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Erotika
Nuda dietro la porta
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Racconto10 min di lettura

Nuda dietro la porta

Non se ne parla poi molto, forse perché sono le più segrete, ma le storie tra colleghi, commessi, segretarie, dirigenti, sono le più comuni ed eccitanti.

Adrian
2 anni fa · 991 letture · 1

Sono le 19.40 l’ultimo cliente se n’è andato, Marta e Anna salutano e se ne vanno nel buio della sera, oggi tocca a me fare la chiusura.

Spengo le luci, controllo il fondo cassa, faccio la chiusura, metto via i soldi incassati, faccio un ultimo giro per controllare che sia tutto a posto e finalmente mi infilo la giacca e mi dirigo verso la porta.

Sto per uscire quando sento il suono di un messaggino, ma non è il mio telefono, viene dal banco cassa, arrivano altri messaggi e vedo la luce di uno schermo nel buio in fondo al negozio.

Sbuffando vado al banco e trovo il telefono di Marta che continua a suonare, chi è che ha tutta questa urgenza!?

Ho la tentazione di leggere i messaggi che compaiono sullo schermo ma… no non si può, però forse è qualcosa di importante…

Ho deciso, glielo porto a casa, tanto so dove abita, è sulla strada di casa mia, non mi costa nulla.

Mi infilo il telefono in tasca, chiudo tutto e salto sul motorino.

Lungo la strada sento che il telefono continua a vibrare, sono quasi arrivato.

Parcheggio sotto il suo palazzo e suono al campanello.

“Quarto piano!”

 Il portone si apre.

Mentre prendo l’ascensore mi chiedo come si possa aprire il portone senza neppure chiedere chi è, se fosse stato un malintenzionato!?

Dovrò fargli un discorsetto alla ragazza!

Quarto piano, esco sul pianerottolo e una porta si apre di scatto.

“Ciao, ti ho …”

“CAZZO!”

SBAM la porta si richiude con una gran botta.

Silenzio.

Ma era nuda!?

Si era indiscutibilmente nuda, certo se escludiamo le calze e le scarpe con il tacco alto…

Ci metto un po’ dal riprendermi dallo shock, poi arrossisco per lei e mi ricordo perché sono lì.

“Scusa hai dimenticato il telefono al lavoro e te l’ho portato!” parlo attraverso la porta.

“Grazie…” è un sussurro appena.

“Te lo lascio qui di fuori!?”

“Sì grazie…”

“Io vado!”

“Ok grazie di nuovo e… scusa…” è un sussurro sempre più basso.

Appoggio il telefono e me ne vado, nell’ascensore non posso fare altro che sistemarmi il pacco, l’erezione è diventata ingombrante…

Neanche il freddo in motorino riesce a placare la mia erezione, l’immagine di lei nuda sorridente sulla porta di casa mi continua a comparire davanti.

 A casa mi spoglio subito sulla porta e mi sego con forza fino a schizzare ovunque, poi finalmente mi rilasso.

Sotto la doccia ripenso a quello che è successo, ma chi l’avrebbe mai detto che Marta sotto la divisa da lavoro nascondeva quel corpo da sballo!? Ok mi sto eccitando di nuovo.

Ma poi chi aspettava!? Mi sembrava di aver capito che non ha più un ragazzo…

Poi quando ha aperto ha detto di salire al quarto piano quindi chiunque fosse non sapeva dove abitava…

Ma quel seno?! Dove lo nascondeva!? E i fianchi, quelle gambe chilometriche… mamma mia che schianto di ragazza!

Ho sempre pensato fosse una ragazza molto carina con quel viso dolce e quella cascata di capelli rossi, ma cavolo uno corpo così non me lo aspettavo proprio…

Mi sono dovuto segare altre due volte prima di riuscire ad andare a dormire e questa mattina mi sono svegliato duro e grosso dopo una notte piena di sogni erotici su di lei.

Quado ci incrociamo al lavoro, lei è imbarazzata, arrossisce e abbassa lo sguardo, peccato che così facendo nota la mia vistosa erezione nascosta malamente dei calzoni.

“Ieri…Scusa aspettavo un’altra persona”

“Perché ti scusi? Io avrei dovuto avvisarti prima di comparire a casa tua così e magari  farmi i fatti miei e non riportarti il telefono”

“Ma che dici? Sei stato molto carino, anche perché altrimenti avrei aspettato inutilmente”

“Andata buca?!”

“Sì…ma forse meglio così” mi guarda in maniera strana, mentre il mio uccello ha uno scatto per quanto gli sia possibile nei pantaloni oramai troppo stretti.

“La prossima volta stai più attenta a non dimenticare in giro il telefono”

Passiamo la giornata a guardarci da lontano, la guardo come non ho mai fatto, ora che so cosa c’è sotto quei vestiti da poco che chiamano divisa…passo tutto il tempo con l’uccello in tiro.

La sorprendo spesso a guardarmi, soprattutto quando pensa che io non la veda…

Lei anche oggi finisce il turno prima di me, quando saluta mi guarda con lo sguardo strano di prima, che sia un invito!?

Poi vedo il suo telefono sul bancone, qui vicino a me, come ieri…

Suono il citofono come in un déja vu “Quarto piano” il portone si apre.

Quando arrivo al quarto piano ho il cuore in gola e una erezione imbarazzante.

La sua porta come ieri si apre di botto, ma questa volta non si richiude…

È bellissima, vestita solamente con delle calza autoreggenti nere che contrastano con la sua carnagione così chiara, i suoi sfavillanti capelli rossi sono naturali a meno che non si tinga anche quel meraviglioso cespuglietto ben curato…

“Ti ho portato il telefono”

“Grazie!”

Lentamente glielo allungo, senza staccargli gli occhi di dosso, voglio che questa immagine mi si tatui nelle cornee!

Allunga il braccio e prende il telefono poi non si sposta, resta così, immobile, sorridendo mi guarda negli occhi godendosi la mia reazione, poi vedo comparire la pelle d’oca “Hai freddo!?”

“Un po’…” fa un passo in dietro, io ne faccio uno avanti, sorride poi si volta e si allontana nel corridoio, resto pochi istanti a guardare quel culo dondolare, poi la seguo chiudendomi la porta alle spalle.

Quando la raggiungo è in salotto seduta comodamente su una poltrona che mi aspetta, le gambe lunghissime accavallate le braccia incrociate sotto al seno, faccio per avvicinarmi ma lei mi ferma “Spogliati!”

Ok giochiamo, mi spoglio lentamente, metto in mostra il mio corpo, sono a dieta da mesi e anche se non sono altissimo faccio la mia figura. Quando sono completamente nudo mi giro verso di lei e mi mostro apertamente, senza alcuna vergogna, come lei si è mostrata a me.

Mi guarda, mi studia, mi scruta, io resto immobile, poi sorride e lentamente scavalla le gambe e le allarga in un tempo che mi pare infinito, quando si ferma tocca a me, mi inginocchio ai suoi piedi ed affondo la faccia te le sue gambe.

È bagnata, aperta, la mia lingua sguazza tra gli umori felice, quando mi sento tirare per i capelli, vuole comandare lei, vuole impormi dove leccare cosa leccare come leccare, ma io so il fatto mio, non mi faccio sottomettere così facilmente, faccio quello che voglio e lei si arrende in fretta, ora le sue mani non stringono più i miei capelli ma si tengono le gambe sollevate, più aperte che può.

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