cui piace parlare, si sfogavano con me riguardo alle loro abilità e alle loro intuizioni.
I loro giovani assistenti non avrebbero mai saputo quei segreti, imparati a furia di errori e sacrifici, ma a me, i loro trucchi li svelavano beandosene. Sapevano che le mie meni erano di pastafrolla e che mai sarei potuto diventare, per loro, un pericoloso concorrente.
Se devo dirla tutta, io, la materia, la studiavo di notte. Ho sempre avuto una spiccata tendenza a leggere di tutto. In fondo i principi erano abbastanza facili ma, come spesso accade, ignorati. Chissà perchè molta gente ha paura dei manuali o dei trattati, forse teme di scoprire di non capire nemmeno ciò che crede di conoscere. Comunque, adesso, passata da un po’ la quarantina ero diventato uno dei capi area più apprezzati nel mio settore.
E così nacque quella particolare proposta: il centro manutenzioni e assistenza tecnica per Napoli e Campania, si era talmente evoluto da stimolare e promuovere un fatturato talmente interessante, che l’azienda decise di coadiuvarli con una figura squisitamente commerciale, competente anche del settore amministrativo.
Avrei dovuto aiutare il gruppo a crescere, senza troppi traumi psichici, e a inserirsi nel mondo di un lavoro più metodico. Formare una segreteria degna di quel nome e capace, anche, di mettersi in riga con le nuove tecnologie fornite dall’internet, che, all’epoca, erano agli esordi.
I responsabili della ditta mi conoscevano già e accettarono di buon grado il salto di qualità, dovuto alla mia presenza … non che mi considerassero “meglio” di loro, ovvio (ignoranza e presunzione vanno sempre sotto braccio), ma erano certi che, presentandomi alla clientela, come una specie di “reliquia”: il direttore commerciale che viene “dal norde”, i loro portafogli e la loro prosopopea ne avrebbero guadagnato.
Ero separato da non molto, libero e felice di scendere al sud, di cui avevo sempre apprezzato il sole, i paesaggi frastagliati e il mare.
Anche la gente la preferivo … una filosofia di vita diversa, che una volta capita, sembrava molto più goduriosa e meno “impegnativa” della nostra.
Vivendo, ormai, senza una vera famiglia, potevo accettare di pensare al domani in maniera molto relativa. Inoltre, l’unico rapporto stabile, quasi un “fidanzamento” tra adulti, lo avevo con un’avvocatessa di Roma, con cui mi frequentavo da anni e che, dopo la separazione, era diventata il mio punto di riferimento.
Così, stabilite le ultime postille, mi trasferii ad Amalfi che, grazie all’autostrada, era ben collegata a Napoli; ci voleva un po’ di più per arrivare al lavoro ma, specialmente nel week end, era tutto un altro vivere.
Un lunedì mattina raggiunsi l’ufficio, intonso, dei tecnici, poiché la loro esistenza si svolgeva nei capannoni dell’officina, a pochi passi, nel retro di un’enorme area industriale, vicino dalla Ferrovia.
Esposito, il capoccia del gruppo, mi aspettava all’ingresso e mi accolse affettuosamente. Il tempo di entrare e di posare i miei borsoni carichi di documenti, manuali e depliant, poi avremmo raggiunto gli altri, nel capannone, per sancire la nostra alleanza con una buona sfogliatella e un ottimo caffè.
Mentre ritornavo verso la porta per guadagnare l’uscita, una donna, meglio, una ragazza, uscì dal bagno con uno straccio in mano, notai allora che, fuori, c’era anche un secchio per le pulizie. Si trattava certo della sguattera, vista l’ora. Al momento non la degnai di grande attenzione, però, poiché la ragazza non si aspettava che già fossimo nell’ufficio, mi squadrò, sorpresa.
Senza dare nessuna importanza all’incontro, Esposito disse:
– Questa è Maria, la nipote di Cangiano … – e senza aggiungere altro mi precedette verso l’esterno.
Maria aveva vent'anni e, inaspettatamente, i miei occhi s’incrociarono con i suoi. Chiari, grandi, intensamente azzurri … di quell’azzurro che cattura.
Per una frazione di secondo mi ci tuffai, come se fossi caduto da un molo … ma l’immersione durò un nulla. La ragazza abbassò gli occhi ed io uscii, dimenticandomi della sua esistenza.
2 - Padrone della situazione e della… colazione
Nei giorni che seguirono al mio “incipit” in quella nuova realtà, come mia abitudine, me ne stetti molto zitto ma osservai molto.
Agisco sempre così. Come se “pranzassi con gli occhi” senza nemmeno fare troppo caso a ciò che divoro della realtà che mi circonda … dopo un po’, come per magia, le tesserine disordinate di quello che ho … ingurgitato, prendono il proprio posto, in una specie di “puzzle” mentale.
Ecco che divento padrone della situazione e ne vedo tutti gli sviluppi, sia negativi sia positivi. Mi hanno detto che si chiama facoltà di sintesi. Ben venga! Mi aiutava nel lavoro e mi fa 'amare' ciò di cui mi occupo.
Il tempo che trascorrevo nell’ufficio era soprattutto quello pomeridiano, la mattina era dedicata a visite, incontri e valutazioni.
Come tutti i “pulentun” divenni drogato dalla cucina napoletana. Per clienti, agenti e concessionari, ogni scusa era quella giusta per invitarci a pranzo. Tutti conoscevano il “loro angolino” tipico, affidabile, a volte economico e sempre … eccezionale!
Imparai così che, al sud, esistono alcuni grandi ristoranti: una certezza per il palato, ma sono soprattutto turistici. La vera cucina tipica e deliziosa si nasconde gelosamente, in piccoli anfratti, per la clientela locale.
Non disdegnavo neppure le “colazioni” incredibili che gli operai sapevano scovare nelle salumerie e gastronomie, più recondite e improbabili.
La “colazione” è la pietanza tipica degli addetti ai lavori … vista da lontano sembra un … panino(?), ma … e no, mr. McDonald, a Napoli una colazione è un pranzo completo: in quegli enormi pezzi di pane, manca solo la frutta, ma semplicemente per mancanza di spazio.
Negli sfilatini ci mettono di tutto: calamari fritti, tonno e mozzarella (insieme), pomodori all’insalata e galbanino, ciccioli ricotta e pepe, alici marinate e provolone piccante, persino il 'rinforzo: una cuoppetiello di olive nere, dette passoloni … insomma, la smetto perchè ci vorrebbe un racconto a parte solo per le colazioni.
Per non toccare l’argomento pizza …
Ma torniamo alla parte più sentimentale della mia esperienza, il paziente lettore, vedrà poi che la colazione c’entra … sempre, anche nel vivere i sentimenti più alati o erotici: il cibo è molto presente nella napoletanità!
Di pomeriggio, rientravo in ufficio, col mio borsone pieno di scartoffie e iniziavo la parte analitica del mio lavoro. In ufficio c’era quasi sempre solo Maria, la ragazza che scoprii essere non la semplice addetta alle pulizie ma una tutto fare molto eclettica. Da lei ho imparato a conoscere la capacità delle napoletane di 'prendere di petto, con l'energia di un tornado le faccende domestiche
La mattina presto, Maria puliva e faceva brillare tutto l’ufficio, onestamente, compresi i bagni.
Poi, durante il giorno, faceva la “segretaria” ma era solo un incarico “ad honorem” perchè mi resi subito conto che, quelle persone, non avevano la benché minima idea di come dovesse essere organizzato un ufficio che si rispetti e, nemmeno, a cosa potesse mai servire.
Il lavoro principale di Maria era rispondere al telefono … ma questa sua attività “principale” merita un capitolo a sé.
Per il momento vi basti sapere che, la signorina Maria, parlava un italiano napoletanizzato e grossolano; che nascondeva, nel suo corpicino esile di ventenne slanciata, un vocione, che al momento del bisogno diventava da scaricatore di porto (femmina certo, ma non per questo meno temibile) e che mi guardava con terrore, soprattutto per il mio silenzio nei suoi confronti … l’intuito femminile aveva percepito che, come un bulldozer, mi preparavo a rivoluzionare tutta l’attività di quell’organizzazione e, ovviamente, temeva per il suo “posticino”.
Non era stupida, capiva perfettamente di non saper fare quasi niente e che, un tipo come me, non si poteva spaventare solo grazie a una voce stentorea. Nel mio caso, invece in quel periodo, la giovane Maria era come la filodiffusione … semplicemente: c'era ma non esisteva, per ora.
Avevo ben altro cui pensare. Poi arrivavo tardi e lei, alle cinque, andava via, ci incrociavamo, si, ma nulla di più.
