“Aprile un po’ queste cosce...”
“Perché?...basta dai! Ti ho soddisfatto! I negativi te li puoi pure tenere! Tanto se lo dici a mamma, tu sei sporco lo stesso ora!...né più né meno di me!...”
“Aprile, dai! “
“Ma dai che?!...”
“...amore mio! Ti voglio! Voglio le tue cosce! Dammele! Amore! Dammele!”
“Amore mio?!...ehi, sei pazzo! Abbiamo solo goduto un po’...lasciami! Sei impazzito! Sono sempre tua sorella..., ci siamo solo masturbati! Non amati...Non te la do veramente!...No!”
“Ti voglio leccare ancora, ancora....uhmmmmmmm, slaaaaapp!...ancora!”
Cercò di dilatarmi le gambe con fare deciso. A quel punto le aprii io stessa per timore che si arrabbiasse; timore infondato...- si era appena innamorato del sapore del mio corpo-, e prese a leccarmi le cosce interne. Credo avrebbe dovuto farlo prima. Tutto sommato mi piaceva; a noi donne poi piace essere leccate e baciate tra le cosce interne; da sola mi ci sono carezzata diverse volte: lì mi stava “lavando” lui con la sua lingua mai sazia della mia pelle. Quei pochi secondi lo rieccitarono di nuovo. La sua testa era rimasta cinque minuti, forse, tra le mie cosce da dietro. Ero un po’ a disagio; mio fratello restandomi dietro si rialzò e mi prese per i fianchi. Sentivo la sua cappella dura sfregarsi sul mio ano che era verginissimo, quanto la passera, (e tale dovevano restare!). Poi provò ad afferrarmi le tette. Mi ribellai, e cercando (senza successo) di scostarlo gli dissi:
“No, il culo, no!”
“Non ti inculo Vanja, promesso!... me lo sfrego soltanto, poi me lo spippo...di nuovo, dai...”
E mi baciò il viso. Quando affondò la lingua nel mio orecchio sinistro, accettai sperando che con la seconda sborrata si placasse. Mi cinse la vita con la sinistra, con la destra aveva preso a spipparsi sulla pelle della mia natica. La durezza del suo cazzone l’avevo assaggiata, sentita sulle mie mani. Non mi fidavo a “lasciargli” quell’arma di sverginamento “in mano sua”. Poteva vedere, insieme ai miei occhi che si socchiudevano per il brivido di un cazzo che s’induriva dietro di me, il mio corpo quasi nudo con un solo piccolo e scollato corpetto da spiaggia a lasciare scoperto metà del mio seno; lo specchio davanti a me, sotto il mio ombelico gli restituiva il mio pube discretamente peloso. La mia vulva era marroncina, e se avesse scostato le grandi labbra con una carezza avrebbe potuto vederla bella rossa perché, anche io da parte mia, ero ancora eccitata. Tenevo le gambe non aperte; e nemmeno chiuse. La mia immagine, lo dico senza falsa modestia, era alquanto accattivante. Mi venne subito un’idea e gli dissi:
“Stringimi la zinna! Te la faccio io la pippa!”
Continuando a cingermi la vita con la sinistra mi spremeva la tetta con la destra. Io sorridendogli allo specchio lo spippavo tenendogli la cappella a contatto con la mia pelle calda. Presi a respirare in maniera evidente per rieccitarlo adeguatamente; vedeva allo specchio il mio seno gonfiarsi e contrarsi... La sborrata non avrebbe tardato e...
...dopo tre minuti venne.
Avevo visto giusto. Ogni mio bacetto in quei momenti dava un bell’impulso al suo ejaculare. Aveva ancora una discreta quantità di sborra che lasciò sulla mia natica destra. Quando il suo cazzo sputò l’ultima goccia baciai mio fratello decisa sulla bocca, e, voltatami, mi spalmai davanti a lui tutta la sua sborra sul mio corpo facendogli vedere che me lo spalmavo anche sulla fica. Di più non potevo dargli... Aveva avuto il suo secondo orgasmo con me, sua sorella. Chi, al suo posto, aveva potuto avere di più?! Gli dissi di uscire che dovevo lavarmi e vestirmi. Non poteva lamentarsi. Lo spinsi fuori la porta. Non fece resistenza. Era spompato anche lui; tant’è che andò a stendersi sul letto. Io potei finalmente lavarmi, anche nelle parti intime e tornare una sorella normale. Erano solo le sei del pomeriggio. Il tempo era letteralmente volato. Scesi sulla spiaggia dopo essere passata a cercare Gianna a casa sua.
Non molto tempo dopo mio fratello Ferruccio per il suo 19° compleanno replicò con Gianna, che dovette cedere al suo ricatto quando le inviò le stampe compromettenti giorni prima, unitamente all’invito alla sua festa. All’una di notte, congedati i nostri amici Michael, Ilde, Albertino, Annetta, Toti, Angela, Davide, Teresa, Simona e Giuseppe restammo ovviamente soli. Noi tre... da soli. I nostri vecchi avevano deciso di lasciarci la casa restando a dormire al paese. Gianna più grande di me (anche se più bassa), anche lei sì!..., appartatasi con Ferruccio in camera da letto nel matrimoniale, pagò quegli scatti con un rapporto anale tormentato con Ferruccio.
Come lo so?...beh, a questo punto vi dico tutto... dovetti io stessa allargare le natiche della malcapitata, lo feci con dolcezza: dopotutto amavo entrambi in modo diverso. Mio fratello la ricattava e la desiderava e Gianna, superato il primo imbarazzo, non chiedeva di meglio che subire la punizione ma anche godere di quella situazione, ai confini del sadomaso.
Alla mia presenza, Gianna dovette prima spompinarlo per bene, anche perché lui non fu dolce come con me, approfittava come un porco della sottomissione di lei e la scopava letteralmente in bocca senza trattenersi nella penetrazione.
Lo stesso fece col suo culetto, io riuscii a malapena a difenderla nei primi momenti, la insalivai per evitarle dolore, poi la allargai e, infine, misi le mani tra loro due evitando che mio fratello penetrasse tutto in un solo colpi.
Solo quando la mia amica fu ben dilatata e cedevole lo lasciai incularla senza più ritegno. Per tutto il tempo le tenni le mani tra le mie, per confortarla fino all'orgasmo potente provato da entrambi.
Solo quando restarono appaciati sul lettino, uno sull'altra, con lo sperma che gli faceva da collante, mi feci un ditalini consolatorio. Con la mia assistenza resi quel rapporto difficoltoso possibile e consolatorio per i miei cari.
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