Poi si chinò sul tappeto e si mise a quattro zampe con il culo bene inarcato verso l’alto, perché tutti l’apprezzassero.
Mi chiamò con un gesto della mano e io accorsi, fedele e disponibile: mi chinai a mia volta dietro di lei e, per la prima volta in vita mia, baciai la figa di una donna.
Le cercai il clitoride, scavando tra le grandi labbra, non mi fu difficile perché Tatiana ci sapeva fare e spingeva, con decisione, il bacino verso la bocca. Contrariamente a me, la ragazza non si era lavata accuratamente, aveva sudato, e una serie di gusti nuovi, mai sentiti, mi invase la bocca, vogliosa di imparare a conoscerli.
Gli odori mi entravano nel naso, forti e decisi, io facevo del mio meglio per assaggiarli, aiutandomi con la lingua: scavavo in quella fregna dilatata e impura, ripulendola con accurate leccate.
Il profumo di una precedente urina s’impregnava sui pori del mio viso, imbrattandoli e marcandomi del suo odore, come una cagna.
Dentro di lei dove puntavo la lingua, una patina leggermente salina, mi stuzzicava la libidine ed io la asportavo per inghiottirla, come un nettare delizioso.
Adesso, con la punta delle dita, mi sollevò per il mento indirizzandomi la bocca verso il buco del culo.
Avevo perso ogni contegno, in quel contesto: dare piacere alla mia padrona mi aveva trascinato in un paradiso orgiastico, nel quale tutto era permesso e il buon senso e la vergogna, banditi. Tantissime persone mi stavano vedendo, accucciata e prona, a leccare l’ano scuro di quella vacca.
Con la bocca e con la lingua ne godevo, felice di mostrare al mondo la mia metamorfosi, la mia prostrazione. Il suo fiore scuro era dilatato e rugoso, ero certa che molte volte era stato profanato da cazzi di ogni provenienza. Più la immaginavo troia, e sporca, e più desideravo leccarle lo sfintere.
Cominciai a praticarle il “petalo di rosa”: un gioco volgare che mi era stato raccontato, come una battuta da caserma. Ora diventava reale, per me. Spiattellavo la lingua, instancabile, sui due buchetti di Tatiana e, spontaneamente, le succhiavo quel tenerissimo velo di carne che separava il culo dalla fessura femminile.
La donna apprezzava, perché iniziò a mugolare e a sculettare con lentezza, come una mucca al pascolo.
Poi si girò repentinamente, come non riuscisse a starsene buona, passandomi sotto il viso, si sdraiò con la schiena sul tappeto, eccitatissima.
Spalancò i suoi coscioni sodi e, agganciandomi con i polpacci alla nuca, mi trasse di nuovo in figa, con la bocca. Mi teneva per le orecchie, come se volesse ribadire che quella che mi stava infliggendo era una punizione.
Mai gogna fu più dolce per la vittima predestinata...
II suo orgasmo era vicino perché si dimenava e si inarcava, come se mi volesse dentro con tutta la testa... mentre io, nonostante mi facessero male le mascelle, non abbassavo il ritmo delle leccate, pur di farla felice. Ero talmente presa e avevo perso talmente il senso del pudore, che a stento mi accorsi che gli astanti più ardimentosi approfittavano della mia posizione per toccarmi il culo, per infilzarmi una o più dita ora in figa, ora nel sedere. Donne e uomini, con un sorriso ebete, fingendo di farlo per gioco, davanti a tutti volevano provare il brivido di toccare i miei punti proibiti.
Ma non mi importava, perché la mia padrona mi stava spruzzando in bocca e in faccia un liquido caldo e trasparente: tutta l’eccedenza delle sue ghiandole sovreccitate trovava sfogo attraverso i suoi stretti meati, schizzandomi in volto il suo piacere bollente.
Tatiana mi venne in bocca, riempiendomi di estro, più delicato della sborra che, a volte, avevo cercato di suggere da un maschio per provare l’emozione dell’ingoio.
Con forza mi trascinò sopra il suo corpo e, mentre continuava a venire, con le mie dita che ancora le frullavano la clitoride, ci baciammo a lungo con passione, tenendoci strette.
Il tempo di riprendersi; il suo fiato affannoso mi entrava nei polmoni ed io….. lo conservavo come un’aria vitale, di cui non potevo fare a meno.
Dopo un poco la passione finì e Tatiana lasciò esplodere la sua perversione; certo per dar spettacolo, ma anche per suo piacere: decise che era il momento di “sacrificarmi” al pubblico pagante.
Chissà, pensai, se avevano scommesso anche sui rapporti sessuali che avremmo consumato davanti ai loro occhi; non conoscevo quell’ambiente e non sapevo quali perversioni fossero stati capaci di inventarsi.
Pur se ero convinta che, a modo suo, per qualche istante mi aveva “amata”, Tatiana si alzò e, con un piede, mi schiacciò per terra le spalle, lasciandomi col sedere all’aria.
Come un cacciatore si mette in posa sulla preda, mi pose la pianta del piede destro sulla spina dorsale, calpestandomi e spingendomi verso l’altro piede, cosicché mi trovai le dita del sinistro sotto la bocca. Non che volessi disubbidire ma proprio non immaginavo cosa fare. Lei mi punì lo stesso, frustandomi col cazzo di gomma dietro la nuca, usandolo come un manganello. Allora capii e iniziai a succhiarle le dita di quei piedi dall’odore pungente. Non feci alcuna resistenza e, vinto il primo momento di disgusto, scesi ancora più in fondo nell’annullamento della mia personalità, leccando e suggendo, dito per dito, e passando la lingua, accuratamente, negli interstizi di quel suo piede, grosso e poco curato.
Sarei stata pronta a pulirle anche l’altro ma Tatiana aveva altre mire: si era installata sul pube una cintura borchiata, fatta apposta per sostenere il grosso pene verde. Lo intravidi con la coda dell’occhio: era pendulo e oscillava a testa in giù, come un segugio che cerca la tana della preda.
La osservai impotente mentre infilava sul cazzone un profilattico e lo massaggiava per farlo aderire. Poi, la ragazza calò su di me, sedendosi pesantemente sulle mie cosce che erano ben serrate.
La gente taceva di nuovo... esasperata da quei lunghissimi attimi di passione, attendevano che io venissi sfondata.
Tatiana con entrambe le mani cercò di domare quel cazzo molle e spesso, indirizzandolo, come una serpe, dietro di me.
Speravo di prenderlo in figa, finalmente... era tutta la sera che desideravo un vero orgasmo, pieno, definitivo, ma la donna aveva capito che avevo il culo quasi vergine e questo la eccitava certamente. Più volte mi tentò il buchetto e altrettante volte, all’ultimo istante, il fallo, unto, scivolò via.
Ma Tatiana non demordeva, anzi... alla fine, la grossa testa verde trovò il mio buco e con la spinta selvaggia delle mani di Tatiana, mi spaccò in due il piccolo orifizio.
Il primo bruciore e il dolore della prima dilatazione forzata, fu tremendo. Lei, ebbe pietà e lo tirò fuori.
Ma un momento dopo si distese tutta su di me, come fossi il suo materasso, e il cazzo ebbe di nuovo ragione del mio sfintere.
Allargò le sue gambe intorno alle mie e me le strinse, insieme alle chiappe. Questo non mi aiutava a dilatarmi, al contrario, sentivo il pene in tutto il suo lungo viaggio nel corpo; Tatiana iniziò a fottere con piccoli affondo del bacino. Intanto mi baciava il collo e le orecchie.
Il bruciore era sempre di meno, mentre il movimento sussultorio stimolava la mia fantasia erotica che, ancora una volta, ritornava a cercare il piacere.
Tutti erano arrapatissimi ormai e non pochi, ritirandosi nelle zone in penombra, si masturbavano senza ritegno. Anche prima, avevo avuto modo di osservare che pure alcune ragazze si tastavano con le mani, sotto le vesti.
Con la mano mi cercai il deretano e vi trovai il palo, che spingeva in me, ne avevo dentro una buona metà e già mi sentivo tutta rotta.
Per agevolare l’operazione e diminuire la pressione cercai di allargarmi con le dita. Ma Tatiana era terribile e non si accontentava di ciò che mi aveva già fatto subire: poco dopo mi uscì dal culo con un “plop” e mi tirò per i capelli affinché mi rimettessi in piedi.
Non so quale cenno lanciasse per farsi intendere, fatto sta che le sue amiche ci raggiunsero rapidamente e, lasciandomi perplessa riguardo al mio destino, mi presero per le braccia per trasportarmi di peso. Non capivo: riuscivo benissimo a camminare anche da sola, eppure... In realtà, non ci muovemmo di un passo; con i piedi toccavo agevolmente a terra, però le due donne mi sostenevano ugualmente: fu allora che Tatiana si mise di nuovo dietro e iniziò a palpeggiarmi le chiappe, facendole ballonzolare, schiaffeggiandole ma senza farmi male. Queste operazioni, in fondo piacevoli, mi fecero rilassare un pochino. Spossata e indifesa mi abbandonai tra le braccia delle mie aguzzine.
La ragazza che parlava l’italiano, senza tante cerimonie, introdusse due dita in figa, come per valutare quanto fossi bagnata. La russa, alle mie spalle, partì all’attacco col suo “ariete” e, posizionata nel modo più idoneo, mi mise la punta del fallo, nuovamente sull’ano.
