Muggito dopo muggito, ognuno seguito dai gemiti di dolore della vittima, arrivò infine il ruggito di vittoria che annunciava il completo possesso dell'ambito trofeo ora tenuto da Clemente, come una medaglia stretta sull'asta del suo enorme cazzo.
Quasi subito Clemente cominciò a strusciarsi contro la bella entrata in suo possesso, mentre la ragazza con le palpebre serrate e trascinando il viso sul tappeto, costretta dal dolore, spostava continuamente la testa, facendo mille gesti di rassegnata angoscia in attesa degli inevitabili movimenti con cui il maschio si dà piacere, che senza dubbio sarebbero stati altrettanto bestiali di quelli che avevano scosso tutto il suo bel corpo quando il buon padre le aveva mostrato cosa fossero i movimenti copulatori, con la differenza che questa volta lo avrebbe fatto con quell'enorme cazzo d'asino conficcato così a fondo nei suoi lombi, che lei poteva sentire il suo ingresso glabro essere limato all'interno dal ciuffo di peli crespi di quella proboscide spinosa e dalle radici spesse.
Non passò molto tempo prima che tutti i mobili della stanza cominciassero a scricchiolare a causa dei selvaggi colpi con cui padre Clement scuoteva il bel corpo di Julia, che rimase in un tale stato di immobilità che il suo unico segno di vita era un continuo, singhiozzante gemito che accompagnava ogni scatto del prete eccitato. Incapace di trattenersi di fronte all'incantesimo della propria lussuria, Giulia finì ben presto per abbandonarsi alla sensualità più sfrenata, con grande piacere da parte sua, e mentre la ragazza godeva indicibilmente nel sentire i movimenti ansiosi del sacerdote lussurioso, la cui violenza aumentava, la saliva cominciò a cadere dalle labbra di Clemente, il cui volto congestionato e contratto evidenziava la spaventosa libidine che si stava assecondando in quei movimenti, finché, all'improvviso, il grande bruto seppellì la sua testa rasata e pungente tra la nuca e la schiena di lei, e fece un ultimo disperato sforzo per entrare in lei ancora più in profondità di quanto non fosse già, spingendosi in avanti con le dita dei piedi che scavavano nel tappeto. In quel momento, Julia sentì come se la vita stesse uscendo dal suo corpo, mentre un muggito selvaggio e bestiale si sprigionava dal torace di Clement, preannunciando il rilascio del suo eiaculato.
Completamente immobilizzata e con le palpebre serrate, Julia sentì nei suoi lombi la potenza dei furiosi e caldi getti di sperma che si sprigionavano con tutta la violenza dentro di lei; la quantità di sperma che entrava nel suo corpo copriva completamente tutti gli ansiti dell'appetito carnale che quel prete libidinoso aveva risvegliato in lei, provocandole una soddisfazione di cui non aveva idea.
. Durante e anche dopo la fine dell'eiaculazione bestiale di Clemente, la ragazza eccitata riuscì a stento a trattenere le sue urla di piacere, mentre veniva travolta dal potente orgasmo indotto dalla venuta del prete lussurioso, il cui petto peloso contro la sua schiena le faceva sentire la vibrazione dei potenti ruggiti di bestia soddisfatta che continuava a emettere su di lei. E come se le urla di gioia femminili fossero il segnale, la porta, che doveva essere blindata, si aprì, rivelando le sagome dei due ecclesiastici nella sacrestia accompagnati dal signor Verbouc, che accese immediatamente la luce, illuminando la coppia. Sembrava che la porta fosse sempre stata aperta e che il pannello di sicurezza che aveva tanto impressionato Julia fosse solo una falsa fantasia. Tuttavia, con gli occhi chiusi e la sua eccitazione, la giovane non si era accorta che la porta si era aperta e la luce era accesa, quando proprio in quel momento stava allungando le labbra sul viso del bestione, ricoprendolo di sensuali carezze di apprezzamento che faceva con la lingua. In un tale livello di soddisfazione e compiacimento come quello in cui Julia si trovava ora, la bruttezza del viso eccitato e sudato di Clement aumentava le sensazioni libidinose in cui era presa. E come in una coreografia ben studiata, i nuovi arrivati circondarono la coppia sul pavimento per portarla in piedi.
Presto scopriremo nel dettaglio in cosa erano esperti sia padre Ambrosio che la superiora: far ricadere tutto il peso della colpa sulla vittima, la cui rabbia autoritaria mirava a farle credere che quell'atto era stato la conseguenza delle provocazioni che aveva fatto nei confronti di padre Clemente.
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