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Erotika
Sottomissione di una manager 5 - Vinta e stuprata
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Racconto26 min di lettura

Sottomissione di una manager 5 - Vinta e stuprata

Una dura lezione per me, sofisticata manager, degradata al ruolo di lesbica, schiava e prostituta.

Giovanna Esse
1 anno fa · 1.8k letture · 0

Anche lei si era lavata e sistemata, ora si mostrava meno brutta e più femminile, nelle sue forme forti e toniche.

Lo spazio su cui avevamo lottato era stato ripulito dalla mota. Adesso le mattonelle erano lucide e sul fondo del quadrato era stato adagiato un piccolo tappetino di gomma, sembrava uno di quei “dormi-bene” che si portano in campeggio.

La donna mi squadrò e mi prese per mano, con una sorta di gentilezza determinata.

La sua mano forte mi strinse le dita... non riuscii a capire se quel gesto contenesse un messaggio.

Quello che mi fu chiaro dal primo contatto era che il desiderio di essere una “cosa” sua, adesso che eravamo vicine e mi teneva per mano, senza interferenze, senza traduzioni, si amplificava all’inverosimile.

Come una droga potente questa sensazione di appartenenza faceva sì che io, da leonessa della “city”, diventassi, nelle sue mani, una pecorella obbediente. Non solo: non soffrivo di questo mio nuovo “status”, ma ne gioivo ed ero pronta a prostrami al suo volere e con immensa gioia... felice di farle piacere e scodinzolare ai suoi ordini.

Incredibile!

Mai provato niente del genere... nemmeno per il primo che mi aveva avuta. Nemmeno per il primo amore di ragazza, mai.

All’angolo del ring c’era una presa d’acqua, probabilmente serviva per pulire quello spazio, come fosse un mattatoio. Mi fece voltare, mi prese le spalle con un braccio e, cogliendomi impreparata, infilò nel mio retto una cannula.

Il gesto fu talmente improvviso e inaspettato, che il tubo, non troppo spesso, entrò, senza sforzo, tra le mie chiappe.

Mentre ancora cercavo di capire, confusa e rossa di vergogna, mi resi conto che mi stava riempiendo, lentamente, l’intestino di acqua tiepida.

Avrei voluto voltarmi ma lei, con forza, mi tenne bloccata, stringendomi il collo: mi sussurrò qualcosa, in modo ironico, probabilmente mi invitava a starmene buona.

Quando la pancia mi sembrava esplodere e l’acqua cominciava a farmi male, la donna, esperta, non me la sfilò. Mi fece arretrare, con molta difficoltà e impaccio verso la grata di scarico, al centro del piccolo spazio.

Usava la cannetta, infissa nel mio ano, come un perno con cui riusciva a comandarmi e a guidarmi. Ero del tutto impotente e avevo il terrore di potermi lacerare l’intestino. Mi premette sulle spalle per farmi capire che dovevo accovacciarmi.

Mentre eseguivo ero incapace di qualsiasi reazione, con la pancia piena d’acqua come un otre teso; quella mortificazione, davanti a tutti, mi fece bagnare gli occhi di lacrime. Mi aspettavo di tutto, ma non quella terribile umiliazione della mia più nascosta intimità.

Quando fui nella giusta posizione, le gambe divaricate e il foro dell’ano direttamente puntato sulla grata di scolo, Tatiana lentamente mi sfilò il tubo dal sedere.

L’acqua, senza più ostacoli, si scaricò dalle mie budella con un fiotto selvaggio prima, poi, successivamente con una serie di spruzzi, mentre cercavo di liberarmi da tanta costipazione. Non pensavo di poter contenere tanto liquido nel culo, le spruzzatine sembravano non finire mai.

In cuor mio fui contenta di essermi completamente liberata prima, nel bagno, e di non aver peggiorato il mio stato lubrico e discinto, dando spettacolo a quella gente.

Ormai non li vedevo neanche più: la vergogna e le lacrime mi avevano accecata e gli strepiti della loro lussuria mi giungevano quasi ovattati, in quello stato di totale soggezione.

Non avevo mai provato tanto disagio prima, soprattutto quando sentii, comunque, l’odore di budella calde provenire dalla pozza che si era formata sotto di me. Tatiana mi costrinse in ginocchio e con freddezza tagliente, appena fui in bella vista davanti a tutti, mi cercò nuovamente l’ano con il tubo e mi infilò, ancora una volta, con voluta lentezza.

Ero a quattro zampe, come una vacca e, all’inizio, non sentii niente poi, pian piano, mi sentii gonfiare, come avessi un palloncino dentro. Ero invasa dal liquido, che si insinuava in ogni mio spazio, riempiendolo e pressando fino a farmi male... per un attimo credetti di svenire, per la pressione e la tensione, e non capii più niente. Pensai addirittura che mi volesse torturare, fino ad uccidermi, ma non era così. La ragazza sapeva come il mio sedere avrebbe risposto a tanta sollecitazione, infatti, un istante dopo, l’acqua trovò una via di fuga, ritornando verso il retto e uscendo dall’ano dilatato dal tubo stesso.

Così, per vari minuti, si innescò un perverso meccanismo circolatorio: adesso che i miei tessuti non opponevano più alcuna resistenza, pian piano quello sciabordio, inarrestabile, che mi circolava in corpo, mi portò il piacere. L’acqua non mi faceva più male, la pressione si era bilanciata e sentivo il liquido rimescolarsi nel mio corpo e poi spruzzare, con un suono sguaiato, dal mio buchetto, zampillando intorno e scorrendo sulle mie gambe aperte e sui piedi nudi, praticando un massaggio continuo, caldo, piacevol


Ero troppo stressata, desideravo solo portare a termine quella terribile nottata con Tatiana.

Mi accorsi che anche quella pratica schifosa e cruenta, quel clistere fatto da una sconosciuta, in un lercio locale di periferia, mi piaceva e mi faceva godere del mio nuovo status di schiava e puttana, esposta all’occhio di quella gente estranea. Anche quello passò, finalmente.

Mi toccò seguirla, sempre tenendola per mano, fino al tappetino sul fondo del quadrato. Finalmente trovai la forza e il coraggio di guardarla.

“Strano” pensai tra me “un’ora fa mi disgustava, ora mi pare una dea del Walhalla”.

La donna alzò lo sguardo e mi osservò tutta, soddisfatta, forse le piacevo e ne gioii. Mi fece voltare, guidandomi lentamente, per godersi il mio corpo e, di certo, anche per espormi, ancora, a tutti i presenti.

Un piccolo brivido mi attraversò la schiena quando mi accorsi che prendeva, dal bordo della pista, un enorme fallo di gomma verde.

Le sue dimensioni erano tali da destare in me un rimestio in pancia e una certa preoccupazione, soprattutto a causa degli accurati lavaggi, cui ero stata sottoposta un momento prima.

Capii che rischiavo grosso... non voglio fare la santarellina e saltuariamente ho conosciuto il sesso anale, ma mai avevo preso nel di dietro un fallo finto, grosso come quello che stringeva Tatiana. Ne valutai anche la lunghezza che di certo superava il mio avambraccio.

Le luci bianche erano quasi tutte state smorzate, mentre fari colorati illuminavano lo spazio occupato da me a dalla mia aguzzina. Tatiana mi venne incontro, mi mise la mano sulla spalla come volesse dire: vieni, che adesso mi prendo cura di te. Allora mi affidò tra le mani il cazzone di gomma, il cui contatto mi diede una scossa eccitante.

Valutai quel membro impossibile, non era duro, anzi, era morbido e assecondava i movimenti delle mani.

Al pensiero che la donna me lo avrebbe messo dentro e forse anche dietro, mi resi conto che, di sicuro, avrei provato male, eppure invece di soffrirne, mi convinsi che sarebbe stato stupendo subirlo da lei, perché più mi avrebbe squarciata, più mi sarei sentita in suo potere.

Nel locale si fece silenzio; solo una musica dolce e sensuale accompagnava quella scena.

In piedi, l’una di fronte all’altra, pronte ad iniziare una lotta del tutto diversa e, per me, completamente nuova.

Tatiana avvicinò la sua bocca alla mia e, finalmente, mi baciò ancora, a lungo, facendomi sollevare sulle punte dei piedi e portandomi in paradiso. Questa volta il suo bacio era diverso, meno rabbioso, molto più dolce, adesso che si era lavata e ripulita: il suo contatto era più sensuale e la sua saliva, densa ed eccitante, sapeva di cannella.

Quando la sua lingua si ritirò dal mio palato, toccò a me ispezionare con la lingua appuntita la sua bocca, lisciandole i dentini, appiattendomi sotto le labbra: volevo mi notasse, volevo che non dimenticasse mai più il bacio di una “signora”. Ma, mentre succhiavo le sue labbra carnose, pensai che nemmeno io mi sarei mai più scordata di lei e dell’effetto segreto che mi aveva prodotto nell’anima.

Poi, con le mani decise, mi indirizzò la testa verso i suoi seni, porgendomi i capezzoli affinché li assaggiassi.

Si strinse i seni con la mano per tenerli vicini, a portata di labbra, erano duri e carnosi, e me li mise in bocca entrambi; non avevo esperienza, però li ricevetti in bocca volentieri e, mentre succhiavo, con la lingua li carezzavo languidamente, ora l’uno, ora l’altro, con un movimento lento e circolare.

Sentivo la mia padrona sussultare, ogni volta che la lingua passava in mezzo ai capezzoli turgidi e bagnati.

Intanto mi agganciò la figa con tre dita, mi prese letteralmente, come all’amo, affondandomi nel bacino e bagnandosi del mio umore, che ormai era abbondante e cremoso... da troppo tempo grondavo dall’utero e lubrificavo le mie grandi labbra. Con un ultimo risucchio doloroso, mi baciò ancora, tirandomi la lingua quasi fuori dalla bocca.

Prima di andare avanti…

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