«Vedo il mio sperma gocciolare fuori di te, colarti lungo le cosce, far risplendere la tua pelle… È una visione meravigliosa».
«Non è oscena?» azzardò lei.
«Al contrario, è bellissima. Non la dimenticherò mai. Se avessi la mia macchina fotografica, la immortalerei.»
«E poi mi ricatteresti? Lividi e tutto?»
«Forse i segni accentuano l’effetto comprensivo» commentai.
Mi voltai verso la stanza. In un angolo c’era una piccola scrivania. Guardai Stella e prima che potesse darsi una risposta, con una mossa repentina la presi in braccio, la portai verso la scrivania e la deposi al centro del piano di legno, sul quale c’erano solo un piccolo contenitore con alcuni oggetti di cancelleria, alcuni fogli in un angolo e una lampada da tavolo con il diffusore conico e il braccio orientabile. Seduta di fronte a me, ancora impregnata dell’odore del sesso impetuoso di poco prima, lei mi guardò con i suoi splendidi occhi. Non si poteva fare a meno di fissarli. Attiravano come un magnete il ferro. Le sfilai i jeans che portava ancora alle caviglie e poi il perizoma che era rimasto ancora di lato, su di una chiappa. Lo annusai impregnando il mio naso e la mia mente del suo odore. Lo gettai sul pavimento. Le tirai su le gambe e le feci appoggiare i piedi sul piano.
«Allarga le gambe, per favore» le dissi in maniera più dolce rispetto a prima.Stella obbedì, acutamente consapevole del proprio culo nudo sulla scrivania e del fatto che non si era lavata, che era ancora piena del mio sperma. La afferrai per le cosce all’altezza delle natiche e la tirai verso di me: adesso lei era sdraiata, con il sedere sul bordo della scrivania. Poi mi girai verso il letto addossato alla parete, presi un cuscino, le sollevai delicatamente la testa e glielo misi sotto. Quindi avvicinai la lampada, la accesi orientai la luce proprio sulla sua fica. Stella fece un profondo respiro. Pensai che non era mai stata così aperta, in mostra, esposta. Sicuramente non era pudica, ma questo era una cosa nuova per lei, una certa forma di esibizionismo. Tirai a me la sedia della scrivania, mi sedetti e le fissai la fica umida, ancora aperta dopo la recente scopata.
«Masturbati» le dissi. «Voglio guardare.»
Stella esitò. Questo era molto più intenso, molto più intimo che scopare. Mi conosceva appena, ma certamente la eccitava moltissimo stare davanti a me con le gambe oscenamente spalancate e una luce puntata sulla sua parte più intima. Mi appoggiai allo schienale della sedia, con un’espressione al tempo stesso concentrata e interessata, mentre le dita di Stella si muovevano con perizia tra le sue pieghe interne ed esterne, avvolgendo il clitoride in rapidi cerchi, con mosse abili e precisamente orchestrate. La osservavo con interesse, il modo in cui lei reagiva ai miei commenti e alle mie istruzioni, alle richieste di andare più veloce o di rallentare, alle promesse di ciò che le avrei fatto in seguito. Fu una di quelle promesse a farla venire con impeto, mentre un gemito soffocato le sfuggiva dalle labbra e il suo corpo era scosso dai brividi. Dalla mia posizione privilegiata potetti vedere i muscoli della vagina di Stella contrarsi e stabilì che non stava fingendo… anche se un’eventualità del genere non mi sarebbe parsa possibile. La sollevai in un abbraccio, lei avvolse le sue gambe intorno alla vita, premendosi la fica bagnata contro di me.
«Baciami» le dissi.
Mentre le infilavo la lingua in bocca, insinuandomi con delicatezza tra le sue labbra, e raggiungevo la sua lingua intrecciandosi a essa, la mia mano le toccava il capezzolo durissimo di un seno. Adesso sentivo il sapore di Stella, un cocktail di impressioni senza una nota dominante, un lieve sentore del caffè di fine pasto, la morbidezza del suo corpo stretto al mio. Percepì traccia di un profumo o di una crema per il corpo. Un misto di arancia e cannella che era da stordimento per i miei sensi.
«Alza le braccia» le chiesi.
Le sfilai la camicetta dalla testa scompigliandole i capelli e la feci piegare all’indietro, per cui lei fu costretta ad abbassare le gambe e si ritrovò in piedi sul pavimento, mentre le mie mani iniziavano a percorrerle la pelle nuda, accarezzandola, esplorandola dappertutto, sulla schiena, sulle spalle, sul culo segnato dal livido che sicuramente stava pian piano scomparendo. Poi la presi per il mento e la attirai a me per un secondo bacio. Ma il primo si era mai interrotto? Lei non se n’era accorta. La spinsi sul letto. Stella si lasciò cadere all’indietro e mi guardò mentre mi spogliavo. Prima la camicia, quindi i pantaloni, che scalciai via, e infine i boxer neri. Stella vide il mio pene, arrossato, eretto, percorso da vene in rilievo. La tirai sul bordo del letto, poi mi inginocchiai, le allargai le gambe e feci scorrere lentamente la punta di un dito dalla caviglia all’interno della coscia, fino a lambirle la fica. Il corpo di lei rabbrividì in risposta a quel tocco. Le sfiorai con le labbra la parte interna della coscia e la stuzzicai baciandola ovunque tranne che nel punto in cui lei desiderava essere baciata. Stella gemette eccitata, inarcandosi verso di me. Così mi scostai, feci una pausa lasciandola agonizzare e poi affondai il viso tra le sue gambe. Lei sospirò con malcelato piacere, percorsa dai brividi mentre la mia lingua iniziava a esplorarla. Per un attimo si fermò e si ritrasse davanti al mio ardore. Pensò sicuramente che era sporca, non avendo avuto modo di lavarsi dopo la scopata ma dedussi dall’espressione del suo viso che lei si era ricordata che era stato io a montarla, e se io non me ne preoccupavo, perché avrebbe dovuto preoccuparsene lei? Le sensazioni che le dava la mia lingua diventarono così intense da cancellare tutto il resto, qualunque altro pensiero, mentre lei fluttuava, si librava, fuori controllo, in bilico tra il giorno e la notte, tra la vita e la morte, in quella zona dove contano solo i sensi, in cui il piacere e il dolore si fondono in un dolce oblio. Alla fine riemersi dall’oscuro triangolo del suo piacere e mi misi sopra.
«Sì» disse Stella.
In silenzio la penetrai, riempiendola di nuovo, fendendola con il mio cazzo duro, affondando dentro di lei in un assalto che non le lasciò respiro e che parve durare un’eternità, mentre le mie mani la esploravano ovunque, senza tralasciare nemmeno un angolo del suo corpo. La mia lingua un istante prima era nella conchiglia dell’orecchio e l’istante dopo nell’incavo del collo, i miei denti le mordicchiavano delicatamente un lobo, una mano le afferrava una ciocca e l’altra le stringeva le natiche, poi entrambe le mani gliele allargavano per un breve momento. Mi muovevo dentro e fuori di lei e ogni affondo era un ulteriore passo verso una destinazione ignota ma allettante. Infine venni. Con un ruggito, un verso inarticolato, animalesco. Stella sospirò mentre io mi fermavo gradualmente e riprendevo fiato. Lei aveva il volto arrossato, gli occhi di smeraldo emanavano lampi e bagliori tutt’intorno, le sue labbra erano gonfie e arrossate. Aveva i capezzoli quasi rattrappiti a causa del loro eccessivo indurimento, i capelli poi parevano tanti serpenti che si muovevano lentamente, sembrava una bellissima e splendida Medusa. Mi sorrise passandosi la punta della lingua su un angolo della sua bellissima bocca…
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Scritto bene ! Spero di leggere presto altri tuoi racconti !