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Il mio fungo sotto accusa
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Racconto11 min di lettura

Il mio fungo sotto accusa

Avventura thriller per due stupende amiche e un ingenuo montanaro... passione, sesso e un po' di violenza danno sapore a questa eccitante storia bucolica.

Adrian
2 anni fa · 478 letture · 0

Non devo aspettare molto che sento i loro passi decisi nel bosco e poco dopo le vedo comparire al limitare della radura.

La mora è sensibilmente scocciata dalla mia presenza mentre la biondina che mi ha lasciato il messaggio ha un ghigno disegnato sul volto, evidentemente non aveva detto nulla alla sua amica…

Si siedono lontane da me e le vedo parlottare fitto tra di loro, ogni tanto lanciano un’occhiata nella mia direzione, sono tentato dal alzarmi e lasciarle sole, quando la biondina si alza e viene verso di me.

“Non gli ho detto nulla e non ha preso bene la tua presenza…”

“Me ne vado!?”

“No, non serve ma molto probabilmente ci limiteremo a prendere il sole”

Guardo la mora che dandomi le spalle si sta abbassando i pantaloncini, sotto ha un costumino minuscolo, un filo interdentale tra quelle chiappe perfette, poi…

Poi non so cosa è successo ma mi ritrovo pancia a terra, un braccio rigirato dietro la schiena e un ginocchio piantato sul collo.

“Cosa cazzo…” mi infila qualcosa in bocca, un calzino, un fazzoletto non lo so.

Come cazzo ha fatto, è stata velocissima, è muscolosa ma è bassetta, è nulla rispetto a me!

“Anna ma cosa fai!?” la morala guarda con gli occhi di fuori.

“Questo maiale ieri si è segato guardandoci e oggi voleva fare il bis!”

“Ok è un maiale ma ti pare il caso!?”

La sento armeggiare dietro di me, mi strattona le braccia, facendomi un gran male, mi lega i polsi, stretti.

“Ma chi cazzo sei!?” ah è vero ho questa roba in bocca…

Mi rigira come se fossi un fuscello, mi guarda negli occhi, vedo lampeggiare una lama, vede la paura nei miei occhi e scoppia a ridere.

“Come avrai notato non si scherza con me, quindi ora fai il bravo e non ti succederà nulla…”

“La solita esagerata! Cazzo ma si fa così?!” vedo comparire la mora, da steso le sue gambe sembrano infinite e quel costumino ancora più minimo.

“Esagerata?! Guarda è eccitato anche conciato così!” in effetti il mio uccello in tiro deve vedersi bene…

“vero forse una punizione se la merita… ma non quello che pensi tu!”

Si china lentamente su di me, armeggia con la mia cinta, mi sbottona i pantaloni, poi con uno strattone me li abbassa assieme alle mutande.

“Bel mattarello il montanaro!”

“Come sei scurrile!”

Aspetto eccitato che succeda qualcosa, ma si alzano e tornano verso il loro plaid, la mora sculetta vistosamente mentre la bionda le accarezza voluttuosamente una chiappa.

Mi lasciano qua, steso, i polsi legati dietro la schiena, nudo dalla vita in giù, eccitato.

Si stanno baciando lentamente mentre la mora spoglia la biondina, cerco di tirarmi su a sedere, voglio vedere meglio.

L’operazione non è facile, ci vogliono tutti i miei muscoli per riuscirci ma poi quando guardo verso di loro le vedo completamente nude che si baciano ed accarezzano con sempre maggiore eccitazione.

Eccitazione che ci trasmette al mio uccello duro e teso, vorrei toccarlo, segarlo un pochino, ma non posso fare nulla.

Decido di avvicinarmi a loro, non senza sforzo riesco ad alzarmi e lentamente vado da loro.

Arrivo ad un paio di metri quando la biondina ma guarda malissimo, ok ho capito mi fermo qui, mi lascio cadere in ginocchio, l’uccello duro teso verso di loro.

Ma lo sguardo diventa sempre più languido quando l’amica si strofina su di lei, mentre la riempie di baci e piccoli morsi.

Ne approfitto per avvicinarmi un pochino, un altro pochino quando la testa dell’amica scompare tra le sue gambe, mi guarda con la bocca socchiusa mentre gode sulla sua lingua, sono così vicino che potrebbe toccarmi, sono così eccitato che ho paura che la mia cappella esploda tra poco, tanta è la pressione.

La mora rialza la testa, la vedo pulirsi le labbra umide con il dorso della mano, il mio uccello ha un sussulto.

Si alza e con passo felino si avvicina a me, allunga la mano, mi fa sentire quell’odore, chiudo gli occhi per concentrarmi meglio, la sento ridere.

Si gira, mi mostra il suo culo perfetto, è a una spanna dal mio naso, potrei chinarmi in aventi e affondare la faccia tra quelle chiappe, ma lo sguardo della bionda distesa lì davanti mi fa desistere.

Si accarezza il culo, lo fa con studiata lentezza, poi improvvisamente si allarga le chiappe chinandosi in avanti, mi mostra i suoi buchi, aperti, vogliosi, bagnati.

A momenti ho un mancamento, il mio uccello vibra allo spasimo, mentre loro se la ridono.

Poi si inginocchia sulla sua amica nel più classico dei sessantanove, vedo quelle chiappe tenute aperte dalle dita forti della bionda mentre la sua lingua saetta veloce sul clitoride, vedo quelle dita allargare e stringere mentre i buchi pulsano pieni di desiderio.

Vedo scomparire quelle dita dentro di lei, vedo quei buchi riempiti di dita mentre il mio uccello è qui a pochi centimetri che la desidera.

La vedo esplodere sul viso della biondina, vedo un fiotto investirla, bagnarla, la sento urlare mentre si contrae.

Poi la quiete…

Si muove lentamente, allunga una gamba e fa per scavalcare la biondina, non faccio in tempo, non posso evitarlo, mi colpisce in faccia con il tallone, vedo le stelle e cado a terra.

“Cazzo che male!”

“Scusa davvero non volevo!”

Mi hanno tolto il fazzoletto dalla bocca, la mora è chinata su di me, preoccupata, nuda…

“Guarda che sta bene!” la biondina indica il mio uccello grosso gonfio rosso per l’eccitazione.

Sono sedute al m io fianco “cosa facciamo ora con lui!?”

“Beh primo o poi dovremo slegarlo…”

“Aspetta…”

Sento una mano percorrermi gli addominali, un’altra saggia i muscoli delle gambe.

“Davvero non male il nostro montanaro!”

“Grazie!”

“Zitto e tu smettila, dovrei essere gelosa!?”

“Hai mai visto un uccello così?!”

“No! ma lo sai che non mi piacciono!”

“Posso toccarlo!?”

“Sì! ti prego!”

“Non mi sembra il caso!”

Ma sento delle dita fresche delicate accarezzarmi le palle, poi l’uccello, la cappella.

Non ne posso più sto per scoppiare.

Mi stringe l’uccello con forza.

“Senti come è duro, come è caldo!”

Ora le mani sono due, è davvero troppo.

Esplodo in quattro o cinque spruzzi verso il cielo, le sento urlare, spaventate, divertite, poi ridere di gusto.

Mi sollevo a sedere in tempo per vederle baciarsi, i volti sporchi del mio piacere, baci che si trasformano in leccate per pulirsi a vicenda, che tornano baci …

Poi si alzano e mano nella mano vanno verso il ruscello a lavarsi.

Sono davvero bellissime insieme, nude, così a loro agio in mezzo alla natura.

Quando tornano, la biondina mi libera i polsi poi mi guarda fisso negli occhi, non dice nulla ma ci siamo capiti.

Mentre mi lavo nell’acqua gelida loro ridono e chiacchierano tranquille, nude come prima.

“Avete fame? Io ho del formaggio e salame che faccio io”

“Deve essere buono! Noi abbiamo delle barrette!”

“Mettetele immediatamente via! Ho anche il pane e una bottiglia di vino”

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Adrian

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