La mia padrona mi aveva domata.
Incurante del fatto che fossi più bella, che i miei seni fossero più torniti e femminili, si vedeva che lei non provava alcuna gelosia femminile, anzi, godeva nel mostrare il “suo” personale trofeo e il potere che ora poteva esercitare sul mio corpo.
A quel punto eravamo intimissime, la sua vagina era calda e presente mentre sedeva, a cosce aperte, sul mio sedere. I suoi seni, tronfi e sodi, mi pressavano la schiena ogni volta che lei mi sollevava per mettere “in vetrina” i miei. Mi dava in pasto alla folla eccitata, che non faceva nulla per nascondere la propria esaltazione sessuale.
La donna, esperta dominatrice, aveva capito: ogni mio orgoglio aveva capitolato.
Un attimo dopo, mi si distese completamente addosso e rimase immobile, come un predatore blocca la vittima, per riprendere fiato ma senza perderne il controllo.
Approfittai di quel breve tempo morto per cercare di ritrovare un barlume di coerenza: la cittadina italiana, laureata, manager e, diciamolo, abbastanza borghese, rifece capolino nella mia mente... mi guardai intorno.
Mentre valutavo la situazione, intravidi il viso gaudente di Nunzio e incrociai il suo sguardo, eccitato come quello di tutti gli altri. In quell’attimo realizzai che lui sapeva, sapeva tutto fin dall’inizio... lo odiai con tutte le forze.
Purtroppo il ritorno alla civiltà durò poco. La mia riservatezza signorile mi crollò addosso, in un impasto di sangue e saliva: me lo offriva la russa che, torcendomi il collo all’indietro, mi diede il più violento, carnoso, sensuale, intimo e sporco bacio che avessi ricevuto in vita mia. Nemmeno un camionista ubriaco mi avrebbe saputa baciare così.
Lei era sopra e grondava saliva e sudore salato, la sua lingua era spessa, calda e viscida come una lumaca, pregna di umori privati. Avrei voluto resistere ma non ci riuscii: davanti a tutti, senza potermi mai più giustificare, mi lasciai baciare con trasporto succhiandole a mia volta la lingua e le labbra, in un abbraccio lesbico e sensuale mai provato.
Era il primo bacio segreto, proibito, orribile, ricevuto da una donna... e lo avevo condiviso con “appena” un centinaio di persone.
Persi la testa per alcuni, interminabili minuti, mentre la russa mi succhiava l’anima dalla bocca; le sue mani si perdevano sul mio corpo, carezzandomi con forza decisa le tette e l’inguine.
Eravamo li, in quella plastica posizione: lei a cavalcioni sulla schiena che mi palpava ed io, da sotto, inarcata, puntellata sulle mani che le offrivo la bocca, girandomi indietro. Mi ero sollevata con tutte le forze, per il semplice piacere di permetterle di tastare le mie intimità, a suo piacimento.
Quando ci staccammo, mi resi conto del dramma in cui mi ero cacciata: molti di quelli che ci osservavano arrapati e gaudenti, riprendevano con i telefonini ogni momento della mia capitolazione lesbica. Eppure, visto che quella notte maledetta io non ero più io... dopo averci pensato su per un attimo, ne godetti. Non c’è che dire: l’eccitazione gioca davvero dei brutti scherzi.
Ma non era tempo di fare filosofia.
La mia “battaglia” non era affatto finita. Non sapevo che, colei che perde il combattimento, doveva essere punita!
Mentre ci rimettevamo in piedi, la ragazza che parlava italiano ci raggiunse, tutta raggiante e sorridente e ci prese entrambe per mano.
Poi si rivolse al pubblico e iniziò un discorsetto in lingua slava, che gli astanti sembrarono gradire molto, visti i fischi e le urla di eccitazione che lanciavano.
A me quasi veniva da ridere, accettavo con tranquillità di starmene nuda, tra tutta quella gente che apprezzava il mio corpo, ormai completamente esposto, senza nessuna vergogna e in maniera abbastanza naturale. Come non avessi mai fatto altro nella vita.
Intimamente divertita, ebbi un flashback delle facce di colleghi e clienti che mi avevano spiata, in passato, cercando di non dare nell’occhio, per indovinarmi le gambe, il culo o i seni, da sotto gli abiti castigati e sobri; quelli che indossavo nelle ore di lavoro.
Poveretti... avrebbero dovuto vedermi adesso. Sorrisi.
Mentre la ragazza parlava al pubblico, mi sentivo sempre più calata nel personaggio dell’atleta. Ero convinta di aver perso con onore... e che la fine di quel gioco fosse decisa. Ascoltai tranquilla la chiacchierata e mi preparavo a lasciarmi alle spalle quella stranissima avventura.
Un momento dopo, il mio “onore” sarebbe finito nelle fogne di Bratislava.
Ma io non potevo saperlo...
Quella specie di “badante” declamò ad alta voce il nome della vincitrice: Tatiana, sollevandole il braccio in segno di vittoria. La gente accolse con tripudio la proclamazione, con fischi e applausi che non si placavano.
La ragazza, intanto, approfittando del casino che si era creato, mi si avvicinò e mi carezzò maliziosamente un seno, tastandomelo; stavo quasi per risentirmi, quando lei mi disse a bassa voce, fissandomi profondamente negli occhi:
- Adesso tu sei di Tatiana. Sei una schiava di lei, stanotte... non ti ribellare. Capito? E’ la regola! – poi sorrise – ma tu non ti ribellerai, vero? perché sei puttana, dentro di te. Si vede! – e si voltò, ignorandomi completamente.
Non mi diede il tempo né di rispondere, né di chiarire. Mi arrabbiai molto, arrossendo per il dispiacere di quella verità, che lei aveva appena pronunciato.
Credevo di essere diventata padrona della situazione... e invece, come uno schiaffo a freddo, mi ricordavano che ero solo una vittima, in quel casino incredibile in cui il maledetto Nunzio mi aveva cacciata.
Ero una donna adulta e credevo di essere preparata a tutto, ma adesso, ai bordi estremi della società civile, mi resi conto che tutto può cambiare intorno a noi, all’improvviso: mai avrei immaginato di provare le emozioni che mi pervasero quella notte. Ero prostrata.
Le mie certezze erano sfumate in poco meno di un’ora. Tatiana mi aveva vinta e soggiogata. Ma, contro ogni logica, da quando mi aveva baciata in bocca, non desideravo altro che essere sua. Non mi importava più di niente, in quel momento. Né di Nunzio, né della gente che guardava e aspettava lo spettacolo della mia umiliazione... e cosa mai poteva interessarmi di loro? Il piacere nuovo che stavo conoscendo e provando, mi poneva vari metri al di sopra tutti.
Il pericolo che correvo, sperduta in quei vicoli bui, non mi faceva più paura, anzi... mi dava adrenalina.
Era come se avessi scoperto un’altra me stessa, con valori del tutto diversi: nessuna sicurezza, nessuna certezza nel domani... ero una zingara senza nome, che affidava il suo destino nelle mani di una lottatrice lesbica e cattiva.
Quella mia predisposizione a concedermi a un’altra donna, cosa che mi avrebbe fatto inorridire e vergognare, fino a pochi minuti prima, adesso mi sembrava un’ulteriore dimostrazione della mia superiorità e del mio coraggio. Mi convinsi che quasi tutte le ragazze non sarebbero mai state capaci di farlo e, comunque, non certo di provare le mie intense emozioni.
Forse, mi dissi arrossendo, stavo sperimentando la stessa gioia che prova un cane a far felice il suo padrone.
Tatiana mi prese per mano, come si fa con i bambini ed io mi lasciai guidare senza opporre alcuna resistenza.
Arretrammo fino al bordo del ring, dove un inserviente ci proiettò addosso la pompa dell’acqua, che era tiepida, ripulendoci alla meglio dell’eccesso di fango.
Poi il giovane mi prese in custodia e mi portò dietro le quinte, in un bagnetto abbastanza sporco e maleodorante.
Gli lasciavo fare tutto... non capivo bene perché, ma sapevo di goderne, poiché la mia figa si bagnava di continuo.
Mi fece sedere sul bagno e mi fece capire che dovevo fare i miei bisogni.
Subito dopo, mi spogliò completamente di ciò che restava dei miei abiti, lasciandomi completamente nuda. Mi infilò sotto una doccia caldissima e mi insaponò rapidamente con un sapone ruvido e sabbioso che, con una spugna, frizionò sul mio corpo, donandomi una bellissima sensazione rigenerante.
Un profumo speziato, forse al Patchouli, si espandeva nell’aria calda e umida.
Venni asciugata accuratamente con un telo spugna bianco e pulito e riaccompagnata nell’arena, dove il pubblico attendeva di assistere alla mia punizione e di godere delle mie grazie, quelle che fino ad allora avevo gelosamente custodite.
La musica ritmata lasciò subito il posto ad un pezzo più soft, con arpeggi delicati su un piacevole tempo scandito dal basso e dalla batteria.
Nonostante fossi nuda cercai di assumere una posa composta, dignitosa.
Il massaggio dell’acqua e del peeling effettuati dal sapone, avevano avuto sulla mia carnagione un effetto rivitalizzante e piacevole.
Mi sentivo bella e provavo un piacere intimo a mostrarmi senza veli, né inibizioni, sicura di me nel mostrami, senza perdere dignità.
Tatiana mi aspettava seduta su una piccola panca, era nuda: sembrava un gladiatore.
