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Erotika
Il fascino della laguna
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Racconto10 min di lettura

Il fascino della laguna

UN week end a Venezia all'insegna del gioco e della trasgressione, la gioia con poco, il piacere con l'amore.

Adrian
2 anni fa · 375 letture · 0

“HO TROVATO UNA SUPER OFFERTA PER VENEZIA!!”

“Non serve urlare ho capito, quando?!”

“Domani!”

“Grazie per il preavviso”

“Last minute!”

“E il lavoro?!”

“Prendi le ferie come me!”

Mia moglie ha organizzato tutto, Il giorno dopo partiamo in treno, solo uno zainetto con un cambio e “poco” altro che tanto porto io. Lei è raggiante, si è vestita con uno scamiciato a fiori (adoro tutti quei bottoncini davanti che usa per coprire o scoprire a seconda dell’umore), in testa ha un cappello per il sole a tesa larga. Ha preparato anche i miei di vestiti, in genere sono capace da solo di vestirmi, poi sono i miei soliti vestiti, polo, calzoni corti e scarpe da tennis … boh credo abbia in mente qualcosa.

Prima di salire sul treno mi bisbiglia: “Da adesso in poi non parlare, muto fino a quando non te lo dico io!”

La guardo perplesso, lei mi sorride furba.

Seduti sul treno capisco a che gioco sta giocando, dallo zaino tira fuori una guida di Venezia in inglese, a me passa un libro con la copertina in inglese  e la macchina fotografica…

Vuole giocare ai turisti stranieri! Felice lei, io non so bene l’inglese quindi devo stare zitto e basta, va beh niente di difficile ma il libro!? Quando lo apro scopro che è semplicemente il libro che stavo leggendo a casa a cui ha cambiato la copertina! Ha pensato proprio a tutto, la guardo ammirato e lei sorride compiaciuta!

Solo adesso mi rendo conto che anche i miei vestiti li ha scelti con cura, sono tutti di marche americane o inglesi… cavolo ma da quant’è che programma questa cosa!?

La guardo con stupore, lei mi fa l’occhiolino e si alza per andare in bagno, le guardo il culo come sempre e come sempre non sono l’unico.

Quando torna capisco che il gioco ha inizio, qualche bottoncino del vestito è rimasto aperto e quando si siede e accavalla le gambe, la vista sulle sue gambe è strepitoso, mi lancia uno sguardo e riprende a leggere la sua guida in inglese.

Non passa molto tempo che si iniziano a sentire le prime conseguenze, un paio di ragazzi iniziano a parlare tra di loro tranquillamente delle gambe di mia moglie, convinti che lei non capisca il loro italiano non si curano di parlare piano o di usare parole forti, mia moglie è bravissima a fare finta di nulla, ma dagli sguardi che mi lancia capisco che la cosa non la lascia per nulla indifferente.

Il viaggio continua, i passeggeri cambiano, i commenti e gli apprezzamenti variano con i passeggeri e i dialetti ma lei è sempre al centro del discorso, vuoi per le gambe, vuoi per il decoltè o per i suoi piedini fasciati dai sandali…

Quando finalmente arriviamo a Venezia… Beh siamo a Venezia ed è sempre bellissima, ci piace girare per calli e ponti poco frequentati, ci siamo stati oramai tante volte, i posti famosi li evitiamo per scoprire sempre posti nuovi.

Siamo felici, faccio un sacco di foto a Venezia e a lei. Seguiamo la cartina sulla sua guida e ogni tanto chiede informazioni in inglese solo a persone del luogo per continuare il suo gioco, meno inglese sanno i veneziani più si diverte, a volte è difficile restare indifferenti alle risposte che danno in italiano convinti che noi non capiamo: “Suo marito deve andare in quella direzione al terzo ponte a destra, lei invece deve assolutamente venire nel retro bottega che le faccio vedere io qualcosa di bello!” e questo è forse uno dei più delicati anzi molti non li capiamo neppure noi visto che sono in veneto stretto, ma il concetto è sempre chiaro…

Ci fermiamo a pranzo in un baretto nascosto tra le calli, ci siamo solo noi, il barista felice ci riempie i bicchierini spesso e volentieri, lei è particolarmente euforica ed eccitata, i tramezzini vanno giù che è un piacere, improvvisamente lei si lamenta del caldo con il barista e chiede dov’è il bagno.

Quando torna rimaniamo entrambi a bocca aperta, tiene in mano il reggiseno come se fosse la cosa più normale del mondo e lo infila nella borsa, poi il barista scoppia a ridere e ci offre il pranzo.

Fuori dal bar la bacio e la abbraccio con forza, le faccio sentire la mia eccitazione la mia voglia, le stringo una chiappa e lei scoppia a ridere. “Non c’è bisogno che controlli ho tolto proprio tutto” poi ridendo si incammina nella via.

Cerco di leggere negli sguardi delle persone che incontriamo se qualcuno percepisce la nudità del suo corpo sotto quel vestito leggero, non so se è la suggestione, ma negli sguardi della gente leggo sguardi carichi di desiderio, mi sembra che tutti vogliano infilare lo sguardo nella sua ampia scollatura, mi sembra che siano aumentati gli sguardi verso il suo culo coperto solo da quel vestito così leggero e svolazzante.

Si infila in un negozietto di vetri di murano, il proprietario, un omone con dei baffoni bianchi è felice di vedere due polli stranieri da spellare, segue mia moglie che svolazza per il negozio, facendogli vedere ogni cosa, lei sfiora ogni cosa e di ogni cosa chiede il prezzo, tutti vetri classici, poi arriviamo in una zona del negozio un po’ defilata con le opere di giovani artisti, il signore è visibilmente infastidito da quegli oggetti così moderni, mentre mia moglie ne è affascinata.

La vedo prendere in mano un oggetto, colorato, in vetro, lo accarezza, lo stringe poi mi guarda stupita, ha in mano un plug anale in vetro. Il commesso arrossisce, forse ha capito solo ora cosa serve quello strano oggetto, solo ora che mia moglie lo ha in mano e ci gioca ammiccante, io scoppio a ridere mentre lei si dirige alla cassa.

Stiamo ridendo come matti quando cade la prima goccia, non ci preoccupiamo. 

“Dai cosa vuoi che succeda, il cielo non è così brutto!”

Dopo neanche 20 secondi inizia a piovere sempre più forte, noi ci ripariamo dentro una chiesa, ma siamo già fradici. “Hai pianificato tutto, non avevi previsto la pioggia!?” lei mi fulmina. 

“Aspettiamo che spiova”, ma ha freddo.

 “Cavolo, ma è forse più umido e freddo qua che di fuori sotto la pioggia!!”

La guardo è veramente fradicia, i capelli bagnati attaccati al viso, il vestito zuppo è appiccicato al suo corpo e praticamente trasparente, ora si vede benissimo che sotto è nuda, i capezzoli duri per il freddo sembra vogliano bucare la stoffa, è incredibilmente eccitante, lei indispettita intercetta il mio sguardo:“Primo, siamo in una chiesa, secondo già quelle vecchiacce ci stanno guardando male, terzo ho un freddo cane portami all’albergo subito!” io scoppio a ridere, gli faccio notare che non ho idea di quale e dove sia l’albergo e soprattutto che è bellissima anche così!

Si addolcisce un po’, mi dice il nome dell’albergo e la via e mi chiede per favore di portarla in salvo facendo sfarfallare le ciglia.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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