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Il fascino della laguna
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Racconto10 min di lettura

Il fascino della laguna

UN week end a Venezia all'insegna del gioco e della trasgressione, la gioia con poco, il piacere con l'amore.

Adrian
2 anni fa · 375 letture · 0

Io studio la mappa,  non è lontanissimo  “Compriamo un ombrello e in dieci minuti arriviamo”

“Cosa serve l’ombrello oramai siamo fradici! Dai se corriamo facciamo prima”

Quando arriviamo abbiamo il fiatone e lasciamo dei laghetti d’acqua sotto di noi mentre guardiamo a bocca aperta la hall dell’albergo, è un 4 stelle tutto stucchi e velluti, tappeti e mobili dorati…

“Ma… sei sicura di aver prenotato qua!?!??”

“Sì il nome è questo”

“Ma ce lo possiamo permettere?!??”

“L’abbiamo pagato pochissimo e c’è anche la colazione…boh avranno sbagliato qualcosa”

“Speriamo che non ci facciano una sorpresina domani alla partenza…”

“Ho già pagato con la postepay!”

Al banco c’è un ragazzo gentilissimo, è impacciato dalla vista di mia moglie, fatica a guardarla negli occhi ma alla fine ci registra e ci da la chiave, visto il posto lussuoso, ero preoccupato per le nostre condizioni ne per le condizioni in cui lasciavamo il pavimento, ma il ragazzo esce dal bancone: “Tranquilli sistemo tutto io!” mentre aspettiamo l’ascensore, nello specchio lo vedo fissare mia moglie, il vestito incollato al corpo è praticamente nuda ai suoi occhi.

La camera ha la vista su un piccolo canale secondario ok ma il resto… è enorme, in un angolo c’è anche un divanetto, il letto è in legno, a baldacchino, tutto intarsiato, ai muri sono affissi dei quadri con delle vedute di Venezia con le cornici dorate, il soffitto è affrescato con un bellissimo cielo azzurro con dei putti che giocano…

Io sono ancora lì a bocca aperta quando sento l’acqua della doccia aprirsi, il bagno è invece ultra moderno tutto lucido e pulitissimo, mia moglie è già sotto la doccia, i vestiti lanciati ovunque…

Metto i suoi vestiti stesi in modo che possano un minimo asciugarsi, mi spoglio con calma e la raggiungo sotto la doccia “Ma sei scemo!? Sei freddo!!” la stringo sotto l’acqua, ma mi sfugge ed esce dalla doccia.

Quando esco dalla doccia la trovo sul letto in accappatoio che sfoglia il menù del servizio in camera.

“Amore c’è anche il servizio in camera!”

”Sì ma non avevo intenzione di cedere un rene in cambio di un piatto di spaghetti!”

“Ma fuori diluvia io non ho intenzione di rivestirmi ed uscire sotto la pioggia”

“Neanche io voglio assolutamente che tu ti rivesta!”. Per fortuna la mia mogliettina previdente aveva messo nello zaino anche delle barrette e dei cracker per ogni evenienza. “Dovrai farteli bastare fino a domani mattina!”

Finito di “cenare” io mi alzo e inizio a perlustrare la stanza, lei è sul letto che mi guarda, aspetta di vedere che succede.

Dallo zaino prendo un mia maglietta, la arrotolo e mi avvicino a lei, uso la maglietta per bendarla, lei mi lascia fare, poi tolgo dalle tende le corde dorate con le nappine, torno da lei, le tolgo l’accappatoio e la faccio stendere, è docile e si fa fare tutto senza fiatare. Le prendo una mano, la bacio prendo una corda e la lego ad un montante del letto, poi faccio lo stesso con l’altra mano e i piedi.

Ora è stesa a gambe e braccia aperte, completamente nuda, completamente esposta.

Vado in bagno a prendere una candelona rossa che avevo già adocchiato, la accendo e la appoggio sul comodino, prendo dalla borsa il nostro ultimo acquisto poi dal frigo bar una bottiglietta di vino è di vetro fredda.

Torno da lei è attentissima ad ogni mio rumore, il suo corpo freme in attesa, le appoggio la bottiglietta su un capezzolo che in un attimo si indurisce, sospira forte, passo all’altro e reagisce allo stesso modo, continuo il giochino per un po’ poi appoggio la bottiglia tra le sue gambe, spingo un po’ in modo che si posizioni bene tra le sue labbra, si agita, lo so che vorrebbe di più, la pelle si riempie di puntini della pelle d’oca.

Prendo la candela e gli faccio cadere delle gocce di cera sui seni, urla, forte, ma non di dolore, questa non se la aspettava proprio, faccio cadere la cera anche sulla pancia e sulle cosce, si agita.

Tolgo la bottiglia e gli do una bella leccata, le sue labbra sono fredde e la mia lingua caldissima, urla.

Gli slego i piedi per stare più comodo e inizio a leccarla per bene, lei si dimena e mi urla di liberarle le mani.

Prendo il giochino nuovo e lo appoggio alle sue labbra, lo lubrifico con i suoi succhi, poi lo spingo un po’ più sotto, mentre riprendo a leccarla, si muove verso di me, spalanca ancora di più le gambe, la sento trattenere il fiato mentre il plug entra lentamente nel suo culo, la sento tendersi al massimo quando spingo la parte più larga, sbuffa, finalmente è tutto dentro, continuo nel mio lavoro di lingua fino a che non mi prega urlando di prenderla.

Mi appoggio le sue gambe sulle spalle e entro dentro di lei, lentamente, sento la pressione del plug nel culo, inizio a muovermi, prima piano per abituarla all’intrusione, poi sempre più forte, lei è piegata praticamente a metà, le braccia ancora legate al letto, le gambe schiacciate contro il suo seno, io continuo, il letto sbatte contro il muro, lei urla come un’indemoniata fino a che non vengo anche io dentro di lei unendomi alle sue urla.

Quando mi riprendo la sbendo, la slego e… scoppiamo a ridere: “Che casino che abbiamo fatto!”

La mattina dopo ci svegliamo con una gran fame: “Subito a fare colazione” mi vesto, “Dai andiamo?!”

La guardo è sulla porta con addosso solo una maglietta lunga che la copre fino a metà coscia, niente di che, ma cavolo io so che sotto è nuda.

“Prima o poi mi farai venire un infarto!”

“Dai che ho fame e poi sono pure coperta?!”

Quando arriviamo alla sala della colazione il brusio che sentivamo avvicinandoci si blocca all’improvviso e tutti si voltano a guardarci.

“Dai va beh non è così corta questa maglietta”

“Non credo sia solo quello”

“Perché sono troppo spettinata?”

“Neanche quello”

“E allora?!”

“Forse per il casino di ieri sera?!”

“E va beh, come fanno a sapere che siamo stati noi?”

“Ma ti sei guardata attorno?”

La stanza è piena di capelli bianchi, tutta gente distinta, tutti ampiamente sopra i settant’anni, qualcuno è un miracolo che sia ancora a questo mondo.

Vedo mia moglie fare il giro della stanza con lo  sguardo, poi sorride, mi guarda: “Ho fame! Mangiamo?!”

Fa una giravolta e si avvia verso il buffet.

Con quella giravolta credo abbia ridato vita ad un paio di signori, finito di mangiare siamo tornati in camera dove abbiamo continuato a scopare fino 5minuti prima di dover lasciare la stanza.

Quando abbiamo riportato la chiave, tutti scarmigliati e con lo zaino fatto in fretta e furia, il ragazzo alla reception ci ha fatto un gran sorriso prima di augurarci una buona giornata.

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Adrian

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