Vai al contenuto
Erotika
Al convegno senza perizomaa
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto25 min di lettura

Al convegno senza perizomaa

Avventura con la collega al convegno nazionale. Un incontro inaspettato si rileva un colpo di "culo" nel vero senso della parola.

Pietro Siracusa
1 anno fa · 930 letture · 1

Il racconto che segue l’ho scritto tempo fa, dopo aver conosciuto una coppia. Lei mi aveva chiesto un “tributo” facendomi recapitare, da suo marito, un perizoma usato ancora pregno dei suoi umori. Al momento rimasi un po’ basito ma poi capì cosa avrei dovuto fare.

Conobbi Daniela ad un convegno in quanto inviato dall’azienda per la quale lavoro. Sono Pietro, 57 anni, buona presenza (dicono), fisico atletico e giovanile. Lavoro per una grande multinazionale come ingegnere informatico e sono a capo della divisione per ciò che concerne lo sviluppo e l’applicazione delle fibre ottiche in campo aerospaziale. 

Ero seduto al posto assegnatomi nella sala conferenze di un grande albergo di Milano. La poltroncina alla mia destra era libera e vi avevo perciò poggiato la borsa e il taccuino. Il relatore della giornata aveva iniziato da poco, quando tutta trafelata si avvicinò verso di me la persona assegnataria del posto vuoto accanto al mio. Sollevai la testa dal mio tablet e mentre mi affaccendavo a spostare la mia roba, rimasi quasi a bocca aperta: una bella donna, bionda, vestita di tutto punto con un tailleur nero, gonna e giacca, molto elegante e raffinato, mi indicava che quello era il suo posto. Indossava occhiali rosso ciliegia dalla montatura raffinata che le davano un’aria sbarazzina ma al contempo estremamente sexy. I nostri occhi si incrociarono mentre si sedeva. Fu quel tanto che bastò a farmi perdere nello sguardo magnetico dei suoi occhi. Mi trafisse. Ero come incantato. Non riuscivo a staccarmi e stancarmi di guardarla. 

«Mi scusi, avevo occupato il suo posto» riuscì ad articolare avendo la prontezza di non sembrare quasi un demente. Lei non rispose mentre la sua testa faceva la spola tra me ed il conferenziere. Cercai anche io di riportare l’attenzione su ciò che veniva espresso ma non riuscivo a staccare lo sguardo da lei. Subito mi persi nella curva del suo gluteo mentre si piegava per prendere posto. Notai i suoi magnifici capelli biondi, il modo in cui spostava alcune ciocche e teneva la penna in mano e ogni tanto la appoggiava alle sue labbra perfette, incorniciate da un leggero filo di rossetto di un flebile rosa, il trucco sapiente ma non eccessivo, il modo in cui teneva accavallate le gambe inguainate da delicate calze autoreggenti (si intravedeva una sottile parte della balza nera poco sotto lo spacco della gonna), mettendo in risalto le eleganti caviglie e i bei piedi incorniciati da un paio di décolleté con tacco non tanto eccessivo. Sul piede sinistro un elegante tatuaggio raffigurante una delicata farfalla mentre sul destro un’argentea cavigliera impreziosiva il tutto. Da sotto la sottile e trasparente camicetta di un bianco tenue spuntava il pizzo di un raffinato reggiseno che metteva in risalto la fossetta tra le magnifiche collinette dei suoi seni. 

Aveva i modi e l’atteggiamento di una modella in abbigliamento da donna manager molto sicura di sé, credo sui 50/55 anni splendidamente portati, ma che ci faceva lì in mezzo ad una platea formata per la maggior parte da uomini?

D’un tratto lei piantò i suoi occhi sui miei ed in quel preciso istante fui perso. Dei magnifici occhi d’un castano scuro con delle pagliuzze dorate che sprizzavano lampi, i suoi occhi illuminavano la stanza. Ci scambiammo uno sguardo al fulmicotone, che mi lasciò per un momento interdetto, confuso. Ero come una falena attirata dalla luce di una lampada. Era l’incarnazione della sensualità, della lussuria, della libidine, della lubricità, della perversione, del vizio, dell’ardore, dell’eccitazione, della carnalità, del peccato, dei sensi, della licenziosità, dell’oscenità, ma al tempo stesso della pudicizia, dell’eleganza, della classe, era semplicemente magnifica.

E poi quelle labbra, quella bocca, doveva essere morbida, morbida e irresistibile, seducente. Capace di coinvolgermi in una danza lenta e lieve, di annientare il mio buonsenso pensando di leccarla, mordicchiarla, succhiarla poco alla volta, facendo saettare la lingua dentro. 

Come se avesse intuito i miei pensieri lei tirò fuori la punta della lingua passandola lentamente sul labbro inferiore. La sua pelle emanava un lieve aroma, non forte come un profumo, ma un sentore di innocenza e passione: vaniglia ed eccitazione femminile. Sono il tipo da pensieri o frasi sdolcinate (mi ritengo infatti, un romantico) ed in quel momento potevo capire coloro che scrivono poesie e canzoni d’amore. Quel collo delicato, i capezzoli diventati turgidi, erano irresistibili. Vidi un’espressione concentrata sul suo viso, come se fosse completamente rapita da quell’esperienza fisica. 

Eravamo come sotto una campana di vetro: tutto il resto intorno a noi era scomparso, sbiadito, i contorni annebbiati. Era come se due fili invisibili trasportassero corrente ad alta tensione ed univano, attraverso gli occhi, i nostri corpi e ci davano una scossa ma che avevano causato, però, l’effetto contrario: eravamo immobili! Mi accorsi di avere un’erezione che premeva prepotente (per fortuna avevo appoggiato la mia giacca sulle gambe e potevo così mascherare quello che spingeva sotto).

Un fischio improvviso, però, proveniente dall’amplificazione della sala ci distolse bruscamente da quel contatto. Era come risvegliarsi bruscamente da un sogno.

Come due automi ci volgemmo contemporaneamente verso l’oratore, 

Da quel momento non ascoltai più nulla riguardo la conferenza. L’unico rumore che sentivo e si amplificava nelle orecchie era quello del suo respiro che faceva sollevare il suo busto mettendo in risalto il bellissimo seno. Ero in un’altra dimensione. Ero come rapito, 

Spesso mi volgevo verso di lei e notavo con piacere che anche lei faceva lo stesso nei miei confronti. L’erezione non mi era certo passata e di sicuro a lei la cosa non era sfuggita tanto che spesso accavallava le gambe, stringeva i muscoli delle cosce. Di sicuro anche lei stava avvertendo un qualcosa. Poi il fruscio del nylon mentre accavallava le gambe mi faceva impazzire, mi inebriava i sensi. Spesso lei spostava lo sguardo verso la mia patta che avevo liberato dalla giacca che in un primo momento vi avevo poggiato sopra. Poi sollevava lo sguardo con quegli occhiali che le davano un’aria ancora più sensuale. Spesso si passava la lingua su quella bocca che avrei morso lì davanti a tutti! Ma ad un tratto mi sorprese: si alzò lasciando sulla poltroncina il tablet ed un sacchetto di carta pieno di dépliant relativi al convegno. La seguì con lo sguardo e la vidi avviarsi verso l’uscita della sala. Pensai che sicuramente si stesse avviando alla toilette per incipriarsi il naso.

Mi volsi immediatamente per ammirare il suo sedere e devo dire che era divino, perfetto, sodo. Distrattamente guardai il suo tablet e poi rivolsi l’attenzione o meglio solo lo sguardo verso il palco dove un manager parlava di tecniche innovative di sensing, monitoraggio strutturale basato sull’impiego di reticoli di Bragg in fibra. Cosa avrei raccontato al mio rientro in sede? Speriamo bene, tanto anche domani ci sarebbero state varie conferenze, bah! Qualcosa mi sarei inventato.

La mia vicina di poltrona, tornò facendosi spazio tra gli astanti e provocando sguardi allupati al suo passaggio. Erano tutti fissi sul suo culo: un’opera d’arte, rotondo, sodo, perfetto.

Arrivò così al suo posto accanto a me, prese il tablet e posò la busta accanto alle sue gambe. Mi diede uno sguardo veloce ma carico di sensualità. Poi si volse verso colui che parlava. Sembrava oramai interessata a ciò che l’oratore esponeva ma ad un tratto si volse verso di me, prese la mia mano, quella più vicina a lei, la aprì con il palmo verso l’alto, mentre io la guardavo in modo sorpreso e alquanto stupefatto.

Mi poggiò qualcosa di morbido e richiuse le mie dita. 

Quasi mi bisbigliò: «lo metta in tasca».

Per la prima volta ascoltai la sua voce: un suono lieve, soave, carico di sensualità. Era una musica celestiale per le mie orecchie, tutto in lei era perfetto! Immediatamente infilai ciò che mi aveva dato e mentre lo stringevo per porlo nella tasca della giacca lo toccai: era setoso, morbido e umido.

Lei non si volse più verso di me fino alla fine della conferenza. L’oratore ci ringraziò per l’attenzione (la mia non di sicuro, avevo finito di ascoltare appena lei si era seduta accanto a me!) e ci congedò dandoci appuntamento dopo pranzo.

Mi alzai e mentre cercavo di attaccare bottone con la mia vicina mi sentì chiamare. Mi voltai e vidi due colleghi che provenivano da sedi satelliti della mia azienda.

Passai il resto della giornata fino all’ora di pranzo con persone con le quali ebbi modo di scambiare impressioni, consigli, opinioni.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Pagina 1 di 4 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista