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Sega contro seghe
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Sega contro seghe

Da @Andresada riceviamo una confidenza che mi ha lasciata stupita. Non credevo si potesse godere tanto, tra maschi, semplicemente facendolo in mano.

Giovanna Esse
1 anno fa · 3.448 parole · 15 min
974 letture

«Spogliatevi anche voi se volete, tanto chi volete che ci veda, qui?» gli feci io noncurante, più per provocarli che sul serio.

Invece Luca non pareva aspettare altro e, fermatosi un attimo dalla sega con cui si stava tormentando il cazzo, si alzò per togliersi i pantaloni, rimanendo completamente nudo proprio come me.

«Se rimango vestito soltanto io, mi fate fare la figura del codardo!» sentenziò Mario per alzarsi e fare altrettanto.

I miei due amici erano entrambi ben messi con il corpo, ma Luca era chiaro di pelo e si depilava, mentre Mario era scuro e peloso.

Tornati a sedersi di fianco a me, le nostre gambe presero a stare pelle contro pelle ora che eravamo tutti e tre nudi e, allargandole per stare meglio, i miei piedi toccarono i loro. Intanto, gli occhi di Luca continuavano a saettare più con curiosità che con desiderio verso il cazzo che mi pompavo forsennatamente. E io lo lasciavo fare perché questo mi faceva arrapare troppo.

«Tu ce l'hai bello dritto…» commentò Luca a un certo punto.

«Non è uguale?» chiesi io retorico ansimando forte e fissando invece il porno, dove la bionda stava scopando alla grande, ma nel modo assurdo in cui di solito avviene in quelli americani.

«Non lo so…» replicò lui scappellandosi piano e cambiando posizione alla mano sull'asta per prenderselo meglio.

Mario, che si era preso una pausa per aggiustarsi le palle, riiniziando a segarsi energicamente, borbottò.

«Con il gel o l'umore di figa non cambia molto…»

Quand'ecco che Luca lo interruppe per fare la domanda fatidica.

«Posso toccartelo e vedere com'è?» chiese a me.

Per un secondo lo guardai mentre, nudo, si stuzzicava la cappella unta di umori con pollice e indice per poi riprendersi a segarsi. Ma ero così incredibilmente arrapato che non esitai a rispondere.

«Fa' pure» gli disse mentre con entrambe le mani afferravo la base della mia asta per raddrizzarla e puntarla verso il mio amico.

Luca avanzò la mano sinistra esitante e iniziò a stringermi il cazzo tra pollice e indice, vicino a dove il suo deviava verso destra, quindi lo mosse un po', e io lo lasciai fare godendomela. Pensai che sarebbe finita lì, ma invece me lo afferrò bene come fosse il suo e, lentamente, mi scappellò, quindi iniziò a massaggiarmelo con le dita e con tutta la mano facendomi letteralmente uscire fuori di testa.

«Oh, no, questo non dovevi farlo» mormorai io troppo eccitato per pensare, afferrandogli la mano che mi stringeva il cazzo e iniziando a masturbarmi con il suo palmo caldo a contatto con la pelle.

Pensai che Luca avrebbe ritirato la mano, magari ridendo, ma lui invece non esitò e assecondò il movimento; anzi, cominciò ad andare più veloce di quanto facessi io e a farmi una vera e propria sega.

«Oh dio, oh dio, oh porco… mi fai godere, mi fai godere!» urlai, ma l'avvertimento fu inutile: i miei genitali furono sconquassati da una scarica elettrica e dal mio cazzo eruttarono tre fiotti di sperma caldo che la mano del mio amico mi indirizzò sulla pancia.

«Se qui si sta finendo a farsi seghe a vicenda, è meglio se mi tolgo di mezzo» esclamò Mario allontanandosi un po', benché finì per mettersi dove avrebbe visto più noi nudi che la tv con il porno.

«Non fare lo schizzinoso» commentai, ansimando sudato e sporco di sperma, con la testa contro il mio materasso e le cosce sguaiatamente aperte, per rivolgermi poi a Luca e chiedergli divertito: «Me lo lasci o vuoi farmene un'altra?»

Luca stava infatti ancora stringendo forte, con le dita unte da parte del mio sperma, il mio cazzo tremolante per l'orgasmo, segandomelo delicatamente. Non che a me dispiacesse: il calore della sua mano me lo stava facendo rimanere duro.

«Ah, scusami» fece lui lasciandomelo e tornando al suo, che si era tanto ingrossato che pareva sul punto di esplodere seme.

«Sì, ma ora devi ricambiare» sghignazzò Mario, che parlava tanto, ma, ormai praticamente voltato verso di noi, pareva si stesse masturbando due volte più forte adesso che prima.

«O forse mi sa che ne vuoi una tu» risposi io allungando un piede verso il cazzo di Mario e toccandogli la cappella con le dita.

Invece di lamentarsi, l'altro mio amico emise un sospirone di piacere e smise di segarsi. Il mio gesto l'aveva quasi fatto sborrare.

«Hai capito, Mario» lo prese in giro Luca che nel frattempo si era così avvicinato a me che avremmo occupato una sedia in due se fossimo stati seduti. «Mi sa che gli piacciono i piedi oltre alla bocca».

«Oppure gli piace guardare» feci io dandogli una gomitata e spostandomi da lui per avere Mario di fronte. «Testiamo subito»

Dopo aver afferrato le mani di Luca, le riportai sul mio cazzo e ricominciai a farmi masturbarmi senza neanche essermi pulito dallo sperma del mio precedente orgasmo, e allungai quindi i miei piedi nudi fino a raggiungere con entrambi l'asta di Mario, puntellandomi con la schiena al mio letto. In questo modo, il mio amico aveva una perfetta visione del suo cazzo tra i miei piedi e il mio eretto e pronto per un'altra schizzata tra le mani di Luca.

«No, ti prego» mugolò lui quando i miei piedi si avvolsero intorno la sua asta scappellandola.

«Allora smettila di fare lo schizzinoso e dimmi cos'è che ti ha eccitato» gli intimai io mentre con il piede destro gli stuzzicavo le palle e con il sinistra la cappella.

«Dai, smettila» aggiunse lui, ma il suo bacino continuava a muoversi e a dire invece di non smettere.

«Confessa!» esclamai io su di giri, strofinando le piante tra di loro in modo che la sua cappella venisse torturata in senso orario e antiorario.

«Entrambe, entrambe le cose» urlò Mario, ma non in tempo.

Afferrati i miei piedi con entrambe le mani, cominciò a fotterseli e, ansimando pesantemente, in men che non si dica sborrò tre fiotti di seme che inondarono il mio pene e la mano di Luca che lo segava, mischiandosi al mio. Crollando di fianco a terra, ci maledisse, ma poi rise. E noi non esitammo a ridere con lui.

«Ora però tocca a me» fece Luca, che nel lasciarmi il cazzo mi aveva dato una massaggiata anche alle palle. «Inventatevi qualcosa».

«Mi pare facile» dissi io, riprendendo a masturbarmi lentamente, arrapato da tutta quella buona volontà. «Luca ha fatto sborrare me, io ho fatto sborrare Mario e ora Mario fa sborrare Luca».

Mario fece una faccia dubbiosa all'inizio, ma presto comprese che era giusto così e annuì.

«Ma come dovrei fare?» chiese lui con indecisione e forse un po' di imbarazzo, ma subito intervenni io.

«Vieni a metterti qui» gli ordinai io indicandogli il punto del tappeto davanti a dove stava seduto Luca.

Quando Mario eseguì, io feci in modo che si sedesse a gambe aperte davanti a Luca, anche lui a gambe aperte, e gli dissi di avvicinarsi finché le sue mani non fossero state in una posizione comoda. Quindi mi misi alle spalle di Luca, facendolo poggiare per metà sul mio petto e per metà sul materasso.

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