Mi ritrovai in camera per una rinfrescatina prima di pranzo e distrattamente infilai la mano nella tasca della giacca. Tirai fuori un pezzetto di seta viola e morbida, quasi impalpabile. Lo aprì: era un perizoma. Me ne ero completamente scordato! Immediatamente lo portai al naso e lo aspirai come se fosse l’ultima boccata di ossigeno che si può tirare prima di immergersi negli abissi più profondi. Era un afrore particolare, molto gradevole, forte, estremamente vitale, sensuale e delicato al contempo. Annusai ancora e immaginai di farlo direttamente alla fonte che l’aveva originato. Avevo un’erezione prepotente, quasi dolorosa. Mi imposi di rilassarmi e dopo una un passaggio in bagno, toccandomi l’uccello senza pensare a lei (fu uno sforzo sovraumano non farmi una sega con quel perizoma avvolto sul mio cazzo), uscì dalla stanza e mi avviai verso la sala da pranzo.
I posti ai tavoli erano assegnati in base all’importanza che ogni componente ricopriva nella propria azienda. Mi ritrovai con vari colleghi e per fortuna anche lei era al mio tavolo. Pensai immediatamente che fosse un alto dirigente. Sfortunatamente lei non era accanto a me. Ma conoscevo tutti sia di persona sia tramite le varie conference-call che puntualmente si facevano.
«Scusami, Giulio, saresti tanto gentile da spostarti al mio posto in modo che possa discutere di un vecchio progetto con…» dissi rivolgendomi ad un mio collega che conoscevo da anni.
«Daniela, » rispose prontamente lei.
«Sì, Daniela, scusami sono talmente abituato a chiamarti per cognome» dissi facendo finta di conoscerla in modo da spostarmi accanto a lei.
Mi misi quindi al posto di Giulio. Ci scambiammo un’occhiata di fuoco.
«Allora…»
«Pietro» dissi io.
«Certo, Pietro, scusa. Come vanno le cose in azienda?».
Continuammo a parlare del più e del meno senza che i nostri discorsi avessero un vero fondamento. Ci guardavamo intensamente e lei ogni tanto si lisciava le belle gambe. Mi stava facendo impazzire, letteralmente! Lavorava per una grande azienda proprio qui a Milano e quindi non risiedeva in albergo. La sua timidezza e il suo comportamento, i suoi modi di fare sempre posati e l’aria raffinata e sexy mi avevano fatto subito intuire il desiderio che ardeva dentro di lei, la voglia di trasgredire, di provare sensazioni nuove, che scatenano lussuria e libido.
Si intuiva il bel corpo, e dicevo tra me e me: sai cosa le starebbe bene addosso? Me!! Quanto vorrei scoprilo. Il mio corpo aveva un fortissimo desiderio del suo, volevo sentire la sua pelle liscia, calda, morbida e profumata di desiderio. Avrei voluto baciare, leccare, succhiare ogni centimetro della sua pelle. Lasciare su di lei il calore della mia bocca e della mia lingua, leccarla dal buco del culo fino al clitoride e poi in senso contrario e poi ancora e ancora. Volevo che potesse sentire la mia bocca. Magari poter succhiarle un lobo dell’orecchio e sentire il suo clitoride indurirsi e chiedere soltanto di essere succhiato e leccato da me. La sua schiena, il suo seno, la sua bocca mi stavano facendo impazzire!
Volevo baciare i suoi piedi, leccare piano piano le sue gambe, sfiorare il suo ombelico, guardare i suoi occhi e baciare il seno, scendere per sentire il suo respiro affannarsi. Entrare dentro di lei, farmi ammaliare da quello sguardo pieno di voglia, di desiderio!
Volevo sentire il suo corpo sudato scivolare sopra il mio, la sua pelle profumata così buona da leccare. Volevo che fossimo nella mia stanza, ora, nell’intimità di quattro mura che ci avrebbero ripararto da sguardi indiscreti. Parlammo del più e del meno e ci scoprimmo anche con interessi comuni quali la lettura e la musica classica, lei andava matta per Chopin, in particolare “I Notturni”. Non sono ferrato in tale genere musicale, ma so che tali opere erano nate dall’indole sognante e tipicamente romantica del grande compositore. Perciò tale gusto non poteva che scaturire da un animo gentile e delicato qual era quello di Daniela. Ad un certo punto lei distrattamente fece cadere una posata e prontamente mi fiondai a recuperala da sotto al tavolo. Mi abbassai e mentre la raccoglievo rivolsi immediatamente lo sguardo verso le sue gambe che come i petali di un fiore si stavano aprendo per scoprire il favoloso tesoro in mezzo ad esse. Alcun tipo di stoffa celava quel tesoro: una figa depilata, umida, bagnata era lì esposta ed invitante proprio verso di me! Mi inebriai per un attimo di quel profumo paradisiaco e mi sollevai per non sembrare inopportuno ma sarei rimasto per ore sotto a quel tavolo.
«Mi sa che hai ancora qualcosa di mio…» disse Daniela mentre mi sistemavo sulla sedia con un’erezione spaventosa che, a dir la verità, avevo ormai da quando ci eravamo accomodati al tavolo. «Sì, e, ovvio, ho intenzione di restituirtelo, al più presto, direi» risposi.
«E come faresti? Lo spediresti? Magari potresti lasciarlo alla reception, e ovvio che dovrai restituirmelo come si deve, aguzza l’ingegno. Ti posso dare un indizio: a me piacciono le sorprese diciamo, umide, se mi sono spiegata» mi istigò lei.
«Vedremo, sarà una sorpresa, allora» e mi rivolsi al mio collega che avevo di fronte visto che cercava da un po’ di chiedermi circa un problema che aveva avuto con un progetto.
La cena proseguì tranquillamente ma noi due eravamo in un limbo. Tutto intorno a noi era come sparito. Bevvi un paio di calici di brut e poi sentii il bisogno di andare al bagno.
«Scusate, mi allontano un attimo» dissi rivolgendomi al tavolo e dando uno sguardo di fuoco ad Daniela. Chiesi al personale di servizio della struttura dove fossero i servizi e una gentile hostess mi ci accompagnò spiegandomi che gli stessi erano in uso sia agli uomini che alle donne.
Ascoltai con somma indifferenza la precisazione della pur cortese hostess ed entrai nel bagno per l’impellente necessità di fare la pipì.
La toilette ovviamente era ampia ed io non indugiai oltre approfittando della disponibilità di un wc libero. Entrai, sbottonai i pantaloni e finalmente potei urinare trattenendo a fatica quell’inconscia espressione di sommo piacere che si prova nello scaricare la vescica.
In quel momento sentii un rumore di tacchi, era lei, sicuro, lo sentivo, lo percepivo.
Preciso che non sono abituato a chiudere la porta e stupidamente non lo faccio nemmeno nei servizi pubblici incurante della possibilità che qualcuno possa aprire la porta del wc.
Non lo feci nemmeno in quella circostanza.
Così lei aprì la porta del wc che stavo occupando io.
Mi voltai, continuando a urinare e preparandomi a dire: “E’ occupato”.
La vidi e lei vide me.
Fu un attimo, incrociammo i nostri sguardi e poi lei scusandosi richiuse la porta. Finii di fare la pipì, mi scrollai l’uccello ed uscii dallo stanzino per andarmi a lavare le mani nell’antibagno. Le stavo asciugando in uno di quei marchingegni automatici di ultima generazione nel quale devi infilare le mani per intero dentro quando sentii il rumore dello sciacquone del wc vicino a quello che in precedenza avevo utilizzato io.
Trascorsero alcuni istanti ed eccola venire fuori dal cubicolo.
Lei di fronte a me, intenta a lavarsi le mani.
«Scusami per prima – mi disse – mi spiace averti disturbato. Perdona la mia irruenza ma avevo un gran bisogno del bagno e trovando aperto non ho pensato di bussare».
«Ci mancherebbe – risposi io – anzi scusami tu, la colpa è mia che non chiudo mai quando sono in bagno».
«Davvero? – mi chiese lei quasi stupita – e come mai? Non temi che qualcuno possa entrare come del resto accaduto a me poco fa?».
«Sinceramente no – ribattei io – e poi qual è il problema? Non ho nulla da nascondere e in ogni caso la pipì la faccio spalle alla porta per cui non ci sto a pensare su troppo».
Ridemmo entrambi.
«Sì in effetti per noi femminucce è un po’ differente – riprese – noi ci dobbiamo sedere e poi abbiamo tutta una serie di indumenti da togliere, beh in questo caso uno in meno, almeno io».
«Beh insomma, in fondo si tratta solo di abbassare gonna e mutandine ed il gioco è fatto» la incalzai io.
“Sì, è vero, – replicò lei – ma in questo caso solo la gonna»
Il discorso si stava protraendo più del dovuto e mi pareva che l’argomento fosse volutamente malizioso quindi decisi di proseguire, curioso di vedere fin dove sarebbe arrivato.
“Hai ragione, ma in tal caso sarebbe una piacevole sorpresa e poi ho ancora il tuo perizoma e dovrei restituirtelo” dissi io palesando un certo interesse.
