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Sorellina, fammela solo vedere...
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Racconto21 min di lettura

Sorellina, fammela solo vedere...

Confessioni e confidenze abbondano sempre nel mio privato, questa, garantisco, è una delle più ... terribili!

Giovanna Esse
1 anno fa · 9.9k letture · 2

Era ormai diverso tempo che subivo le avances indubbiamente seccanti di mio fratello maggiore.

Ad adolescenza inoltrata avevo messo su discrete forme ed una bella terza di seno. Sembravano solo sbruffonerie; in fondo ero convinta che nemmeno lui ci credesse troppo. Eppoi non è che mi mostrava il cazzo pronto in erezione. Non provava mai a penetrarmi con la forza. Consentitemi l’espressione: non sono mai stata “messa davanti al cazzo eretto... compiuto”. Mi rispettava, e mi desiderava.

Una volta però cedetti parzialmente, così almeno credevo io. Gli dissi di sistemarsi seduto sul divano ad un’estremità; all’altra opposta mi sistemai io. Un unico obbligo per lui: non si sarebbe dovuto muovere, altrimenti sarebbe saltata tutta la mia “concessione” e sarei scappata nell’altra stanza.

Mio fratello Ferruccio mi chiese se se lo poteva tirare fuori; ovviamente parlava del suo pisello...

beh, che potevo rispondergli? considerando lo spettacolino personalizzato che avrei inscenato per lui, risposi di sì; implicitamente acconsentii a che si sparasse una sega. Ero convinta che sarebbe finita lì, con quel piccolo “strappo” alla nostra serena normalità.

Mi chiamo Vanja ed io e mio fratello siamo di un paese non lontano da una graziosa città barocca del sud Italia, e abbastanza vicino al mare. No, il paese non posso nominarvelo. I motivi sono ovvi. Del codice penale in realtà me ne frego, e così anche mio fratello Ferruccio.

Come arrivai a farlo?...per via di un mio acquisto incauto di uno spinello. Una volta, da adolescenti, mio fratello scoprì che io e la mia amica Gianna con cui ci facevamo compagnia al mare avevamo deviato un pochino. Ci eravamo comprate uno spinello solo e ce lo eravamo fumato spartendo le boccate contente, lontano da tutti gli abitanti della nostra località marina di vacanza. Invece di scendere in spiaggia mentimmo ai nostri genitori, e ce ne andammo in campagna nell’entroterra pieno zeppo di olivi. Lì fumammo la nostra canna all’ombra di un albero di ulivo “facendoci ospitare” dall’ignaro contadino padrone del fondo evidentemente assente, magari a godersi un po’ del vicino mare anche lui.

Un solo spinello, un cannoncino di otto cm che ci era costato un bel po’ di euro smezzati fra noi due. Doveva però, insieme al principio attivo, contenere anche qualche sostanza allucinogena. Non mi prese del tutto, credevo in quei momenti, anche se ne aspirai parecchio. Vedevo ancora il mondo intorno a me senza modifiche: il cielo era cielo e gli alberi erano alberi; la terra era rossa e marrone; nelle strade vicino erano parcheggiate le automobili. Tuttavia dove mi trovavo, o che ora fosse, non aveva tutta questa importanza. Lo stesso non potrei dire di Gianna. Dopo le prime boccate ero allegra e felice accanto alla mia amica.

Facemmo normale conversazione limitandoci a ridere dei nostri rispettivi spasimanti mancati...una conversazione abbastanza innocente come quelle che facevamo in spiaggia. Come lei mi vide col mio corpicino longilineo accanto a lei mi sparò, forse un po’ per scherzo, un po’ di fumo dalla sua bocca sul mio viso (che respirai). Poi...all’improvviso mi baciò sulle labbra. Non so perché ma, sotto l’effetto della canna, accettai quel bacio innaturale fra donne, ed ancora di più tra ragazze... e le nostre labbra rimasero ferme a sovrapporsi con dolcezza per un paio di minuti se non ricordo male.

Avvertivo una pace straordinaria dentro di me. Le labbra calde di Gianna erano l’unica cosa che sentivo, me ne nutrivo...mi sembrava di vivere grazie ad esse...i minuti del nostro bacio lesbico trascorrevano, e su di me era sceso un torpore tale che la mano di Gianna che cercava la mia vulvetta sotto i bermuda mi svegliò, e mi distolse dall’illusione di respirare aria dal suo caldo alito, e dal suo naso. Ormai mi ero innamorata dell’odore della sua pelle del viso.

Non me ne ero accorta, ma i miei bermuda erano arrivati al livello delle ginocchia. Era evidente che mi erano stati tolti e abbassati. L’amoreggiamento con Gianna era andato un bel po’ oltre e nel torpore allucinogeno non me ne ero accorta. Quando ripresi conoscenza verso l’ambiente in cui mi trovavo l’ultima cosa che vidi fu la lingua di Gianna che si apprestava a leccarmi la vulva al vento. Che io ricordassi non me la stava leccando, ma andiamo con ordine...: mi rialzai i bermuda all’istante e fatto appello a tutte le mie forze, soprattutto mentali, mi allontanai da Gianna che da parte sua si stese a dormire sulla nuda terra. La mia passerina era umidiccia ed anche il viso di Gianna proprio pulito non era...mah, in quel momento avevo creduto fosse il caldo...me ne tornai a casa per conto mio, e pure Gianna credo fece altrettanto, anche se dopo di me.

Un’emicrania mi aggredì , probabilmente dovuta all’infiammazione delle narici, e se ne andò soltanto alla sera con il secondo caffè. Cosa fece o successe a Gianna dopo non gliel’ho mai chiesto. Tra di noi siccome eravamo, e siamo tuttora amiche, rimuovemmo l’episodio senza parlarne mai, neppure quando eravamo sole.

Io pensavo di aver soltanto ricevuto un bacio innocente, anche se lungo. Credevo fosse finito tutto lì. Due giorni dopo ebbi la mia doccia gelida: delle foto in bianco e nero, 14 stampe formato depliant, dimostravano quanto io e Gianna facemmo realmente e sciaguratamente. Venivo baciata, baciavo, e la fica mi era stata abbondantemente leccata; vedevo ora, sobria, la testa di Gianna tra le mie cosce, mentre io ero convinta di essermi solo baciata di bocca, e senza lingua...come no ?!

Avevo perso la cognizione dello scorrere del tempo intorno a me quando ero sotto l’effetto dello spinello. La canna doveva essere stata di una certa potenza se non ricordavo che della quiete e basta; una sorta di pace e dolcezza. Il teleobiettivo non poté calcolare i miei occhi sospesi, ma solo la smorfia di godimento del mio viso. Sembravo completamente rilassata, mentre stando alle foto invece ero venuta di passera e Gianna si era bagnata il suo viso del mio orgasmo. Non capisco come non me ne sia accorta. Un orgasmo è sempre un orgasmo anche se piccolo...da quando scoprii da sola la masturbazione a tredici anni sapevo cosa si poteva provare quando la fica colava.

Trovai quelle foto in una busta commerciale gialla senza scritte di sorta andando al letto e ciò mi rivelò automaticamente chi era stato a scattarle: mio fratello Ferruccio con la sua Zenith ed il tele obiettivo a specchio, un modello russo per riprese astronomiche. Qualcosa ho imparato sentendolo parlare; e vedendo i cerchietti a centinaia alla periferia dell’inquadratura, gli anelli di Newton, ne ebbi la prova. Al centro eravamo molto nitide in pose turbanti, mentre alla periferia dell’inquadratura c’era come una schiumetta indefinita di cerchietti. Anche la carta era di quella satinata usata da mio fratello nella sua piccola camera oscura. Mio fratello ci aveva riprese da cento metri, credo, nascosto sotto un albero come un paparazzo metodico. Aveva fatto una bella pesca. Gli unici “clienti“ per le sue foto chi potevano essere, se non i nostri genitori?...Spinello condiviso e sesso saffico. Di che spedirci al riformatorio e tenerci separate per anni senza poter più uscire la sera. Tuttavia sapere che le aveva scattate Ferruccio mi rassicurava. Per lo meno non era un ricattatore esterno. Ovviamente sospettavo come avrei dovuto pagarle... la mattina dopo, in spiaggia mentre facevamo il bagno con le sole teste fuori dall’acqua parlammo; eravamo nella linea di vista dei nostri genitori e dei vicini di ombrellone, per cui Ferruccio non allungò le mani, in casa al massimo una pacca al culo se nessuno guardava... Ovviamente era sicuro di sé, e non mi aveva minimamente molestata dal momento del fattaccio il giorno prima. Sapeva di avere buone carte (fotografiche) da giocare; ruppi il ghiaccio e dissi a mio fratello:

“Complimenti per gli scatti! Sei stato tu vero?!”

“Sì, e devo dire che non ti facevo così tosta! Baciarti in bocca con Gianna...”

“Tosta?! Tosta una mazza! E poi...insomma...non mi ricordo niente...solo un gran mal di testa dopo!”

“Non preoccuparti ho visto io tutto...”

“Sì, immagino...”

“Sai eri strana, ti ho visto uscire circospetta, ti guardavi sempre intorno, ma questo in realtà è un posto piccolo...quando ti ho visto andare da quegli spaccia sotto la pineta mi sono insospettito; avevo paura che volessi bucarti...poi vedendo che acquistavi solo una canna ho pensato che dovevi essere d’accordo con quella roscetta infelice di Gianna... e avevo ragione a quanto pare...”

“E perché non me l’hai impedito ?...visto che sapevi cosa stavo comprando! Dovevi proteggermi, non lasciarmi fare. Sei stato uno stronzo...”

“Hai sbagliato Vanja, ammettilo! Ora se non vuoi che la cosa si risappia...”

“Hai ragione ho sbagliato. E gli errori vanno pagati!...vero?! “

“Vuoi dire che?...”

“Va bene. Appena i nostri genitori ci lasciano da soli a casa te la faccio vedere da vicino, e magari toccare...tu non forzare! Altrimenti confesso tutto alla mamma, e dico che mi ricattavi tu...le foto le custodisco io adesso. Me le hai date tu no?!...”

“Sta bene. Io torno a riva”

Un vero gentlemen’s agreement era stato stretto sulla base della logica delle nostre azioni. Ero stata avventata ad aspirare troppo lo spinello, del resto nemmeno avrei mai sospettato che mi sarei baciata con Gianna; volevo come ripulirmi dentro per cui continuai a nuotare facendo capriole in acqua. Ero convinta che me la stessi cavando tutto sommato con poco. Due giorni dopo alle cinque del pomeriggio si presentò l’occasione quando nostro padre accompagnò nostra madre dai suoi parenti. Ci lasciarono da soli nella nostra casa al mare di due stanze. Ci recammo in soggiorno dove c’era il divano di stoffa. Io sono una discreta moretta di capelli e carnagione; li porto corti e sfumati al bianco, il che non guasta, quel pomeriggio avevo ancora il costume dalla spiaggia mentre mio fratello solo i suoi shorts e gli slippini. Avevo pure una magliettina a corpetto aderente senza maniche che riproduceva pari pari le sinuosità del mio corpo e la mia 3° di seno. Io e mio fratello eravamo ai capi opposti del divano separati da un metro e mezzo. Lui si mise comodo guardandomi ed aspettando. Io lo guardavo di rimando. Misi la mia coscia destra in alto con la caviglia poggiata alla spalliera nella sua direzione ed allargai l’altra coscia verso il pavimento. Tutto il mio tanga era davanti a lui. Poi lentamente presi a scostare l’orlo sinistro del costume, e gli lasciai intravedere il pelo di lato della mia passera rosa scuro. Il mio pelo è grigio antracite, quasi nero, e lo porto su un po’ tutta la passera. Finora non ho proceduto mai a grandi depilazioni visto che la mia prima leccata alla vulva era dovuta a Gianna qualche giorno prima. Mio fratello si era tirato fuori il pisello e se lo stava menando piano piano visto il mio strip tutto per lui. Mi cercava con lo sguardo il fiorellino del clitoride. Ero vicina a scoprire tutta la fica. Continuavo a tenere l’orlo scostato.. Lui col suo cazzo che cresceva a vista d’occhio mi disse:

Prima di andare avanti…

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